Browsing Category

Costa dell’Attica

2016-01-3012.39.06
Costa dell'Attica, Mangiare e bere

Varkiza, ovvero una piccola gemma della costa ateniese

Lasciatoci alle spalle (si spera definitivamente) il freddo e il maltempo che anche recentemente hanno colpito Atene è ora di pensare all’ultimo weekend di gennaio, le attività a cui potremo dedicarci e i luoghi che andremo a esplorare. Approfittando di un’ondata di caldo quasi primaverile con temperature che di giorno sfiorano i 20 gradi, il sabato mattina sarà destinato all’esplorazione della costa ateniese; non avendo a disposizione un’automobile si dovrà fare affidamento solo sulla rete di trasporti urbani della capitale. Dopo una veloce ricerca su alcuni siti turistici locali, decido (Αττική era momentaneamente indisponibile questo sabato mattina, ma sullerivedelkifissos è operativo anche in formazione solitaria) di spingermi fino alla cittadina di Varkiza, sulla strada per Capo Sounio, a pochi chilometri dalla famosa località balneare di Vouliagmeni.

Per raggiungere Varkiza è necessario spingersi fino al capolinea meridionale della metropolitana rossa, Elliniko e da lì prendere il bus numero 122 che si spinge fino a Saronida (a poca distanza da Capo Sounio); l’alternativa (che richiede più tempo, ma è più “scenica”) prevede di prendere il tram da piazza Syntagma, percorrere il lunghissimo Leoforos Poseidonos che costeggia il tratto di mare da Palaio Faliro a Sounio e scendere nella piazza principale di Glyfada; da lì si può salire sul medesimo bus 122 oppure sul 117 sempre in direzione Saronida/Vari. Dopo circa 45 minuti di viaggio da Pangrati (con molta fortuna nei trasbordi a Syntagma ed Elliniko ad aspettare poco il mezzo successivo) si raggiunge la piazza principale di Varkiza, dove fanno capolino diverse kafeteries e alcuni tra ristoranti e taverne che appaiono da subito molto invitanti anche se l’orario (le 12) è antelucano per un pranzo in quel dell’Ellada.

 

 

Come si intuisce dalle foto la giornata è piacevole, e passeggiare per il lungomare di Varkiza è molto rilassante; si incontrano infatti famigliole con bambini, cani a passeggio (e cani sdraiati).

Dopo aver percorso l’intero lungomare fino quasi al confine della piccola cittadina costiera, decido di sedermi presso uno dei bar che danno sulla spiaggia pubblica (a onor del vero non proprio di primissima qualità) locale per bere un necessario caffè greco. Il locale si chiama Esplanade e vengo subito servito da un solerte cameriere che in poco tempo mi porta questa tazzona ripiena di caffeina, la classica acqua del rubinetto gentilmente offerta dalla casa e un biscotto.

Fattesi quasi le 2 ritengo sia giunta l’ora di mettere qualcosa sotto i denti, ovviamente a base di pesce; la scelta del ristorante è stata molto facile da eseguire dal momento che pochi metri dietro all’Esplanade si trova il Ψαράκια και Θαλασσινά (Psarakia kai Thalassina) ovvero “pesce e pesciolini”, che quasi all’unanimità viene considerato il miglior ristorante di Varkiza tra vari siti (greci e non) di recensioni culinarie.

Scelgo di essere accomodato sulla veranda da dove si ha una discreta visuale sulla baia locale (e dove è situata la zona fumatori del ristorante). Il menu è ovviamente a base di pesce, a partire dagli antipasti fino alle portate principali dove la fanno da padrona pesci quali salmone, polipo, baccalà, calamari senza scordare delle paste a base di pesce quali penne al salmone e la classica spaghettata ai gamberi.

Opto per un’insalata di gamberi e un salmone alla griglia più una dissetante birra Alfa; il servizio è molto celere e cordiale, ma senza essere invadente. L’insalata di gamberi arriva infatti pochi minuti dopo l’ordinazione e risulta essere piacevole anche se forse non rientra le migliori mai provate finora. Il salmone si fa attendere qualche minuto di più, ma l’attesa è ben ripagata perché il piatto si presenterà così.

