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Sobborghi del Pireo

2015-10-1013.06.08
Sobborghi del Pireo

Drapetsona, desueta quanto basta per un salto negli anni splendenti del secolo passato

Il motivo che ci ha spinto a visitare Drapetsona ce lo siamo domandati noi per primi. Voglia di vedere se rimane traccia del sobborgo popolare cantato nella canzone interpretata, tra gli altri, da Mitropanos? Esigenza di sconfinare nella provincia del Pireo (noi che siamo ateniesi convinti e molto attaccati alla nostra città adottiva)? Interesse per qualcosa di veramente al di fuori delle rotte turistiche e delle zone conosciute dall’ateniese medio?
Quale che possa essere comunque la ragione che ci ha spinto a varcare i confini della municipalità di Atene, di sbarcare (visto il porto) al Pireo e di addentatarci -per quanto i mezzi di pubblico servizio ce lo permettessero- nel dimos Drapetsona Keratsini, ci viene da affermare che la nostra esperienza se non propriamente esaltante è stata sicuramente particolare.
Saliti dopo pochi minuti di attesa sull’ilektrikos (la metropolitana verde) ad una gremita fermata di Monastiraki siamo giunti, dopo una decina di minuti, su un vagone decisamente più vuoto all’arrivo che non alla partenza, al capolinea della linea ovvero alla stazione del Pireo.
Usciti dalla magnificente struttura- il porto davanti a noi- dopo alcuni minuti siamo saliti su una nostra vecchia conoscenza, il famigerato trolley 20 (ricorderete la difficoltà di reperirne a neo Faliro il punto di partenza), in direzione appunto Drapetsona ed affini. Il mezzo in questione, è bene saperlo, corre lungo l’entrata principale del porto e poi si insinua nel dimos sopraccitato lasciando trapelare, nel suo percorso, le prime abitazioni scalcinate e l’urbanistica poco spiegabile del quartiere.
Scesi dopo poco (il tragitto era breve ma inaffrontabile a piedi) e fattasi ora conveniente per il pranzo- avevamo infatti studiato nei minimi dettagli il nostro arrivo a Drapetsona in modo da non dovere aspettare troppo per sederci e goderci le prelibatezze di qualche taverna- il socio, come al solito, ha snocciolato la lista delle possibili destinazioni tra cui decidere.
Incamminatici su quella che viene presto denominata dal compare “una delle strade principale della zona” non possiamo non notare come la crisi abbia colpito duramente i vari esercizi commerciali presenti nei dintorni. Molte sono le serrande abbassate e parecchi i negozi chiusi e il clima generale che ci circonda è quello di una periferia che fa fatica a tirare avanti. Sapevamo che Drapetsona fosse un sobborgo non dei più ricchi ma non ci aspettavamo certo una desolazione tanto diffusa. Questo ci ha fatto sospirare amaramente sui effetti della recessione che da anni attanaglia soprattutto le fasce più esposte della popolazione.
Prova di questa difficoltà attraversata dal luogo il fatto che la prima destinazione possibile per il pranzo fosse implacabilmente chiusa di una chiusura certo non temporanea.
Passando sulla via principale la nostra attenzione ci è caduta però su un locale molto promettente e curato, in netta antitesi con il paesaggio circostante. Vinte le nostre esitazioni- il ristorante era quasi vuoto- entriamo e veniamo serviti subito da un cameriere celere e competente. Il giovane, forse per adattarsi allo stile del locale, che ricorda i fasti dell’Atene anni ’50, sfoggia dei baffi inconsueti assolutamente particolari ma decisamente più adatti ad un’epoca passata.
I tavolini sono adornati ciascuno con una bottiglia di ouzo e di vino, che danno un tono molto caldo al tutto ma che però vengono immediatamente portati via dal cameriere all’accomodarsi dei commensali.

Dal menù che ci viene consegnato apprendiamo che il posto che abbiamo scelto per ristorarci- che si chiama Barbadimos– fa parte di una catena diffusa un po’ in tutta Atene e questo spiega il perché della diversità del locale rispetto a quelli più tradizionali della zona. Particolari molto curati nell’arredamento danno l’impressione di trovarsi in un luogo a metà strada tra una vecchia drogheria e la tipica taverna in voga alla metà del secolo scorso.

Pubblicità ai muri di spettacoli dell’età d’oro, quando il teatro e il cinema greco erano all’apice, e di prodotti famosi anni addietro ma ormai sorpassati completano l’immagine di questo ristorante in fondo abbastanza ricercato.

Scegliamo hummus, taboulè olè-olè (così lo riporta il menù!!!), spiedini di pollo e soutsoukakia smirnaika. Ci viene offerto un piattino con delle verdure sott’olio molto promettenti che gustiamo con del pane.

Le portate arrivano abbastanza in fretta (ad eccezione del taboulè che dobbiamo cortesemente richiedere), sono tutto sommato ben cucinate ma la carne nei piatti è poca e il prezzo pagato non è sostanzialmente giustificato. Le porzioni sono più che altro ricche di pane sotto forma di pita, presentano delle verdure di contorno che dovrebbero essere alla griglia ma che sono decisamente troppo bruciate e non si distinguono per la qualità dell’ingrediente principale. Il locale si riempe velocemente pensiamo più per l’ambiente gradevole e per la mancanza di altri ritrovi affidabili in zona che per il valore della cucina. Il vino è sicuramente molto buono ma per la stessa cifra abbiamo mangiato meglio.
Ritorniamo al porto del Pireo con lo stesso mezzo; nel frattempo dal cielo nuvoloso che ci ha accompagnato tutta la mattina fino ad ora inizia a scendere una pioggia sferzante. Decidiamo di goderci la vista dell’attracco portuale dall’alto di una kafetèria in cui ci siamo infilati aspettando che il peggio passi. Il clima sembra essere virato improvvisamente verso l’autunno e il rovescio temporalesco sembra da un lato contribuire al senso di decadenza che pervade questo luogo ma dall’altro pare regalargli un’aria assolutamente affascinante. A noi ricorda l’atmosfera di una città italiana che adoriamo seppur nella sua particolarità, Genova. Ce ne torniamo a Monastiraki mentre la pioggia non smette e si adagia sui vetri del finestrino della metro. Ai lati del vagone scorrono prima il Pireo, poi i primi sobborghi di Atene e infine arriviamo in centro. Il convoglio si svuota alla nostra fermata, Drapetsona, un po’ l’emblema della crisi, sembra lontana ma è solo a qualche kilometro dal centro vivace e spensierato di Atene. Per la serata, vogliamo muoverci sullo stesso stile; niente luci della ribalta, altra zona periferica semi sconosciuta ma sempre la stessa voglia di scoprire qualcosa di particolare. Ci riusciremo?

Indirizzo:

Ethnikis Antistaseos 29, Drapetsona

Come arrivare:

Fermata metropolitana Pireo (ilektrikò), fermata Sokratous (filobus 20, autobus 843)