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Exarchia

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Exarchia, Mangiare e bere

Amanti della cucina cretese? Ad Exarchia c’è il posto giusto per voi!

Dopo molto che tempo (secondo i nostri canoni) che non tornavamo ad Exarchia, abbiamo deciso di farlo visitando un ristorante cretese che per noi costituisce una garanzia, l’Oxo nou. Come facciamo ad essere sicuri che questo locali si accrediti tra i migliori che abbiamo provato fino ad ora? Semplice, siamo capitati qui come avventori parecchie volte ma fino a questo momento non abbiamo avuto mai  modo di scriverne.

Non avendo prenotato abbiamo preferito arrivare al ristorante ad un orario che ci permettesse di trovare facilmente posto; un po’ per la buona cucina e un po’ per i prezzi concorrenziali l’Oxo nou  (che in cretese è un’espressione che si usa per risollevare il morale a qualcuno e potrebbe essere resa con “non pensarci”)  é quasi sempre pienissimo.

Abbiamo scelto ad un tavolo che ci permettesse strategicamente di scattare delle foto all’ambiente, molto semplice ma allo stesso tempo molto rilassante. La clientela infatti, costituita per lo più da giovani, intellettuali ed artisti (ma non mancano coppie e, talvolta, stranieri) sceglie la tranquillità di questo locale soprattutto per chiacchierare con gli amici gustando nel frattempo qualche piatto della cucina cretese.

Accomodatici, sono arrivati subito, come nella migliore tradizione dei ristoranti dell’isola, i bicchierini di rakì e il pane accompagnato da una salsa allo yogurt.

Dal catalogo- piuttosto vasto e che offre, accanto a quelli prettamente cretesi, preparazioni della cucina greca più tipica- abbiamo ordinato un dakos cretese (potevamo esimerci?), taramosalata, sfoungato (un’omelette nel cui impasto viene aggiunto stamnagathi, un’erba tipica cretese) e revithada (ceci al forno con salsa di pomodoro ed erbe aromatiche).

Per gli amanti della cucina cretese segnaliamo che sono comunque presenti ricette della tradizione come il gamopilafo (un risotto tradizionalmente servito ai matrimoni e bollito nel brodo di carne di pollo e di capra), i choclì bourbouristì (lumache in umido ripiene) e i kalitsounia (καλιτσούνια, mezzelune ripiene di formaggio e cosparse di miele).

Abbiamo con piacere notato che, essendo in periodo di digiuno pre-pasquale, il ristorante aveva predisposto un menù apposito con portate che non includessero carne o altri cibi preparati con ingredienti non ammessi.

Passando alla degustazione dei piatti, inutile sottolinearlo, li abbiamo trovati tutti di ottima esecuzione; in particolare il dakos è stato preparato in maniera eccellente, lasciando ammollo il pane il tempo necessario perchè si ammorbidisse ma non che si difasse, e condito con un olio da gusto veramente strabiliante. Sullo sfoungato avevamo avuto già in precedenza positivi riscontri da parte di Albertos che lo ha eletto quasi suo piatto preferito della cucina cretese.

Per completezza vogliamo rassicurarvi che, in diverse occasioni, abbiamo testato alcuni antipasti (crochette di zucchine e souzoukakia, fava, melintzanosalata) e i piatti di carne (di maiale e di agnello) trovandoli sempre di buon livello.

Alla fine della cena c’è stato portato un piccolo dolce molto gustoso che non pensiamo avesse la funzione di farci digerire meglio , visto che si trattava comunque di una cifra assolutamente accettabile.

Uscendo dall’Oxo nou ci siamo accorti di aver fatto davvero bene ad arrivare qualche momento prima del consueto orario di cena degli ateniesi poichè tutti i tavoli dentro e fuori erano completamente occupati.

Soddisfatti della nostra cena ad Exarchia ci sentiamo quindi di consigliarvi vivamente una visita a questo locale, tra i nostri preferiti; un’eperienza che i permetterà di gustare i sapori e i colori di Creta senza dovervi nemmeno imbarcare al Pireo.