La porzione sarebbe per più di una persona, ma non si fa fatica a finirla dal momento che il piatto è molto ben riuscita; cottura perfetta, pelle croccante come piace a me e anche l’insalata di rucola di contorno è molto piacevole, arricchita dalla presenza di alcuni capperi. Concludo l’ordinazione con un botticino di raki (anche da solo voglio continuare le buone tradizioni ateniesi) per digerire il tutto e rilassarmi ancora un po’con la visuale della baia di Varkiza. Al momento del conto mi viene pure offerto un dolcetto e il totale sarà di 20 euro e 55 centesimi: per il tipo di locale (non una taverna, ma un ristorante), la location, il servizio e il cibo (e le sue porzioni) sono soldi ben spesi e si esce dal locale soddisfatti (e Αττική è già stata precettata per provarlo e confermare la buona idea che Psarakia kai Thalassina mi ha lasciato).

Nota per gli appassionati di motori: fuori dal ristorante è presente questo elegantissimo modello di Mercedes nera, risalente (credo) agli anni ’60 e ottimamente tenuto almeno esteriormente.

Indirizzi:


Esplanade: Leoforos Poseidonos 12, Varkiza

Psarakia kai Thalassina: Leoforos Poseidonos 14, Varkiza

Come arrivare:


Esplanade, Psarakia kai Thalassina: fermata Plateia Varkizas (linee autobus 117 e 122)

2015-09-1312.48.26
Costa dell'Attica

Palaio Faliro, per una domenica da ateniesi (quasi) benestanti

Domenica di metà settembre. Mentre dall’Italia, e più precisamente dalla Liguria, giungono notizie di nuove alluvioni e nubifragi a non finire ad Atene l’atmosfera è ancora quella estiva. Certo, siamo lontani dai 40 gradi di una settimana fa; il vento spira pressoché continuamente e ormai al mattino e alla sera non è più utopistico pensare di coprirsi gambe e avambracci. Di giorno comunque raggiungiamo senza problemi i 30-32 gradi e grazie a questo tepore ancora estivo, per la seconda domenica consecutiva decidiamo di fare una capatina al mare; questa volta però non oltrepassiamo i confini della grande Atene ma ci dirigiamo a Palaio Faliro.

Palaio Faliro (che starebbe per Faliro vecchia) sorge a poca distanza da Faliro, ovvero l’antico e primissimo porto di Atene prima che lo diventasse il Pireo. Oggigiorno è un comune di circa 67 mila abitanti, dalla qualità di vita medio-alta; testimonianza ne sono i lussuosi appartamenti affacciati sul trafficatissimo, ma prospiciente al mare, viale Poseidonos (che collega il Pireo a Glyfada per poi proseguire sulla costa verso Capo Sounio) ma anche quelli che sorgono nel primissimo entroterra di Palaio Faliro e che abbiamo visto durante la passeggiata dal capolinea del veloce (ma spesso in ritardo, poiché arriva dalla lontana Kifissia) autobus 550 alla prima tappa di questa gita nei sobborghi meridionali di Atene, ovvero la caffetteria/bar Sarayli. Prima di parlarvi di questo locale non possiamo omettere l’immagine di questa Vespa dal sedile che ricorda una bandiera a noi tutti familiare..

Il Sarayli dunque; è dall’inizio dell’estate che meditavo di fare tappa in questa caffetteria/pasticceria/bar dal nome tanto esotico. Si tratta infatti di un locale gestito da esuli dell’Asia Minore, la cui provenienza non è certo fatta mistero nei dolci e nelle bevande proposte. Trovato posto (non senza cercarlo, dal momento che quasi tutti i posti erano occupati da avventori intenti a prendere il caffè…alle 12.30 della domenica!) ordiniamo un tè freddo alla mela servito in questa simpatico contenitore di vetro e un tortino al semolino senza infamia e senza lode.

