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Sud

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Mangiare e bere, Petralona e Kallithea

Taverna + Petralona = la serata perfetta

In una tiepida serata di metà settembre, quando ancora molti ateniesi si concedono qualche giorno di villeggiatura fuori dalla capitale, eccoci salire sull’ilektrikos in quel di Monastiraki in direzione Pireo per scendere in uno dei quartieri di Atene a noi più cari ovvero Petralona.

Petralona ci piace per il suo carattere popolare, la sua tranquillità ma anche per la ricchezza per quanto concerne l’offerta di locali. Qui infatti si susseguono mezedopoleia, taverne, rakomeladikaouzeri, ristoranti, souvlatzidikakafeneia senza soluzione di continuità, donando a Petralona una vitalità ancora superiore alla media -seppur già alta- della capitale. Ι locali si trovano soprattutto su due vie, parallele tra di loro, Troon e Kallisthenous; in una delle strade che le collegano, la via Kidantinon, troviamo la nostra meta di questa serata ovvero il Θεραπευθήριο (Therapeftirio) suggeritoci dalle ottime recensioni presenti su alcuni siti specializzati.

Il locale si definisce ristorante, ma in realtà trattasi più di taverna, sia per il servizio, sia per l’arredamento del locale, sia soprattutto per i prezzi. La cucina proposta è la classica greca con poche se non nulle variazioni a carattere regionale; nota di merito per gli spaghetti di mare, non scotti (e non è sempre così facile trovarli così in Grecia) e appetitosi. Ci piace pensare che abbiano avuto un occhio di riguardo per noi perché italiani, infatti i camerieri capiscono e parlano un po’di italiano; il locale infatti deve avere una certa nomea positiva tra i turisti che soggiornano a Petralona soprattutto tra i francesi perché durante la nostra permanenza al tavolo sono arrivati diversi turisti transalpini desiderosi di godersi una buona cena greca al Therapeftirio. Niente male anche le sardine grigliate , la fava e le polpettine di zucchine tra le altre pietanze che abbiamo ordinato.

Il servizio è quello che ci si aspetterebbe in una taverna (magari non in un ristorante vero e proprio): cortese, basilare ma comunque efficace; da premiare il fatto che ci sia stata offerta dell’anguria dopo aver terminato la cena. L’ambiente è quello di un classico locale ateniese ma a dirla tutta -nonostante i tavolini all’esterno siano d’obbligo durante la prolungata estate ateniese- d’inverno il Therapeftirio ha una marcia in più grazie alla stufa che, siamo sicuri, riscalderà gli avventori nelle (poche) fredde serate di Atene. Per quanto concerne il prezzo siamo nella media di una taverna e di un quartiere popolare come Petralona, attestandoci sui 12-13 euro a testa con un antipasto e una portata principale a testa più mezzo litro di vino.

Dobbiamo però segnalare che subito non ci è stato portato lo scontrino fiscale (ma solo il riepilogo delle comande col prezzo), tuttavia chiedendolo esplicitamente il cameriere lo ha portato. Non ci stancheremo mai di ricordarvi di chiedere (anzi, esigere) lo scontrino fiscale primo perché in mancanza di esso siete assolutamente autorizzati a non pagare il conto e in secondo luogo per una questione di rispetto delle regole a cui dobbiamo sottostare tutti, nonostante la tassazione sia davvero gravosa ormai per le imprese in Grecia.

In conclusione riteniamo il Therapeftirio una buona scelta se decidete di trascorrere una serata in quel di Petralona; ci riserviamo di provarlo in inverno per verificare se l’atmosfera risulta più coinvolgente all’interno del locale invece che all’esterno!

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Indirizzo:

Kidantinon 41, telefono 210 3412538

Come arrivare:

Stazione Petralona (ilektrikos Kifisia-Pireo), fermate Treis Ierarxes e Treis Ierarxai (autobus 227)

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Mangiare e bere, Nea Smirni

Aria di primavera a Nea Smirni

Ogni tanto i cambiamenti portano una ventata di novità positiva che ci scuote un po’ dalle solite abitudini. Noi, ad esempio, ne abbiamo accolto positivamente uno che ha aperto una nuova prospettiva alle nostre perlustrazioni ateniesi. In questa sua permanenza in territorio ellenico il nostro Albertos, stanco dei disagi della centrale Pagkrati, ha deciso di optare per una zona più tranquilla e più verde a pochi minuti da Syntagma. Approfittando del suo trasferimento a Nea Smirni (uno dei quartieri tra l’altro che più riscuotono il nostro consenso) abbiamo deciso che avremmo da subito iniziato ad esplorare qualche posto promettente nelle adiacenze della sua abitazione.

Sabato mattina, temperatura decisamente elevata per la metà di febbraio, cielo limpidissimo…insomma, la tipica situazione da primavera imminente! E come iniziare al meglio la giornata? iniziare la giornata…sarebbe più corretto parlare di proseguire la mattinata visto che il primo necessario caffè del week-end siamo andati a prenderlo quasi verso mezzogiorno. Ma non crediate che fino a quell’ora i vostri blogger abbiano poltrito; tutt’altro! E i risultati del nostro duro lavoro li vedrete a breve…ma non vi vogliamo rovinare la sorpresa con inopportune indiscrezioni.

Per il nostro appuntamento con la caffeina ci siamo diretti sicuri verso la piazza centrale di Nea Smirne dove in quanto a luoghi dove sorseggiare qualche bevanda si ha solo l’imbarazzo della scelta. I più attenti tra voi sapranno che abbiamo già fatto visita in passato ad una di queste kafeterie trovandoci mediamente bene (tra l’altro pioveva e le cameriere portavano le ordinazioni ai tavoli fuori con l’impermeabile).

Stavolta ci siamo orientati verso il Parlor, dove abbiamo chiesto un cappuccino e un caffè greco.

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Le nostre bevande non si sono fatte attendere e, quando le abbiamo assaggiate, la qualità ci è parsa buona. Insieme alla nostra ordinazione, al posto del solito biscotto, ci è stato offerto un pezzettino di torta, gradevole diversivo. Sebbene fossimo seduti fuori tra bambini schiamazzanti, bolle di sapone ovunque, conversazioni ad alto volume di quanti affollano il locale, ci siamo però goduti appieno la giornata insolitamente mite che profumava già un po’ di alberi in fiore.

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Fattasi l’ora del pranzo Albertos ha proposto di provare una taverna tipica a pochi passi da casa sua ma con nostro sgomento abbiamo constatato che all’una e mezza circa, contrariamente a ciò che succede di solito in altri posti, la saracinesca era abbassata. L’insegna del locale recitava “domenica a mezzogiorno e festivi aperto”: che intendesse che il locale apre solo in quelle rare occasioni? Il dubbio ci è rimasto e proveremo di nuovo ad andarci.

Siccome avevamo visto nei pressi della fermata dove Albertos è venuto a prendermi un altro interessante candidato abbiamo cambiato velocemente programma e abbiamo scelto per il pranzo il Masina. Ad attirare la nostra attenzione è stato il locale curato all’interno e il cartello esposto all’esterno con la lista dei piatti e i prezzi in evidenza.

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(Nota di attualità: questa foto ritrae la diretta dei funerali del noto cantante greco Pantelis Pantelidis morto in un incidente stradale due giorni fa)

Si tratta di un souvlatzidiko dove a dominare sono gli spiedini, il gyros e la pita ai quali si aggiunge qualche insalata e alcuni dolci. Insomma, il menù non presenta nulla di eclatante ma il locale sicuramente vi stupirà. Sicuramente aperto da poco o recentemente ristrutturato, sui toni del verde, molto curato nei dettagli con un arredamento che ricorda un po’ la campagna, una pianta ulivo alloggiata in mezzo ai tavoli.

Abbiamo ordinato alla cameriera una pita con spiedino di pollo, una porzione di spiedini di maiale contornata da patate e delle verdure bollite. Ordinazioni arrivate subito, porzioni ricche ma tutto sommato abbordabili, qualità discreta; buona la carne, passabili le verdure (solo le carote- che Albertos, ricordiamo, non mangia- un po’ dure), pita piuttosto asciutta. Non paghi, abbiamo voluto ordinare un dolce. Il locale ha un angolo “pasticceria” dallo stile vintage con le teglie dei dolci e varie composte di frutta fatte a mano. Noi però abbiamo scelto una torta al cioccolato, ottima, molto morbida e gustosa.

Alla conclusione del nostro pranzo Albertos mi ha accompagnato all’antistante fermata dell’autobus alla quale mi aspettava una piacevole scoperta. Poiché il viale Syggrou è in pendenza verso il Pireo e grazie alla giornata limpida sono riuscita a scorgere in lontananza il mare.

