Browsing Category

Nord

IMG_0651
Kifisia, Mangiare e bere

Un compleanno lontano dalla calura

In occasione del nuovo genetliaco del sottoscritto (sì, una volta all’anno capita a tutti di invecchiare..) ci siamo ovviamente posti il problema di dove festeggiare la lieta occasione. Su suggerimento di Αττική la scelta è ricaduta su uno dei cosiddetti Voria Proastia (quartieri settentrionali) dove non abbiamo mai messo piede (almeno non da quando è nato SRDK). Stiamo parlando di Kifisia, comune a nord di Atene e capolinea dell’ilektrikos che conduce al Pireo; si tratta di una delle zone più trendy e dal maggior tenore di vita dell’intero circondario ateniese insieme a Glyfada e a Kolonaki e ciò lo si può facilmente notare dalle auto che percorrono le sue strade, dalle ville moderne e anche dai prezzi dei locali decisamente superiori alla media del centro di Atene.

Il ristorante dove abbiamo deciso di trascorrere la serata non fa eccezione, senza però spingersi a eccessi fuori luogo e da noi difficilmente sostenibili, ma la qualità del cibo e il suo ambiente meritano sicuramente qualche euro in meno nel vostro portafoglio e in più nelle casse del Berdema . Il locale si trova in quel di Nea Erythrea, un ex-comune ora facente parte a tutti gli effetti di Kifisia, nella zona settentrionale di quest’ultima; si trova in un’area periferica ma questo è il suo punto di forza, dal momento che può contare su un ampio cortile con molto verde e decisamente consigliato per le calde serate ateniesi. La scelta si rivelerà essere più che azzeccata poiché la differenza climatica con il centro di Atene è notevole e renderà più che vivibile il tempo trascorso al Berdema.

Dicevamo della qualità del cibo: le portate da noi ordinate si riveleranno essere infatti ottime. Tiropitakia (tortini di formaggio), souzoukakia (salsicciotti cotti al sugo di pomodoro), pastourmadopitakia me kataifi (tortini di pastirma ricoperti con sfoglia kataifi) e siufichto (pasta tradizionale cretese condita con pomodori, olive e capperi)Come degna conclusione ordiamo come dolce un künefer ovvero una ricetta turca che prevede formaggio di capra racchiuso tra due strati pasta kataifi; il tutto cotto al forno e ricoperto con sciroppo di acqua e zucchero con spolverata di pistacchi (in questo caso i migliori della Grecia, quelli di Egina). Porzioni affrontabili ma credeteci che il dolce ci ha veramente messo alla prova e non ci è stato possibile terminarlo.

In totale il conto originario prevede un esborso di circa 50 euro ma, avendo prenotato con E-table (un portale dove effettuare prenotazioni in moltissimi ristoranti in tutta la Grecia), abbiamo accumulato un 10% di offerta del locale riservata ai clienti e-table e 10 euro di coupon per il compleanno; in totale andiamo a spendere una cifra decisamente economica rispetto alla qualità del cibo assaggiato e in generale all’esperienza provata in questa piacevole serata di inizio agosto. Non possiamo che consigliare vivamente il Berdema per le vostre serate all’insegna di cucina di qualità in un ambiente gradevole, tranquillo e fuori dal caos del centro di Atene. Noi ci ritorneremo magari quest’inverno per provare l’ambiente interno (che prevediamo venire riscaldato da un camino, a Kifisia d’inverno può fare decisamente più freddo rispetto ad Atene!)


Indirizzo:

Strofiliou & Skiathou 3, Kifisia, tel. 210 6201108

Come arrivare:

Stazione Kifisia (ilektrikos) poi:

fermata Faros (autobus 503, 507, 509, 535, 536, 560), fermata 1° Charilaou Trikoupi (autobus 523)

IMG_0427
Mangiare e bere, Panormou

Un rebetadiko gremito per ricordare i vecchi tempi

La zona di Panormou, che prende il nome dalla strada a forma di arco che collega viale Kifisias con viale Alexandras è ricca di kafeteries, bar, birrerie ma anche di locali dove mangiare tipica cucina greca a prezzi più che accessibili. Non dovrebbe essere dunque un mistero per i nostri lettori più affezionati che sia una delle nostre mete preferite e che esploreremo maggiormente nel prossimo futuro. In questa calda domenica di inizio giugno, dove solo un leggero venticello smorzava la calura ateniese, abbiamo dunque deciso di provare una taverna che da qualche giorno ci incuriosiva ovvero l’Αδιαχώρητο (Adiachorito) che in italiano significa “gremito”

Punto di forza della taverna è quello di offrire una ricca proposta musicale dal vivo soprattutto nei fine settimana; a essere precisi l’Adiachorito non è una taverna, bensì si definisce rebetadiko ovvero una taverna dove le libagioni sono accompagnate dalle note del rebetiko. L’atmosfera è quella tradizionale di questo genere di  locali; bouzoukia, chitarre e baglamas sono appesi in bella vista sulle mura dell’Adiachorito insieme a vari utensili, pentole e anticaglie che ricordano un’epoca passata.

Dal punto di vista strettamente culinario andiamo subito al sodo: non è certo il posto dove mangerete meglio ad Atene, nemmeno quello dove mangerete peggio. Abbiamo scelto dal comunque vasto menu una tyrokafteri (una salsa a base di feta e peperoncino piccante), dakos (ormai dovreste conoscerlo!), tyropitakia (delle piccole tortine di feta) e delle sardine alla griglia; il tutto accompagnato da un buon rosè. Non ci possiamo lamentare certo delle porzioni (le sardine erano 15, contate) ma nessun piatto ci ha lasciato particolarmente a bocca aperta dal momento che abbiamo provato tutte queste pietanze in altri locali e abbiamo trovato delle versioni migliori.

Siamo però convinti che questo sia un posto dove venire a divertirsi in compagnia di amici o parenti per trascorrere una bella serata a base di rebetiko e non un posto da gourmet o da fini intenditori di cucina. Proprio in base a questo e alla simpatia che ci ha ispirato l’arredamento non possiamo che consigliarvi l’Adiachorito nel caso vogliate vivere una serata da veri greci lasciandovi prendere dalla musica e dall’atmosfera. Altro punto a favore è la gentilezza dei proprietari e il servizio comunque attento e cortese (ci è stata offerta un’ottima chalvas al momento di richiedere il conto).

Indirizzo:

Doukissis Plakentias 120, telefono 210 699 0920

Come arrivare:

Stazione Panormou (metropolitana blu), fermata Erythros Stavros (filobus 3,10, 14, 18, 19 autobus 550, 602, 610, A7)

Panormou1 (1)
Mangiare e bere, Panormou

Ambiente “agreste” e piatti da intenditori a Panormou

In questo periodo stiamo approfittando di varie occasioni per ritornare a far visita a ristoranti che ci avevano particolarmente colpito all’epoca in cui ancora non avevamo il blog e che quindi erano rimasti ingiustamente senza recensione.

Questa volta il pretesto è stato la necessità di darci appuntamento per una cena con la nostra amica Claudia in luogo a metà strada tra Pangrati e Patissia che fosse comodo per tutti. Dopo un po’ di riflessioni, volendo evitare il centro e i soliti posti affollati nel week-end, ci siamo ricordati della Paranga tou Sotiri, una delle prime taverne in cui io e Albertos siamo stati insieme qui ad Atene, più precisamente a Panormou. C’eravamo trovati davvero bene e quindi abbiamo velocemente dirottato la serata da quelle parti, desiderosi allo stesso tempo di ripetere la piacevole esperienza e di far provare a Claudia un dei nostri locali preferiti.