 

Ci ripromettiamo di ripassare questo inverno poiché quasi tutte le proposte del Sarayli, sebbene molto invitanti, sono più adatte a climi più rigidi di quello trovato questa domenica di Settembre e dal momento che da lì a poco saremmo andati a pranzare non volevamo rovinarci l’appetito. Da segnalare il fatto che offrano anche colazioni che potrebbero benissimo fare da brunch, vista la quantità degli ingredienti.

Capitolo pranzo: ritorniamo verso il lungomare e ci addentriamo nella Marina Flisvos, ovvero un porticciolo per navi e yacht di un certo livello che propone anche ristoranti, bar e qualche esercizio commerciale. Avendo già avuto modo di visitare il luogo in occasione della Pasquetta ortodossa, sapevo già dove recarmi e più precisamente nel ristorante gestito dallo yacht club di Palaio Faliro (in greco Ναυτικός Όμιλος). In realtà non avevo avuto modo di provarne la cucina, ma mi incuriosiva e per fortuna Αττική si è fidata del sottoscritto e mi ha seguito.

I tavoli sono quasi tutti prenotati, soprattutto quelli più prossimi al mare, segno che il locale riscuote successo. Ci accomodiamo verso l’interno, davanti alla postazione di quello che dovrebbe essere il dj del locale ma che in realtà crediamo sia di bellezza perché la musica che arriva dagli altoparlanti sembra essere in realtà quella di una compilation già preparata e messa su cd. Ciononostante la vista non è male.

 

 

Optiamo celermente per un hummus di fava, acciughe marinate e pasta al granchio (la solita porzione da dividere); il tutto condito dal solito mezzo litro di vino bianco che…verrà servito in questo elegante pentolino. A voi i commenti e le considerazioni del caso.

Le ordinazioni giungono rapidamente e il pranzo prosegue senza intoppi fino a che arriva il momento della temutissima pasta al granchio; temutissima perché servita in questo bizzarro modo.

Presi dallo sconforto meditiamo di chiedere alla solerte cameriera di aprire per noi il crostaceo, ma in realtà non ce ne sarà bisogno perché sarà proprio la medesima, forse accortasi delle nostre facce smarrite. a spiegarci come utilizzare l’aggeggio portato per aprire e pulire il granchio. La spiegazione ha buon esito e riusciamo ad assaporare anche il crostaceo dopo gli spaghetti; porzione finalmente umana di pasta e granchio molto fresco.

Per concludere: ristorante di medio livello, pesce molto fresco, servizio veloce ma presentazione dei piatti e delle bevande alquanto discutibile. Il granchio non pulito e il vino nel pentolino li potremmo accettare in una taverna, in un mezedopoleio ma non in un estiatorio (ristorante, in greco) che aspira (dalle divise, all’arredamento, alla pretesa di avere un dj) a essere considerato di un discreto livello. Nondimeno, prezzo adeguato (meno di 20 euro a testa) anche se non ci è stato offerto nulla alla fine; ci ritorneremmo se capitassimo ancora nei paraggi? probabilmente sì, anche se i ristoranti di pesce da queste parti proprio non mancano. E così, un’altra domenica si avvia alla conclusione e un’altra settimana da qui a poco inizierà; le nostre menti cominciano già a pensare già a quali luoghi visitare nei prossimi giorni. Quali saranno? Sarete i primi a saperlo, promesso!

2015-09-0612.23.52
Costa dell'Attica

Sei mai stata ad Artemida? No? e allora andiamoci!

Domenica di inizio settembre: in Italia si seguirebbe il gran premio di Monza e si farebbero i conti con la fine dell’estate vera e propria. In Grecia mai come quest’anno si è invece in piena estate; anzi, trattasi proprio del giorno più caldo dell’anno col fatidico numero 40 in bella mostra nel campo della temperatura massima prevista nel centro di Atene. I casi sono due: o ci si rinchiude in casa mettendo al massimo l’aria condizionata e si attende di uscire verso le 19-20 oppure si sfida clamorosamente la calura e si va alla ricerca di un minimo di refrigerio verso il mare. Cosa abbiamo scelto di fare secondo voi?

