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Keramikos e Gazi

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Keramikos e Gazi, Mangiare e bere

Carne o pesce? In questo locale a Gazi ce n’è per tutti i gusti

In una fredda (per i canoni greci) domenica di metà marzo in un’Atene svuotata da molti cittadini a causa del triimero dovuto al Lunedì Puro ci è venuta voglia di recarci in uno dei locali che più ci attirava da tempo, ovvero il Sardelles e Butcher Shop in quel di Gazi, a pochissima distanza dalla stazione della metropolitana di Keramikos. A dir la verità per me era la seconda volta dal momento che mi ero già recato nel ristorante in questione a gennaio dove avevo già avuto modo di provare la bontà della cucina proposta; naturale dunque portare anche Αττική per confermare la mia opinione.

In realtà si tratta di due ristoranti distinti (solo sulla carta seppur uno si trovi al civico 15 e l’altro al 19) poiché gestiti dalla medesima società che mira a offrire sia una cucina di pesce, sia una cucina più “carnivora”. L’edificio ha addirittura tre piani, un discreto dehors (affollato nonostante la rigida temperatura di quella giornata) e un invitante cortile per la stagione estiva che aprirà tra pochi giorni.

Punto di forza del ristorante è il servizio cordiale e attento all’ospite: veniamo infatti serviti in pochissimo tempo, ma ordinare i piatti non è facile data l’ampiezza del menu.

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Αττική si orienterà sul pesce mentre io virerò sulla carne (in vista della mangiata di pesce del Lunedì Puro) facendo sì che la nostra comanda comprenderà un broccolo bollito, zuppetta di granchio, hamburger di salmone e salsiccia con contorno di patate e verdure. Non preoccupatevi, non siamo diventati improvvisamente astemi. Il vino che accompagnerà la nostra cena sarà un ottimo rosè per trovare un compromesso tra carne e pesce. La cucina lascerà un’ottima impressione alla collega di blog e confermerà l’idea che mi ero fatto un paio di mesi prima. Il Sardelles (Butcher Shop) è un’ottimo ristorante dove poter assaporare gustosi piatti di pesce o di carne a prezzi consoni e nella media ateniese. Spenderemo infatti poco più di trenta euro in due e con porzioni davvero copiose ma non certo esagerate o inaffrontabili. Da sottolineare il fatto che vengano utilizzati esclusivamente prodotti greci di origine protetta, facendo sì che venga prediletta la qualità e sostenuta l’industria agroalimentare greca. L’ambiente è tranquillo e lo stile casual. Per chi proprio dovesse trovarsi in difficoltà con le lingue in questo locale lavora un cameriere italo-greco che parla italiano alla perfezione e almeno un’altra cameriera parla un buon italiano.

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Indirizzo:

Persefonis 15 e Persefonis 19, telefono: 210 34 78 050/ 210 34 13 440

Come arrivare:

Stazione Keramikos (metropolitana linea 3), fermata Fotaerio (filobus 21, autobus 049,815,838,914,Β18,Γ18)

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Keramikos e Gazi

Sfuggire al caos del traffico pre-natalizio? A Metaxourgheio si può (se ce la fate a raggiungerlo)

Reduci dal sabato sera a base di cucina italo-ellenica settentrionale in quel di Kallithea, eccoci pronti per un’altra giornata pre-natalizia nella nostra amata capitale. Complice la particolarità della domenica con i negozi (e supermercati) aperti ci pare che gli ateniesi siano colti dalla frenesia di doversi per forza muovere in massa verso un qualsiasi esercizio commerciale per acquistare qualcosa (chi può permettersi di farlo, mentre chi non può farlo approfitta dell’occasione per una passeggiata in centro) e per questo motivo i piani della giornata prevedono di evitare accuratamente le zone più centrali della capitale. Ciononostante Αττική decide di scendere verso via Ermou in concomitanza dell’apertura dei negozi (alle 11, ovvero di prima mattina…) per ultimare le spese pre-natalizie, ma si pentirà ben presto del suo insano gesto visto che sarà di ritorno solamente alle 13 e grazie a un taxi che l’ha provvidenzialmente recuperata dalla stazione della metro di Evangelismos.

Il nostro piano prevede originariamente di muoverci in direzione Peristeri, ovvero uno dei comuni più grandi e popolati della Grande Atene che finora non abbiamo -colpevolmente- visitato, ma date le condizioni terribili del traffico e di riflesso dei mezzi pubblici (assolutamente non rinforzati per la domenica di shopping, anzi) decidiamo di virare sul più vicino quartiere di Metaxourgheio, zona Keramikos, per un tipico pranzo domenicale greco (ovvero intorno alle 14). Dopo circa 40 minuti di attesa del temibile autobus 732 verso la stazione della metropolitana più vicina e quasi sul punto di ricorrere ai numerosi taxi che casualmente compiono lo stesso percorso dell’autobus nella speranza di raccattare passeggeri esausti dall’attesa (e non sono stati pochi) finalmente raggiungiamo la meta prefissata, ovvero la stazione della metropolitana di Keramikos.

Dopo circa 10 minuti di passeggiata sulla via Alessandro il Grande -ricca di taverne, bar, pasticcerie e in generale di esercizi commerciali- giungiamo al mezedopoleio che vogliamo provare, il Mykinon Gonia (l’angolo di Micene, dal momento che la taverna è situata all’angolo tra via Alessandro il Grande e via Micene). Questo locale ci aveva stuzzicato la fantasia già quest’estate, con i tavolini disposti sulla via Micene (pedonale) gremiti di commensali intenti a degustare le pietanze della casa. Ovviamente le temperature invernali, anche se non propriamente rigide, hanno fatto sì che i tavolini venissero rimossi e che lo spazio disponibile fosse solo quello all’interno.

Il mezedopoleio ha un aspetto minimalista, con la cucina a vista (o meglio con la porta della cucina aperta) e diverse locandine di film del passato appese alle pareti (tra cui quella di Al Pacino in Scarface, per la gioia di Αττική). Veniamo subito accolti da un ragazzo giovane che crediamo essere uno dei soci, dal momento che starà per buona parte del tempo a chiacchierare amabilmente con un altro ragazzo che pensiamo essere il proprietario. Il menu è quello classico di una taverna greca, con i piatti della tradizione che abbiamo visto e rivisto in questi mesi ad Atene.

Scegliamo un’insalata di patate, zucchine grigliate, polipo alla griglia e filetto di pollo più il classico mezzo litro di vino questa volta rosé. Il servizio non è dei più veloci, ma ci era stato subito fatto notare come avremmo dovuto attendere circa mezz’ora per il polipo; temevamo che i piatti arrivassero tutti insieme e infatti -a parte l’insalata di patate- sono stati portati alla nostra tavola tutti allo stesso momento, costringendoci a varie acrobazie per poter fare stare tutto sul tavolo. Il responso però è buono, soprattutto per l’insalata di patate; polipo leggermente indietro di cottura ma in compenso molto saporito e pollo molto invitante. Chiudiamo il pranzo ordinando l’ammazzacaffè (senza avere ordinato il caffè, ma qui non vi è usanza di berlo dopo un pasto) consistente in un’invitante caraffetta di rakomelo bollente che trangugiamo con allegria nonostante i 15 e più gradi dell’esterno.

Responso finale: mezedopoleio da provare se siete in zona, soprattutto di sera quando vi è musica tradizionale greca dal vivo. Non ci sentiremmo di consigliarvelo se siete dall’altra parte di Atene, non tanto per un’ipotetica scarsa qualità del locale ma piuttosto per la moltitudine di proposte culinarie che pressoché ogni quartiere offre. Prezzi in linea con la media ateniese, ovvero circa 15 euro a testa per 4 pietanze, più mezzo litro di vino e una piccola caraffa di rakomelo.