Visto l’orario più da aperitivo che da cena, non è stato necessario prenotare; anzi, quando siamo arrivati abbiamo trovato molti tavoli disponibili ed è stato quindi facile scegliere una posizione strategica che ci permettesse di cogliere delle suggestive istantanee del locale.

La nostra uscita è stata impostata non come una propria e vera cena ma sull’ordinare piuttosto delle mezedes e accompagnarci del vino. Fortuna ha voluto che, essendo la domenica prima di Pasqua, la tradizione prescrivesse di consumare quasi solo pesce; la taverna in questione, oltre ai piatti del menù aveva appositamente preparato dei nistissima fagità (cibi da digiuno) per adattarsi alla particolarità della giornata; da questi ultimi, nutrendo una debolezza per il pesce, abbiamo scelto degli succulenti gamberi dopo averli letteralmente visti esposti in una vetrina insieme ad altre squisitezze.

Il tratto distintivo del locale è infatti quello di essere una commistione tra una taverna e un maghirio (una specie di rosticceria con i piatti a vista). In aggiunta ai piatti disponibili nel katalogos ce ne sono sempre alcuni in bella mostra davanti alla cucina, preparati di fresco e pronti ad essere serviti agli avventori che ne vengono irresistibilmente attratti. In genere queste specialità giornaliere comprendono legumi in salsa (fagioli, ceci, etc…), pollo o maiale in diverse varianti, riso con carne o con pesce, verdure assortite, moussakas o pastitsio.

Oltre ai gamberi alla brace abbiamo ordinato della fava e un midopilafo, ovvero un risotto alle cozze. Nel frattempo, aspettando i piatti abbiamo scambiato due chiacchiere sull’arredo del locale che richiama molto un ambiente di campagna, con gli attrezzi per il lavoro nei campi alle pareti, inframmezzati da katroutsia, i tipici recipienti metallici con cui  si serve il vino nelle taverne. Insomma, un tocco molto agreste e popolare che ben si adattava all’idea di  paragka (scherzosamente “bettola”).

Le nostre attese sulla cucina non sono state deluse. Orektikò, riso e gamberi erano davvero deliziosi e nonostante non avessimo ordinato molti piatti le porzioni sono state sufficienti a saziarci. Al termine del nostro “aperitivo” c’è stato portato del gustoso chalvàs e ci siamo alzati soddisfatti una volta di più per il cibo, il servizio, la cortesia  e i prezzi sicuramente modici.

Se vi trovate dalle parti di Panormou questa taverna vale veramente una visita. La sera ci è capitato di assistere a musica dal vivo, un momento divertente di cultura popolare che vi consigliamo di sperimentare. La cucina chiude a mezzanotte; come avverte un cartello all’entrata “ noi cuciniamo fino a quell’ora…più tardi se ne occupa vostra moglie”. Un avvertimento molto in sintonia con lo spirito leggero del locale che sicuramente ha tra le sue qualità quella di risultare subito piacevole agli occhi e … al gusto degli avventori.

Indirizzo: 

I Paragka tou Sotiri: Doukissis Plakentias 76

 

Come arrivare:

Metropolitana: linea blu (fermata Panormou)

Autobus: 550, 602

 

 

 

IMG_0099
Mangiare e bere, Panormou

Voglia di Cina in quel di Atene? Basta andare a Panormou

Possiamo affermare con sicurezza che il primo weekend di marzo sia stato (in parte) dedicato alla scoperta di nuovi sapori, diversi da quelli classici ellenici. Dopo l’incursione del sottoscritto in quel dell’Indian Haveli ci dirigeremo infatti verso il quartiere di Panormou per provare un ristorante cinese tra i migliori di Atene per quanto riguarda il rapporto qualità-prezzo.

Raggruppato un buon numero di persone (saremo infatti otto alla fine) ci incontriamo con la sempre fedele Claudia alla stazione della metropolitana di Panormou, fatto che non può non rievocarmi lieti ricordi dal momento che si tratta -oltre che uno dei nostri quartieri preferiti e di cui approfondiremo meglio la scena food&drink nei prossimi mesi- della zona dove ho soggiornato durante il mio primo viaggio ateniese. A differenza però di quel periodo ci inerpicheremo (è il caso di usare questo termine, le salite a Panormou possono essere decisamente ripide) verso la zona alta del quartiere che presenta a dir la verità meno locali rispetto alla vivace parte bassa che pullula di locali adatti sia per mangiare sia per bere.

Giunti al locale possiamo svelarvi il nome di esso, lo Spring Roll che non lascia dubbi sulla tipologia di cucina proposta e sulla provenienza dei gestori. Il locale è pressoché vuoto, ma altresì piccolo per cui la prenotazione è stata provvidenziale. In attesa degli altri commensali ci viene subito proposto il menu, il quale presenta decisamente molte proposte tutte improntate alla cucina cinese più classica e senza molti adattamenti ai gusti locali. come del resto pensiamo che sia giusto.

IMG_0099

 

Ancora lungi dallo scegliere le pietanze che ordineremo ecco raggiungerci gli altri commensali, tra cui spiccano la new entry delle nostre uscite, Daniela (alessandrina di origine quindi praticamente una conterranea del sottoscritto, ma ateniese di residenza) e il suo compagno greco con cui scopriremo -durante la serata- di condividere la simpatia verso la vera squadra di Atene ovvero il Panathinaikos. Pronti per l’ordinazione quest’ultima non si rivelerà impresa semplice dato il numero di commensali; decidiamo dunque di procedere uno alla volta con bene impressa l’idea di dividere con tutti quanti le pietanze di nostra scelta. Ordineremo piatti a base di riso, pollo, gamberi e maiale ovvero alcuni degli ingredienti principali della cucina cinese, il tutto innaffiato da litri di vino rosé e bianco.

La condivisione delle pietanze verrà facilitata da un grosso piatto rotante di legno su cui verranno appoggiati i cibi e fatti girare in modo che tutti possano assaggiare ciò che anche gli altri hanno ordinato; il responso sul cibo è decisamente positivo, comprese le porzioni che anzi risultano essere fin troppo abbondanti ma questo è un aspetto dei ristoranti greci a cui siamo ormai abituati e per il quale non ci stupiamo più. Menzione particolare merita il vino rosé, la cui gradazione alcolica non lascerà certo indifferenti e anzi favorirà il fluire della conversazione tra tutti noi.

Finiremo per pagare una cifra veramente irrisoria, 108 euro per 8 persone che diventeranno 110 con la mancia fanno sì che con meno di 14 euro a testa ci si sia riempiti di succulenti cibi cinesi in un ambiente accogliente, tranquillo ma al tempo stesso caldo. Per alcuni piatti l’attesa è stata superiore al previsto ma è pur sempre comprensibile dal momento che le ordinazioni si sono accavallate quasi nello stesso istante. Per concludere non possiamo che consigliare questo ristorante cinese e per il dopo cena potrete scendere verso la parte bassa di Panormou per proseguire la serata nelle numerose birrerie situate in prossimità della fermata della metropolitana.

