Browsing Category

Patissia

img_00632
Mangiare e bere, Patissia

L’inusuale creatività mediterranea in cucina

 

Per quanto possa sembrare strano più la conosciamo, più Ano Patissia si rivela a buon titolo tra le zone più promettenti della capitale in termini di buona cucina. La conferma definitiva a questa nostra intuizione è arrivata dal Pantos Kairou, locale di cucina fusion mediterranea che siamo arrivati a scoprire grazie allo chef che ne dirige la cucina. Entrati in comunicazione con Alessandro al fine di raccogliere la sua esperienza di cuoco italico qui in Grecia per la nostra sezione dedicata ai connazionali che lavorano ad Atene, abbiamo ascoltato con vivo entusiasmo il catalogo delle specialità che propone al Pantos Kairou; ovviamente, ci è venuta subito voglia di provarle. Non abbiamo perso l’opportunità quindi di andare ad assaggiare le squisitezze della cucina e di fare due chiacchiere con l’artefice delle stesse sperando che avesse un momento da dedicarci nonostante la frenesia del lavoro.

Una volta arrivati al locale e accomodati ai nostri posti (il nostro amico aveva provveduto a riservarci un tavolo ampio, cosa che abbiamo apprezzato molto) l’ampia varietà del menù si è dischiusa davanti a noi. La prima cosa è ci ha colpito sono state le chiarificazioni- inserite prima dell’elenco dei piatti- che spiegano, ad esempio, come gli acquisti di frutta e verdura vengano fatti giornalmente, la pasta servita venga fatta a mano, l’olio utilizzato provenga da coltivazioni biologiche e così via.

Tra gli antipasti hanno attratto la nostra attenzione la zuppa del giorno (che non viene proposta in molti locali) e il fricassè di funghi (un’altra proposta abbastanza inusuale). Tra i primi risaltano il risotto pere e provola al profuno di cannella e la zuppa di sedano rapa e finocchio con caramello alla mentuccia. Non mancano per chi volesse provare sapori più consueti, filetto di maiale al marsala con uvetta e mandorle e salmone alla griglia con saltata d’autunno. Noi ci siamo orientati su una tartare di salmone, orecchiette ai gamberi e spaghetti “mediterranei” (con salsa olive, capperi e pomodoro). Prima che la nostra ordinazione arrivasse in cucina, Alessandro è venuto a salutarci, garantendoci che avrebbe cucinato in maniera assolutamente italica come fa di solito quando ha per clienti dei connazionali.

Il risultato del lavoro pluriennale del nostro cuoco in Grecia- lo scriviamo con assoluta obiettività e anzi, invitiamo chi ci segue e ha la possibilità ad andare a verificare quanto affermiamo- è stato davvero sorprendente. Volendo tralasciare il pur importantissimo fattore cottura della pasta e del riso- erano davvero perfetti!-  e concentrandoci sul gusto, possiamo sostenere che i piatti fossero validissimi; senza ombra di dubbio ci hanno lasciato assolutamente soddisfatti. Allo stesso modo hanno decisamente guadagnato la nostra stima (e la nostra riconoscenza, da bravi golosi che siamo) la cheesecake alla marmellata di fico e la pannacotta al basilico. Quest’ultima va sicuramente premiata per l’originalità, per la presentazione e per l’inaspettata esperienza organolettica che offre.

Il Pantos Kairoù ci è piaciuto in particolare per il coraggio di proporre alla clientela un menù non banale che prende le mosse dalla cucina locale e che la amplifica portandola a livelli più raffinati. La politica dei prezzi, è assolutamente ragionevole (e comunque inferiore ad quello di altri ristoranti più pretenziosi in cui le porzioni sono ridotte al minimo) e questo elemento è da ritenersi, a nostro avviso, molto positivo.

Sicuramente rifaremo una visita per provare qualche altra portata del menù che è in costante evoluzione e consigliamo appassionatamente questo locale non solo ai nostri connazionali ma a tutti coloro che vogliono assaggiare qualcosa di diverso dalla (pur apprezzabile) solita cucina greca rimanendo in ambito mediterraneo.

 

Indirizzo:

Pantòs Kairoù: Drosini 17

 

 

Come arrivare:

Autobus 054

download-18
Mangiare e bere, Patissia

Il locale perfetto per una serata tra amici

Nonostante la nostra curiosità ci porti spesso a variare i locali che visitiamo, talvolta ritorniamo in una taverna o in un mezedopoleio per il semplice fatto di essere rimasti colpiti dal cibo, dal servizio e dall’ambiente.