Il ritorno a casa è qualcosa di tragico, dal momento che il centro di Atene è praticamente bloccato questa volta non per manifestazioni di protesta ma per il traffico fuori controllo di questa domenica pre-natalizia. Autobus deviati, taxi inesistenti anche davanti alla stazione di Evangelismos; riusciamo a evitarci una lunga camminata (in salita) verso casa solamente grazie al nostro preciso attacco a un taxi provvidenzialmente fermo davanti un chiosco e alla sosta del conducente per acquistare le sigarette. Morale della favola? Se siete ad Atene nei giorni antecedenti il Natale non fate affidamento sui mezzi pubblici su gomma e cercate di evitare il centro nel weekend. Nonostante le vicissitudini del trasporto pubblico, a cui ormai siamo tristemente abituati, queste problematiche non scalfiscono l’amore che proviamo per questa meravigliosa città, anche se la vorremmo vedere più allineata ad altre capitali europee riguardo a certe tematiche.Speriamo che il 2016 porti miglioramenti anche dal punto di vista della gestione del traffico e dei trasporti pubblici, oltre a una situazione economica meno critica per Atene e la Grecia in generale.

Indirizzo:

Mykinon Gonia: Megalou Alexandrou 97 e Mykinon, Atene.

Come arrivare:

Fermata Keramikos (metropolitana linea blu), fermata Metaxourgheio (metropolitana linea rossa), fermata Plataion (linee bus 026,027,813)

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Keramikos e Gazi

Aperitivo natalizio e cena di classe in un Keramikos che non delude mai

A due settimane dal Natale è giunta l’ora degli auguri e di festeggiare questa ricorrenza, osservata anche in Grecia in contemporanea ai paesi cattolici nonostante l’ortodossia regni sovrana nell’Ellade, organizzando un nuovo aperitivo destinato agli italiani (ma non solo) residenti nella nostra meravigliosa Atene. Sede dei festeggiamenti è il ben noto (almeno ai nostri fedeli lettori) Magritte , locale già da noi visitato a ottobre; la decisione di ritornare lì è stata maturata considerando la sua favorevole posizione, a poca distanza dalla metro di Keramikos e quindi al centro della “movida” ateniese.

Giunti in poco tempo -e in largo anticipo rispetto all’appuntamento fissato per le 19- alla stazione della metropolitana di Keramikos dal nostro amato/odiato (grazie ai sempre più frequenti problemi degli autobus che lo collegano al centro) quartiere di Pangrati, decidiamo di fare un veloce giro dell’isolato per far trascorrere il tempo e al tempo stesso per esplorare eventuali nuovi locali da testare. Pochi passi e ci rendiamo conto che non potevamo scegliere di meglio rispetto al Magritte come location per il nostro evento, dal momento che molti bar prospicienti la piazza principale di Gazi hanno la pessima abitudine di tenere la musica ad altissimo volume, rischiando di compromettere ogni tentativo di conversazione.

Entrati con leggero anticipo nel locale (da buoni padroni di casa, o meglio organizzatori dell’evento) veniamo celermente istradati verso il tavolo da 8 da noi prenotato e con leggero disappunto ci accorgiamo che ci son stati riservati degli sgabelli invece che delle normali sedie. Non si rivelerà essere il massimo della comodità, ma sarà efficace. In attesa degli altri invitati ordiniamo un Moscato d’Asti e un buon bicchiere di vino rosso greco, che ci vengono serviti in poco tempo da un attento cameriere. Nel giro di pochi minuti veniamo raggiunti dai partecipanti al nostro evento, che si riveleranno essere in maggioranza insegnanti della Scuola Italiana di Atene. La conversazione prosegue spedita in italiano e in greco, dal momento che si uniscono a noi anche due ragazze greche, tra bicchieri di vino e cocktail in un’atmosfera rilassata favorita anche dalla poca affluenza al Magritte (l’orario è antelucano per un sabato sera secondo gli standard locali).

L’atmosfera è così piacevole che presto si fa ora di salutare chi ancora fa parte dei “nostri” per andare a mettere qualcosa sotto i denti. Volendo rimanere in zona Keramikos e guidati dalla volontà di provare un ristorante -di cui avevamo letto critiche molto positive- in vista del cenone di Capodanno percorriamo qualche centinaio di metri a piedi, sfidando la sorte attraversando la Ierà Odos (che di santo ormai ha ben poco essendo un viale a 4 corsie con un semaforo dedicato ai pedoni ogni chilometro, a essere magnanimi con le distanze e con strisce pedonali invisibili) muovendoci verso il sito archeologico di Keramikos ed esplorando le vie interne di questo che è uno dei quartieri a noi più cari di Atene, grazie alla sua vivacità e alla sua quantità di piccoli bar e taverne che a volte risultano essere delle vere e proprie gemme nascoste nel panorama enogastronomico della capitale.

Giunti all’Athiri senza prenotazione (per poter essere più flessibili con gli orari dell’aperitivo) veniamo accolti e fatti accomodare praticamente all’istante non essendo per nostra fortuna il ristorante al completo. Si nota da subito come questo non sia una taverna, ma un locale di categoria ben superiore; camerieri in divisa e impeccabili, tovaglia di stoffa e arredamento minimalista. Accomodatici al nostro tavolo ci viene offerta una zuppa di carote con pomodori; niente di male, se non fosse che per il sottoscritto la carota rientra tra i pochi alimenti di cui trova il sapore insopportabile e che accetta di mangiare solo se resa inoffensiva e preferibilmente pressoché invisibile. Per fortuna il sapore di carota è quasi del tutto impercettibile e la zuppa risulta pure essere gradevole al palato.

 

Optiamo per un’accattivante insalata con melograno e salsa di mirtilli rossi che si rivelerà essere molto piacevole, polipo alla griglia con salsa di pomodori essiccati e capperi e un interessante piatto con pligouri (semolino), lenticchie, peperone di Florina, crema di prugne e crema di zucca. Le porzioni non sono certo per stomaci che non vedono cibo da tempo, ma la qualità è molto alta e non nascondiamo come ci faccia piacere per una volta tanto abbandonare lo stile della taverna tipica per cimentarci in qualcosa di più elaborato. La vera ciliegina sono però i dolci tra cui scegliamo con fiducia (che verrà ampiamente ripagata) la creme brulèe ai 3 sapori: arancia/cardamomo, caffè greco e caramello. Alla fine il conto finale sarà di 52 euro, comprendenti i piatti sopra elencati più un bicchiere di un ottimo Sauvignon bianco della Macendonia e 2 euro per una bottiglia di acqua. 26 euro a testa ci sembrano più che ragionevoli per l’ambiente dove abbiamo cenato e la qualità del cibo.

Torniamo alla base con la consapevolezza di aver trascorso una bella serata avendo fatto conoscenza con nuove e interessanti persone e avendo scoperto un ristorante che sarà sicuramente una delle opzioni per il Capodanno sulle rive del Kifissos. Attendiamo quindi la nostra auto di Uber in questa fredda serata ateniese in quella che sarebbe l’entrata del giardino dell’Athiri, potendo solo immaginare quanto sarebbe bello poter cenare all’aperto; purtroppo le temperature sono davvero troppo rigide per poter anche solo pensare di mangiare all’esterno, ma questione di qualche mese e non ci faremo sfuggire l’occasione.

Indirizzi:

Magritte: Sofroniou 12, Gazi/Keramikos

Athiri: Plateon 15, Keramikos.