Indirizzo:

Trifillias 91, Atene

Come arrivare:

Stazione Panormou (metropolitana linea blu), fermata 4h Psichikou (autobus 036 e 651)

Mangiare e bere, Marousi

A Maroussi con allegria

Archiviata la parentesi Klimataria, di cui vi ha già raccontato ampiamente Attiki, è già ora di pensare a come trascorrere questo sabato sera di tardo febbraio. Non siamo soliti farci trovare impreparati perciò avevamo già preso accordi con la sempre disponibile Nevila per una nostra gita in quel di Maroussi, dove del resto abita la fanciulla. La rete di trasporti pubblici ateniesi fa sì che il luogo migliore dove incontrarsi con Attiki sia ancora una volta Monastiraki e in poco tempo la raggiungiamo dalle nostre rispettive zone di residenza. L’ilektrikos per fortuna non è affollato come potrebbe esserlo in settimana e troviamo addirittura posto a sedere; il tragitto durerà poco più di una mezz’ora durante le quali attraversiamo dapprima il centro e poi i quartieri più settentrionali senza tralasciare la fermata dell’OAKA che è un po’la nostra preferita per ovvi motivi sportivi. Arriviamo in una fredda (rispetto almeno a Nea Smirni, ma c’è da considerare che in questo periodo c’è una marcata escursione termica tra giorno e notte ad Atene) Maroussi in perfetto orario dove troviamo la solerte Nevila ad attenderci. Dopo una discreta camminata nella zona pedonale (e commerciale) del comune ateniese giungiamo al mezedopoleio prenotato dalla nostra amica ovvero lo Spirto. Il locale si presenta pressoché vuoto ma è dovuto all’orario abbastanza antelucano per fare baldoria; trattasi di mezedopoleio ma non vi è dubbio che il locale sia più improntato alla parte drink rispetto a quella food quindi riteniamo che andrà affollandosi nel dopocena che qui vi ricordiamo non cominciare normalmente prima delle 23. Accomodatici ordiniamo praticamente tutti i piatti presenti sul menu, facendo eccezione per quelli non disponibili in giornata; nello specifico scegliamo una tirokafteri (una salsa al formaggio a base di feta piccante), l’immancabile polipo all’aceto, ntakos (una sorta di bruschetta tipica di creta), salsiccia e due insalate di patate. Il tutto innaffiato da un mezzo litro di vino rosso. Le porzioni sono adatte a un mezedopoleio, ovvero da smangiucchiare e dividere tra commensali e non a nuocere alla linea e alla salute dei medesimi commensali come ci è capitato in molti altri mezedopolii. Durante la cena non possiamo che apprezzare l’atmosfera e lo stile dello Spirto, rilassato e minimalista così come il servizio attento e gentile. Data la grande quantità di mezedes ordinate facciamo quasi fatica a terminare tutto ciò che è nei nostri piatti nonostante le porzioni decisamente affrontabili; forse avremmo potuto risparmiarci un’insalata di patate ma il prezzo decisamente economico ci aveva fatto pensare a una quantità di cibo nel piatto inferiore a quanto realmente ci è stata poi offerta. Proprio il prezzo è uno dei punti a favore dello Spirto; dopo avere infatti mangiato e bevuto tutto ciò che vi abbiamo appena elencato la spesa a testa risulterà essere di 10 euro (contando la sempre gradita mancia al cameriere); 27,50 euro per un quartiere non proprio economicissimo come Maroussi è un prezzo decisamente concorrenziale e non facciamo fatica a credere che lo Spirto sia sempre affollato.

Cosa fare nel dopocena? Il desiderio di rakomelo è insito in tutti e tre e ci affidiamo alla sapiente guida di Nevila per indirizzarci a bere una karafaki  di una delle nostre bevande preferite. Percorrendo a ritroso la strada che ci ha condotto allo Spirto dalla stazione dell’ilektrikos giungiamo, dopo una minima deviazione, al Rakobeladiko, che sfrutta un simpatico gioco di parole tra rakomeladiko (locale dove si beve rakomelo) e il belare *. Sebbene Nevila abbia messo le mani avanti, sostenendo di non essere mai stata cliente di questo locale, la prima impressione è ottima. Il Rakobeladiko è quantomeno affollato e questo è sempre un buon segno; dobbiamo addirittura accomodarci in un tavolo appena abbandonato da altri commensali che avevano appena finito di cenare, ma che viene subito ripulito da uno dei camerieri in servizio. Il momento della scelta dell’ordinazione è molto rapido, giacché sappiamo benissimo cosa desideriamo: particolarità del Rakobeladiko è il fatto di dover scrivere a mano la comanda, indicando a penna il numero delle porzioni che si desiderano. Personalmente lo ritengo un metodo molto efficace e che riduce al minimo le possibilità di errore dovuti a eventuali incomprensioni tra camerieri e ospiti. Tempo di scaldare il rakomelo ed eccocelo servito in una karafaki da 250 ml. Il giudizio non è entusiasmante; non che fosse cattivo ma non regge il paragone con il rakomelo bevuto allo Svoura e alla Serbetia tou Psirri ma ci accontenteremo per questa sera. Presi accordi con Nevila per le nostre prossime mosse in quel della capitale ellenica giunge il momento di accomiatarci per essere sicuri di non perdere l’ultimo ilektrikos della giornata che ci ricondurrà a Monastiraki per proseguire con la metropolitana fino a Evangelismos.

Il giudizio complessivo sul Maroussi e sui locali è molto buono; eravamo già stati nel sobborgo settentrionale in occasione di un dopo-partita del Panathinaikos e ci aveva fatto un’ottima impressione. Zona tranquilla, con locali interessanti e negozi di rango; cercheremo di tornarci con la luce del giorno per avere un ulteriore conferma sul fatto che sia una meta da consigliare ai nostri lettori.

* = stavamo scherzando, in realtà oltre al belare il gioco di parole è anche grazie alla parola greca o belas (il guaio), quindi il rakobeladiko è un posto dove si beke rakomelo..mettendosi nei guai!

 

Indirizzi:

To spirto, vasilissis sofias 81, maroussi

Rakobeladiko, dimitras 12, maroussi

Come arrivare:

Ilektrikos, stazione Maroussi

 

2015-12-2718.01.18
Mangiare e bere, Nea Iraklio

E dopo un’avvincente partita ad Atene…ad Iraklio!

Il giorno seguente alla serata del rakomelo targato Panathinaikos abbiamo deciso di andare a passare una divertente domenica di basket all’Oaka, ovvero al palazzetto dove gioca le partite in casa appunto il Panathinaikos. In realtà venivamo già da una partita del campionato a cui avevamo assistito il mercoledì prima; in quell’occasione la squadra di Atene aveva affrontato, umiliandola nel punteggio, la rappresentativa del Kavàla b.c. Stavolta avevamo preso i biglietti per gustarci il match contro un avversario ben più impegnativo, l’ Aris Salonicco, in un incontro valevole per l’accesso alla finale di coppa di Grecia.

 

 

 

Contro l’inoffensivo Kavàla eravamo giunti (meglio, Albertos per farmi un regalo di Natale strabiliante) a prendere dei posti V.I.P. che ci hanno garantito un posto letteralmente in prima fila ad un passo dal campo. Capirete la nostra (soprattutto mia) gioia nel poter ammirare i campioni della compagine bianco-verde in azione a pochissima distanza dalla nostra poltrona (perché di poltrona di pelle bianca si trattava). Qui è necessario comunque spiegare che il basket è una nostra passione condivisa e che ha rivestito un ruolo importante affinché io ed Albertos ci incontrassimo (ma non vi annoieremo con i particolari di quando eravamo in patria). Arrivati ad Atene abbiamo simpatizzato per la squadra della capitale da subito, un po’ perché fans da tempo di alcuni dei suoi giocatori un po’ perché, ammiratori di Atene, tifare Panathinaikos ci sembrava la scelta più adatta.
Dopo la meravigliosa esperienza col Kavàla, grazie ad Albertos e alla sua abilità nel prendere i biglietti, siamo riusciti ad accaparrarci degli altrettanto ottimi posti, questa volta alle spalle della panchina del Panathianikos, comunque sempre a qualche metro dai nostri idoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mentre la partita col Kavàla non aveva presentato problemi, quella con l’Aris, dopo un avvio scoppiettante, ha costretto i nostri ad impegnarsi in misura superiore per assicurarsi la vittoria, arrivata comunque alla fine di larga misura. Le coreografie e i cori della curva (che nel precedente scontro era assente per protesta contro le norme che rendono in teoria necessaria dall’inizio di quest’anno la tessera del tifoso per accedere alle partite) hanno reso il tutto più vivace e piacevole.
Al termine della partita, fattasi ora di cena, ci siamo voluti dirigere  verso un mezedopoleio a Irakleio (la fermata prima, venendo dal centro di Atene con l’elektrikos, di quella dove si trova l’Oaka) che avevamo tentato di provare, senza riuscirci, quando ci eravamo spinti fino a lì qualche mese fa.
Trovando, stavolta, il mezedopoleio in questione aperto ci siamo infilati con fiducia nel promettente locale, già completo al piano inferiore.
Poiché però l’Estia è dotata di tavoli al livello superiore, il solerte cameriere che ci ha accolto, ci ha fatto prontamente accomodare di sopra, dove abbiamo potuto con comodità scegliere il tavolo che più ci aggradava.