 

Indirizzo:

Oxo nou: odòs Benaki 63

Come arrivare:

Metropolitana: linea rossa (fermata Omonia)

Ilektrikòs: fermata Omonia

Autobus: 060, 224 (fermata Zoodoxos Pigis) 230, 813 (fermata Araxovis)

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Exarchia

Naufragare … tra portate deliziose e dolci natalizi imbattibili

Finalmente, dopo tante settimane di attesa tra luminarie, negozi straripanti di folla, addobbi natalizi imperanti, è arrivata la Vigilia di Natale. Ad Atene non si penserebbe certo che manchino pochi giorni alla fine dell’anno visto il clima decisamente mite a cui siamo abituati finora. Ma si deve pur, ad un certo momento, scendere a patti con la neve finta che ricopre gli altrettanto finti alberi di Natale in giro per la capitale e mettersi nell’ottica che i festeggiamenti in arrivo sono proprio quelli soliti di ogni dicembre.
Volendo immergersi in tutto e per tutto nella tradizione greca io e il mio socio Albertos abbiamo deciso di dedicare la mattinata della Vigilia alla ricerca di una pasticceria dove acquistare i biscotti natalizi che in questo periodo si consumano a tonnellate in tutto il Paese. Dopo aver setacciato tutta la città per scovare il posto migliore dove acquistare melomakarona (preparati con miele e frutta secca) e kourabiedes (fatti con burro e mandorle) la nostra scelta è ricaduta sulla pasticceria dei fratelli Asimakopoulos, o per rispettare la dicitura dell’insegna che coniuga il nome al plurale, Asimakopouli. Il negozio in questione si trova ai limiti di Exarchia, dove odòs Trikoupi va a sfociare in leofòros Alexandras. Partendo dalla fermata dell’autobus che ci ha lasciato verso odòs Panepistimiou abbiamo dovuto camminare un po’ per raggiungere la nostra destinazione ma, alla fine, ne è valsa veramente la pena. La vetrina della pasticceria in questione ci ha accolto con un profluvio di invitanti golosità esposte sapientemente allo sguardo del passante per invitarlo ad entrare e a perdersi tra torte, pasticcini, cioccolatini e quant’altro di turpe si possa immaginare.

Una volta dentro abbiamo resistito alla tentazione di farci distrarre dalla nostra missione e abbiamo diligentemente richiesto alla solerte commessa solo l’indispensabile pattuito, rimandando però alla prossima occasione la degustazione di qualche altra leccornia.
Superata la prova dell’ordinazione è venuto il momento (più difficile per motivi organizzativi) del pagamento. La fila alla cassa, alquanto disordinata e improvvisata, non seguiva una logica coerente rendendo un’impresa capire quando sarebbe venuto il nostro turno di pagare. Non ci siamo però fatti abbattere e dopo qualche minuto di inspiegabile attesa abbiamo consegnato la cifra richiesta per il nostro acquisto che, sebbene non propriamente economico, si è rivelato più tardi, alla prova assaggio, decisamente di valore.
Lasciata la pasticceria ci siamo diretti verso odòs Stournari dove Albertos aveva proposto di fermarci a mangiare poiché sembrava che avesse individuato un mezedopoleio di sicura e positiva fama. Non avendo motivi per non credergli ho accettato di seguirlo per verificare la sua teoria, non foss’altro che mi ricordavo di averne sentito parlare molto bene.
Giunti davanti all’entrata del Navagio ton Angellon (il naufragio degli angeli), abbiamo dovuto scendere dei gradini prima di insinuarci nel locale vero e proprio, che si trova, appunto, leggermente interrato rispetto alla strada. Ci siamo subito accorti di essere i primi avventori ma abbiamo dato la colpa al fatto che molti ateniesi a quell’ora erano di sicuro alle prese con le ultime spese e con i preparativi delle cena della Vigilia. La padrona del locale, una donna simpatica e sorridente, ci è venuta subito a salutare, ci ha pregato di accomodarci dove preferivamo e ha portato acqua e menù dopo averci informato su quali piatti del giorno fossero disponibili.