E’ quello che è successo con la straordinaria taverna Epì to laikoteron ad Ano Patissia, dove siamo stati condotti da amici italiani che vivono in zona. Le loro positive critiche al locale e al menù ci hanno fatto accogliere con entusiasmo la proposta di trascorrere una serata all’insegna del buon cibo da quelle parti.

Vi preannunciamo subito che siamo rimasti piacevolmente colpiti dall’atmosfera e dalle proposte culinarie; il servizio premuroso e cordiale ci ha fatto sentire assolutamente a nostro agio. Come accennavamo, in virtù della magnifica esperienza, siamo tornati più volte a gustare le specialità dell’ampio catalogo e abbiamo avuto la possibilità di cenare tanto all’interno quanto nel giardino; in entrambe le sistemazioni siamo stati soddisfatti della scelta poichè l’ambientazione complessiva della taverna è davvero riuscita.

La cucina fa della sua varietà e della qualità il suo forte; numerosi gli orektikà, le insalate, i piatti unici tra cui scegliere se assaporare carne o pesce. Imperdibili le melanzane al pomodoro cotte al forno, il gavros marinatos, la melitzanosalata (preparata davvero come si deve), la feta al forno, il loukaniko, la garidomakaronada all’ouzo. Buone critiche accolgono i piatti di carne, dal pollo alle braciole, proposti sempre con ricette insolite ma gustose. Alla fine della cena- punto a favore del servizio- viene offerto un dolce in inverno e della frutta in estate.

Oltre ad essere una taverna che cerca di assecondare il palato e le esigenze di tutti, l’Epì to laikoteron è il posto giusto se decidete di unire al cibo della musica tradizionale. Il venerdì sera ed il sabato vi aspetta infatti uno spettacolo di musica dal vivo che vi permetterà di immergervi veramente nello spensierato spirito greco.

Se siete da quelle parti il nostro consiglio è di provare senza remore questa taverna che merita comunque una sortita qualora non foste della zona.

 

Indirizzo:

Epì to laikoteron: Agias Lavras 13, Ano Patissia

tel: 210 2111887

 

Come arrivare:

Autobus: 054, 444

2016-01-3020.45.02
Mangiare e bere, Patissia

Sabato sera nella Little Italy ateniese, o per gli amici Patissia Alta

Archiviata la gita in quel della costa ateniese è giunto il momento di pensare alla serata di questo sabato di fine gennaio. I programmi prevedono di spingerci verso Patissia Alta, dove ci attendono la nostra fedele amica Claudia e la sua collega Francesca prima per una cena in una taverna da loro consigliata e poi per una sorta di “rakomelo-party” dove poter sorseggiare una delle nostre bevande greche preferite.

Ma andiamo per ordine: ricostruita la coppia di Sullerivedelkifissos dopo una mattinata in solitaria ci avventuriamo verso la stazione di Evangelismos preoccupati dalle notizie di disordini in piazza Viktoria tra anarchici e polizia e dalla contemporanea manifestazione di Alba Dorata (alla quale è stato vietato di manifestare davanti al monumento che ricorda i 3 soldati greci morti sull’isoletta di Imia nel 1996 durante un’operazione militare contro la Turchia) poco distante dal centro di Atene. Per fortuna il divieto di ogni forma di manifestazione nel comune di Atene imposto dal governo il giorno precedente ha fatto sì che non vi fossero ripercussioni dal punto di vista del traffico e dei mezzi pubblici e siamo pronti a salire sull’autobus 54 che ci porterà direttamente a Patissia.

Giunti dopo circa 25 minuti in piazza Papadiamanti scorgiamo senza alcuna difficoltà la taverna To Pithari dove ci attendono già comodamente sedute le nostre due compagne di serata; ad attenderci anche un menu in italiano, dovuto al fatto che -grazie alla vicinanza della scuola italiana di Atene- questo è uno dei quartieri con la più alta concentrazione di connazionali dell’intera capitale.

Dopo un veloce cambio di tavolo causa spifferi poco simpatici provenienti dalla finestra (aperta per far circolare l’aria dal momento che questa è una delle taverne dove il divieto di fumo non viene fatto rispettare) siamo pronti per ordinare; la proposta culinaria del Pithari è la classica cucina greca, con alcuni piatti interessanti. Ordiniamo tra le altre cose bistecca di maiale, insalata di patate, calamari, soutzoukakia, flogeres (ovvero “flauti”, un involtino di pasta filo ripieno di feta e pomodoro), fava e dolmadakia oltre a un immancabile mezzo litro di vino rosé. Il servizio è abbastanza veloce e preciso. Le porzioni sono tendenzialmente abbondanti e almeno per quanto mi riguarda (ancora reduce dall’enorme salmone del pranzo) faccio fatica a terminare la mia bistecca di maiale; non c’è alcun problema, perché Francesca chiederà al solerte cameriere la cosiddetta “doggie-bag” o meglio “cat-bag” dal momento che gli avanzi della cena saranno destinati ai gatti del vicinato.