Salutato il socio ci siamo dati appuntamento per la sera a Thissio per un aperitivo “italiano”, il nostro mensile ritrovo con i connazionali. Volete sapere come è andato? Ve lo spiegherà Albertos che vi ragguaglierà inoltre sul resto della serata di sabato.

Indirizzi:

Parlor:  2as Maiou 16, Nea Smirni

MasinaLeoforos Andreas Siggrou 133, Atene

Come arrivare:

Parlortram 4,5 (fermata Agias Foteinis)

Masinaautobus 040, 106, 126, 136, 137, 550, A2, B2, filobus 10 fermata (Agios Sostis)

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Costa dell'Attica, Mangiare e bere

Varkiza, ovvero una piccola gemma della costa ateniese

Lasciatoci alle spalle (si spera definitivamente) il freddo e il maltempo che anche recentemente hanno colpito Atene è ora di pensare all’ultimo weekend di gennaio, le attività a cui potremo dedicarci e i luoghi che andremo a esplorare. Approfittando di un’ondata di caldo quasi primaverile con temperature che di giorno sfiorano i 20 gradi, il sabato mattina sarà destinato all’esplorazione della costa ateniese; non avendo a disposizione un’automobile si dovrà fare affidamento solo sulla rete di trasporti urbani della capitale. Dopo una veloce ricerca su alcuni siti turistici locali, decido (Αττική era momentaneamente indisponibile questo sabato mattina, ma sullerivedelkifissos è operativo anche in formazione solitaria) di spingermi fino alla cittadina di Varkiza, sulla strada per Capo Sounio, a pochi chilometri dalla famosa località balneare di Vouliagmeni.

Per raggiungere Varkiza è necessario spingersi fino al capolinea meridionale della metropolitana rossa, Elliniko e da lì prendere il bus numero 122 che si spinge fino a Saronida (a poca distanza da Capo Sounio); l’alternativa (che richiede più tempo, ma è più “scenica”) prevede di prendere il tram da piazza Syntagma, percorrere il lunghissimo Leoforos Poseidonos che costeggia il tratto di mare da Palaio Faliro a Sounio e scendere nella piazza principale di Glyfada; da lì si può salire sul medesimo bus 122 oppure sul 117 sempre in direzione Saronida/Vari. Dopo circa 45 minuti di viaggio da Pangrati (con molta fortuna nei trasbordi a Syntagma ed Elliniko ad aspettare poco il mezzo successivo) si raggiunge la piazza principale di Varkiza, dove fanno capolino diverse kafeteries e alcuni tra ristoranti e taverne che appaiono da subito molto invitanti anche se l’orario (le 12) è antelucano per un pranzo in quel dell’Ellada.

 

 

Come si intuisce dalle foto la giornata è piacevole, e passeggiare per il lungomare di Varkiza è molto rilassante; si incontrano infatti famigliole con bambini, cani a passeggio (e cani sdraiati).

Dopo aver percorso l’intero lungomare fino quasi al confine della piccola cittadina costiera, decido di sedermi presso uno dei bar che danno sulla spiaggia pubblica (a onor del vero non proprio di primissima qualità) locale per bere un necessario caffè greco. Il locale si chiama Esplanade e vengo subito servito da un solerte cameriere che in poco tempo mi porta questa tazzona ripiena di caffeina, la classica acqua del rubinetto gentilmente offerta dalla casa e un biscotto.

Fattesi quasi le 2 ritengo sia giunta l’ora di mettere qualcosa sotto i denti, ovviamente a base di pesce; la scelta del ristorante è stata molto facile da eseguire dal momento che pochi metri dietro all’Esplanade si trova il Ψαράκια και Θαλασσινά (Psarakia kai Thalassina) ovvero “pesce e pesciolini”, che quasi all’unanimità viene considerato il miglior ristorante di Varkiza tra vari siti (greci e non) di recensioni culinarie.

Scelgo di essere accomodato sulla veranda da dove si ha una discreta visuale sulla baia locale (e dove è situata la zona fumatori del ristorante). Il menu è ovviamente a base di pesce, a partire dagli antipasti fino alle portate principali dove la fanno da padrona pesci quali salmone, polipo, baccalà, calamari senza scordare delle paste a base di pesce quali penne al salmone e la classica spaghettata ai gamberi.

Opto per un’insalata di gamberi e un salmone alla griglia più una dissetante birra Alfa; il servizio è molto celere e cordiale, ma senza essere invadente. L’insalata di gamberi arriva infatti pochi minuti dopo l’ordinazione e risulta essere piacevole anche se forse non rientra le migliori mai provate finora. Il salmone si fa attendere qualche minuto di più, ma l’attesa è ben ripagata perché il piatto si presenterà così.

La porzione sarebbe per più di una persona, ma non si fa fatica a finirla dal momento che il piatto è molto ben riuscita; cottura perfetta, pelle croccante come piace a me e anche l’insalata di rucola di contorno è molto piacevole, arricchita dalla presenza di alcuni capperi. Concludo l’ordinazione con un botticino di raki (anche da solo voglio continuare le buone tradizioni ateniesi) per digerire il tutto e rilassarmi ancora un po’con la visuale della baia di Varkiza. Al momento del conto mi viene pure offerto un dolcetto e il totale sarà di 20 euro e 55 centesimi: per il tipo di locale (non una taverna, ma un ristorante), la location, il servizio e il cibo (e le sue porzioni) sono soldi ben spesi e si esce dal locale soddisfatti (e Αττική è già stata precettata per provarlo e confermare la buona idea che Psarakia kai Thalassina mi ha lasciato).

Nota per gli appassionati di motori: fuori dal ristorante è presente questo elegantissimo modello di Mercedes nera, risalente (credo) agli anni ’60 e ottimamente tenuto almeno esteriormente.

Indirizzi:


Esplanade: Leoforos Poseidonos 12, Varkiza

Psarakia kai Thalassina: Leoforos Poseidonos 14, Varkiza

Come arrivare:


Esplanade, Psarakia kai Thalassina: fermata Plateia Varkizas (linee autobus 117 e 122)

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Mangiare e bere, Petralona e Kallithea

Capodanno a Petralona, capodanno da ateniesi doc

Eccoci giunti all’ultima sera dell’anno, la fatidica serata di Capodanno. Ovviamente da trascorrere ad Atene e allietata dalla compagnia degli zii del sottoscritto – i quali, incuriositi dai racconti di noi due, non hanno potuto fare a meno di trascorrere alcuni giorni sotto l’Acropoli in occasione delle festività di fine anno.  Dopo alcune giornate di pausa dal lavoro, durante le quali abbiamo tentato di fare da guide turistiche (ed eno-gastronomiche) della capitale ellenica, il momento clou di queste giornate di festa è stata sicuramente la serata del 31 dicembre. Già, ma dove trascorrerla? L’opera di selezione e ricerca di un ristorante dove -a prezzi sensati e senza l’affollamento dei turisti- ci ha impegnati per circa un mese e alla fine dopo un’oculata ricerca abbiamo deciso di prenotare un tavolo al Kipos tis Troon , ovvero una taverna di medio-alto livello a Petralona, che ci aveva visti già ospiti a settembre.

La sera di capodanno il 99% delle taverne e dei ristoranti ateniesi propone un menu speciale (fisso) a prezzi ben più alti di quelli canonici; non è quindi facile cercare un buon rapporto qualità-prezzo e fare bella figura con degli ospiti che vengono dall’estero, attenti alla buona cucina. Memori della buonissima esperienza avuta al Kipos, ci dirigiamo fiduciosi (non senza aver dovuto attendere un bel po’ per un taxi che ci conducesse dall’albergo dove alloggiano gli zii) verso Petralona. Prenotazione (obbligatoria) andata a buon fine e proprietario che ci fa accomodare al nostro tavolo; con nostra sorpresa, seppur fossero “solo” (in vista della mezzanotte) le 22 c’erano già alcuni avventori intenti ad assaporare le pietanze proposte dal “Giardino” (Kipos).

In poco tempo ci viene consegnato il menu della serata: nonostante le assicurazioni fatteci per telefono, il menu classico della taverna questa sera viene sostituito da un menu speciale per la serata. Rimaniamo leggermente delusi, perché avremmo preferito scegliere dall’ottima lista delle pietanze che viene proposta di solito, ma il lato positivo è che si tratta di un menu non a prezzo fisso ma con possibilità di scelta tra i diversi piatti.