Come arrivare:

Magritte: fermata Keramikos (metropolitana linea blu)

Athiri: fermata Keramikos (metropolitana linea blu), fermata Thermopilon (linee bus 35,49,227,500,815,836,838,856,914,A16,B18,Γ18, linea filobus 21)

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Keramikos e Gazi, Syntagma

La meraviglia di trovare luoghi di qualità dove non te lo aspetti

Il nostro sabato mattina non ci ha visto questa volta emigrare in province confinanti con quella di Atene ma è stato comunque all’insegna dell’esplorazione di luoghi sconosciuti in zone a noi però abbastanza note.
Per il solito caffè mattutino che, come ben sapete, ci concediamo normalmente solo il sabato e qualche volta la domenica, ci siamo voluti spingere alla ricerca di qualche posticino un po’ nascosto in un ritrovo però massivamente frequentato per il divertimento, soprattutto quello notturno.
Non vi stupirete, dunque, di leggere che ci siamo recati a Gazi ma prima che ci diate degli abitudinari con poca fantasia lasciateci argomentare che ci siamo capitati per uno scopo ben preciso ovvero per aggiungere una nota di colore al nostro blog. Di cosa si tratti esattamente non è questa la sede per spiegarlo tanto più che tra poco vedrete direttamente il risultato della nostra calata in zona Keramikos.
A noi, infatti – non ci stancheremo mai di ripeterlo- piace offrire una visione della città di Atene un po’ originale e non stereotipata. Siccome non siamo guide turistiche e non aspiriamo a diventarlo vogliamo, prima di tutto a noi stessi e poi a chi ci segue, offrire la possibilità di ammirare la capitale greca da un’altra angolatura, carpendone i segreti nascosti che solo un appassionato abitante potrebbe conoscere.
E così, dopo aver fatto il nostro sopralluogo sulla “Gazi che non ti aspetti” e dopo esserci aggirati nei dintorni del Keramikos nel tentativo, riuscito, di trovare altri posti che ci siamo comunque proposti di visitare a breve, siamo ritornati verso la fermata della metro omonima, giustamente necessitanti di una discreta dose di caffeina.
Siccome però non volevamo ripetere l’esperienza già provata della kafeteria sterminata che va tanto in voga da queste parti abbiamo deciso di dirigerci verso uno dei localetti di più modeste dimensioni ma dall’aria più umana che abbiamo scovato in un tranquillo vicolo adiacente la plateìa principale.
Girovagando in diverse occasioni da queste parti avevamo potuto notare come ai bar immensi e chiassosi della zona facciano da controparte alcuni altri esercizi più raccolti ed intriganti. Ovviamente la sera ogni stradina di Gazi viene invasa senza ritegno ma il clima in questi altri posti sembra più amicale e meno distaccato.
Ci siamo accomodati, per coerenza con la spedizione di poco prima, ai tavolini di una kafeteria/birreria che ricorda nel nome un esponente del surrealismo, il Magritte. Sul muro dell’edificio che ospita il locale un murales ne ricorda l’inconfondibile stile mentre la parete di fronte all’entrata-dove sono disposti altri tavoli- è allegramente dipinta con temi diversi.

Il locale, che non dispone di uno spazio interno adibito a cortile, sfrutta in modo geniale il vicolo antistante collocando in strada tavolini e ai muri alcune assi di legno che servono presumibilmente la sera ai molti avventori che non trovano posto per sederci in modo che possano appoggiare le loro bevande.

 

Abbiamo, insomma, sorseggiato i nostri caffè in un luogo tranquillo e piacevole (perlomeno la mattina) che consigliamo a chi voglia provare qualcosa di diverso in una zona iper-nota.
Allontanatici da Gazi siamo passati dal centro per alcune incombenze che avevamo e, ugualmente, fattasi ora di pranzo, siamo stati tentati dal provare qualcosa di nuovo e ci siamo spinti in una vietta alle spalle della famosa Odòs Ermoù.
Il socio, infatti, aveva individuato una possibile destinazione per poter spiluccare qualcosa e aveva sottolineato come il locale godesse di una buona nomea tanto per i prezzi quanto per la qualità.
Fama che dobbiamo ammettere è sicuramente ben meritata. Servizio efficiente, cortese e veloce, porzioni soddisfacenti e prezzi più che accettabili al Filema che dispone di parecchi tavolini su una strada pedonale vivace ma non troppo rumorosa.
Il menù, che prevede una ricca scelta di piatti della tradizione greca, avverte che la gestione ha deciso di non adeguare i prezzi all’aumento dell’IVA e questa – come altre dello stesso tipo che abbiamo visto in giro – ci sembra chiaramente un’iniziativa lodevole.

Non sappiamo se per questo motivo o se per gli altri indicati sopra ma abbiamo notato come il locale si sia velocemente riempito durante la nostra permanenza e come, dopo poco, i tavoli a disposizione, siano andati esauriti.
Abbiamo ordinato due orektikà (antipasti), un piatto di carne più un mezzo litro di vino; il cibo non ci ha deluso come nemmeno il costo. Consigliamo dunque questo mezedopoleio così apprezzato se capitate dalle parti del centro e non volete qualcosa di troppo turistico; qui sicuramente le vostre attese troveranno buon cibo ed un ambiente gradevole d’estate come d’inverno.
Mentre le ultime gocce di vino scorrevano nei nostri bicchieri abbiamo discusso della serata a venire, sistemato gli ultimi dettagli, avvertito le nostre due co-partecipanti.
Il dove e il come si sia svolta la serata lo lascio al socio che sa sempre trasformare i nostri sabato sera in un’avvincente narrazione che si legge ogni volta con piacere.

Indirizzi:

Magritte: Sofroniou 12, Gazi, Atene

Filema: Romvis 9, Atene

Come arrivare:
Magritte: 
fermata Keramikos (metropolitana linea blu),  fermata Fotaerio (linee autobus 049, 815, 914, Γ18 e filobus 21)

Filema: fermata Syntagma (metropolitana linea blu)

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Keramikos e Gazi

Brando, un inarrivabile del cinema hollywoodiano a Gazi

Il fine settimana (a volte tanto atteso) ha questo di confortante: che può iniziare benissimo il venerdì sera. E se ci si trova ad Atene…è facilissimo farsi trascinare dalla scoppiettante vita notturna della capitale e trovarsi alle prime luci del sabato mattina a girovagare tra i locali coraggiosamente aperti a quell’ora.
Noi, i vostri affezionati blogger, non ci spingiamo a tanto ma dobbiamo ammettere che da quando abbiamo fissa dimora ad Atene ci stiamo godendo al meglio le opportunità di svago che vengono offerte da queste parti. Quando gli impegni di lavoro ce lo permettono e non siamo così stanchi che il solo raggiungere Monastiraki pare un obiettivo al di sopra delle nostre capacità ci piace sperimentare come ben sapere zone o destinazioni nuove.
Questo venerdì ci siamo appunto trovati nella condizione di cui vi parlavo prima e abbiamo voluto recarci con decisione e carichi di aspettative in un locale che aveva da molto attirato la nostra attenzioni di famelici esploratori e sopraffini amanti del bel cinema.
Il Brando – che sicuramente conoscerete come nostra possibile destinazione da qualche mese ma che visto un paio di volte la nostra ansia di novità frustrata da qualche inconveniente dell’ultimo momento- questa settimana dopo molti rinvii ci ha visto finalmente suoi avventori.
Arrivati a Gazi, infatti, con lo scopo di sederci ai tavolini del locale dedicato, come è facile intuire, al bel Marlon, abbiamo potuto finalmente coronare il nostro progetto di un aperitivo in stile “Hollywoodiano”.
Come da testimonianze fotografiche alle pareti esterne campeggiano molteplici ritratti dell’attore, ripreso durante fasi diverse della sua longeva e folgorante carriera. Dalle immagini che lo ritraggono giovane (e prestante) a quelle dove appare un po’ più in là con gli anni, forse appesantito ma sempre ad altissimi livelli, è una carrellata dedicata ad un mito del cinema che via via ha saputo conquistare il pubblico non solo coll’indubbio fascino ma altrettanto con una presenza scenica raramente equiparabile.