Una veloce scorsa al menù e abbiamo ordinato alici marinate, pollo ripieno di formaggio, polpette di zucchine e- come al solito -vino rosso trovando con grande soddisfazione, tutte le portate gustose e saporite. Mentre attendevamo i piatti e, in seguito, mangiavamo, il locale si è riempito completamente e non ci è stato difficile capire il perché. La qualità dei cibi, unita al prezzo più che abbordabile e  il servizio efficiente e rapido ne fanno una destinazione quasi obbligata per chi si trova nei dintorni.
Abbiamo voluto concludere la serata festeggiando la vittoria con un karafaki (una piccola bottiglia) di rakì che abbiamo bevuto mentre ci chiedevamo chi, tra Paok e Keratsini, sarebbe stato il nostro avversario in finale, La squadra di Salonicco sicuramente era favorita nello scontro contro quella quasi sconosciuta del Keratsini (un comune autonomo in provincia del Pireo), ma vi sveliamo che quest’ultima è riuscita a guadagnare il diritto di sfidare il Panathianikos dopo una partita al limite dell’incredibile.
Siamo ripartiti da Iraklio dopo un pomeriggio soddisfacente dal punto di vita atletico ed una sera altrettanto piacevole per quel che riguarda il ristoro. Il mezedopoleio visitato ci ha fatto, infatti, una buonissima impressione e siamo stati felici, dopo mesi di attesa, di averlo provato. Senza dubbio, abbiamo concluso, allontanandoci dalla fermata dell’ilektrikos a bordo del nostro sferragliante vagone, ci sentiamo di consigliarlo a quanti si trovino a passare da quelle parti. Per quanto riguarda noi aspettiamo solo il pretesto di poter tornare in zona poiché abbiamo già individuato qualche altro locale che ci piacerebbe sicuramente provare. Appuntamento quindi con Iraklio alla prossima volta sperando ovviamente in piacevoli scoperte di questo genere.

Indirizzo:

Kifisias 1, Neo Iraklio.

Come arrivare:

Fermata Neo Iraklio (Ilektrikos)

IMG-20151207-WA0002-1
Koukaki, Marousi

Calcio, basket, pesce, rakomelo, birra. Atene cosa ti manca?

Weekend intenso quello appena trascorso, grazie alla presenza dei nostri amici Francesco e Mauro giunti appositamente dal Belpaese per un tetraimero, ovvero una quattro giorni di pallacanestro e calcio in quel di Atene e dei suoi paraggi (Pireo tra tutti). Dopo una bougatsa ristoratrice di prima mattina (quindi verso mezzogiorno) non potevamo che proseguire il tour gastronomico di Atene by Sullerivedelkifissos portando i nostri ospiti e la sempre fedele Nevila allo Skoumbri; i più attenti di voi sapranno che si tratta di uno dei primi locali da noi recensiti, in quel di Koukaki; quartiere tra i nostri preferiti di Atene per la sua vita notturna vivace ma al tempo stesso dall’atmosfera rilassata.

Memori della sua qualità e della freschezza del pesce abbiamo avuto pochi dubbi quando ci è stato richiesto un buon ristorante di pesce nel centro di Atene (data la stagione e la mancanza di un automezzo a nostra disposizione abbiamo preferito non spingerci fino al Pireo, anche se in quella zona vi sono forse i migliori ristoranti di pesce della regione ateniese). L’atmosfera è sicuramente diversa da quella estiva e i tavolini all’esterno illuminati da una flebile ma romantica candela sono ormai vuoti (e in quantità notevolmente inferiore all’estate); atmosfera diversa, ma non peggiore, poiché all’interno si è più raccolti e la conversazione viene facilitata dall’assenza del rumore proveniente dall’adiacente via. Dopo una lunga scelta per le pietanze (dovuta al fatto che abbiamo dovuto tradurre quasi tutto il menu) abbiamo ordinato un discreto numero di piatti, la maggior parte dei quali destinata alla condivisione tra i commensali. Da segnalare un ottimo polipo alla griglia e i calamari fritti, senza tralasciare la solita spaghettata ai gamberi che io e Αττική abbiamo riassaporato dopo quasi 6 mesi. Tra piatti di pesce, calici di vino, racconti di vita vissuta abbiamo ben presto fatto venire l’ora di saldare il nostro conto; ricordavamo bene il rapporto qualità-prezzo che è tra i migliori di Atene per questo tipo di ristorante e con circa 18 euro a testa lasciamo il ristorante sazi e soddisfatti.

Non c’è visita a Koukaki che non comprenda però una capatina allo Svoura: ovvero un microscopico bar a pochissima distanza dallo Skoumbri, in direzione viale Syggrou. Non potevamo infatti non fare assaggiare ai nostri due ospiti il rakomelo, che ha avuto un discreto successo soprattutto nei riguardi di Francesco. Locale affollato, tavolini all’esterno inavvicinabili, ma per fortuna un angolino per 5 persone è stato trovato e abbiamo concluso in bellezza un sabato sera rilassato e piacevole tra amici.

L’indomani, volendo prendere i cosiddetti due piccioni con una fava, ci siamo organizzati per compiere visita alla nostra cara amica Nevila in quel di Maroussi. Maroussi è uno dei comuni facenti parte della periferia nord di Atene, a poca distanza da Kifissia e in cui è ubicato il complesso olimpico di Atene, il cosiddetto OAKA. E proprio allo stadio olimpico di Atene si erano diretti nel pomeriggio i nostri Francesco e Mauro, per assistere al big-match (???!) tra AEK Atene e AEL Kalloni Lekanopedio, ovvero la squadra dell’isola di Lesbo. Risultato scontato e grande esperienza di vita vissuta per i due nostri connazionali. Nel frattempo io e Αττική, nel tentativo di raggiungere Maroussi tra un centro di Atene in stato di guerra causa disordini tra anarchici e polizia e un ilektriko gremito all’inverosimile causa chiusura della stazione della metropolitana di Syntagma, veniamo simpaticamente accerchiati sul nostro vagone da dei tifosi gialloneri dell’AEK entusiasti per la vittoria. Presto fattasi ora di scendere e di accomiatarci dai sostenitori kitrinomavroi (gialloneri), troviamo ad accoglierci in quel di Maroussi Nevila e dopo una discreta attesa veniamo raggiunti da Francesco e Mauro.

La destinazione è L’Ambassadeur Bar , un pub dal chiaro stile britannico a poca distanza dalla stazione dell’ilektrikò di Maroussi. Veniamo calorosamente accolti dalla cameriera, anche perché siamo gli unici avventori della serata fino a quel momento. Chiaramente la fa da padrona la birra, ma da buon pub in stile anglosassone non mancano alcuni piatti per placare l’inevitabile stato di ebbrezza che vi coglierà sorseggiando le numerose birre di cui si compone il menu dell’Ambassadeur.