Accompagnati da un’ottima bottiglia di Cabernet Sauvignon del Peloponneso scegliamo questi piatti: antipasto misto di formaggi, insalata “giardino”, “nido” di melanzane con funghi,bacon e salsa al pesto, filetto di maiale ripieno con prugne, pollo alla birra scura con riso aromatico e maiale affumicato con patate e salsa piccante.

 

Il servizio è estremamente veloce (anche troppo forse) e i piatti strabordano sul nostro tavolo. Menzione particolare meritano le crocchette al formaggio comprese negli antipasti e il filetto ripieno alle prugne, davvero ben presentato e ottimo come gusto. La conversazione scorre, così come il tempo e man mano che ci avviciniamo alla mezzanotte ci chiediamo come possiamo far arrivarla senza avere finito la nostra cena; ordiniamo dunque altre portate, invogliati dalle porzioni certo non enormi e dal prezzo contenuto delle pietanze. Chiediamo alla solerte cameriera una pastroumadopita, ovvero una torta salata a base di un salume locale (pastourmas, fatto con i tagli laterali della carne di manzo, agnello, vitello, capra ecc..) che ci viene servita dopo poco tempo. Nel frattempo alterniamo al vino della sangria offerta gentilmente dal Kipos ai suoi avventori, che fa aumentare il tasso alcolico della serata ma che risulta piacevole da sorseggiare tra una portata e l’altra.

Potremmo omettere i dolci in questa serata di “eccessi” gastronomici? Ma assolutamente no e infatti ordiniamo (essendo in 4) i 4 dolci proposti dal locale in questa serata, tra cui spiccano una creme-brulee di ottimo livello e un’altrettanto buona torta Pavlova; dal momento che forse sembravamo ancora affamati, il simpatico e loquace proprietario del Kipos ci offre altri due dolci che finiremo a stento.

Giunte finalmente le 24 viene acceso il proiettore sintonizzato alla tv pubblica che trasmette l’equivalente del concerto di capodanno di Rai 1 (ma senza le ignominie mandate in onda in Italia) proprio nel momento in cui ufficialmente Atene e la Grecia entrano nell’anno nuovo. Auguri e brindisi di rito, coriandoli sparati con apposito cannoncino dai camerieri sugli avventori festanti e via a riprendere le libagioni rimaste in sospeso. Non potremmo concludere degnamente la serata senza ordinare una bottiglia di ouzo e una di tsipouro, prelibatezze alcoliche locali difficilmente reperibili in Italia e apprezzate dai nostri ospiti, che vengono diligentemente divise e svuotate da noi quattro. Allo scoccare dell’1 e 30 conveniamo che sia ora di cercare di intercettare un taxi (i mezzi pubblici terminavano il loro servizio intorno alle 22 quindi i taxi diventavano l’unico servizio di mobilità disponibile per il cittadino ateniese e il turista); cerchiamo di chiedere al solerte proprietario di chiamarcene uno e dopo aver saldato il conto e lasciato una lauta mancia il nostro eroe-motivato ancor di più da quest’ultima- dapprima ne blocca uno sulla strada il quale però risulterà essere già prenotato da due ragazzi, poi si getterà (in maniche di camicia in una delle serate più gelide dell’anno sia trascorso, sia appena inaugurato) alla ricerca di un altro taxi apposta per noi in prossimità della stazione dell’ilektrikos di Petralona. Dopo non averlo visto ritornare per più di 5 minuti e credendolo ormai assiderato o semplicemente senza averne trovato uno, ci cominciamo a chiedere come riusciremo a tornare all’albergo degli zii -che seppur non distantissimo non si trova a una distanza percorribile a piedi, soprattutto vista la temperatura percepita molto prossima allo zero- quando all’improvviso vediamo sbucare dall’incrocio un taxi e il proprietario scenderne trionfante annunciandoci che era tutto per noi.

La serata quindi si conclude poco dopo in hotel per gli zii, mentre noi proseguiamo sullo stesso taxi per il nostro caro quartiere di Pangrati. Capodanno tranquillo, senza eccessi, ma molto piacevole da tutti i punti di vista; si è mangiato e bevuto bene a un prezzo decisamente accettabile vista la particolarità della serata (circa 150 euro in 4 con molte pietanze e bevande ordinate) e abbiamo apprezzato l’enorme ospitalità e gentilezza del proprietario del Kipos tis Troon, che se già da prima era tra i nostri locali preferiti di Atene dopo la serata del 31 dicembre diventerà ancora di più uno dei nostri punti di riferimento del panorama food&beverage della capitale ellenica.

Indirizzo:

Troon 37, Atene

Come arrivare:

Ilektrikos (fermata Petralona), autobus 227 (fermata Treis Ierarches)

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Petralona e Kallithea

Il Fiore dei Gusti..un’altra scoperta made in Kallithea

Questo sabato sera pre-natalizio in un’Atene ancora più caotica e con i suoi cittadini alle prese con gli ultimi regali nelle vie del centro strabordanti di persone (poco propense all’acquisto e molto di più a passeggiare) ci vede protagonisti nella ricerca di un ristorante dove trascorrere l’ormai prossimo cenone di Capodanno.

La frenetica ricerca di un locale che facesse un menù confacente ai nostri gusti ma al tempo stesso poco costoso (i prezzi dei ristoranti in quest’occasione si duplicano se non triplicano e le portate offerte spesso non corrispondono all’aumento in questione, quindi il rischio di incorrere in una fregatura è alto) ci ha portato a considerare un ristorante in quel di Kallithea: l’Anthos Gefseon (il fiore dei gusti). Sulla sua pagina facebook erano comparsi pochi giorni prima degli invitanti piatti a base di tartufo e funghi di Xanthi (città del nord della Grecia) a cui non potevamo davvero rinunciare.
Giunti in prossimità del locale in modesto ritardo (grazie al traffico fuori controllo del centro che ha ingabbiato anche i mezzi pubblici) veniamo accolti calorosamente dalle giovani cameriere, anche se quest’ultime non avevano traccia della prenotazione effettuata su internet qualche giorno prima. Accomodatici in un grazioso ma stretto tavolino ci viene subito portato il menu, integrato dai succulenti piatti del giorno a base dei due ingredienti di stagione ovvero un risotto al tartufo e delle tagliatelle con funghi e tartufi.

 

Come già detto, la tentazione di assaggiare il tartufo ellenico è grande e ordiniamo il risotto e le tagliatelle; Αττική attirata da una vellutata di zucca non si sfuggire l’occasione e l’idea merita la mia approvazione, nonostante una nota di peperoncino a cui io personalmente non faccio molto caso ma che non risulta essere di molto gradimento alla compagna di blog.
Dopo un’attesa non brevissima, allietata però da una buona bottiglia di vino rosso a marchio Anthos, arrivano i primi piatti e il responso è molto buono. Porzioni generose ma non esagerate, tagliatelle molto saporite con una nota di tartufo che si sposa alla perfezione con i funghi. Il risotto -cotto in maniera accettabile- non è accompagnato dalla verve del tartufo italiano, ma in mancanza dell’originale quello ellenico è un buon surrogato decisamente meno forte del nostrano. Finiamo non senza difficoltà (dovuta solo alle porzioni, non certo alla loro bontà) le nostre pietanze e presto arriva il momento del dolce. Scegliamo senza indugio due pannacotte ma la cameriera – dopo averci visto particolarmente attratti dal gelato al melomakarona – ce ne porta una porzione offerta dalla casa.
Il gelato è eccezionale e il gusto del melomakarona (ovvero un dolce tipico della tradizione natalizia a base di miele e frutta secca) la fa da padrone. Anche le pannacotte passano il nostro (severo) esame da intenditori della materia e l’ottima parentesi del dolce ci fa chiedere soddisfatti il conto; 42 euro il responso finale e per un antipasto, due primi (esotici per gli standard della cucina greca più tradizionale), un dolce (e uno offerto) e una bottiglia di vino non è assolutamente un prezzo esagerato, ma che anzi ci fa propendere per un ritorno al Fiore dei Gusti.
La nota folcloristica della serata la dobbiamo a un uomo in preda ai fumi dell’alcool che ha avuto la geniale idea di bloccare un camion della nettezza urbana in una delle vie a senso unico di Koukaki (quartiere ateniese in prossimità dell’Acropoli) bloccando il traffico dei mezzi pesanti tra cui il filobus su cui ci siamo accomodati sperando di tornare a casa in tempi brevi. Dopo circa 40 minuti di attesa in cui la polizia ha tentato di trascinarlo via dalla strada la circolazione è potuta riprendere con l’autista del filobus impegnato in nuovi tentativi di battere il record di velocità del mezzo in questione pur di tornare a casa; almeno lui a differenza nostra non avrà dovuto prendere un taxi..perché è questo il destino di chi abita a Pangrati, non dispone di un’auto e torna a casa dopo il passaggio dell’ultimo autobus.
Indirizzo:

Anthos Gefseon: Evangelistrias 96, Kallithea

Come arrivare:
 
Fermata Karagianni (linee filobus 1,5)
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Nea Smirni

Nea Smirni tra primavera ed autunno

Ebbene sì. Capita che ad Atene piova quasi tutto il giorno e che il fenomeno atmosferico assomigli più ad una tempesta in piena regola che ad una pioggerellina di fine estate. La settimana appena trascorsa ne è stata la prova più evidente con giornate all’insegna del cielo cupo, di pioggia insistente e di temperature momentaneamente in netto calo. Per il fine settimana le previsioni sono state più incoraggianti ma comunque per sabato si annunciava un temporale in agguato. Rovescio che si è puntualmente abbattuto sulla capitale nella tarda mattinata ma che non ci ha colto impreparati in quanto, oltre alle previsioni, abbiamo dato, prima di uscire, un’occhiata alle nuvole inequivocabilmente minacciose che sovrastavano Atene.
La pioggia ha fatto la sua comparsa mentre eravamo seduti a sorseggiare il nostro consueto caffè del sabato mattina a Nea Smirni. Abbiamo scelto un locale tra i tanti della centrale Platìa Agìas Fotinìs, nel quale purtroppo non c’è stato portato il katàlogos (ma sapevamo già cosa ordinare). Previdenti, vedendo avvicinarsi la pioggia ma volendo comunque sederci fuori (non faceva freddo ma si avvertiva una forte umidità), ci siamo accomodati ad un tavolino ben protetto da sovrastante tendone dove ci è parso di essere abbastanza al sicuro.
La nostra scelta è stata oculata. Nemmeno il tempo di ordinare e di iniziare un discorso sulle numerose opportunità culturali per il visitatore o l’abitante di Atene che una quantità ingente di acqua ha iniziato a cadere dal cielo con una forza all’inizio abbastanza impressionante.
Abbiamo potuto in questa occasione notare come le avverse condizioni meteorologiche non bastino a fermare nè gli avventori dei locali – che si fermano più volentieri a prendere un caffè mentre aspettano che la pioggia passi- nè il servizio ai tavoli – che comunque rimane efficiente. Per non far tardare le ordinazioni la kafetèria dove ci siamo fermati ha dotato la cameriera di impermeabile ed ombrello e l’ha comunque mandata a servire i clienti. Siamo rimasti estasiati da tanta ingegnosa trovata e l’abbiamo voluta documentare.

Dopo aver piacevolmente conversato della squadra locale della zona, il Panionios ed aver ammirato le foto scattate all’impianto calcistico dove lo stesso si allena e gioca- foto realizzate dal mio socio che era andato in perlustrazione poco prima- abbiamo deciso di spostarci per trovare un posto dove mangiare qualcosa di leggero.
Quando ha iniziato a spiovere (dopo pochi minuti in realtà), finiti i nostri cappuccini freddi e frappè, ci siamo mossi, su consiglio del compare- che aveva individuato un posto che faceva la caso nostro-verso una parte più interna di Nea Smirni.
Allontanatici in realtà di qualche fermata coi mezzi pubblici e passeggiando poi tra vie abbellite da alberi e frequentate da parecchi gatti, siamo arrivati in breve tempo a Platìa Iroon Kiprou, un bello spazio circolare ricco di verde.
Ad un angolo, dove una delle tante vie alberate sfocia nella sopracitata rotonda, abbiamo trovato il mezedopoleio I Anoixi (o altrimenti Anixi, la primavera). Il clima era decisamente più autunnale che primaverile- aveva smesso di piovere ma le nuvole erano comunque cariche di pioggia- ma l’arredamento colorato del locale e la cortesia della gestione ci ha fatto scordare subito in che stagione ci trovassimo. Ci siamo sistemati all’esterno, in un tavolo con sedie colorate, per non arrenderci all’apparente cambio di stagione; seppur piovosa la giornata era comunque abbastanza calda e si poteva stare fuori senza problemi.

Il menù che ci è stato portato, molto curato nei dettagli grafici, dà immediatamente l’impressione di fare un salto nella stagione più delicata dell’anno. Le proposte della cucina sono altrettanto curate e di piacevole esecuzione. Ad inizio pasto ci è stata offerta della rakì e dei crostini abbinati ad un’insolita quanto gustosa salsa di peperoni. Abbiamo optato per melitzanosalata rustica, polpette di zucchine con salsa allo yogurt, tonnetto marinato e nota autunnale- questa sì- funghi ripieni.
Per una cifra onesta- molto meno di 30 euro- abbiamo mangiato bene, in un ambiente tranquillo dal servizio presente ma non oppressivo e circondati da avventori non casuali.

Trovandoci abbastanza lontani dai nostri circuiti abbiamo deciso di rientrare verso il centro abbastanza presto con la nemmeno troppo nascosta sensazione però che a Nea Smirni torneremo presto poichè questa zona ben tenuta e vivace ci ha positivamente impressionato. Si tratta pur sempre di uno dei quartieri della grande Atene conosciuto per la sua armonia architettonica, per la sicurezza e per la ricchezza di ritrovi.
Ma poiché non ci piace rimanere troppo nella stessa zona per la sera abbiamo pensato a qualcosa di completamente diverso, in un locale molto più popolare e in una zona sicuramente distante da Nea Smirni. Ci siamo voluti addentrare in una zona più centrale ma che a prima vista potrebbe non riservare molte sorprese né sembrare adatta ad un sabato sera di divertimento. Quello che abbiamo scoperto però avvicinandoci alla nostra destinazione serale ci ha fatto ricredere inaspettatamente; abbiamo apprezzato molto questo gioiello da veri ateniesi e lo vogliamo condividere nella narrazione del nostro sabato sera di inizio autunno.

Indirizzo:

Anixi: Odòs Agias Sofias 91, Nea Smirni

 

Come arrivare:

Tram: linee 4 e 5

Autobus: 136, 137, 219, 816

 

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Petralona e Kallithea

Petralona, una serata nella Atene più popolare (con un salto a Troia..)

Soddisfatti dal nostro girovagare della mattina/primo pomeriggio, provati dalle temperature ancora decisamente estive di questo settembre ateniese, ma lungi dall’essere stanchi e desiderosi di rimanere a casa, ci dirigiamo verso il popolare quartiere di Petralona.

