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Pasalimani

2015-08-1520.33.23
Pasalimani

O Pireo salvaci tu dall’umidità padana di questo Ferragosto ateniese

Dopo l’interessante e sempre attuale visita ai resti archeologici del tardo pomeriggio di cui vi ha già narrato Αττική ci dirigiamo -provati dall’umidità insolitamente a livelli padani di questo Ferragosto ateniese edizione 2015 e dopo una necessaria sosta a un Ok Market (una catena di supermercati sempre aperti, 365 giorni all’anno, ovvero una rarità nella grande distribuzione organizzata greca) per dissetarci e reidratarci – verso il Pireo, che è un po’diventata la meta delle grandi occasioni dal momento che ci ha visti protagonisti sia per il mio genetliaco, sia per Ferragosto. Il piano originario avrebbe previsto che ci dirigessimo a Petralona, un quartiere semi-centrale di Atene rinomato per le sue taverne e i suoi kafeneio, ma l’umidità e il caldo ci hanno suggerito di dirottare le nostre accaldate membra alla ricerca di un misero refrigerio in riva al mare.

Preparata una lista di possibili mete da esplorare (nel caso uno o più locali fossero stati chiusi per la ben nota festività) facciamo rotta verso la zona di Pasalimani (o baia di Zea per chi non sopportasse l’idea che si chiami porto del pascià), un’incantevole baia situata a est del trafficatissimo porto del Pireo e della zona già visitata di Peiraiki. Il tragitto Atene-Pireo viene coperto in men che non si dica, grazie alle strade deserte e in poco tempo -anche a una gran dose di fortuna nel trovare parcheggio a distanza ravvicinata dal locale- raggiungiamo il locale che occupava la prima posizione nella nostra lista dei possibili luoghi dove cenare, ovvero Τα κατσαρολάκια (Ta Katsarolakia) che come potrebbe suggerire il nome in italiano significa “Le casseruole(tte)”.

Data l’ora quasi antelucana per la cena a queste latitudini troviamo un tavolo per due senza alcun problema; tavolo fornito di questo panorama.

 

 

Le t-shirt sono una simpatica iniziativa per attirare le famigliole che si trovano a passeggiare sul Pasalimani, con i nomi dei piatti in greco e in inglese (perché le famigliole forestiere sono sempre ben accette soprattutto se lasciano sul tavolo simpatiche banconote colorate di taglio alto e cospicue mance; nel caso contrario potrebbero finire accettate..).
Venendo alla proposta culinaria del mezedopoleio (forse era un mezedopoleio qualche anno fa, perché il “mood”, dalle divise dei camerieri, all’organizzazione del servizio, così come le porzioni, sono da ristorante e nemmeno da taverna) ovviamente il pesce la fa da padrone.
Ordiniamo (dopo un’attesa abbastanza fastidiosa dal momento che abbiamo ripetuto un paio di volte che eravamo pronti a ordinare;  ma si sa che in diversi ristoranti c’è l’avvenente ragazza che intorta i possibili clienti, poi il cameriere che si occupa di portare le ordinazioni ai tavoli e per finire il caposala che prende le ordinazioni e mai nessuno di loro farà mai un compito che non sia quello assegnatogli) delle bruschette con τάραμοσαλατα (una salsa a base di uova di pesce), limone, aglio, κολοκυθοκεφτέδες ovvero polpette di zucchine, salmone alla griglia con contorno di maionese, riso e patate e pesce spada alla griglia. Il servizio al tavolo per fortuna è più veloce dell’ordinazione e anche la qualità è degna di nota. Finita la nostra cena, sazi e soddisfatti, tenteremmo di pagare il conto ma veniamo ancora una volta abbandonati al nostro destino, sommersi dai piatti e ignorati dai camerieri anche una volta giunto il momento di farsi pagare. Intercettiamo prontamente il caposala e gli versiamo l’obolo; per poco più di 20 euro a testa abbiamo mangiato decisamente bene, ma il servizio è rivedibile giacché se la sera di Ferragosto con un ristorante popolato ma non strapieno ci sono queste lentezze possiamo immaginare quale sciagura sia un normale sabato sera non di agosto. A parte questo, se non avete particolare fretta e siete in zona Pasalimani questo è un locale assolutamente da consigliare per la qualità delle pietanze proposte; caldamente suggerita la prenotazione, soprattutto nei weekend. Apprezzabile il fatto che dopo la cena la ragazza “intortatrice” ci abbia chiesto se avessimo gradito la cena e che ci abbia lasciato un buono del 15% per la prossima visita al locale. Non ci è stato offerto né dolce né digestivo, ma questo viene compensato da questo atto di fidelizzazione verso il cliente.
Per concludere la serata ci lanciamo in una passeggiata sul Pasalimani, che terminerà alla vista di una gelateria “italiana” a poca distanza dal ristorante. Italiana tra virgolette perché a parte qualche nome di ingrediente scritto nella lingua di Dante non vi è nulla che lasci presagire che questo sia un locale italiano; né dal nome “Fanis” , né dai gestori greci al 100%. Scegliamo due piccole coppette e almeno la mia con mastixa e cheese-cake alla fragola era davvero degna di nota. Di fianco a questa gelateria vi è quella dell’Haagen-Dazs, la cui fama precede il nome; ma se volete spendere qualcosa di meno e vi preme provare un gelato “italiano” entrate senza indugi da Fanis. Il gelato ha chiuso in bellezza una serata all’insegna della tranquillità (come tutti i Ferragosti nelle grandi città) in un’Atene e un Pireo quasi del tutto frequentati da turisti ma sempre vivibili e pieni di luoghi da scoprire e da ri-scoprire.