Al momento dell’ordinazione si è scusata per i tempi lunghi di preparazione dei cibi in quanto, pur essendo gli unici clienti, era da sola in cucina e al servizio tavoli. Abbiamo deciso di seguire i suoi consigli e abbiamo scelto pasta corta al polipo, pseftokeftedes (“polpette finte”, preparate con ceci e non con carne), melintzanes krasates (al vino) e abbiamo irrorato il tutto con il solito mezzo litro di vino rosso.
Nel frattempo, mentre aspettavano i nostri piatti, abbiamo ammirato l’arredamento del locale che esponeva sulle pareti decine di foto di attori e di attrici greci così famosi da aver segnato l’epoca più fulgida del cinematografo ellenico. Altrettanto riconoscibili, sulle stesse pareti, le scene dei film dove hanno recitato questi idoli del tempo passato che spesso fanno la loro apparizione ai nostri giorni nelle tv moderne poiché i greci adorano talmente tanto le vecchie pellicole che i canali privati e pubblici le ripropongono molto spesso.

Discutendo appunto di film passati, della Grecia e dell’Atene che rappresentavano- immagini che vengono guardate con un leggero rimpianto dai greci moderni e questo amore per il bel tempo andato potrebbe spiegare, oltre alla sublime interpretazione degli attori il successo di cui tuttora godono questi film- abbiamo ingannato l’attesa terminata quando la cuoca di cui sopra, in realtà in tempi del tutto ragionevoli, ha portato al nostro tavolo le nostre ordinazioni. Già dal profumo che sprigionavano, si capiva che le nostre scelte erano state più che oculate. La pasta al polpo aveva un aspetto invitante e un sapore straordinario, le polpette erano leggere e gradevoli e, per finire, le melanzane al vino erano talmente buone da lasciarci stupefatti. Ovviamente quando li abbiamo assaggiati non abbiamo potuto che congratularci per l’esecuzione così magistrale dei piatti che ci ha fatto venire voglia, quando ritorneremo da queste parti, di provare le altre prelibatezze del menù. Ci piacerebbe, infatti, fare una visita al locale di sera, quando è prevista, in aggiunta alla meritevole cucina, la presenza di musica dal vivo; in questo caso sarà però meglio prenotare- abbiamo pensato- perché le dimensioni del locale non sono certo imponenti.
A conclusione dell’ottimo pasto, gustato pressoché in solitudine- durante la nostra permanenza solo una ragazza straniera si è seduta per consumare il pranzo e se ne è andata prima di noi- abbiamo voluto furtivamente provare i biscotti acquistati poco prima e, come accennato, li abbiamo trovati veramente piacevoli e ben equilibrati nel gusto.
Insomma come Vigilia di Natale ad Atene all’insegna di nuove scoperte tra pasticcerie e taverne non ci siamo potuti assolutamente lamentare, poiché entrambi i locali da noi visitati ci ha offerto, con i sapori eccellenti che abbiamo assaggiato, un incentivo a tornare.
E il fatto che fossimo in giro in un’ Atene quasi deserta (quelli che non erano partiti erano tutti a preparare la sostanziosa cena della sera) il clima molto più mite di quello a cui siamo abituati in questo periodo ha reso per noi questa giornata sicuramente indimenticabile e unica.

Indirizzi:

A.foi Asimakopouloi: Charilaou Trikoupi 82, Atene

Navagio ton Aggelon: Stournari 41, Atene

Come arrivare:

A.foi Asimakopouloi: fermata Zoodochos Pigi (bus 224), fermata Arachovis (bus 021,230,813,A7), stazione Omonia (metropolitana linea rossa e ilektrikos)

Navagio ton Aggelon: fermata Politechnio (bus 224, filobus 2,4,3,5,11,15), stazione Omonia (metropolitana linea rossa e ilektrikos)

 

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Exarchia

Exarchia, un grande classico che si rivede sempre volentieri

Come avrete già letto, sabato l’altra metà di Sullerivedelkifissos ha affrontato il suo genetliaco: e come concludere degnamente questa due giorni di festeggiamenti? Ma ovviamente compiendo un’escursione a Exarchia, ovvero uno dei quartieri ateniesi a noi più cari: per il suo carattere particolare, la sua decadenza e la sua quantità di locali decisamente interessanti e che si confanno alla perfezione con i nostri gusti in materia.