Da tempo desideravamo girovagare per questa importante parte di Atene, che insieme a Kypseli, Patissia e Pangrati rappresenta un po’il cuore storico della capitale ellenica; la grande quantità di posti da visitare ha fatto sì che vi arrivassimo solamente ieri, ma come si suol dire meglio tardi che mai!
Il programma della serata prevede di recarci a cenare in una taverna cretese di cui avevamo sentito parlare molto bene, la Taverna tou Diomatari; arrivati a Petralona con largo anticipo sulla tabella di marcia -grazie a coincidenze alquanto celeri nella metropolitana e nel cosiddetto ilektrikò, ovvero la ferrovia che da Kifissia si dirige verso il Pireo e che peraltro divide in due Petralona- troviamo la ex collega di Αττική Nevila ad attenderci sulla banchina. Incamminatici verso la taverna di cui sopra (e non senza sentire le salite di cui Petralona è ricca; ma suvvia Atene non è certo una città pianeggiante) la raggiungiamo dopo una passeggiata su via Dimofontos che presenta alcuni locali dove si potrebbe trascorrere il dopocena, tra cui il Kyrios Xou (nient’altro che il modo greco di scrivere Mister Hu) che ci proponiamo di tornare a visitare in un’altra occasione.
Arrivati alla taverna tou Diomatari la clamorosa delusione: il cameriere ci respinge dal momento che non avevamo prenotato. Da notare come fossero appena le 21 e il locale fosse deserto; ammettiamo che ci sarebbe piaciuto cenare nella terrazza situata sul tetto, ma ci saremmo accontentati anche della sala interna. Niente da fare, il cameriere ci caccia via in maniera cortese ma ferma. Che fare? Panico? Si ritorna a casa senza cena? Niente di tutto ciò. perché Sullerivedelkifissos ha sempre un piano B.
Il piano B prevede di recarci nella via parallela a Dimofontos, ovvero via dei Troiani, che ha visto negli anni passati aprire una successione di taverne, mezedopoleii, caffetterie e quant’altro dove gli abitanti del luogo e i forestieri possono cibarsi tranquillamente. Al numero 37 di questa via (e a poca distanza da uno striscione del Partito Comunista greco, per ricordare a tutti noi che domani ci sono le elezioni e il “background” del quartiere) ecco a voi, signore e signori, il Kipos (tis Troon), ovvero il Giardino (della via dei Troiani); come si può intuire dal nome, è il verde a farla da padrone e difatti il ristorante consiste in uno spazio aperto circondato da piante. L’effetto è sicuramente rilassante; vi sono già diversi avventori, ma anche grazie a un’illuminazione soffusa ci si sente subito a proprio agio.
Fatti accomodare celermente dal nostro cameriere, molto cortese e attento alle nostre esigenze, scegliamo le nostre pietanze tra cui spiccano polipo alla griglia, sardine, l’insalata della casa e polpette di zucchine; il tutto innaffiato da un litro (grazie alla presenza di Nevila) di vino bianco che si rivelerà molto leggero e piacevole da sorseggiare. La serata prosegue piacevole fino al momento di decidere se ordinare o meno il dolce; raggiunto un accordo su cosa ordinare, quest’ultimo viene stracciato dal fatto che il dolce della casa che tanto ci incuriosiva non risulta essere disponibile questa sera; evidentemente questa è serata da piani B in tutto e per tutto, ragion per cui ordiniamo altri dolci (peraltro molto buoni) e finiamo molto soddisfatti questa cena in quel di Petralona. Da notare il modo alternativo di servire a tavola i i cucchiai da dolce in questo locale.
Ovvero bicchiere con effige dell’ouzo Varvagianni che scritto in greco ricorda molto l’epiteto “barbagianni”, diffuso nel nord Italia e solito essere rivolto a persone non molto sveglie giacché il povero rapace non ha l’aria di essere l’animale più furbo del pianeta.
E con questa simpatica nota di folclore chiudiamo questa recensione non potendo che consigliare di venire a Petralona (sono solo 2 fermate di ilektrikò dalla centralissima Monastiraki) a trascorrere una serata in uno dei quartieri storici e più popolari di Atene; il Giardino non vi lascerà delusi. Cibo di ottima qualità, porzioni umane (abbiamo imparato ultimamente a considerare questo come pregio o difetto a seconda della loro proporzione), servizio preciso e veloce il tutto per circa 20 euro a testa comprensivi come già detto di dolce e litro di vino.
Giunta l’ora di ritornare nella nostra Pangrati ci prepariamo per la domenica (elettorale), il cui racconto arriverà prossimamente su questi schermi..
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Costa dell'Attica

Palaio Faliro, per una domenica da ateniesi (quasi) benestanti

Domenica di metà settembre. Mentre dall’Italia, e più precisamente dalla Liguria, giungono notizie di nuove alluvioni e nubifragi a non finire ad Atene l’atmosfera è ancora quella estiva. Certo, siamo lontani dai 40 gradi di una settimana fa; il vento spira pressoché continuamente e ormai al mattino e alla sera non è più utopistico pensare di coprirsi gambe e avambracci. Di giorno comunque raggiungiamo senza problemi i 30-32 gradi e grazie a questo tepore ancora estivo, per la seconda domenica consecutiva decidiamo di fare una capatina al mare; questa volta però non oltrepassiamo i confini della grande Atene ma ci dirigiamo a Palaio Faliro.

Palaio Faliro (che starebbe per Faliro vecchia) sorge a poca distanza da Faliro, ovvero l’antico e primissimo porto di Atene prima che lo diventasse il Pireo. Oggigiorno è un comune di circa 67 mila abitanti, dalla qualità di vita medio-alta; testimonianza ne sono i lussuosi appartamenti affacciati sul trafficatissimo, ma prospiciente al mare, viale Poseidonos (che collega il Pireo a Glyfada per poi proseguire sulla costa verso Capo Sounio) ma anche quelli che sorgono nel primissimo entroterra di Palaio Faliro e che abbiamo visto durante la passeggiata dal capolinea del veloce (ma spesso in ritardo, poiché arriva dalla lontana Kifissia) autobus 550 alla prima tappa di questa gita nei sobborghi meridionali di Atene, ovvero la caffetteria/bar Sarayli. Prima di parlarvi di questo locale non possiamo omettere l’immagine di questa Vespa dal sedile che ricorda una bandiera a noi tutti familiare..

Il Sarayli dunque; è dall’inizio dell’estate che meditavo di fare tappa in questa caffetteria/pasticceria/bar dal nome tanto esotico. Si tratta infatti di un locale gestito da esuli dell’Asia Minore, la cui provenienza non è certo fatta mistero nei dolci e nelle bevande proposte. Trovato posto (non senza cercarlo, dal momento che quasi tutti i posti erano occupati da avventori intenti a prendere il caffè…alle 12.30 della domenica!) ordiniamo un tè freddo alla mela servito in questa simpatico contenitore di vetro e un tortino al semolino senza infamia e senza lode.

 

Ci ripromettiamo di ripassare questo inverno poiché quasi tutte le proposte del Sarayli, sebbene molto invitanti, sono più adatte a climi più rigidi di quello trovato questa domenica di Settembre e dal momento che da lì a poco saremmo andati a pranzare non volevamo rovinarci l’appetito. Da segnalare il fatto che offrano anche colazioni che potrebbero benissimo fare da brunch, vista la quantità degli ingredienti.

Capitolo pranzo: ritorniamo verso il lungomare e ci addentriamo nella Marina Flisvos, ovvero un porticciolo per navi e yacht di un certo livello che propone anche ristoranti, bar e qualche esercizio commerciale. Avendo già avuto modo di visitare il luogo in occasione della Pasquetta ortodossa, sapevo già dove recarmi e più precisamente nel ristorante gestito dallo yacht club di Palaio Faliro (in greco Ναυτικός Όμιλος). In realtà non avevo avuto modo di provarne la cucina, ma mi incuriosiva e per fortuna Αττική si è fidata del sottoscritto e mi ha seguito.

I tavoli sono quasi tutti prenotati, soprattutto quelli più prossimi al mare, segno che il locale riscuote successo. Ci accomodiamo verso l’interno, davanti alla postazione di quello che dovrebbe essere il dj del locale ma che in realtà crediamo sia di bellezza perché la musica che arriva dagli altoparlanti sembra essere in realtà quella di una compilation già preparata e messa su cd. Ciononostante la vista non è male.

 

 

Optiamo celermente per un hummus di fava, acciughe marinate e pasta al granchio (la solita porzione da dividere); il tutto condito dal solito mezzo litro di vino bianco che…verrà servito in questo elegante pentolino. A voi i commenti e le considerazioni del caso.

Le ordinazioni giungono rapidamente e il pranzo prosegue senza intoppi fino a che arriva il momento della temutissima pasta al granchio; temutissima perché servita in questo bizzarro modo.

Presi dallo sconforto meditiamo di chiedere alla solerte cameriera di aprire per noi il crostaceo, ma in realtà non ce ne sarà bisogno perché sarà proprio la medesima, forse accortasi delle nostre facce smarrite. a spiegarci come utilizzare l’aggeggio portato per aprire e pulire il granchio. La spiegazione ha buon esito e riusciamo ad assaporare anche il crostaceo dopo gli spaghetti; porzione finalmente umana di pasta e granchio molto fresco.

Per concludere: ristorante di medio livello, pesce molto fresco, servizio veloce ma presentazione dei piatti e delle bevande alquanto discutibile. Il granchio non pulito e il vino nel pentolino li potremmo accettare in una taverna, in un mezedopoleio ma non in un estiatorio (ristorante, in greco) che aspira (dalle divise, all’arredamento, alla pretesa di avere un dj) a essere considerato di un discreto livello. Nondimeno, prezzo adeguato (meno di 20 euro a testa) anche se non ci è stato offerto nulla alla fine; ci ritorneremmo se capitassimo ancora nei paraggi? probabilmente sì, anche se i ristoranti di pesce da queste parti proprio non mancano. E così, un’altra domenica si avvia alla conclusione e un’altra settimana da qui a poco inizierà; le nostre menti cominciano già a pensare già a quali luoghi visitare nei prossimi giorni. Quali saranno? Sarete i primi a saperlo, promesso!

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Costa dell'Attica

Sei mai stata ad Artemida? No? e allora andiamoci!

Domenica di inizio settembre: in Italia si seguirebbe il gran premio di Monza e si farebbero i conti con la fine dell’estate vera e propria. In Grecia mai come quest’anno si è invece in piena estate; anzi, trattasi proprio del giorno più caldo dell’anno col fatidico numero 40 in bella mostra nel campo della temperatura massima prevista nel centro di Atene. I casi sono due: o ci si rinchiude in casa mettendo al massimo l’aria condizionata e si attende di uscire verso le 19-20 oppure si sfida clamorosamente la calura e si va alla ricerca di un minimo di refrigerio verso il mare. Cosa abbiamo scelto di fare secondo voi?