 

Tra birre chiare, scure e una…Fanta (?!) e un succulento piatto di carne destinato alla condivisione tra noi cinque, la conversazione scorre fluente ma essendo domenica sera il weekend giunge al termine e si fa quasi ora di ritornare a casa in vista di un lunedì intenso tra lavoro e altre commissioni. L’Ambassadeur è un pub con un’ottima selezione di birre, quasi del tutto straniere, che non può mancare dal vostro itinerario tra i “sobborghi del nord” di Atene. Ci riserviamo di ritornare quanto prima a Maroussi per scoprire altri locali meritevoli del luogo, ma per il momento ci riteniamo soddisfatti di questa scoperta enogastronomica e non possiamo che ringraziare Nevila per averci condotto in loco.

Skoumbri:

Indirizzo: Drakou 14, Atene

Come raggiungerlo: fermata Syggrou-fix (metropolitana linea rossa), fermata Fix (tram linea 4,5), fermata Gargaretta (filobus 1,5,15)

Svoura:

Indirizzo: Drakou 8, Atene

Come raggiungerlo: vedere Skoumbri

L’Ambassadeur Bar:

Indirizzo: Dimitras 1, Maroussi

Come raggiungerlo: fermata Maroussi (ilektrikò)

2015-10-1112.37.08
Nea Iraklio

Una domenica a Iraklio..tra lampi, tuoni, souvlaki e gatti ciccioni

Un interrogativo ci sorge durante il nostro ritorno dalla simpatica gita in quel di Zografou; cosa fare l’indomani, ovvero domenica? La risposta è presto trovata: prendiamo l’ilektrikò -ovvero il treno che collega il Pireo ad Atene e ai sobborghi settentrionali- in direzione Kifisia e decidiamo dove scendere! E che problema c’è? Troveremo sicuramente qualche posto da esplorare e soprattutto dove trovare ristoro.

La scelta, dopo una breve ricerca su cosa offre l’ambiente adiacente le stazioni dell’ilektrikò di nostro interesse (tra Perissos e Iraklio fondamentalmente) ci porta a prediligere la zona appunto di Iraklio. un dimos a poca distanza da Maroussi e Kifisia (da non confondersi con la ben più nota e omonima città, capoluogo di Creta) dove sappiamo esserci una discreta quantità di caffetterie, bar, mezedopoleii e souvlakerie. Accolti da un clima tropicale (vento caldo e umido proveniente da sud) non appena usciamo di casa raggiungiamo in poco tempo la fermata di Monastiraki da dove cominciamo il nostro viaggio verso nord. Scorrono le stazioni, una dopo l’altra e più il nostro sferragliante trenino si svuota e si allontana dal centro più ci avviciniamo alla nostra meta.
La stazione di Iraklio sorge (sopraelevata rispetto al piano stradale) in prossimità di una piazzetta in cui fa una bella mostra di sé un busto dedicato all’importante generale greco Theodoros Kolokotronis e dove sorgono alcuni invitanti locali brulicanti di cittadini alle prese col primo caffè (o frappè) della domenica (non pensiate che siamo mattinieri, sono pur sempre quasi le 13); intrigati da una birreria con un bel pentagramma sull’insegna luminosa al suo esterno constatiamo tristemente la sua chiusura. Non ci scoraggiamo però e proseguiamo pochi metri per accomodarci in una caffetteria, la Envy.
Ordiniamo senza indugi il solito, un freddo cappuccino dolce e un frappè; mentre sorseggiamo senza fretta le nostre bevande cominciamo a ragionare sui prossimi eventi organizzati dal nostro modesto blog, sull’onda dell’entusiasmo dell’aperitivo italiano della settimana scorsa. Ci impegniamo a organizzare un evento almeno una volta al mese; intento impegnativo che spetterà a noi rispettare!
Dopo aver terminato il caffè domenicale ci dirigiamo alla ricerca di un posto dove pranzare. L’idea era quella di sederci in un mezedopoleio chiamato Estia, a poca distanza dall’Envy e dalla stazione dell’ilektrikò; purtroppo il piano di sullerivedelkifissos.it trova un ostacolo, ovvero l’orario di apertura del locale. Nonostante infatti siano le 13.30 passate il locale è ancora chiuso -sebbene intravediamo movimento in cucina- e non sembra poter aprire a breve. Evidentemente a Iraklio si mangia non prima delle 15! La camminata fino al mezedopoleio non è però vana dal momento che ci rifacciamo gli occhi con questo bell’esemplare di felino pasciuto addormentatosi in una posizione quantomeno strana.
Ci dirigiamo, ora sì affamati, verso una delle vie principali di questo tranquillo sobborgo settentrionale e troviamo uno dei pochi luoghi aperti dove potersi nutrire, l’Angelakia, che possiamo definire taverna/souvlakeria.
Ci sediamo all’esterno, protetti da un tendone dalla pioggia che a breve cadrà copiosa su tutta la capitale; il vento infatti, aumentato notevolmente di intensità, sta portando nubi cariche di precipitazioni come hanno ampiamente anticipato le previsioni del tempo. Da notare come siamo quasi gli unici avventori che stoicamente scegliamo di sederci all’esterno non facendoci spaventare dalle condizioni climatiche. Ordiniamo senza troppi indugi un’insalata “cicladica” a base di olive, pomodori, cipolle (molte cipolle) e formaggio e una porzione di souvlaki di pollo più due birre di cui una la famosa Vergina finora mai provata e che si rivelerà essere una delle cose più buone di questo pranzo. L’ambiente è comunque apprezzabile e all’esterno il verde fa la sua bella presenza.

La qualità non è malvagia ma non è nemmeno il miglior souvlaki mangiato ad Atene; anche le porzioni non sono eccezionali per il prezzo che andremo a pagare. Bisogna però riconoscere che si tratta di un quartiere non facoltoso ma nemmeno popolare, per cui non si può pretendere di pagare lo stesso prezzo che pagheremmo a Tavros o a Petralona. Vorremmo spingerci al dolce, ma l’affollamento domenicale del pranzo e la lentezza dei camerieri ci spingono a desistere. Paghiamo (più di 20 euro, non pochissimo come detto per quanto mangiato; ad Atene si può spendere molto meno e mangiare molto di più) e corriamo verso la stazione di Iraklio giusto in tempo per essere sotto la pensilina quando si scatenerà un nubifragio condito da lampi e tuoni che ci accompagnerà quasi fino all’ingresso del tunnel della fermata di piazza Viktoria. Da segnalare alla fermata di Omonia un gruppo di vocianti tifosi ungheresi -nei cui corpi erano già presenti litri e litri di birra- giunti ad Atene per la partita (inutile) di qualificazione agli europei del 2016 Grecia-Ungheria che vedrà la vittoria (più che inutile) dei padroni di casa per 4-3 che almeno consentirà loro di chiudere il girone con meno ignominia dopo le raccapriccianti sconfitte contro le isole Far Oer.In conclusione il giudizio sulla gita è positivo, perché a noi piace sempre girare in lungo e in largo per Atene e non potremmo MAI rimanere delusi da questa città; onestamente però vi consiglieremmo altri posti dove mangiare a Iraklio, tra cui l’Estia (da informarsi sugli orari di apertura), la già menzionata birreria Pentagram, la souvlakeria Ypourgheio ton Gefseon (il ministero dei gusti) e la birreria Litharia. Non mancheranno occasioni future per ritornare a Iraklio e provare alcuni di questi locali; il quartiere si presenta bene, con molto verde e l’aria che si respira è di tranquillità. Siamo distanti dal caos del centro ma non siamo nemmeno nell’esclusiva Kifisia. Un buon compromesso a volte è proprio ciò che ci vuole nella vita.