Dopo una tappa a casa rigenerante di poche ore nel pomeriggio eccoci pronti a dirigerci ancora una volta nel quartiere più giovanile e anticonformista della capitale ellenica; questa volta però non saremo da soli, bensì con nostra gioia si aggregheranno le amiche Ioanna e Nevila in modo da festeggiare nel migliore dei modi Αττική. Saliti sull’ “Exarchia Express”, ovvero l’autobus 224 che da Kesariani porta verso il quartiere oggetto della nostra visita, in poco tempo arriviamo in piazza Exarchia, dove da lì decidiamo di anticipare i tempi e di portarci verso il primo locale scelto per trascorrere la serata e attendere direttamente in loco l’arrivo delle nostre due amiche. Stiamo parlando del Selas, un piccolo bar situato sulla via Methonis: una piccola via pedonale a poca distanza dalla collina di Strefi che “sovrasta” Exarchia. Per raggiungere il locale percorriamo la via Temistocle, decisamente poco illuminata sebbene sia buio pesto; conveniamo sul fatto che sebbene amiamo questo quartiere difficilmente vorremmo abitarci. Certo le case sono economiche, ma la frequentazione del quartiere è quella che è e di sera trovare tossicodipendenti o vagabondi davanti al portone del condominio non è il massimo della vita, sebbene non accadano quasi mai episodi di criminalità gravi a Exarchia.
Arrivati al Selas procediamo con le ordinazioni: la festeggiata prende un thé “autunnale” mentre il sottoscritto un bicchiere di rosé; il servizio non è certo improntato alla celerità anche perché la titolare ammette candidamente di essersi dimenticati di noi. Non importa, non abbiamo fretta, anzi dobbiamo attendere Ioanna e Nevila che comunque a breve arriveranno.
Trascorriamo un’ora abbondante su uno dei tavolini all’esterno (non fa più caldo, ma la temperatura lo consente ancora) poco illuminati (e in pendenza) ma molto suggestivi. La clientela pare essere locale e questo è un punto a favore del bar. 2 euro e 50 per un bicchiere di vino è poi un prezzo molto popolare, come Exarchia. Se siete nei paraggi un salto il locale lo merita (a patto che non andiate di fretta, ma questa considerazione vale per il 99% delle taverne/kafeteries/bar di Exarchia) e la salita per raggiungere il bar vi farà venire sete e poi fame per la tappa successiva.
E in effetti abbiamo parecchia fame quando si fa ora di cena: dove andare? Via Methonis è caratterizzata dalla presenza di diverse taverne e proprio in una di quelle pensiamo di dirigerci per sfamare il nostro appetito. Stiamo parlano dell’ Avli situata al numero 43 della via Methonis. Persa purtroppo Ioanna che decide di dirigersi verso casa dopo l’aperitivo, entriamo baldanzosi Αττική, Nevila e il sottoscritto nel palazzo che ospita la taverna e da cui si sente arrivare il vociare degli ospiti fin sulla strada. In effetti il locale è pieno, ma si è appena liberato un tavolo per cui riusciamo a sederci senza venire respinti dal baldo cameriere che ci servirà durante la serata.
Ordiniamo (non senza fatica, dato il numero di decibel prodotto dalla tavolata di fianco a noi) barbabietole, polpettine di fave, carne di maiale e ceci. Qualità del cibo medio/buona, servizio non certo da ristorante stellato ma sufficiente. Il tutto viene però allietato dalla presenza di questa gatta molto affettuosa con i clienti (si farà pure prendere in braccio da Αττική).
Alla fine delle nostre pietanze decidiamo di chiudere in bellezza la serata ordinando (incaricando per questo compito la sempre attenta Nevila che però in quest’occasione si fa trovare spiazzata e chiederà il conto..) una bottiglia -piccola- di ouzo. Il conto ordinato da Nevila arriva e trattasi di 34 euro che però verranno magicamente tramutati in 40 (a voce) dopo che ci sarà portato l’ouzo.
Cosa dire dell’Avli? Locale senza infamia e senza lode che non si distingue per niente in particolare ma che non fa pentirsi di sceglierlo; è una delle alternative per mettere qualcosa sotto i denti se capitate a Exarchia senza spendere molto (comunque difficile qui spendere più di 10-15 euro a testa a meno che non vogliate affogare nei superalcolici o abbuffarvi come se non ci fosse un domani). Noi siamo in definitiva felici di avere scelto questi due locali per un sabato sera all’insegna dell’allegria e dello stare insieme ai propri amici e cari. Sono i locali migliori di Exarchia? Probabilmente no, ma in questo quartiere ciò che conta è godersi la vita e dimenticare per un attimo i problemi della vita quotidiana, sorseggiando un buon caffè, un frappè o un ouzo e assaggiando le prelibatezze della cucina greca chiacchierando tra amici.
Indirizzi:
Selas: Methonis 19, Atene
Avli: Methonis 43, Atene