Sfortunatamente non avendo più a disposizione un nostro mezzo di locomozione dobbiamo sottostare agli orari e ai percorsi o dell’azienda di trasporti urbani OASA o al limite a quelli dei bus interurbani KTEL. Dipende tutto da dove ci si vuole spingere; tramontata l’idea di andare a fare un bagno -poiché ci saremmo dovuti muovere verso le 9 per evitare la ressa e ustioni varie- ci “accontentiamo” di andare solo in riva al mare per berci un caffè, mangiare del buon pesce e rilassarci distanti dalla calura ateniese. Il piano A prevedeva una puntata a Glyfada, comune dall’alto tenore di vita dove vivono politici, attori (nonché purtroppo giocatori di pallacanestro che giocano nella squadra del vicino Pireo) per un caffè/frappè e poi muoverci verso Vouliagmeni o comunque qualche altro paese sulla costa occidentale dell’Attica sulla strada verso il famoso Capo Sunio per mangiare qualcosa più a buon mercato rispetto all’esclusiva Glyfada. Fin dal giorno prima però avevo in mente un piano B, ovvero cambiare radicalmente meta e versante della costa dell’Attica; la destinazione non è da consigliare né per la spiaggia né per il mare (in realtà poi nemmeno così orrendo vedendolo dal vivo, sempre spanne al di sopra della Liguria per citare un mare conosciuto) ma lo è per i locali e per la vicinanza ad Atene. Stiamo parlando di Artemida, comune a nord-est di Atene a poca distanza dall’aeroporto a poca distanza dalle più note Rafina e Porto Rafti. Il luogo prende il nome dalla quasi omonima dea della caccia e degli animali dell’Antica Grecia, per un semplice motivo; all’interno del comune di Artemide, per la precisione a Vravrona, si trova un sito archeologico discretamente famoso, con un tempio (o ciò che ne rimane) dedicato alla dea in questione.

Proposto il piano B ad Αττική, quest’ultima accetta di buona lena poiché nemmeno lei è mai stata ad Artemida. Il tragitto dal nostro quartiere prevede la metropolitana fino alla stazione di Nomismatokopeio (la ben nota zecca di Stato, che per poco non ha cominciato a stampare dracme quest’estate..) e da lì un viaggio di quasi un’ora su un affollato e bollente autobus, il 305 per la precisione. Accantonata subito l’idea di muoverci verso Vravrona (il tempio dista qualche centinaio di metri dal capolinea dell’autobus e avremmo potuto prenderci 4-5 insolazioni durante la camminata, meglio rimandare a temperature più clementi) preferiamo puntare verso il lungomare di Artemida, più popolato di locali. L’affollamento del bus è tragico e ricorda quello che potrebbe portare i vacanzieri a Rimini in un qualsiasi weekend di fine luglio/inizio agosto; essendoci seduti al capolinea riusciamo però a trovare due posti pigiati tra giovincelli diretti alla spiaggia, signore anziane dirette a casa o semplicemente arzilli vecchietti che prendono l’autobus per una sola fermata per evitarsi una salita improba da affrontare a piedi e con queste temperature.

Arrivati ad Artemida l’affollamento sulle spiagge non è secondario a quello dell’autobus, tuttavia la vista non è poi così orrenda se paragonata a molte località balneari italiane.

Rimaniamo impressionati dalla notevole quantità di tsipouradika, ovvero osterie dove si beve lo tsipouro, liquore greco paragonabile alla nostra grappa. Con queste temperature ci sembra all’unanimità un toccasana per il corpo e per la mente; non ci riusciamo tuttavia a spiegare come mai queste osterie siano pressoché deserte..
Alla ricerca di qualcosa di meno forte da bere ci rifugiamo all’ombra di un gazebo di un bar a poca distanza dal mare. Niente di che da segnalare per il locale; non esiste nemmeno un menù. Una birra gelata per il sottoscritto, un cappuccino freddo per Αττική e via alla ricerca di una taverna di pesce dove mettere qualcosa sotto i tendi.

Arriviamo così freschi freschi (per modo di dire..) all’ Αρχοντικόν (Arxontikon) (www.arhontikon.gr)  taverna segnalata con recensioni positive all’unanimità su Tripadvisor; non prima di aver incontrato questo minuscolo gattino alla ricerca di qualcosa da mangiare in una delle tante taverne di pesce che si susseguono sul lungomare di Artemida.

Giunti all’Arxontikon troviamo agilmente posto per due (meno male che siamo arrivati all’incirca alle 13, perché alle 14.30 il locale era pressoché esaurito in ogni ordine di posto) e insieme al menu il cameriere ci porta questo..

 

Assaggi di pane, salsa allo yogurt non meglio identificata e una bottiglietta di tsipouro per gradire. Il pranzo si rivelerà di gran qualità: insalata di granchi, zucchine grigliate, polipo alla griglia e filetto di pesce spada più vino bianco (di ottima qualità) e gelato gentilmente offerto dalla casa. L’unica nota stonata è rappresentata da delle crocchette di formaggio non ordinate da noi che prima ci sono state propinate al tavolo (rimandate indietro alla velocità della luce) e poi addebitate sul conto (fatto notare al cameriere dobbiamo ammettere che ci sono state tolte senza troppi indugi). Il tutto per poco più di 30 euro in due a pochi centimetri (letteralmente) dal mare. Spendere di meno per la stessa qualità ci sembra davvero difficile.

Dopo aver digerito, grazie anche all’ammazzacaffè tsipouro, ci dirigiamo in fretta verso la fermata per non perdere il 305 che ci riporterà ad Atene; viaggio all’insegna di un’aria condizionata quasi mai funzionante e passeggeri che chiudevano il finestrino davanti a noi non si sa per quale motivo. Una sauna finlandese a latitudini decisamente poco consone; l’aria condizionata della metropolitana è stata da noi vista come una sorgente di acqua nel pieno del deserto dei Gobi.
Che dire di Artemida in conclusione? Non è sicuramente la città più interessante dell’Attica e nemmeno quella col mare migliore; ma se siete senza auto, non avete voglia di spostarvi troppo da Atene e non avete pretese da mare caraibico può essere un’interessante gita in giornata da Atene. La taverna da noi provata vale il viaggio e se siete allenati, gli tsipouradika dove poter sfidare a gare di resistenza di alcol gli amici non mancano..

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Nea Smirni

Seratona italiana in quel di Nea Smirni

Ancora una volta la divisione dei compiti tra Αττική e il sottoscritto porta a occuparmi della narrazione della serata del sabato sera ed è con molto piacere che mi presto a farlo, dal momento che ieri sera abbiamo celebrato uno degli eventi a cui tenevamo di più; ovvero la “serata italiana”. Il corso degli eventi ha fatto sì che l’evento non fosse una mera celebrazione della cucina del nostro Paese, ma anche una sorta di festa di “arrivederci” di Αττική ai suoi ormai ex colleghi.

Ma andiamo con ordine; ormai quasi due settimane fa ci siamo recati alla Pizzeria dei Fratelli , alla ricerca appunto di una pizzeria/ristorante italiano di buon livello e a prezzi abbordabili. Impressionati dalle ottime recensioni pressoché unanimi degli avventori, abbiamo impiegato poco per decidere di provarla in vista della serata italiana che avremmo organizzato da lì a breve. Il responso è stato ottimo: pizza per me, pasta al nero di seppia per Αττική e alla fine della serata abbiamo chiesto informazioni al sempre gentile e disponibile proprietario Savvas (insieme al fratello Nikos, da qui il nome del locale) su come muoverci per prenotare il tavolo.
La settimana scorsa abbiamo “chiuso” un tavolo per otto (perdonate il calco dal greco) e abbiamo dato istruzioni agli invitati sul come, sul dove e sul quando.
Veniamo alla serata di ieri sera; giunti con ampio anticipo rispetto all’orario stabilito (grazie a un traffico ancora estivo date le temperature abominevoli di questo weekend) ci accomodiamo nella tavolata a noi riservata (chiaramente all’esterno del locale, tentando di approfittare della flebile brezza proveniente dal non distantissimo mare) attendendo gli altri invitati guardando le ultime fasi della partita di basket del Campionato Europeo Grecia-….. ; i puntini di sospensione sono dovuti al fatto che l’avversario della Εθηνική ομάδα (la squadra nazionale) si è visto cancellare dalla tv greca il nome dalla grafica del punteggio. Trattavasi infatti della squadra della FYROM, o per semplificare le cose per chi non è avvezzo alla diatriba del nome di quella regione tra greci e macedoni, della Macedonia. Per evitare qualsiasi forma di offesa, di dubbio o di incomprensioni si è pensato bene di cancellare dallo schermo il nome dell’avversario, intanto era ovvio di chi si trattasse.