Accomodatici proprio sotto ad uno di questi cartelloni notiamo subito un narghilè a fare bella mostra di sè sul tavolino. Siamo venuto qui però solo per bere un bicchiere di vino e, quando dopo qualche minuto, arriva la cameriera, facciamo portare via tutto l’armamentario.

Al momento di ordinare esprimiamo unanimemente il desiderio di un bicchiere di vino ma io lo ordino rosso ed Albertos bianco e dolce. Le speranze del mio socio di gustarsi un aperitivo con una punta di originalità svaniscono quando la ragazza che ha preso le nostre ordinazioni ci comunica che ne sono sprovvisti. Orientatici tutte e due, per mancanza di alternative, su quello che speriamo sia un ottimo bicchiere di vino rosso, ci vediamo servire niente meno che due sangrie. Nessuno di noi ha chiesto l’aggiunta della frutta che ci è sembra quindi un’autonoma iniziativa del locale.
Da quando siamo qui abbiamo imparato ad adattarci ai cambiamenti di programma abbastanza rapidamente e quindi non ci resta altro che suggere la nostra profumata bevanda.
Una volta conclusa, senza altre variazioni, la nostra bevuta, decidiamo di pagare per alzarci ed andare a spiluccare qualcosa nei paraggi. Il servizio, per quanto cortese, non è abbastanza solerte e, sebbene il locale sia quasi vuoto a quell’ora, aspettiamo oltre il tempo accettabile perché qualcuno si accorga della nostra volontà di saldare il dovuto. Tutto sommato, quindi, il locale a cui abbiamo fatto visita si è dimostrato a conduzione alquanto premurosa ma con una professionalità che si potrebbe migliorare.
Spostandoci di pochi metri decidiamo di provare un fast food, Black&Burger, che però non fa parte delle catene più conosciute e che fa della particolarità dei suoi panini il punto forte della gestione.
Dopo aver dato una scorta al menù il mio intrepido socio viene tentato da un hamburger con salsa al Jack Daniel’s mentre io, che sono di gusti più classici in questi casi, ordino un cheeseburger. Sono curiosa di vedere la qualità del locale applicata ad una ricetta in apparenza abbastanza semplice. Una volta addentate le rispettive scelte da fast food emaniamo il verdetto: buono complessivamente il panino di Albertos ma della salsa al Jack Daniel’s poche tracce mentre il mio è parecchio intriso di senape/ketchup e la carne, seppur di qualità più che apprezzabile, sembra essere stata relegata in secondo piano (come il relativo formaggio). In sostanza, per il prezzo pagato, in linea con gli altri fast food presenti ad Atene, porzioni leggermente più abbondanti ma niente di veramente eclatante che ci spinga a tornare.
Insomma, ce ne andiamo da Gazi con il ricordo di una serata comunque piacevole dove abbiamo provato due locali nuovi che da tempo volevamo sperimentare. E siccome il venerdì non è che l’antipasto del weekend per i giorni seguenti abbiamo elaborato un piano che prevedeva addirittura di sconfinare al Pireo. Ma questo per il sabato a mezzogiorno, mentre per il sabato sera e la domenica ci attendevano altre destinazioni interessanti. Se volete sapere quali non vi sveliamo nulla e vi lasciamo alla lettura dei post che abbiamo preparato per voi per portarvi in giro nella capitale ateniese in zone sempre nuove e particolari.

Indirizzo:

Brando: Persefonis 33, Gazi

Black&Burger: Persefonis 37, Gazi

 

Come arrivare:
Fermata Keramikos (metropolitana linea blu), fermata Fotaerio (autobus 049,815,914, Γ18)

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Keramikos e Gazi

Ga-latsi? No, Ga-zi!

Domenica mattina. La città si risveglia con molta calma dopo un sabato sera di bagordi (ovviamente non per tutti) e dopo una notte tempestosa segnata da una pioggia battente e da colpi di tuono. Prima delle 10 è difficile vedere movimento nelle kafeteries e nei bar, così come il traffico è ancora a livelli accettabili. Il piano della giornata prevede di dirigerci a Galatsi, comune confinante con Atene poco più a nord del centro della capitale ellenica; il sottoscritto, nel ruolo di organizzatore della domenica, scova alcune probabili mete interessanti e le comunica alla sua socia Αττική, che ovviamente approva sulla fiducia (grave errore).

Sembra una normale domenica mattina, ma c’è qualcosa che non quadra proprio quando si fa ora di incontrarci. Passa infatti un autobus a un orario assolutamente insolito; pazienza, ormai sono abituato alle bizzarrie dell’azienda dei trasporti urbana e alle corse saltate per vari motivi. Giunto alla fermata antecedente a quella della metropolitana di Evangelismos il delirio; l’autista comunica a tutti di scendere perché le strade sono chiuse da lì in poi. E non due stradine a senso unico, bensì due dei maggiori viali di Atene. Viale Vasilissis Sofia e Viale Vasileos Kostantinou, che portano dai quartieri settentrionali di Atene rispettivamente fino a Piazza Syntagma e allo Zappeio. Tutto questo è dovuto allo svolgersi di una corsa dilettantistica per scopi benefici, di cui ovviamente l’OASA ha pensato bene di dare notizia solo la sera del giorno prima e senza specificare né quali vie sarebbero state interdette al traffico né quali linee sarebbero state coinvolte.

Traffico impazzito, UN (1) poliziotto a osservare il delirio senza dirigere il traffico in uno degli incroci più trafficati di Atene (e anche pericolosi per i pedoni e per gli stessi automobilisti) e autoctoni presi dal panico (nonché una coppia di turisti forse spagnoli il cui inglese è non pervenuto e che volevano farsi a piedi il tragitto Evangelismos-Monastiraki; almeno 2 km a piedi). Il panico non è invece nelle corde di Sullerivedelkifissos ed elaboriamo infatti un piano per raggiungere Galatsi cercando di evitare il più possibile le linee di superficie.

Pensiamo di raggiungere piazza Viktoria, sul viale Patission, per cercare di prendere un autobus che faccia la spola tra il centro e il nord di Atene ma le speranze sono vane: non passa niente, i minuti scorrono inesorabili e la fermata è presa d’assalto da greci (pochi) e immigrati di tutte le provenienze (molti). Decidiamo a malincuore di rinviare Galatsi a un’altra occasione e di tornare verso luoghi più vicini e raggiungibili con la metropolitana; già, ma dove?

La scelta cade dopo poco su Gazi; difatti la sera prima, tornando a piedi da Mia zoi tin exoume, abbiamo notato un paio di locali dove ci sarebbe piaciuto poter tornare. Mai occasione fu più propizia di questa. Decidiamo di sederci in un oinopoleio all’angolo tra la via Kostantinoupoleos e via Emvolpidon; siamo i primi avventori e ciò normalmente ci farebbe desistere, ma il caldo, lo stress per aver girato a vuoto più di un’ora e la fame ci convincono a sederci e farci servire dal personale di questo locale.