Indirizzi:Envy: Filiron 9, Iraklio

Angelakia: Antypa Marinou 62-66, Iraklio

Come arrivare:

Fermata metropolitana Iraklio (Ilektrikò)

2015-10-0413.04.59
Lamprini

Come festeggiare l’ onomastico in una domenica di ottobre ad Atene?

Questa domenica non è come tutte le altre; è infatti l’onomastico di Αττική e si da il caso che in Grecia questa ricorrenza venga festeggiato come e anzi forse più del compleanno. Ragione per cui dobbiamo organizzare qualcosa per festeggiare al meglio la metà di Sullerivedelkifissos.it. Dato che domenica scorsa era rimasta in sospeso la gita a Galatsi, decidiamo all’unanimità (non che sia molto difficile) di dirigerci ancora una volta verso il nord della capitale.

Fatti ancora una volta i conti con i ritardi dei mezzi (stavolta anche a causa di una corsa ciclistica a Vyronas, comune adiacente ad Atene da dove provengono o transitano quasi tutti gli autobus che ci permettono di scendere verso la metropolitana di Evangelismos) ci dirigiamo verso i paraggi di piazza Omonia, da dove prenderemo il filobus che ci porterà in zona Galatsi, o meglio Lamprini; un quartiere confinante con Galatsi -ancora appartenente al comune di Atene- dove abbiamo visto alcune taverne e kafeteries che ci sarebbe piaciuto provare.

Ancora sul filobus notiamo come più ci allontaniamo dalla via Patission più il panorama cambi e inerpicandoci sulle discrete pendenze di Lamprini notiamo un quartiere all’apparenza molto tranquillo e ricco di verde; scendiamo alla fermata designata (vicino alla via Siracusa…) e dopo aver incontrato un signore che sentendoci parlare italiano ci ha offerto aiuto proprio nella nostra lingua (stavamo cercando un bancomat, ma chissà quale delusione per lui sentirsi rispondere in greco..no, non siamo turisti per caso piombati per sbaglio a Lamprini) siamo pronti per dirigerci verso la prima tappa di questa domenica così speciale. E che taverna “Pastorella” sia, dunque! Eccoci alla Βοσκoπούλα (Voskopoula), un locale specializzato in souvlaki che ha attirato le nostre attenzioni sia per le ottime recensioni avute dai precedenti avventori sia per la posizione, in una piazzetta piena di verde e molto tranquilla.

 

Siamo fortunati a trovare posto senza prenotazione perché in concomitanza alla nostra visita vi è un battesimo con decine di invitati. Il clima favorevole (circa 28 gradi di massima) invita a stare all’aria aperta e infatti i tavoli che danno sulla piazza sono (o saranno presto) quasi tutti occupati. Ordiniamo un souvlaki di pollo (con ampia porzione di patatine fritte) e zucchine fritte. La qualità del cibo è ottima e riteniamo quello appena mangiato come uno dei migliori souvlaki mai assaggiati ad Atene. Ci fa compagnia per qualche istante un simpatico felino, crediamo di proprietà dei gestori della taverna, tutto fuorché magro. Il micio ha qualche difficoltà nell’attraversare la strada e difatti ci dicono che è sordo ed è per questo che non è molto lesto a togliersi dalla via quando passano le auto.

 

Paghiamo il conto (esiguo per la qualità proposta, nemmeno 10 euro a testa) e scendiamo verso piazza Agias Andreas all’altezza della via Tralleon ovvero una delle vie principali di Lamprini caratterizzata da una lunga serie di locali. Ci sediamo comodamente in uno di essi per un caffè post-souvlaki decisamente piacevole, al fresco dell’ombrellone sotto il quale eravamo seduti e godendoci questa calura ottobrina così fuori stagione per chi è abituato al clima italiano ma assolutamente normale per queste latitudini.

In conclusione: abbiamo scoperto un’altra parte di Atene nuova per noi ed è una zona assolutamente distante dai percorsi turistici e per questo molto tranquilla. La taverna Voskopoula è quanto mai consigliata (effettua anche consegna a domicilio se abitate nei paraggi) per un souvlaki o un kebab di ottima qualità e se volete invece bere qualcosa i locali su via Tralleon non mancano di certo.

2015-09-2013.12.29
Nord

Come andare su un’isola dell’Egeo..rimanendo ad Atene

Non ci stancheremo mai di ripetere quanto Atene sia piena di luoghi da scoprire, di angoli nascosti da trovare e fare propri, ma una volta trovati non potrete fare a meno di ritornarci. Un po’ quello che ci ha spinto domenica a ritornare a Neo Psychiko, due mesi dopo la nostra prima gita in questo tranquillo sobborgo del nord di Atene. Dopo il sabato trascorso nella Atene più popolare tra Patissia e Petralona, eccoci il giorno dopo a dirigerci verso un quartiere completamente diverso; il tutto a sole poche decine di minuti da un luogo all’altro. Queste sono le cose che tanto amiamo della nostra Atene; una città poliedrica, che non annoia mai e in cui nel bene e nel male si può trovare di tutto; dalla taverna a conduzione familiare al ristorante di classe, dall’ouzeri al wine-bar più trendy, dai migranti ammassati in piazza Viktoria e sui treni che dal Pireo si dirigono verso il centro alle ville e auto di lusso dei quartieri più benestanti..

Deciso il programma della domenica, segnata dalle elezioni più snobbate di sempre che hanno visto come ben sappiamo il trionfo-bis di Syriza e di Alexis Tsipras, ci rechiamo alla fermata di Evangelismos in attesa di quello che normalmente sarebbe una linea di trolley abbastanza affidabile e dalle frequenze umane anche nei giorni festivi; peccato che il 3 oggi non sia in vena e causa una corsa saltata ci tocca aspettare ben 40 minuti sotto il sole, seppur non più cocente come un paio di settimane fa, ma comunque ancora gagliardo per essere quasi a fine settembre. Una volta giunto (e decisamente stipato di viaggiatori) affrontiamo il relativamente breve viaggio fino al capolinea di Neo Psychiko dove scendiamo e ci incamminiamo verso un’ouzeri che tanto avremmo voluto provare durante la nostra ultima escursione in queste lande ma che purtroppo non ci ha visti ospiti, dal momento che stava per chiudere (orari alquanto strani, erano le 18 o giù di lì).
Stiamo parlando del Χοχλιδάκι (Xoxlidaki) , situato in via Adrianiou 31, che questa volta -nonostante non avessimo prenotato, grave errore dato il successo che riscuote tra gli ateniesi- possiamo finalmente recensire per la nostra, e vostra (speriamo) gioia. Troviamo posto nel piccolo dehors sulla strada, anche se senza prenotazione l’unico tavolo disponibile è leggermente al sole. L’arredamento ricorda fa pensare di trovarsi in un’isola greca, tra insegne che ricordano Corfù e Mykonos; sulla tavola troviamo ad attenderci delle olive verdi, decisamente gustose ma anche piccanti. Da consuetudine arriva una piccola botticina di tsipouro, gentile omaggio della casa.