Raggiunti dagli altri invitati e clamorosamente “paccati” da altri procediamo con le ordinazioni e ci dividiamo in maniera quasi democratica tra pizze e paste/risotti/ravioli. Avendo già provato la pizza nella serata di prova e scoraggiato dal caldo atroce (senza scordare l’abbuffata ignobile del mezzogiorno) opto per un piatto di tortellini al sugo di noci che si rivelerà molto gustoso, mentre la co-organizzatrice Αττική vira su un risotto al tartufo e funghi molto delicato; apprezzabile il tentativo di pensare all’autunno con quel piatto, ma la temperatura prossima ai 30 gradi anche alle nove di sera rende improba l’impresa di pensare ad atmosfere più autunnali. Le amiche Ioanna, Federica e Nevilla opteranno invece nell’ordine per ravioli al formaggio (più insalata caprese..ma senza foglie di insalata!) e due pizze alle verdure; il tutto accompagnato da una buona bottiglia di vino bianco che il buon Savvas ci ha tenuto in fresco.

Per una cifra prossima ai 65 euro in cinque abbiamo cenato con veri piatti italiani, anche discretamente elaborati e quindi non solo le solite pizze o imitazioni di pizze e/o paste. Difficile trovare un altro ristorante italiano ad Atene che abbia gli stessi prezzi e la stessa qualità; bisogna infatti ricordare che nonostante la vicinanza tra i nostri due Paesi, la cucina italiana viene vista come qualcosa di “esotico” e straniero, il cui lusso viene fatto pagare rispetto a una normale taverna o ouzeri; se non altro perché un vero ristorante italiano che voglia definirsi tale deve/dovrebbe procurarsi gli ingredienti dall’Italia e questo fa lievitare i prezzi. L’ubicazione della Pizzeria dei Fratelli? Niente di più facile: si trova a Nea Smirni, a poca distanza dall’importante e trafficato viale Syggrou; consigliabile arrivarci dal centro e dal nord di Atene con il tram alla fermata Baknana o con pochi euro di taxi da piazza Syntagma o addirittura dalla fermata della metropolitana di Syggrou-Fix, mentre per chi arriva dal Pireo o da Kallithea basta prendere il bus 040 direzione piazza Syntagma, il quale ferma a pochi passi dal locale. Da non sottovalutare il fatto che la Pizzeria dei Fratelli offre anche servizio di take-away, per i più pigri di voi che non vogliono muoversi dal divano di casa ma a cui viene voglia di cucina italiana; non sappiamo le zone di consegna..ma dubitiamo si spingano oltre Nea Smirni e al massimo Kallithea; per cui se abitate a Kifissia, a Thrakomakedones o ad Anoixi, meglio prendere l’auto e venire in loco!
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Costa dell'Attica, Cultura e foto

Tra dighe, laghi, musei, tumuli, gatti, spiagge e tornanti in quel di Maratona..

Pochi istanti or sono vi ho preannunciato che la giornata odierna ci avrebbe visti protagonisti di un’escursione a sfondo cultural-balneario nei dintorni di Atene. Un po’per festeggiare ulteriormente il genetliaco del sottoscritto, un po’ per soddisfare la nostra sete di conoscenza di luoghi ad Atene e paraggi. Svanita la possibilità di una gita in giornata nelle varie isole situate nelle vicinanze della nostra capitale preferita (adoriamo le isole greche, ma questo secondo noi è il periodo peggiore per visitarle dal momento che noi non amiamo la ressa di agosto; consigliamo di visitarle o a giugno o a settembre/ottobre per sfruttare il clima leggermente migliore di quello attuale e il minor affollamento di turisti) abbiamo deciso all’unanimità di dirigerci verso la zona di Maratona; meta ideale poiché intrisa di storia e archeologia e al tempo stesso meta balneare di ottima fama (principalmente tra i locali).

Il programmone dell’escursione (è un’organizzazione Filini..) prevedeva dapprima un passaggio a nord-nord est rispetto ad Atene per raggiungere il lago di Maratona (da cui dipende parte dell’approvvigionamento idrico della capitale), visitare l’imponente diga e sorseggiare un caffè con vista lago. Fedeli al nostro piano ci siamo diretti verso viale Kifissias (noterete sicuramente l’assonanza col nome del nostro blog vero?) superando i βόρεια προάστια των Αθηνών, ovvero i quartieri settentrionali di Atene di Chalandri, Maroussi, Kifissia, Nea Erythraia e l’esclusivissima Ekali, per poi costeggiare il monte Penteli attraversando il comune di Dionysos e le sue “frazioni” (non è il termine migliore, ma è il concetto nella lingua italiana che più si avvicina a quelle che sono oggi le ex comunità greche, tagliate con un machete dalla riforma amministrativa note come piano Kallikratis) di Anoixi e Agios Stefanos per giungere nell’ampio comune di Maratona e in prossimità dell’imponente diga.

 

I ricordi passati di una tragica gita di Αττική nei tempi che furono, ci hanno suggerito di fermarci nella caffetteria Φράγμα (Fragma) ovvero il termine greco per diga. Questa la vista dal nostro tavolino.

Come potrete immaginare il clima qui è molto diverso da quello del centro di Atene; il verde delle foreste e l’altitudine fanno sì che il la calura da queste parti non sia mai un qualcosa di insopportabile come nella conca in cui è ubicata la capitale (ne sanno qualcosa dalle parti di Patissia).

La seconda parte dell’escursione prevedeva la discesa (in tutti i sensi) verso la piana di Maratona per visitare il Museo Archeologico e la tomba degli ateniesi caduti nella celeberrima omonima battaglia combattuta in questi luoghi nel 490 a.C.; tra orti e serre in cui vengono prodotti ortaggi per cui Maratona è famosa in tutta la Grecia, abbiamo raggiunto agevolmente il centro dell’odierna Maratona (abbastanza deludente a dirla tutta) per poi -seguendo le ottime indicazioni stradali, forse reduci dalle Olimpiadi del 2004- dirigerci verso la frazione di Vranas dove è ubicato il Museo.
Si tratta di una struttura abbastanza piccola dove per un onesto prezzo di 3 Euro si possono ammirare perlopiù manufatti e statue ritrovate nella zona di Maratona e trofei che celebrano la vittoria degli ateniesi nella battaglia contro i persiani; da segnalare la gentilezza di un’addetta che vedendoci incamminare verso un’ala della struttura sprangata con lucchetti e catene, l’ha aperta solo per noi. Al suo interno alcune tombe risalenti al periodo antecedente l’ellenismo e a loro si deve l’ubicazione decisamente fuori mano di questo Museo; quest’ultimo infatti è stato costruito nel luogo dove sono stati ritrovati questi tumuli, all’incirca negli anni Sessanta dello scorso secolo.

Soddisfatti della visita e incontrata un’allegra famigliola italiana con camper megagalattico al seguito, ci siamo recati verso la terza tappa della gita ovvero il luogo della sepoltura dei caduti ateniesi (il cosiddetto Soros) nella frazione di Agios Panteleimon. Con nostra somma gioia il prezzo di 3 euro del Museo Archeologico comprendeva anche l’ingresso a questo sito; ulteriore ragione per visitarlo e se foste ancora in dubbio, questo plastico che riproduce i luoghi dove sorgono i siti archeologici della zona di Maratona dovrebbe toglierveli definitivamente.

Non voglio qui addentrarmi nel racconto dei fatti riguardanti la battaglia; sono informazioni facilmente reperibili su wikipedia (per chi non avesse affrontato l’argomento a scuola) e farei solo opera di copia e incolla. Αττική è molto più ferrata di me sull’argomento grazie ai suoi studi classici, e magari vorrà aggiungere lei qualcosa a riguardo nei prossimi giorni,  ma è stata una sorpresa per entrambi sapere che una delle date più accreditate dagli storici per stabilire il momento della battaglia è quella dell’11 settembre: data in cui da quest’anno verrà festeggiata la ricorrenza e in cui ci faremo beffe dei persiani e della loro sconfitta nonostante l’esagerata sproporzione di forze in campo a loro favore.

Lo so, siete curiosi di vedere una foto del soros..

Nota di demerito al Ministero della Cultura greco perché obbliga i turisti a compiere un percorso lunghissimo (per tenerli a debita distanza dal tumulo *Climbing on the tomb is not allowed vero Αττική ?) sotto il sole cocente per raggiungere l’uscita.