Come arrivare:Metropolitana:

fermata Panepistimio (linea rossa), fermata Omonia (linea verde/ilektriko).
Autobus: fermata Botasi (224), fermata Rex (22, 54,57,608,622,732,790,813,815,856), fermata Kallidromiou su via Asclepio (25,26,27), fermata Kallidromiou su via Ippocrate (21,25,26,27,230,813)
Filobus: fermata Omonia (2,3,4,5,11,15)

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Exarchia

Temperature elevate e porzioni inaffrontabili ad Exarchia

Un altro weekend ad Atene in cui la città si svuota; un altro momento insomma di relativa calma e rilassatezza. Gli Ateniesi, infatti, hanno approfittato nuovamente del clima decisamente estivo (per questo fine settimana sono previste temperature ben oltre la media stagionale e che sfiorano i 35 gradi) per evadere dalla metropoli e cercare refrigerio in spiagge e paesi in altura.
Noi, decisamente ateniesi fino in fondo, abbiamo deciso di non abbandonare la nostra amata città seguendo i riti banali di esodo dei più e di rimanere invece a gustarci una prelibata due giorni in una sempre piacevole Atene semi-deserta.
Ovviamente dobbiamo specificare che c’erano degli obblighi da ottemperare qui nella capitale che ci hanno impedito di allontanarci per un giusto scampolo di meritato riposo lontani dalla ressa e dal traffico di Atene.
Gli obblighi di cui parlavo ci hanno comunque portato a ritornare nella ormai conosciutissima zona di Exarchia non prima però di aver fatto una capatina veloce a Gazi, la destinazione che abbiamo scelto per il nostro consueto caffè del sabato mattina.
In effetti siamo stati spinti a Keramikos (la relativa fermata della metro adiacente alla zona Gazi) dalla ferma volontà di sperimentare il Brando, un locale già numerose volte citato come possibile nostra destinazione per un aperitivo- caffè, che per una ragione o per l’altra non siamo fino ad ora mai riusciti a provare.
Se siete curiosi di sapere com’è e come si beve, dovrete pazientare un altro po’. Lo scenografico locale dedicato al talentuoso Marlon, infatti, all’ora in cui siamo arrivati noi era desolatamente chiuso e ad accoglierci c’erano solo le foto del celebre attore che troneggiano sulle pareti dell’entrata. Molto probabilmente il venerdì sera la folle notte di Gazi tiene aperto il ritrovo fino a tardi e il sabato mattina non si riapre prima di mezzogiorno.
La vocazione nottambula della zona, che in realtà ci era già ben nota, ci è stata confermata dall’esiguo numero di locali aperti la mattina (ed erano pur sempre le 11) e dal numero ridotto di avventori che sorseggiavano il loro caffè negli esercizi che lo permettevano.
Abbiamo scelto di addentrarci un minimo oltre l’uscita della fermata della metro e siamo stati attirati dal Millenium, una kafetèria che deve svolgere sicuramente la funzione di magazì notturno al calar del sole visto l’arredo futuribile e ritmi rilassati dei camerieri.