Che nome avrà questo simpatico locale? Ma ovviamente Κανέλλα (Kanella) come si può facilmente intuire dal menu. Data la temperatura abbastanza elevata ordiniamo pietanze leggere, tra cui un’insalata affogata nelle carote (che dovete sapere essere uno dei cibi più odiati dal sottoscritto).e un buon vino rosso. Rimaniamo sconcertati nel vedere che, in un tavolo poco distante da noi, un gruppo di turisti -riteniamo americani- accompagni il proprio pranzo con del FRAPPE’. Come se noi italiani bevessimo del cappuccino mentre mangiamo un piatto di spaghetti. Soprassediamo.

Per finire in bellezza questo pranzo che ha risollevato una domenica cominciata abbastanza male, ordiniamo un piccolo tsipouro come digestivo. Per un totale di circa 30 euro possiamo dire di aver mangiato (e bevuto) bene. Porzioni nella norma e servizio discretamente veloce. Il Kanella può essere sicuramente un locale da tenere in considerazione nel caso vi rechiate a Gazi per trascorrere una vivace serata in uno dei bar della zona.

 

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Keramikos e Gazi

Si vive solo una volta (no, non c’entra 007)

Dopo la proficua mattinata e primo pomeriggio in quel di Nea Smirni, ottimamente raccontato dalla sempre efficiente Αττική, lo scorrere del tempo ci porta rapidamente ad affrontare un nuovo sabato sera in quel della città più bella del mondo (almeno per noi due; capiamo che non sia per tutti così).
Sullerivedelkifissos.it non si fa mai cogliere impreparato dinanzi a tale appuntamento, ragion per cui sapevamo già prima dell’approprinquarsi della serata dove ci saremmo recati.

Tempo di riprenderci dalla gita a Nea Smirni e dal clima tropicale di questo sabato ateniese (dopo la tempesta del mattino è uscito il sole a peggiorare la situazione dell’umidità), di svolgere qualche faccenda a casa e siamo di nuovo pronti per goderci ciò che propone la capitale ellenica; stavolta siamo diretti verso la ben nota stazione della metropolitana di Keramikos, dove ad attenderci vi è quell’ormai presenza fissa che è la nostra amica Nevila; da lì dopo circa 700 metri a piedi sull’importante via Alessandro Magno, o Megalou Alexandrou che dir si voglia, giungiamo in un locale che sembra arrivare direttamente dall’inizio del secolo passato; stiamo parlando del mezedopoleio Μια ζωή την έχουμε (Mia zoi tin echoume). Il nome deriva dall’omonimo film greco del 1958, che in italiano si potrebbe tradurre con l’espressione “si vive una volta sola”; il locale si presenta con un piccolo spazio all’interno di un edificio i cui proprietari non fanno nulla per nascondere i suoi anni ma soprattutto con un ampio cortile (su ghiaia) dove gli avventori possono dissetarsi e mangiare durante le calde notti estive. Caratteristica che ci ha fatto propendere, da settimane ormai, per venire a visitare questo mezedopoleio è l’arredamento con cui i gestori hanno deciso di ornare questo cortile; sedie di legno, divani, sedie colorate, sgabelli. Non manca nulla e tutto è all’insegna del vintage.

 

Come forse potrete intuire dalle foto, il cielo non è esattamente limpido; benché la luna faccia bella mostra di sé, vi sono alcune minacciose nuvole e lampi all’orizzonte che non ci lasciano molto tranquilli per il prosieguo della serata. Data la struttura del cortile non è infatti assolutamente possibile coprire i posti a sedere (tant’è che abbiamo dovuto cercare le sedie meno bagnate possibili dopo l’acquazzone della mattinata) e nel caso venga a piovere dovremmo correre all’interno del locale. Ma proprio per questo volevamo provare questo mezedopoleio quando ancora la clemenza del tempo l’avrebbe permesso.

Ordiniamo le nostre pietanze, tra cui saganaki, polpette di pomodoro e di carne e salsiccia “alla contadina”, alle cameriere decisamente mascoline ma molto efficaci nel loro lavoro. Facendo spazio ai vari piatti che man mano arrivano dalla cucina sull’angusto tavolino al quale ci siamo seduti la serata trascorre amabilmente con un sottofondo di musica greca e dei suoi cantautori più noti (distinguiamo tra gli altri un brano di Dalaras). Arrivato il momento di saldare il conto (e per fortuna ancora asciutti, se non per qualche goccia caduta qua e là) arriva la nostra cameriera preferita a portarci il conto e ad agevolarci nell’annosa questione di decidere quanta mancia lasciare poiché su un totale di 34,04 euro ci dice che dobbiamo alla gestione di questo eccentrico mezedopoleio 35 euro.

Per un totale quindi di poco meno di 12 euro a testa lasciamo il Mia zoi tin exoume e ci dirigiamo di nuovo verso Keramikos, seguendo lo stesso percorso dell’andata e commentando come se via Alessandro Magno è la più “presentabile” del quartiere di Metaxourgheio (al confine proprio con Gazi e Keramikos) chissà le altre..in realtà negli ultimi tempi si sta cercando di risollevare questo quartiere con esibizioni artistiche, mostre e anche la presenza di ristoranti anche di un certo livello, taverne, kafeteries, mezedopoleii ecc. contribuisce a rendere più vivibile e sicura una delle zone più degradate di Atene.

Cosa dire in definitiva della Mia zoi tin exoume? Non veniteci se cercate un servizio da ristorante stellato o se siete alla ricerca del miglior cibo di Atene; menu semplice, pochi piatti senza infamia e senza lode. Servizio ruspante e pochi fronzoli. Secondo noi non potete però perdervi questo locale se siete in vena di una serata tranquilla, distanti anni luce dai circuiti turistici più battuti e se volete vivere una serata da veri ateniesi: sorseggiando la vostra birra preferita o un bicchiere di vino, o uno tsipouro ascoltando classici passati della musica greca in un luogo dall’atmosfera unica. Se siete amanti delle atmosfere decadenti, ma al tempo stesso rilassate venite al numero 20 di via Sfaktiria; una via pedonale nascosta tra le buie vie di Metaxourgheio, ma la tempo stesso a poca distanza dai mille locali di Gazi. Vi sembrerà di cambiare città, ma sarete sempre ad Atene.

ps: Zeus ci ha fatto la cortesia di aspettare a scaricare il diluvio serale dopo il nostro rientro a casa; tempo 10 minuti e le vie si sono trasformate in piccoli torrenti.

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Keramikos e Gazi

Spezie e sapore d’oriente per sconfinare in Asia

Non del tutto archiviati i festeggiamenti per il compleanno di Αλβέρτος e pervasi dal tipico buonumore del tardo venerdì, ieri sera abbiamo deciso di lasciarci alle spalle la stanchezza accumulata in settimana e di esplorare come nostro solito una destinazione a noi ignota tra quelle proposte della tentacolare Atene.
Approfittando dell’attiguità di Gazi, che già altre volte ci ha visto avventori, abbiamo concordato in anticipo di testare un locale nuovo, non molto lontano da Tauros (che come ormai sapete è la mia sede di lavoro) e che come caratteristica principale avesse stavolta qualcosa di fuori dall’ordinario.
Commissionata la ricerca dell’approdo serale al sempre aggiornato socio, il quale non si fa certo cogliere impreparato su temi simili, non mi rimaneva personalmente che gustarmi il risultato dei suoi riuscitissimi sforzi.
Quando mi sono sentita proporre un locale con cucina microasiatica dotato di splendida terrazza e recensito con notevole favore dai visitatori precedenti, ovviamente non mi sono fatta scappare l’occasione e ho accettato di buon grado di cenare in un posto tanto promettente.
Trovato insperato e spazioso parcheggio proprio davanti al ristorante (che fa però anche da semplice ritrovo per bere qualcosa ad ogni ora del giorno e della sera), abbiamo oltrepassato l’entrata e ci siamo inerpicati (non potrei trovare temine più adatto) su una scaletta a chiocciola di metallo, ripida e stretta.
L’attenzione che bisogna porre per evitare di non cadere (abbiamo subito pensato che per affrontare la salita ma soprattutto la discesa sia necessario essere più che sobri) è stata ripagata subito dalla visione della terrazza in questione, approntata con tavoli, sedie e divanetti molto colorati e piacevolmente intonati all’ambiente.