 

 

 

 Ci scusiamo per la qualità delle foto, ma come detto eravamo leggermente disturbati dal sole; notevole la quantità di mezedes proposta, circa 60, e di ouzo, 125, tanto da vedere dedicata una vera e propria lista di ouzo come se fossimo in un wine-bar; se siete amanti dell’ouzo o se cercate un tipo particolare di ouzo che avete visto solamente in un’isoletta del Dodecaneso questo è il posto che fa per voi. Scegliamo senza troppi indugi alici all’olio e al peperoncino, polpette di pomodoro, anguilla grigliata e per concludere due dolci della casa di cui uno sicuramente proveniente da una ricetta dell’Asia minore; ci perdonerete se non ricordiamo il nome, ma era in turco. La qualità in generale è ottima, pesce fresco, servizio molto veloce, preciso e mai invadente. I prezzi non sono tra i più economici di Atene, ma non è questo il quartiere dove volere mangiare molto e spendere poco; con circa 20 euro a testa abbiamo però mangiato diverse mezedes, pesce fresco, e bevuto un ottimo vino (nonché tsipouro). La sensazione finale è quella di aver fatto bene ad aver investito mezza giornata per tornare a Neo Psychiko per questa ouzeri; ad Atene non sarà facile trovare una sua concorrente che proponga la stessa qualità e la stessa varietà di mezedes e già l’aver fatto fatica a trovare posto senza prenotazione di domenica a pranzo (ci siamo salvati solo perché siamo arrivati abbastanza presto rispetto agli standard greci) ne dovrebbe essere testimonianza. Forse ne abbiamo individuata un’altra, a Exarcheia; ma sarà all’altezza del Xoxlidaki? Lo saprete solo continuandoci a leggere..
IMG-20150726-WA0000
Chalandri

Roventi sabati sera e taverne popolari

Come promesso dall’altra metà che compone questo blog, tocca a me raccontarvi il nostro sabato sera ateniese. La scelta su dove recarci è caduta sulla locanda Mpakalotaverna, scoperta dalla collega di Αττική Silvia, che si trova nel quartiere settentrionale di Chalandri. La zona era nuova per tutti e due ed entrambi siamo rimasti sorpresi nel constatare che si tratta di una parte della Grande Atene (perché Chalandri in realtà è comune a sé stante) piena di vita e costellata di locali di vario tipo. Sapevamo che, come quasi tutti i quartieri settentrionali di Atene, la qualità di vita non era certo di basso livello ma vedere così tanta gente in giro il sabato sera ci ha sorpreso e messo di buon umore.

Trovata facilmente la locanda (in una deliziosa via pedonale – peraltro dedicata al buon Tucidide – dove era quasi impossibile camminare data la quantità di tavolini all’aperto delle varie caffetterie e ristoranti) veniamo fatti accomodare al piano terra di fianco a un’imponente brace che darà il meglio di sé nei mesi invernali. L’arredamento è classico, sui muri campeggiano le foto di famiglia dei proprietari e molti dischi di cantautori ellenici degli anni passati, soprattutto ’50 e ’60. Il servizio è molto rapido e i piatti arrivano in men che non si dica, anche se io farei notare come il font scelto per la stampa del menu sia alquanto incomprensibile.

La cucina è tipica greca e non vi è la minima traccia di pesce sul menù, quindi se non siete ghiotti di carne potrebbe non essere la taverna giusta per voi anche se qualche piatto vegetariano lo si trova e viene comunque proposto tra i piatti del giorno (i menù sono due: uno più generico e uno specifico dove vengono menzionati i piatti che sicuramente troverete nella giornata in cui visiterete il locale; nota di merito per la taverna è che se un piatto è avanzato dal giorno prima il prezzo viene diminuito come conseguenza) Il clima rovente che attanaglia Atene anche la sera si fa sentire e nonostante un refolo di aria condizionata si sudano le famose sette camicie, anche perché mi sono lasciato ingolosire da una salsiccia di Kalamata, speziata e ripiena di formaggio, che si fa sentire come calore procurato.

Nel frattempo, arrivato a destinazione il noto imprenditore del Nord-Est Matteo che era erroneamente finito da tutt’altra parte di Atene nel tentativo di raggiungere Chalandri, conversiamo amabilmente davanti a uno-due-tre bicchieri di ottimo vino rosso della casa del più e del meno finché non arriva il momento di pagare il conto ai simpatici camerieri che ci hanno accompagnato durante il servizio di questa serata. In quattro andiamo a spendere ben 47,50 euro ovvero nemmeno 12 euro a testa; vi assicuro che non abbiamo lesinato sul cibo e tanto meno sul vino, anzi ci è stato pure offerto il dolce. I prezzi ultrapopolari di questa gemma che è la Mpakalotaverna ne fanno automaticamente una delle mete preferite di questo blog e tra le più meritevoli di visite per voi futuri visitatori di Atene e la stessa Chalandri sarà sicuramente oggetto di più approfondite visite in futuro da parte del direttivo di questo blog.

IMG-20150719-WA0003
Nea Filadelfia

Un salto a Filadelfia (no, non quella americana)

Dopo l’esauriente racconto del nostro sabato mattina -e primo pomeriggio- in quel del centro eccoci a presentarvi le nostre scorribande della sera. Sempre desiderosi di andare alla scoperta di posti nuovi, la nostra scelta su dove trascorrere l’agognato sabato sera -momento clou del weekend- è caduta sul quartiere di Nea Filadelfia. Piccola annotazione storica: la zona era solita chiamarsi Podoniftis, dal nome di un misero torrente, peraltro affluente del nostro amato Kifissos, che scorre nella zona (ovviamente quasi del tutto interrato, quindi invisibile agli occhi umani). Mi prendo la responsabilità di definire “misero” questo torrente perché l’etimologia del nome suggerisce proprio che la portata d’acqua era così di infima quantità che bastava a malapena per lavarsi i piedi..
La tragedia dei profughi greci provenienti dall’Asia Minore a partire dal 1922 ha però rivoluzionato il toponimo del quartiere; molti di essi erano stati provvisoriamente sistemati in quelle che oggi definiremmo baraccopoli nei pressi della zona di Ambelokipoi. Un incendio di vaste proporzioni determinò la distruzione di molte di esse, costringendo il governo dell’epoca a trovare nuove soluzioni per la crescente emergenza umanitaria. Tra le sedi prescelte per la costruzione di una nuova “città” per questi rifugiati provenienti dall’odierna Turchia vi fu proprio la zona che oggi viene chiamata Nea Filadelfia. Il nome prende origine dall’antica città di Filadelfia, dove oggi sorge la città turca di Alasehir; non è ovviamente il solo quartiere di Atene (in realtà più che quartiere dovremmo definirlo comune perché siamo oltre i confini istituzionali del comune di Atene vero e proprio) a prendere il nome da una città dell’Asia Minore. I più informati sapranno citare per esempio anche Nea Smyrni, ovvero Nuova Smirne, comune situato tra Atene e il Pireo dove i vostri eroi potrebbero anche decidere di fare tappa per vari motivi. Non ultimo perché sede della nostra seconda polisportiva preferita, ovvero il Panionios – o per gli amici PaGNoGNos – ma questo sarà oggetto di altri post in futuro.