Quarta e ultima meta della gita: tappa balneare sul lungomare di Agios Panteleimon. Trovatolo agilmente e rapidamente siamo stati però costretti ad allontanarci dal centro abitato causa la cronica mancanza di parcheggi; non è stato un male dal momento che siamo finiti in una parte più tranquilla del lungomare, dove abbiamo trovato la taverna a conduzione familiare Αλεξάνδρα (Alexandra) . Taverna di cui qui viene proposto il simpatico biglietto da visita e la vista dal nostro tavolo.

 

Affamati e curiosi di provare la cucina del luogo abbiamo ordinato senza indugi la solita insalata di granchi, un’ottima insalata di melanzane e il nostro cavallo di battaglia ovvero linguine (e non spaghetti, finalmente) con gamberi. Gamberi di cui lei va ghiotta evidentemente, poiché pur di averne in continuazione mancava poco che saltasse sul nostro tavolo.

Taverna molto consigliata; servizio efficiente e ottimi piatti. Ci sono stati inoltre offerti due porzioni di una torta salata fatta in casa e il dolce al momento di pagare. Per 27 euro e 50 difficile trovare qualcosa di meglio in riva al mare e a poca distanza da Atene.

Il dopo pranzo ci ha visti di nuovo saltare sul nostro bel mezzo di locomozione alla ricerca di una spiaggia privata (o forse volevate vederci bruciare sotto il sole dell’Attica senza un ombrellone?) dove poter trascorrere qualche ora di relax. Trovatala grazie a un’intuizione geniale di Αττική abbiamo fatto meta in un bar sulla spiaggia leggermente più a nord di Agios Panteleimon, dove per 4 euro a testa di ingresso abbiamo potuto sdraiarci amabilmente su due ombrelloni sorseggiando una birra gelata e riposandoci dopo le fatiche della mattinata. Chiariamoci: non è forse la spiaggia migliore dell’Attica, né lo è il mare ma non è di certo tra le peggiori come non è affatto sporco il mare; inoltre, il fatto che non fosse un carnaio il pomeriggio del 9 agosto è un punto a suo favore. Se siete nella zona di Atene e non volete picchiarvi per avere un ombrellone questa è una zona che consiglieremmo senza indugi. Non sarà Glyfada, non sarà Capo Sounio, non sarà Vouliagmeni o aggiungete altre mete più rinomate ma se siete alla ricerca di una buon compromesso tra qualità spiaggia e mare e poco affollamento sapete dove venire ora.

Non può mancare il capitolo ritorno per concludere il racconto di questa giornata intensa, ma molto divertente e interessante dal punto di vista culturale: il nostro buon navigatore -forse a conoscenza del traffico che impesta la zona di Spata (in prossimità dell’aeroporto di Atene) , Rafina eccetera ha pensato bene di farci letteralmente inerpicare sul monte Penteli per poi ridiscendere verso Atene  in prossimità dei sobborghi Nea Penteli e Melissia. Dal punto di vista paesaggistico è stato un percorso fantastico poiché abbiamo potuto favorire di scorci impareggiabili sia sul golfo di Petalion (il tratto di mare davanti ad Agios Panteleimon), sia sulla piana di Maratona. Anche dal punto di vista automobilistico è stato parecchio divertente perché con tutti quei tornanti, salite e discese mi ha ricordato le colline da dove provengo. Probabilmente non è stata la strada più veloce, ma non avendo particolare fretta di tornare a casa ce la siamo ampiamente goduta: io alla guida e Αττική nel ruolo di passeggera affascinata e rapita dal paesaggio. Non abbiamo mancato di chiederci chi glielo abbia fatto fare al buon Fidippide di farsela di corsa (tra leggenda e realtà) e soprattutto quale strada possa avere mai percorso e in che condizioni fosse nel 490 a.C.

In conclusione la zona di Maratona merita ampiamente una visita in giornata se siete già ad Atene: sia che vi interessiate di storia e/o di archeologia o siate più banalmente alla ricerca di spiagge dove trascorrere i vostri momenti di relax qui troverete ciò che fa per voi a circa 40 km dal centro di Atene. (Del resto chissà come mai l’odierna corsa chiamata maratona è lunga 42,195 km?) Non siete automuniti? Non disperate perché l’onnipresente servizio di pullman interurbano della K.T.E.L. vi porterà a Maratona fermando presso i siti archeologici più interessanti e liberandovi dall’eventuale stress della guida.

 

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Mikrolimano e Kastella, Petralona e Kallithea

Una domenica tra Mikrolimano e Kallithea

Come avrete potuto dai nostri post dei giorni scorsi, un’ondata di caldo si sta abbattendo sulla nostra simpatica capitale; ondata che dovrebbe raggiungere il suo culmine dopodomani quando si dovrebbero raggiungere i 38-39 gradi, per poi sparire rapidamente giovedì quando si prevedono piogge e/o temporali.

Ma non starò qui ad ammorbarvi con noiose previsioni del tempo, bensì sarà mia cura rendervi partecipi della domenica che Αττική e io abbiamo trascorso tra Mikrolimano e Kallithea. Il primo è un porticciolo, il più piccolo, del Pireo mentre il secondo è un sobborgo popolare a sud di Atene, ubicato tra il centro di Atene e il Pireo.

Ciò che rende molto caratteristico Mikrolimano è la quantita di ristorantini, bar, pub, caffetterie e chi più ne ha più ne metta che vi sorgono; tutti rigorosamente con vista mare (e Atene). Abbiamo scelto il Κοκόυν poiché era quello con più tavoli disponibili anche se quelli più esposti sul mare erano ahimè tutti già occupati. Localino nella norma, senza infame e senza lode. Ouzo con ghiaccio rigorosamente a parte per noi due e poi tutti verso la stazione della metro di Faliro (sulla linea 1 che collega il Pireo ad Atene) per riavvicinarci al centro di Atene.

 

 

(la lista col nome Cosmopolitan non vi tragga in inganno, il locale si chiama davvero Kokoun ma evidentemente i menu sono reduci dalla gestione precedente).
Piccola digressione su come raggiungere Mikrolimano da Atene: logica vorrebbe che si prendesse la metro 1 e si scendesse a Faliro oppure il tram da piazza Syntagma verso il palazzo dello sport SEF (Στάδιο Ειρήνης και Φιλίας ovvero Stadio della Pace e dell’Amicizia – mai definizione fu meno appropriata visto che è il palazzo dove gioca l’Olympiacos ed è spesso teatro di risse se non tra tifosi, poiché qui le trasferte dei tifosi sono vietate da moltissimo tempo, tra giocatori delle diverse squadre) e si prendesse il τρόλλεϋ, ovvero il filobus numero 20 dal capolinea. Peccato che vi siano cartelli numero ZERO che indichino la direzione da seguire per i coraggiosi che arrivano con la metro/tram e sia quindi pressoché impossibile per i non locali capire che bisogna oltrepassare la stazione del tram, passare tra i lavori in corso del prolungamento della linea tramviara -credo- attraversare la strada e raggiungere belli paciarotti il suddetto capolinea. Αττική e io l’abbiamo capito solo al ritorno, seguendo la fauna locale, mentre l’andata ce la siamo sciroppata a piedi sotto la canicola del Pireo. Non è impossibile percorrere il tragitto stazione Faliro/stazione SEF > Mikrolimano a piedi, dal momento che bisogna costeggiare il palazzo dello sport, entrare nel simpatico parchetto che sorge accanto, seguire le indicazioni per il teatro locale, oltrepassare un ponticello e percorrere la strada che costeggia il canale (artificialissimo) creato a uso e consumo dei natanti locali. Onestamente io però lo sconsiglierei soprattutto in queste giornate estive e poi perché il parco dopo una certa ora potrebbe non essere frequentato da persone molto piacevoli.

Tornando verso Atene ci siamo in seguito fermati a Kallithea, dal momento che Αττική e io volevamo fermarci in uno dei Goody’s ovvero una catena di fast-food greca, ispirata alla più famosa McDonald’s ma di qualità -devo ammettere io che non sono personalmente un cultore dei fast-food- superiore. Purtroppo o per fortuna per voi, niente foto, dal momento che la location non era niente di particolare. Degna di nota invece la salsa Goody’s, nella quale affogare le patatine fritte che non possono non accompagnare ciò che ordinerete.

Indirizzi:

Kokoun: Akti Koumoundourou 24, Pireo

Come arrivare:

Fermata Skalakia (filobus 20)

Aggiornamento del 26/04/16: Il Cocoon risulta chiuso definitivamente..