Un’illuminazione composta da file di luci colorate rendeva l’atmosfera, se possibile, ancor più effervescente senza però scadere nel cattivo gusto o nell’eccesso.
La prima cosa che abbiamo notato – ma abbiamo dato subito la colpa all’orario, non in linea con la tradizione greca che prevede di cenare ad ora più avanzata – è stata che eravamo gli unici clienti.
Giusto il tempo si sederci che il cameriere è arrivato col catalogo, al cui interno la proposta di piatti lasciava intuire proprio la virata medio-orientale delle pietanze. Il nome del ristorante, infatti, Micraasìa, non poteva provocare la comparsa di interrogativi sulla natura del vivande.

Crema di ceci (hummus) e falafel per me, pollo all’orientale e melitzanosalata (crema di melanzane) per il compare – versione con peperoni rossi in aggiunta alle melanzane, molto apprezzata da entrambi – più mezzo litro di vino bianco in due: questa la nostra ordinazione, intrisa di voglia di cucina speziata.
Mentre aspettavamo i piatti, abbiamo notato senza apprensione l’addensarsi di nubi a nord di Atene; qualche lampo ha fugacemente attraversato il cielo che si stava già riempiendo di stelle e un vento un po’ più insistente del solito ci ha indicato senza possibilità di dubbi uno sparuto temporale sulle cime del monte Parnitha.
Arrivate dopo una breve attesa le porzioni – mancava il pollo che necessitava una preparazione più elaborata-  abbiamo cenato senza che nessun altro avventore ci togliesse il privilegio di essere i soli a godere della vista che spaziava su buona parte della capitale.
In realtà, a farci sentire meno esclusi dal traffico sottostante, ha contribuito il molto abbaiante cane del locale, che, visibilmente infastidito dai fenomeni atmosferici scatenatisi poco lontano, correva in lungo e in largo senza sosta.
Terminate le ordinazioni che ci erano state portate abbiamo pazientemente atteso l’arrivo del pollo, favoleggiando nel frattempo su quali misteriosi ingredienti lo rendessero così lungo da preparare.
Forse con l’intento di rallegrare la nostra ormai estenuante attesa, il cameriere ha vestito il ruolo di dj improvvisato e si è arrischiato a scegliere la musica che riteneva più adatta allo scopo.
Vedendolo avvicinarsi alla consolle ci immaginavamo che in sottofondo sarebbero passate note richiamanti l’oriente e la vicina Asia …ma ci stavamo clamorosamente sbagliando.
Un ritmo dichiaratamente latino, probabilmente cubano, ha inondato la terrazza con una musica spumeggiante certo, ma per nulla in sintonia col locale. Ad aggravare la situazione il fatto che, ad un certo punto, la colonna sonora si è bloccata ripetendo la stessa canzone una ventina di volte; il tutto nell’indifferenza più totale del cameriere, troppo preso dalla consultazione del proprio cellulare.
A distrarci da questi ritmi, da entrambi non particolarmente apprezzati (ci piacciono altri generi più rock) l’arrivo insperato dell’agognato pollo all’orientale che oramai, più che dalla Microasia, ci sembrava venisse dal Giappone. Il sapore della pietanza però ha reso giustizia all’improponibile tempo di attesa; una miscela ben dosata di spezie, carne, riso, frutta (tra cui troneggiava il gusto inconfondibile dell’ananas) e verdura che abbiamo molto apprezzato.
Giunto il momento di corrispondere l’importo dovuto, abbiamo sborsato non senza qualche disappunto una cifra leggermente più elevata del solito e in parte ingiustificata vista l’esiguità delle pietanze (tranne il pollo, non erano certo cospicue) e il servizio lento e non sempre attento alle esigenze della- veramente limitata- clientela.
Ridiscese le ripidissime scale, abbiamo approfittato dell’ora non certo tarda per girovagare alla scoperta di qualche altro locale di Gazi. Siamo rimasti talmente soddisfatti di questa nostra perlustrazione da aver già inserito alcuni locali particolarmente intriganti nella lista di quelli che ci vedranno sicuramente loro prossimi ospiti.
Del resto questa zona, che ci è da subito sembrata molto promettente, non ci sta certo deludendo…musiche caraibiche a parte.

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Keramikos e Gazi

Dopolavoro ferroviario (beh la ferrovia era vicina..)

La nostra consueta visita infrasettiminale ci ha oggi (ri)portato in quel di Gazi, ormai uno dei quartieri più cari a noi due anche grazie alla sua vicinanza col luogo di lavoro di Αττική. L’idea era quella di provare finalmente il Brando, locale chiaramente ispirato al noto attore Marlon (ma va?); tuttavia l’orario era quello dell’italiana abitudine dell’aperitivo, ragion per cui abbiamo virato verso un mezedopoleio dove poter dividere qualche porzione non troppo impegnativa sorseggiando una meritata (dopo una dura e sfiancante giornata di lavoro per entrambi) birra ghiacciata in una delle due giornate più calde e afose di tutta l’estate (finora, perché non voglio pensare che ad Agosto possa arrivare un’ondata di caldo ancora peggiore). Comunque la visita al Brando è solo rimandata, statene certi; il fatto che sia un posto dove per lo più si beva ha temporaneamente giocato a suo sfavore solo oggi.

La scelta è caduta sul Kandavlos , onesto mezedopoleio sulla via Persefonis (cuore di Gazi insieme alla via Kostantinopoleos che costeggia la ferrovia). Mai come questa volta ci siamo lasciati condurre dall’istinto e non da informazioni prese in precedenza. La flora d’altro canto era davvero invitante, come può dimostra questa diapositiva:

Ma veniamo al nostro bel Kandavlos: specialità carne, tanto per cambiare, e souvlaki/kebab/gyropita.

Niente da dire sulla cucina, salsicce di maiale (per me) e kebab di tacchino per la socia; piacevole sorpresa le salse comprese nel prezzo. Prezzo nella media ma abbiamo mangiato di più e spendendo quindi di meno facendo le debite proporzioni (per esempio alla Mpakalotaverna sabato scorso), servizio rapido (un po’meno per attendere il resto, ma questo è cosa comune) e senza tanti fronzoli. A Gazi onestamente è un posto come altri, senza infamia e senza lode; ha dalla sua la location, su una delle vie principali di Gazi e un menu onestamente ricco di piatti proposti ai commensali. Da segnalare il fatto che offra anche servizio take-away nel centro di Atene e nei paraggi.

Restate sintonizzati perché il weekend (che introduce al genetliaco di uno di noi due la prossima settimana) si preannuncia ricco di posti da visitare; insomma stiamo lavorando per voi, e per noi (perché no?).

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Keramikos e Gazi

Tra torrenti improvvisati e Acropoli che spuntano a tradimento

Come preannunciato dalla socia Αττική nel suo eccellente post pomeridiano di ieri, tocca a me narrarvi del nostro sabato sera in quel della capitale del Paese più chiacchierato d’Europa (e del globo forse).