Sfortunatamente non avendo più a disposizione un nostro mezzo di locomozione dobbiamo sottostare agli orari e ai percorsi o dell’azienda di trasporti urbani OASA o al limite a quelli dei bus interurbani KTEL. Dipende tutto da dove ci si vuole spingere; tramontata l’idea di andare a fare un bagno -poiché ci saremmo dovuti muovere verso le 9 per evitare la ressa e ustioni varie- ci “accontentiamo” di andare solo in riva al mare per berci un caffè, mangiare del buon pesce e rilassarci distanti dalla calura ateniese. Il piano A prevedeva una puntata a Glyfada, comune dall’alto tenore di vita dove vivono politici, attori (nonché purtroppo giocatori di pallacanestro che giocano nella squadra del vicino Pireo) per un caffè/frappè e poi muoverci verso Vouliagmeni o comunque qualche altro paese sulla costa occidentale dell’Attica sulla strada verso il famoso Capo Sunio per mangiare qualcosa più a buon mercato rispetto all’esclusiva Glyfada. Fin dal giorno prima però avevo in mente un piano B, ovvero cambiare radicalmente meta e versante della costa dell’Attica; la destinazione non è da consigliare né per la spiaggia né per il mare (in realtà poi nemmeno così orrendo vedendolo dal vivo, sempre spanne al di sopra della Liguria per citare un mare conosciuto) ma lo è per i locali e per la vicinanza ad Atene. Stiamo parlando di Artemida, comune a nord-est di Atene a poca distanza dall’aeroporto a poca distanza dalle più note Rafina e Porto Rafti. Il luogo prende il nome dalla quasi omonima dea della caccia e degli animali dell’Antica Grecia, per un semplice motivo; all’interno del comune di Artemide, per la precisione a Vravrona, si trova un sito archeologico discretamente famoso, con un tempio (o ciò che ne rimane) dedicato alla dea in questione.

Proposto il piano B ad Αττική, quest’ultima accetta di buona lena poiché nemmeno lei è mai stata ad Artemida. Il tragitto dal nostro quartiere prevede la metropolitana fino alla stazione di Nomismatokopeio (la ben nota zecca di Stato, che per poco non ha cominciato a stampare dracme quest’estate..) e da lì un viaggio di quasi un’ora su un affollato e bollente autobus, il 305 per la precisione. Accantonata subito l’idea di muoverci verso Vravrona (il tempio dista qualche centinaio di metri dal capolinea dell’autobus e avremmo potuto prenderci 4-5 insolazioni durante la camminata, meglio rimandare a temperature più clementi) preferiamo puntare verso il lungomare di Artemida, più popolato di locali. L’affollamento del bus è tragico e ricorda quello che potrebbe portare i vacanzieri a Rimini in un qualsiasi weekend di fine luglio/inizio agosto; essendoci seduti al capolinea riusciamo però a trovare due posti pigiati tra giovincelli diretti alla spiaggia, signore anziane dirette a casa o semplicemente arzilli vecchietti che prendono l’autobus per una sola fermata per evitarsi una salita improba da affrontare a piedi e con queste temperature.

Arrivati ad Artemida l’affollamento sulle spiagge non è secondario a quello dell’autobus, tuttavia la vista non è poi così orrenda se paragonata a molte località balneari italiane.

Rimaniamo impressionati dalla notevole quantità di tsipouradika, ovvero osterie dove si beve lo tsipouro, liquore greco paragonabile alla nostra grappa. Con queste temperature ci sembra all’unanimità un toccasana per il corpo e per la mente; non ci riusciamo tuttavia a spiegare come mai queste osterie siano pressoché deserte..
Alla ricerca di qualcosa di meno forte da bere ci rifugiamo all’ombra di un gazebo di un bar a poca distanza dal mare. Niente di che da segnalare per il locale; non esiste nemmeno un menù. Una birra gelata per il sottoscritto, un cappuccino freddo per Αττική e via alla ricerca di una taverna di pesce dove mettere qualcosa sotto i tendi.

Arriviamo così freschi freschi (per modo di dire..) all’ Αρχοντικόν (Arxontikon) (www.arhontikon.gr)  taverna segnalata con recensioni positive all’unanimità su Tripadvisor; non prima di aver incontrato questo minuscolo gattino alla ricerca di qualcosa da mangiare in una delle tante taverne di pesce che si susseguono sul lungomare di Artemida.