Giunto il momento del conto con nostra somma sorpresa ci rendiamo conto che andremo a spendere 15 euro a testa (sarebbero 56 euro, ma decidiamo di lasciare 60 euro comprensivi di mancia). Questo prezzo è assolutamente economico sia per la qualità, sia per la quantità di ciò che si è mangiato e fa del Pithari una delle taverne con il miglior rapporto qualità-prezzo tra quelle che abbiamo visitato in questi mesi.

Dopo la luculliana cena è giunto il momento del digestivo e ci rechiamo, sotto gli attenti consigli di Claudia che abita a Patissia Alta e questa sera ci farà da guida, in un mezedopoleio famoso per il suo rakomelo. Purtroppo veniamo subito rimbalzati dal cameriere dal momento che il locale è pieno e non c’è verso di ottenere un tavolo per quattro persone. Stesso discorso per un altro locale a poca distanza; il cameriere ci fa entrare ma ci accorgiamo subito che il bar è pieno e gli avventori non hanno nessuna intenzione di abbandonare gli agognati tavoli. Dopo qualche minuto di attesa decidiamo di cercare maggior fortuna nei dintorni; una cosa è sicura, a Patissia i locali non mancano.

Riusciamo nell’impresa di trovare una tavolata per quattro nel semivuoto Kafeoino , sulla via Gavrilidou e a poca distanza da viale Patission; il locale sembra interessante, con molti cocktail dal nome invitante, ma non sembra attirare molto gli avventori locali. Ordiniamo la nostra classica karafaki di rakomelo che per 10 euro ci garantirà diversi giri di rakomelo a testa.  In conclusione non possiamo che essere soddisfatti per la serata trascorsa in quel di Patissia; un quartiere che ci ha sorpreso, sia per la qualità sia per la quantità di locali che ospita. Qui siamo in uno dei quartieri più popolari e storici di Atene e non rimarrete sicuramente delusi se volete sfuggire alle zone più turistiche della capitale.

Indirizzi:

To Pithari: Papadiamanti 1

Kafeoino: Gavrilidiou 8

Come arrivare:

To Pithari: stazioni Agios Eleftherios e Ano Patissia (ilektrikos), fermata Plateia Papadiamanti (autobus 54),  fermata Orfanidou (filobus 14)

Kafeoino: stazione Agios Eleftherios (ilektrikos), fermata Laskaratou (filobus 14), fermata Sotiriadou (autobus A8, 444, filobus 3,5,11,14)

 