I piani prevedevano di trascorrere il sabato sera in quel di Gazi, cenare in una taverna di pesce in loco e visitare alcuni club di quello che è uno dei quartieri più trendy del sabato sera ateniese. Data la frequenza da Ferragosto dei mezzi di trasporto locali -sebbene siamo appena a metà luglio- il sabato sera, come al solito sono arrivato prima di Αττική alla fermata di Evangelismos della metro 3 che ci avrebbe condotto a Kerameikos e durante l’attesa non ho potuto esimermi dal notare questo simpatico fenomeno: ovvero come nascono torrenti a caso in quel di Atene nonostante l’ultima precipitazione piovosa risalga a due settimane fa e non se ne prevedano altre per almeno altre due.

Rete fognaria difettosa? Carsismo (leggerissimamente) fuori zona? Metodo alternativo per la pulizia delle strade? Non lo sapremo forse mai.

Recuperata la compagna e giunti alla fermata della metro di Kerameikos, ben poco tempo ci vuole per incontrarci con due colleghe di Αττική che allieteranno la nostra serata. Il piano di azione prevedeva, come ho scritto all’inizio di questo post, di cenare presso una taverna di pesce ovvero οι θαλασσιές οι χάντρες (Oi thalassies oi xantres) che prende il nome da un celebre film greco degli anni Sessanta. Peccato che il locale fosse desolatamente chiuso e la stranezza della cosa (chi chiuderebbe un ristorante a Gazi di sabato sera?) ci fa dedurre che la situazione economica della taverna non sia proprio rose e fiori. Superati quei cinque secondi di delusione, compiamo una ritirata strategica di circa 100 metri e ci fiondiamo per la seconda volta nel cortile del simpatico Γκαζοχώρη (Gazoxori), per la gioia della collega Ioanna.

Del locale ve ne abbiamo ampiamente parlato in occasione della nostra prima visita; nonostante fosse sabato sera i tavoli non erano affatto pieni ed eravamo quasi gli unici ospiti a sederci nel cortile. Servizio con pochi fronzoli (i posaceneri non esistono, ma al loro posto simpatici bicchierini di carta riempiti di acqua -occhio a non bere acqua e cenere) ma rapido e preciso. Prendendo un piatto ciascuno e qualche antipasto da dividere – da buona tradizione greca- più litro di vino e dolce offerto dalla casa direi che 50 euro in quattro è un ottimo prezzo, se si considera che a Milano in molti ristoranti con 50 euro non ci si mangia in due e non certo mangiando porzioni gigantesche. Certo, questo finché l’IVA nei ristoranti non verrà alzata al 23%; facendo un rapido calcolo avremmo speso 4 euro in più (il vino è già al 23%) che probabilmente verrebbero arrotondati a 5. 55 euro non ci avrebbero cambiato la vita, ma con quei cinque euro in più qualcuno potrebbe pagarsi il taxi per tornare a casa, per fare un esempio.

Per il dopocena -su consiglio dell’esperta di nightlife di Gazi, ovvero Ioanna – abbiamo scelto il Gazarte ovvero un locale “multitasking” che fa libreria, cinema ma anche da bar con una terrazza da cui si può godere di questa simpatica vista.

Nel caso non si vedesse bene si tratta dell’Acropoli -misteriosa costruzione che fa capolino da molti luoghi di Atene – illuminata ancora a giorno dopo il momentaneo blackout di due sere fa.

Il locale è meta molto gettonata il sabato sera e abbiamo faticato non poco prima di attrarre l’attenzione dei camerieri; ma non fa niente, non avevamo particolarmente fretta.
L’atmosfera è quella di un locale trendy, ma decisamente non snob. Prezzi nella media della Atene “bene” ovvero 5-6 euro per una birra e 9-10 euro per un cocktail. Scelto un economico -ma decisamente apprezzato- bicchiere di moscato ellenico ciascuno, abbiamo deciso di accomiatarci, non prima di esserci scervellati per capire come pagare il conto dal momento che eravamo quasi tutti (a parte la sempre precisa Ioanna) o con 20 Euro o con Euro in moneta (che non si sa per quanto tempo varranno ancora in queste lande, visto l’andazzo generale). Presi accordi importanti tra Αττική e la sua collega Silvia per la restituzione dell’imponente debito che vede la qui (quasi) presente blogger come creditrice di ben 5 euro ci accomiatiamo e ognuno prende la via di casa ma destino comune vuole che tutti prendiamo una simpatica metropolitana piena zeppa di giovincelli che tornano a casa dopo bagordi vari..meno male che almeno qualcuno ha ancora voglia di divertirsi e di non pensare al futuro che sembra essere sempre più nero per la nostra amata Ellade.

Indirizzi:

Gazochori: vedi la recensione

Gazarte: Voutadon 34, 210 3460347

Come arrivare:

Stazione Keramikos (metropolitana linea blu)

Keramikos e Gazi

Spensierati momenti di cervogia e metallo

Ogni venerdì degno di rispetto ha i suoi rituali. Il giorno che precede il fine settimana ha qualcosa che ce lo rende irresistibilmente simpatico e che si potrebbe condensare nella parola “prospettiva”. Il venerdì, insomma, immaginiamo e pregustiamo quel che faremo il sabato e la domenica, che ci sia in vista una due giorni di folle divertimento o di rilassata spensieratezza; a volte il programma è un po’ più impegnativo e prevede una corsa disperata tra tutte le incombenze che non si è riusciti ad evadere durante la settimana…ma tralasciamo volutamente questo scenario teorizzando che davanti a noi si spalanchi un gustoso fine settimana il cui culmine, magari, sarà immergersi nelle trasparenti acque del pelago ellenico.
Ovviamente noi, narratori de blog e dipendenti come molti altri per cui la settimana lavorativa si dipana da lunedì a venerdì, non facciamo eccezione, perlomeno quest’anno. Gli anni precedenti, per quanto mi riguarda, il venerdì era solo il giorno che precedeva il sabato, quindi un week-end di lavoro infuocato. Per quanto concerne l’amico Αλβέρτος è da poco (da quando è arrivato qui, più o meno) che, pur avendo lui dei ritmi di lavoro particolari, per solidarietà verso di me, si è spinto a dichiarare ufficialmente il venerdì sera inizio di due giorni non lavorativi.
E come festeggiare al meglio la liberazione temporanea dall’operosa schiavitù, necessaria tuttavia alla nostra sussistenza, se non far fluire birra nei boccali senza ritegno?
Che non esista modo migliore l’abbiamo pensato noi pure, recandoci a sbevazzare (moderatamente) con i colleghi al termine di un’intensa sessione di lavoro in un’uscita alla quale si è aggiunto il mio socio.Ormai, va chiarito, il compare è presenza fissa del venerdì sera stante il buon legame che si è creato con i miei preziosi collaboratori che dopo una giornata di incombenze sono così indomiti (plauso dovuto) da sopportare entrambi i componenti del direttivo del blog.
Non volendo essere da meno, al tavolo da noi occupato, dopo i primi dissetanti sorsi di cervogia, sono iniziati a confluire i desideri/ speranze/ proposte di ognuno per il fine settimana. Non vi annoio ulteriormente, cosa avremmo fatto noi lo trovate più oltre, nel post dedicato a questo διήμερο (due giorni, usando la sempre efficace lingua greca).
Dopo che la discussione si era allungata abbastanza su interrogativi laceranti del tipo se fosse meglio andare a provare il souvlaki inquieto e ribelle di Eksarxia o adagiarsi sul sicuro e scegliere il frenetico andirivieni di Psirri, i blogger da voi amati hanno deciso di togliere il disturbo.
Salutata l’allegra (a quel punto veramente gaia, viste le birre immolate al week end in arrivo) compagine io e il socio ci siamo diretti verso una fermata dell’autobus sperando che l’ora non proprio tarda ci permettesse di tornare in tempi ragionevoli.
Eravamo lì proprio a conversare sulla possibilità di rientrare con una tempistica umana che un sontuoso 815, autobus dalla fama leggendaria conferitagli dall’irrilevante frequenza dei suoi passaggi, si è apprestato ad accostare per farci salire.
Increduli e stupefatti per la fortuna capitataci (tanto da escludere la possibilità di acquistare qualche biglietto della lotteria perché ormai la dose di buona sorte era esaurita inesorabilmente) ci stavamo chiedendo come avremmo fatto a riprenderci dall’insperato arrivo dell’autobus.
A destarci dal nostro stato di confusione ci ha pensato la guida agile a tutto gas del conducente il mezzo che abbiamo scoperto essere, tra l’altro, un fervente metallaro. Se gli abbiamo parlato??? Non ce ne è stato bisogno…si era premurato di far ascoltare la sua musica preferita agli sparuti passeggeri presenti tramite gli altoparlanti dell’autobus. Non abbiamo potuto, ovviamente, che apprezzare le scelte musicali dell’impavido guidatore.
Con la musica metal in sottofondo e con l’esperta abilità del giovine nell’evitare gli ostacoli (automobilisti dall’andatura incerta, semafori inopinatamente rossi, etc…) procedendo a spron battuto, siamo arrivati in un soffio alla nostra destinazione.
Per una volta il servizio OASA (la società che gestisce i trasporti pubblici ad Atene) si è dimostrata all’altezza delle aspettative: celere, piacevole, fuori dall’ordinario.
Entusiasti per la mancata attesa epocale che ci si prospettava per tornare alle nostre dimore, ci siamo accordati brevemente per i giorni a seguire….il week end si schiudeva davanti a noi ma, nonostante le premesse, causa le difficoltà oggettive del momento (la crisi economica inasprita e la rottura quasi imminente con i partner europei). forse non sarebbe stato di sola spensieratezza ma di fremente trepidazione.