Giunti all’Arxontikon troviamo agilmente posto per due (meno male che siamo arrivati all’incirca alle 13, perché alle 14.30 il locale era pressoché esaurito in ogni ordine di posto) e insieme al menu il cameriere ci porta questo..

 

Assaggi di pane, salsa allo yogurt non meglio identificata e una bottiglietta di tsipouro per gradire. Il pranzo si rivelerà di gran qualità: insalata di granchi, zucchine grigliate, polipo alla griglia e filetto di pesce spada più vino bianco (di ottima qualità) e gelato gentilmente offerto dalla casa. L’unica nota stonata è rappresentata da delle crocchette di formaggio non ordinate da noi che prima ci sono state propinate al tavolo (rimandate indietro alla velocità della luce) e poi addebitate sul conto (fatto notare al cameriere dobbiamo ammettere che ci sono state tolte senza troppi indugi). Il tutto per poco più di 30 euro in due a pochi centimetri (letteralmente) dal mare. Spendere di meno per la stessa qualità ci sembra davvero difficile.

Dopo aver digerito, grazie anche all’ammazzacaffè tsipouro, ci dirigiamo in fretta verso la fermata per non perdere il 305 che ci riporterà ad Atene; viaggio all’insegna di un’aria condizionata quasi mai funzionante e passeggeri che chiudevano il finestrino davanti a noi non si sa per quale motivo. Una sauna finlandese a latitudini decisamente poco consone; l’aria condizionata della metropolitana è stata da noi vista come una sorgente di acqua nel pieno del deserto dei Gobi.
Che dire di Artemida in conclusione? Non è sicuramente la città più interessante dell’Attica e nemmeno quella col mare migliore; ma se siete senza auto, non avete voglia di spostarvi troppo da Atene e non avete pretese da mare caraibico può essere un’interessante gita in giornata da Atene. La taverna da noi provata vale il viaggio e se siete allenati, gli tsipouradika dove poter sfidare a gare di resistenza di alcol gli amici non mancano..

2015-08-0910.41.49
Costa dell'Attica, Cultura e foto

Tra dighe, laghi, musei, tumuli, gatti, spiagge e tornanti in quel di Maratona..

Pochi istanti or sono vi ho preannunciato che la giornata odierna ci avrebbe visti protagonisti di un’escursione a sfondo cultural-balneario nei dintorni di Atene. Un po’per festeggiare ulteriormente il genetliaco del sottoscritto, un po’ per soddisfare la nostra sete di conoscenza di luoghi ad Atene e paraggi. Svanita la possibilità di una gita in giornata nelle varie isole situate nelle vicinanze della nostra capitale preferita (adoriamo le isole greche, ma questo secondo noi è il periodo peggiore per visitarle dal momento che noi non amiamo la ressa di agosto; consigliamo di visitarle o a giugno o a settembre/ottobre per sfruttare il clima leggermente migliore di quello attuale e il minor affollamento di turisti) abbiamo deciso all’unanimità di dirigerci verso la zona di Maratona; meta ideale poiché intrisa di storia e archeologia e al tempo stesso meta balneare di ottima fama (principalmente tra i locali).

Il programmone dell’escursione (è un’organizzazione Filini..) prevedeva dapprima un passaggio a nord-nord est rispetto ad Atene per raggiungere il lago di Maratona (da cui dipende parte dell’approvvigionamento idrico della capitale), visitare l’imponente diga e sorseggiare un caffè con vista lago. Fedeli al nostro piano ci siamo diretti verso viale Kifissias (noterete sicuramente l’assonanza col nome del nostro blog vero?) superando i βόρεια προάστια των Αθηνών, ovvero i quartieri settentrionali di Atene di Chalandri, Maroussi, Kifissia, Nea Erythraia e l’esclusivissima Ekali, per poi costeggiare il monte Penteli attraversando il comune di Dionysos e le sue “frazioni” (non è il termine migliore, ma è il concetto nella lingua italiana che più si avvicina a quelle che sono oggi le ex comunità greche, tagliate con un machete dalla riforma amministrativa note come piano Kallikratis) di Anoixi e Agios Stefanos per giungere nell’ampio comune di Maratona e in prossimità dell’imponente diga.