2015-09-1913.32.01
Patissia

Patissia, taverne tipiche e cibi sopraffini

Sabato mattina, Atene, caldo fuori stagione, centro della città con le sue luci e le sue ombre. Gente indaffarata intorno, edicole tracimanti giornali con l’edizione del week-end (che si compra più per gli allegati che per altro), fermata dell’autobus alle soglie di Eksarchia. Domani si vota, ma chi lo intuirebbe? I discorsi degli avventori seduti ai tavolini di qualche kafenio sono più orientati agli sviluppi calcistici della settimana passata che alla consultazione elettorale incombente.
In questo clima di indifferenza stiamo aspettando un trolley che ci porti in zona Patissia. Abbiamo sentito parlare bene di diversi locali in questa zona e abbiamo audacemente deciso di provarne qualcuno. La positiva esperienza di Kipseli ci ha indotto a spingerci se possibile più in là ed ad allontanarci temporaneamente dal centro turistico e dai suoi locali un po’inflazionati. Ci sono sempre piaciuti i posti fuori dalle rotte più battute e, dobbiamo essere sinceri, dopo un’estate dove l’affollamento prodotto da orde di visitatori riversatesi nella capitali rendeva zone come Monastiraki inavvicinabili, ci abbiamo fatto l’abitudine e ora da lì passiamo solo di sfuggita. Psirrì ci rivedrà quando le temperature caleranno e la ressa serale nei suoi vicoli si farà più sopportabile. Per il momento, molto più rilassante Atene in altri quartieri, più avvincente la scoperta di nuove destinazioni semi-sconosciute in zone apparentemente marginali- perlomeno per chi non provenga dai dintorni delle medesime.
Animati da questo spirito, dopo aver affrontato un percorso di parecchie fermate col sempre celere trolley numero 3, una volta scesi nel cuore di una Patissia vivace e colorata, ci dirigiamo senza indugio dalla perlustrazione di luoghi circostanti.
La taverna tipica a cui abbiamo mirato sin dall’inizio, ampia, con giardino e cucina tradizionale, è a tragicamente vuota seppur molto promettente. Ad un tratto si affaccia sulla porta secondaria una simpatica signora non più giovanissima che ci ispira fiducia e che conferma il carattere famigliare della conduzione del locale. Vorremmo testare questo simpatico estiatòrio ma che fare in attesa che venga un’ora più consona al desco (ma è pur sempre l’1 passata)? Inoltriamoci ulteriormente- propone il socio, che per parlare così qualcosa ha già condotto vaste ricerche e vuole portarmi a vedere qualcosa- e poi torniamo qui a vedere se la taverna ha acquistato nel frattempo qualche cliente.
Il perigeo dell’isolato porta buoni risultati; ci imbattiamo in un rock bar molto intrigante che ci riserviamo di visitare però in una prossima serata da queste parti. Inoltre, sulla strada del ritorno verso la nostra destinazione iniziale abbiamo occasione di visionare esternamente un altro ristorante che ci sembra fare al caso nostro nell’eventualità di un’incursione a Patissia in ora più tarda di quella odierna.
Tornati alla nostra taverna la troviamo desolatamente sprovvista di avventori; la previsione di mangiare da soli non ci esalta particolarmente  e decidiamo che i gestori vedranno più avanti la nostra presenza ai loro tavoli (immaginiamo la faccia contrita dei medesimi al pensiero di aver momentaneamente perso come clienti!). Per questo rimandiamo di dare elementi importanti volti all’identificazione della taverna stessa e per sfamarci questa volta ci rivolgiamo altrove.
Fortunatamente i vostri blogger hanno (quasi) sempre un piano di riserva per evitare che chiusure improvvise, chiusure premeditate, elezioni, referendum, scioperi e quant’altro rovinino i loro progetti.
Torniamo indietro di una fermata e ci rivolgiamo alle attente cure del maghirìo (non proprio un ristorante ma quasi) Martinis. 

Come in ogni maghirìo che si rispetti i piatti del giorno sono in bella mostra. Il cameriere che ci accoglie ci elenca ordinatamente le pietanze dall’aspetto decisamente invitante. Memori dell’esperienza del maghirìo di Eksarchia ordiniamo solo un piatto ciascuno- pastitsio per me, pasta corta con polipo per il socio- e all’arrivo delle porzioni non possiamo che complimentarci con noi stessi per l’assennata scelta. Scegliamo di sederci in giardino dove la vegetazione e la distanza dalla trafficata odòs Patissìon rendono caldo e rumore dei distanti ricordi. I tavoli e le sedie bianche uniti all’ampio spazio a disposizione degli avventori conferiscono un tono davvero piacevole a questa parte esterna del locale.
Alla fine del pranzo, sazi, rifiutiamo financo la fetta di anguria che viene rigorosamente offerta a pasto concluso da questo tipo di locali . Mentre sorseggiamo le ultime gocce del vino rosè che ha accompagnato il nostro desco notiamo su una parete alcune righe che spiegano l’origine del nome Patissia.

Dall’originario Paradeisia- come i paradisiaci e rigogliosi giardini presenti nella zona- il toponimo si è trasformato in Patissia per l’impossibilità degli Ottomani di pronunciare questa parola. Soddisfatti dall’aver appreso questa utile informazione e commentando come i posti più inaspettati possano trasmettere le nozioni più sostanziali, ci alziamo dal nostro gradevole tavolino non prima di aver corrisposto al cameriere la cifra di €20 per le pietanze servite e per il vino. Tutto sommato una cifra mediamente più alta di quelle a cui siamo abituati ma dobbiamo ammettere univocamente di aver mangiato più che bene. Consigliamo dunque il maghirìo in questione se ci si trova da queste parti e se si è indecisi su cosa ordinare (ampia scelta di piatti) o se non ci si vuole rifugiare nel solito , pur meritevole, souvlatzidiko.
Per la sera progetti già fatti, altra zona- completamente diversa ma sempre ruspante e popolare- ma soliti amici. La vostra curiosità durerà poco, giusto il tempo di arrivare a leggere il post sulla serata affidato al mio inappuntabile sodale di perlustrazioni ateniesi.

Indirizzo:

Martinis: Patission 289

 

Come arrivare:

Trolley: 3, 5

Autobus: 608, A8

Ilekrikòs: fermata Kato Patissia