 

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Keramikos e Gazi

Gatti e vino per spezzare la settimana..

Mercoledì, ovvero quale occasione migliore per andare a esplorare il vivace quartiere di Γκάζι (Gazi), sulla strada che conduce verso il Pireo (il lunghissimo, appunto, viale Pireos ma se possibile arrivateci con la metropolitana, stazione Kerameikos) e tra i maggiori luoghi della vita notturna ateniese dal momento che vi sono ubicate decine e decine di caffetterie, bar, ristoranti e chi più ne ha più ne metta. Dicevamo, quale occasione migliore, poiché il mercoledì ha la nomea, del resto più che meritata, di essere il giorno che fa da spartiacque della settimana lavorativa tradizionale; non si è più al tragico inizio del lunedì ma non si è nemmeno al casual Friday . Perché quindi non festeggiare l’inizio della seconda metà della settimana, che condurrà a un lungo weekend, con un aperitivo post-lavoro?

Già, aperitivo. Qui in Grecia però l’aperitivo non è vissuto come in Italia. L’happy hour qui è visto da molti locali come momento in cui valgono determinate offerte sui cocktail/bevande alcoliche (2 al prezzo di 1 oppure sconti ecc..) ma non viene quasi mai servito del cibo insieme ai drink, se non qualche nocciolina o salatino qua e là. L’alternativa venutaci in mente è stata quella di recarci in un μεζεδοπωλείο, ovvero letteralmente un “venditore di mezedes”. Cosa sono queste benedette mezedes, vi starete chiedendo? Sono dei piattini di cibo serviti insieme all’ouzo, da dividere tra i vari commensali. Tradizione locale (e buon senso) vuole infatti che non si sorseggi mai ouzo senza qualcosa da mettere sotto i denti, pena finire sotto il tavolo dal momento che la gradazione alcolica della bevanda in questione è abbastanza alta e il sapore dolce può trarre in inganno l’avventore meno esperto perché la “botta” alcolica arriva quando è troppo tardi per rendersene conto, se non si beve appunto lentamente e mangiando qualcosa tra un bicchiere e l’altro.

Il locale da noi scelto è stato il Γκαζοχώρι (Gazoxori) e devo ammettere che sono stato ammaliato dal sito internet che ho trovato molto carino e invitante; andiamo al sodo, non siamo rimasti delusi. Il mercoledì pomeriggio intorno alle 19.30 è pre-serata per i target greci quindi il locale era vuoto a parte altri due coraggiosi avventori seduti all’esterno. Abbiamo optato per l’ampissimo cortile interno e abbiamo fatto bene, perché si presentava così.

 

 

Tavoli (e sedie) molto colorati e dipinti che ricordano il passato industriale del quartiere (Gazi prende il nome dal gasometro che una volta faceva capolino a due passi dalla zona dei locali odierni).

 

 

Reduci ambedue da un’intensa giornata di lavoro non abbiamo osato lanciarci sull’ouzo o su altri liquori greci dalla gradazione alcolica impegnativa ma ci siamo “accontentati” di mezzo litro di bianco della casa più un’insalata di granchio e delle Σουτζουκάκια σμυρνέικα ovvero delle polpettine di carne al cumino che prendono il nome dalla città di Smirne (una volta greca, ora in territorio turco). Per concludere, rakomelo gentilmente offerto dalla casa come da vera tradizione greca (a Creta non vi è quasi locale che non ve lo offra, ad Atene è cosa più rara; bisogna trovare il ristoratore che tiene alle usanze e che non vede il turista come pollo da spennare).

Ma dobbiamo essere sinceri; la vera star della serata è stata LUI ed è solo per LUI che molto probabilmente torneremo a essere ospiti di questo locale che è stata una vera sorpresa. Un angolo di Grecia autentica in mezzo a locali dallo stile e dall’aria per lo più contemporanea. Se capitate in questo affascinante quartiere (lo ammetto, ho un debole per questi luoghi post-industriali) non perdetevi questa piccola gemma. Potreste anche incontrare LUI, ovvero questo adorabile micio.

 

Indirizzo:

Dekeleon 6, 210 3424044

Come arrivare:

Stazione Keramikos (metropolitana linea blu)

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Keramikos e Gazi

Italian style a Tavros

Seminascosto dietro alla principale Odos Pireòs, ombreggiato quanto basta per farne un rinfrescante ritrovo nella tipica calura estiva ateniese, il locale del nostro italianissimo Matteo, denominato per l’appunto “Matteo’s”, è una sicurezza da tutti i punti vista. Locale spazioso all’interno, con grande bancone centrale a diagonale ed enorme citazione de “il grande Lebowski” sulla parete con tanto di Drugo che ci squadra con fare sornione. All’esterno, affacciato su una via tranquilla, il dehors, dispone di lunghi tavoli (molto apprezzati) per compagnie numerose. Atmosfera molto amichevole, adatta ad un pubblico fresco e gioviale.

La mattina fatevi coccolare con uno dei più buoni caffè/cappuccini in circolazione. Per un prezzo onestissimo, data la qualità, avrete la sensazione di godervi la vostra bevanda seduti ad un bar nostrano. La sera ritempratevi con  una birra ghiacciata o sorseggiate un bicchiere di vino (ottima le scelte del gestore) per ristorarvi.
Ad accogliere vecchi e nuovi clienti, troviamo il proprietario, il Matteo di cui sopra, sempre sorridente e pronto a scambiare volentieri due chiacchiere, soprattutto con i connazionali. Ritrovo consigliatissimo insomma per passare qualche momento di relax dopo una giornata di intenso lavoro (o di caldo eccessivo).

Indirizzo:

Agiou Georgiou 4, Tavros, 210 3412755

Come arrivare:

Fermata Tavros (autobus 049,914), fermata Strofi Pireos (815)