 

I ricordi passati di una tragica gita di Αττική nei tempi che furono, ci hanno suggerito di fermarci nella caffetteria Φράγμα (Fragma) ovvero il termine greco per diga. Questa la vista dal nostro tavolino.

Come potrete immaginare il clima qui è molto diverso da quello del centro di Atene; il verde delle foreste e l’altitudine fanno sì che il la calura da queste parti non sia mai un qualcosa di insopportabile come nella conca in cui è ubicata la capitale (ne sanno qualcosa dalle parti di Patissia).

La seconda parte dell’escursione prevedeva la discesa (in tutti i sensi) verso la piana di Maratona per visitare il Museo Archeologico e la tomba degli ateniesi caduti nella celeberrima omonima battaglia combattuta in questi luoghi nel 490 a.C.; tra orti e serre in cui vengono prodotti ortaggi per cui Maratona è famosa in tutta la Grecia, abbiamo raggiunto agevolmente il centro dell’odierna Maratona (abbastanza deludente a dirla tutta) per poi -seguendo le ottime indicazioni stradali, forse reduci dalle Olimpiadi del 2004- dirigerci verso la frazione di Vranas dove è ubicato il Museo.
Si tratta di una struttura abbastanza piccola dove per un onesto prezzo di 3 Euro si possono ammirare perlopiù manufatti e statue ritrovate nella zona di Maratona e trofei che celebrano la vittoria degli ateniesi nella battaglia contro i persiani; da segnalare la gentilezza di un’addetta che vedendoci incamminare verso un’ala della struttura sprangata con lucchetti e catene, l’ha aperta solo per noi. Al suo interno alcune tombe risalenti al periodo antecedente l’ellenismo e a loro si deve l’ubicazione decisamente fuori mano di questo Museo; quest’ultimo infatti è stato costruito nel luogo dove sono stati ritrovati questi tumuli, all’incirca negli anni Sessanta dello scorso secolo.

Soddisfatti della visita e incontrata un’allegra famigliola italiana con camper megagalattico al seguito, ci siamo recati verso la terza tappa della gita ovvero il luogo della sepoltura dei caduti ateniesi (il cosiddetto Soros) nella frazione di Agios Panteleimon. Con nostra somma gioia il prezzo di 3 euro del Museo Archeologico comprendeva anche l’ingresso a questo sito; ulteriore ragione per visitarlo e se foste ancora in dubbio, questo plastico che riproduce i luoghi dove sorgono i siti archeologici della zona di Maratona dovrebbe toglierveli definitivamente.

Non voglio qui addentrarmi nel racconto dei fatti riguardanti la battaglia; sono informazioni facilmente reperibili su wikipedia (per chi non avesse affrontato l’argomento a scuola) e farei solo opera di copia e incolla. Αττική è molto più ferrata di me sull’argomento grazie ai suoi studi classici, e magari vorrà aggiungere lei qualcosa a riguardo nei prossimi giorni,  ma è stata una sorpresa per entrambi sapere che una delle date più accreditate dagli storici per stabilire il momento della battaglia è quella dell’11 settembre: data in cui da quest’anno verrà festeggiata la ricorrenza e in cui ci faremo beffe dei persiani e della loro sconfitta nonostante l’esagerata sproporzione di forze in campo a loro favore.

Lo so, siete curiosi di vedere una foto del soros..

Nota di demerito al Ministero della Cultura greco perché obbliga i turisti a compiere un percorso lunghissimo (per tenerli a debita distanza dal tumulo *Climbing on the tomb is not allowed vero Αττική ?) sotto il sole cocente per raggiungere l’uscita.

Quarta e ultima meta della gita: tappa balneare sul lungomare di Agios Panteleimon. Trovatolo agilmente e rapidamente siamo stati però costretti ad allontanarci dal centro abitato causa la cronica mancanza di parcheggi; non è stato un male dal momento che siamo finiti in una parte più tranquilla del lungomare, dove abbiamo trovato la taverna a conduzione familiare Αλεξάνδρα (Alexandra) . Taverna di cui qui viene proposto il simpatico biglietto da visita e la vista dal nostro tavolo.