Nea Filadelfia si presenta come un quartiere molto diverso da ciò che la gente si immagina quando pensa ad Atene; il verde qui non manca (le villette all’epoca della costruzione del quartiere avevano quasi tutte il proprio giardinetto privato) e il traffico non è caotico come nel centro della capitale. Il viale principale (Leoforos Dekelias) è affollato da molti ristorantini e caffetterie, che danno il “meglio” di loro durante i mesi estivi in cui gli avventori possono consumare le loro ordinazioni comodamente seduti nei tavolini all’esterno. Sotto la mia responsabilità il locale dove abbiamo deciso di ritrovarci (Αττική, colleghi + parenti + compagni e il sottoscritto) è stato un mezedopoleio (ormai dovreste sapere di cosa si tratta se ci leggete fedelmente) chiamato H Avli (Η Αυλή) ovvero “Il cortile”.
Come lascia intendere il nome -peraltro con ben poca fantasia- si tratta di un locale all’aperto, peraltro abbastanza grande, all’incrocio con Leoforos Dekelias e una delle viette laterali -in cui vigono sensi unici assolutamente autodeterminati e senza nessuna indicazione da parte della segnaletica verticale, nonché queste viette il sabato sera sono solite trasformarsi in aree pedonali su iniziativa unilaterale dei locali cittadini. La serata è calda, ma abbastanza ventilata e riusciamo a trovare un tavolo sufficiente per tutti ma abbastanza piccolo per tutti i piatti e le bottiglie che avevamo intenzione di ordinare. A farci compagnia lui, che ha dormito per quasi tutto il tempo sul divanetto davanti a noi.
L’immancabile lista:
Il menù è solo in greco, quindi questo lascia intuire come L’Avlì non sia affatto luogo per turisti (e chi verrebbe a Nea Filadelfia in fin dei conti? Attrazioni turistiche qui ve ne sono ben poche) . Cucina tradizionale greca, con alcuni piatti però interessanti. Ottima insalata di gamberi (la migliore che abbia mai mangiato ad Atene), arrosto di maiale gustoso e non troppo pesante. Peccato che una buona cena sia stata quasi rovinata da un’anguria con feta, peraltro offerta dalla casa, di una pesantezza unica (anguria che definire acerba era farle un complimento).
Insomma, il locale ha i suoi pregi ma qualche difettuccio ce l’ha (servizio non proprio velocissimo quando si è trattato di pagare e mancia semi-imposta dai camerieri dal momento che forse saremmo ancora lì se avessimo aspettato il resto). Con poco più di 10 euro a testa però si mangia anche bene e si beve ancora meglio forse.Nea Filadelfia è un quartiere sicuramente meritevole di una visita (se siete tifosi dell’AEK Atene questo però è il quartiere che fa per voi, perché è tutto impregnato di giallonero dal momento che il club fu fondato proprio da profughi greci provenienti dall’Asia Minore) se desiderate allontanarvi dal caos del centro di Atene. Più alla portata, economicamente, di Neo Psychikò ma altrettanto caratteristico nella sua similitudine a una cittadina del nord Italia ma con l’immancabile tocco greco. Non mancheranno occasioni di ristoro e passeggiate circondati dal verde. Se non siete automuniti lo si può raggiungere coi filobus 3 o 6 dal centro oppure con la metropolitana leggera che collega Kifissià al Pireo scendendo a Perissos e da lì in pochi minuti a piedi sarete su Leoforos Dekelias.

Indirizzo:

Leoforos Dekelias 134, Nea Filadelfia, 210 2515118

Come arrivare:

Capolinea filobus 3, fermata Pindou (filobus 6)

2015-07-1217.25.38
Nord, Panormou

Per quartieri sconosciuti e gatti famelici

Come trascorrere una domenica pomeriggio in un modo migliore se non quello di esplorare zone sconosciute a entrambi della nostra bella Atene? È con questa intenzione che i nostri eroi hanno sfidato la canicola ateniese (a dir la verità oggi il clima era migliore di ieri, meno umidità e più ventilato) per dirigersi nel quartiere di Neo Psychikò (Νέο Ψυχικό), nella zona settentrionale della capitale, alla ricerca di posti nuovi da recensire per voi, cari lettori.

Sapevamo fin dall’inizio che si trattava di una delle zone più benestanti della città, e con tale animo eravamo pronti a farci “spennare” in una delle caffetterie in cui saremmo stati ospiti. La zona in effetti si presenta davvero elegante e vivibile; assomiglia indicativamente a una cittadina del Nord Italia con molto verde, villette e condomini non troppo elevati. Si fa davvero fatica a immaginare di essere nella stessa città di piazza Omonia, via Kapodistriou, via Menandrou e altre vie degradate del centro di Atene ma tale è la realtà e purtroppo la disparità di condizioni sociali risulta notevole ai nostri occhi.

Scesi al capolinea del filobus 3 (che collega Neo Psychikò a piazza Syntagma e al centro) ci siamo diretti verso la zona dei bar e delle caffetterie e attirati dalla folta clientela e dall’aria un po’intellettuale del locale ci siamo seduti al Gaspar Food’n’mood.



Come supponevamo i prezzi sono adeguati al tenore di vita del quartiere e un frappè + caffè freddo ci sono costati ben 8 euro e 10 centesimi. Niente da dire sulla qualità, ma si paga più la zona che altro. Il locale si presenta sicuramente bene; divanetti in pelle, sedie ergonomiche, cameriere di bella presenza (ma poco utili al servizio vero e proprio, dal momento che una di loro non faceva nulla se non sorridere ai nuovi avventori) e una collezione di liquori davvero notevole. Se siete alla ricerca di un bar trendy e di una zona “in” diversa dalle inflazionate Glyfada, Kolonaki, Kifissià allora Neo Psychikò fa per voi.

Il nostro piano avrebbe previsto un caffè e poi visitare un mezedopoleio per sorseggiare un ouzo sgranocchiando qualcosa, ma il locale da noi prescelto stava per chiudere e i camerieri ci hanno gentilmente respinto. Ci chiediamo a che cosa serva agli affari chiudere alle 19 di domenica, ma questo aprirebbe una serie di considerazioni che preferiamo rimandare ad altra sede. Sconsolati, ma non troppo, decidiamo di abbandonare la tranquilla Neo Psychikò per riavvicinarci al cuore di Atene non prima di aver però raggiunto il Nirvana.

Alla sempre attenta Αττική viene in mente di visitare la zona di Panormou, sia perché di strada per il ritorno nel quartiere in cui viviamo, sia perché trattasi di quartiere già ben noto a entrambi;per me dal momento che lì presi in affitto il mio primo appartamento ateniese nel lontano novembre 2014 e per la mia compagna perché aveva già frequentato i locali della zona nelle sue frequenti scorribande ateniesi negli anni passati.

La scelta non è difficile; ci sediamo alla trattoria Filadelfi su consiglio di Αττική, dove mettiamo in atto l’idea originaria di cenare dividendo qualche piatto.

Dobbiamo essere sinceri; cameriere (o proprietario, o meglio figlio di proprietario) molto gentile e affettuoso -pure troppo nei miei confronti, ehm..- ma un po’sbadato dato che (ed eravamo gli unici clienti) tempo cinque minuti dopo l’ordinazione e si era già dimenticato la nostra comanda. Rispedita al mittente un’inutile e non richiesta insalata, i piatti hanno cominciato ad arrivare al nostro tavolo e ne abbiamo apprezzato la qualità. Non solo noi, a dirla tutta.

La gatta in questione ci ha infatti aiutato a mangiare il filetto di pollo in questione, con buona soddisfazione di tutti. Apprezzabile il fatto che a fronte comunque di un conto irrisorio per quanto ordinato (26 euro per mezzo litro di vino, polpette di zucchine, filetto di pollo e moussaka) ci è stata offerta un’anguria e un’ulteriore caraffa di vino.

Salutati gatta e cameriere ci siamo incamminati verso casa, non prima di avvertire i sentori di una nuova manifestazione a Syntagma dal momento che facevano capolinea nei pressi della fermata della metropolitana di Evangelismos alcuni autobus assolutamente fuori zona, quale il diretto X95 per l’aeroporto. Dopo l’estenuante camminata di venerdì sera ci siamo assolutamente rifiutati di sorbirci un’ulteriore scarpinata e abbiamo contribuito al benessere della categoria dei tassisti per il solito tragitto, finora esclusiva del sabato sera, fino alle vicinanze delle nostre abitazioni.

Per alcuni giorni lascerò il blog nelle ottime mani di Αττική, dato che improrogabili impegni di vario genere mi attendono nel Belpaese ma questione di qualche giorno e sarò di ritorno -sempre che la Grecia esista ancora come Stato indipendente e non come protettorato tedesco- per la seconda parte di questa lunga e strana estate 2015.