 

Affamati e curiosi di provare la cucina del luogo abbiamo ordinato senza indugi la solita insalata di granchi, un’ottima insalata di melanzane e il nostro cavallo di battaglia ovvero linguine (e non spaghetti, finalmente) con gamberi. Gamberi di cui lei va ghiotta evidentemente, poiché pur di averne in continuazione mancava poco che saltasse sul nostro tavolo.

Taverna molto consigliata; servizio efficiente e ottimi piatti. Ci sono stati inoltre offerti due porzioni di una torta salata fatta in casa e il dolce al momento di pagare. Per 27 euro e 50 difficile trovare qualcosa di meglio in riva al mare e a poca distanza da Atene.

Il dopo pranzo ci ha visti di nuovo saltare sul nostro bel mezzo di locomozione alla ricerca di una spiaggia privata (o forse volevate vederci bruciare sotto il sole dell’Attica senza un ombrellone?) dove poter trascorrere qualche ora di relax. Trovatala grazie a un’intuizione geniale di Αττική abbiamo fatto meta in un bar sulla spiaggia leggermente più a nord di Agios Panteleimon, dove per 4 euro a testa di ingresso abbiamo potuto sdraiarci amabilmente su due ombrelloni sorseggiando una birra gelata e riposandoci dopo le fatiche della mattinata. Chiariamoci: non è forse la spiaggia migliore dell’Attica, né lo è il mare ma non è di certo tra le peggiori come non è affatto sporco il mare; inoltre, il fatto che non fosse un carnaio il pomeriggio del 9 agosto è un punto a suo favore. Se siete nella zona di Atene e non volete picchiarvi per avere un ombrellone questa è una zona che consiglieremmo senza indugi. Non sarà Glyfada, non sarà Capo Sounio, non sarà Vouliagmeni o aggiungete altre mete più rinomate ma se siete alla ricerca di una buon compromesso tra qualità spiaggia e mare e poco affollamento sapete dove venire ora.

Non può mancare il capitolo ritorno per concludere il racconto di questa giornata intensa, ma molto divertente e interessante dal punto di vista culturale: il nostro buon navigatore -forse a conoscenza del traffico che impesta la zona di Spata (in prossimità dell’aeroporto di Atene) , Rafina eccetera ha pensato bene di farci letteralmente inerpicare sul monte Penteli per poi ridiscendere verso Atene  in prossimità dei sobborghi Nea Penteli e Melissia. Dal punto di vista paesaggistico è stato un percorso fantastico poiché abbiamo potuto favorire di scorci impareggiabili sia sul golfo di Petalion (il tratto di mare davanti ad Agios Panteleimon), sia sulla piana di Maratona. Anche dal punto di vista automobilistico è stato parecchio divertente perché con tutti quei tornanti, salite e discese mi ha ricordato le colline da dove provengo. Probabilmente non è stata la strada più veloce, ma non avendo particolare fretta di tornare a casa ce la siamo ampiamente goduta: io alla guida e Αττική nel ruolo di passeggera affascinata e rapita dal paesaggio. Non abbiamo mancato di chiederci chi glielo abbia fatto fare al buon Fidippide di farsela di corsa (tra leggenda e realtà) e soprattutto quale strada possa avere mai percorso e in che condizioni fosse nel 490 a.C.

In conclusione la zona di Maratona merita ampiamente una visita in giornata se siete già ad Atene: sia che vi interessiate di storia e/o di archeologia o siate più banalmente alla ricerca di spiagge dove trascorrere i vostri momenti di relax qui troverete ciò che fa per voi a circa 40 km dal centro di Atene. (Del resto chissà come mai l’odierna corsa chiamata maratona è lunga 42,195 km?) Non siete automuniti? Non disperate perché l’onnipresente servizio di pullman interurbano della K.T.E.L. vi porterà a Maratona fermando presso i siti archeologici più interessanti e liberandovi dall’eventuale stress della guida.