Il nome del locale ci ha incuriosito perchè sull’insegna non è riportato per esteso; al suo posto si può leggere “M?” in un carattere talmente poco comprensibile che abbiamo avuto le nostre difficoltà ad interpretarlo. La lista, però, portata lestamente dal cameriere insieme all’acqua, ha dipanato ogni dubbio.
Tentando di aver la meglio su un’afa inspiegabile in questa stagione abbiamo ordinato un freddo cappuccino (in greco viene prima l’aggettivo) e un frappè. Da parte mia posso congratularmi col barman per il cappuccino freddo, magistralmente preparato e sormontato da un inatteso ciuffo di panna montata. A mia personale opinione il cappuccino freddo, pur popolarissimo in Grecia, è difficile da preparare senza che il caffè, pur zuccherato, divenga amaro per via dello sbalzo termico. Lo considero pertanto uno di quegli elementi che mi fanno giudicare un locale positivamente o negativamente. Si possono bere cappuccini freddi ottimi in posti a prima vista poco promettenti e, al contrario, rimanere delusi in questo senso da ritrovi decantatissimi. In questa semplice bevanda fredda si valuta l’esperienza di un barista la cui fama per me può essere affossata o innalzata da un semplice sorso.
Mentre gustavamo le nostre ordinazioni abbiamo avuto modo di ammirare gli ornamenti che rendono il Millenium una delle kafetèrie più eccentriche che ci sia capitato di vedere. Al centro del bancone un albero di metallo, ai cui rami sono attaccate bottiglie di liquori, fa bella mostra di sé illuminato da luci soffuse.

Terminato il nostro caffè ci siamo recati, come già preannunciato, ad Exarchia, dove, prima di visitare il negozio a cui eravamo diretti, abbiamo fatto deviazione in un maghirìo per pranzare.
Questo genere di luoghi di ristoro, molto popolari in Grecia, non sono proprio taverne- sono infatti molto più rustiche- e sono contraddistinte dal buon rapporto qualità-prezzo del cibo. La loro peculiarità principale risiede nel fatto che, pur possedendo tutti un menù generico da cui si può consultare e scegliere le portate (le principale sono sempre disponibili), sia possibile visionare i piatti del giorno dal bancone, farsi tentare dalla gradevole presentazione e dal profumo invitante ed ordinare così in modo più consapevole.
Ad Exarchia avevamo intravisto la settimana scorsa, di ritorno dal veloce pranzo di cui vi avevamo messi a conoscenza, uno di questi tipo di locali, che nonostante l’ora avanzata (erano le 4) sembrava non avere un tavolo disponibile. Questo ha fatto subito ben deporre a favore della nostra decisione di visitarlo la prima volta che fossimo capitati nei paraggi. E così è stato, d’altronde. Siamo entrati (per godere dell’aria condizionata) nel Bukà con entusiasmo e non siamo stati delusi.

La nostra scelta è caduta su un piatto di pasta alla salsa di yogurt e verdura (davvero ottima), fagiolini al pomodoro per il compare e pollo alla crema e funghi per me. Tutto buonissimo; unico appunto, le porzioni, veramente spropositate per due persone. Capiamo che la gestione pensasse che volessimo dividere tutto come è d’uso qui e che non volesse sembrare tirchia verso due nuovi clienti ma abbiamo fatto veramente fatica a terminare le nostre ordinazioni. Torneremo sicuramente ma con ben chiaro il concetto di prendere solo due porzioni da cui assaggeremo entrambi.
Dopo la colossale mangiata ben ci stava un caffè e ci siamo diretti al già ben noto Revolt di cui questa volta siamo riusciti a fotografare il katàlogos.
Ci ha sorpreso positivamente vedere che la cameriera si ricordasse cosa avevamo ordinato la settimana scorsa; questa volta però abbiamo preso due caffè greci invece che un caffè ed un frappè.
Sorseggiato il nostro caffè e passati al negozio a cui accennavo prima, sotto un caldo implacabile siamo tornati verso la nostra zona. Tuttavia autobus puntuali e dotati di refrigerio hanno reso meno pesante il tragitto che abbiamo dovuto compiere.
La serata che si preannunciava calda se non bollente a causa delle temperature elevate sarebbe stata innaffiata da buon vino e allietata da piatti italiani. Ma di questo parlerà prontamente il socio, coorganizzatore dell’evento, e a cui lascio quindi volentieri la parola.

 

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Exarchia

Piacevole…dall’inizio

Straordinarietà della vita ad Atene. Qui, nella frenetica metropoli greca vi potrebbe capitare di decidere, in un torrido sabato di fine agosto, di cercare frescura e ritmi più rilassati a poca distanza dalla vostra residenza abituale.
La vostra zona vi piace, ovvio, ma, un po’ per il traffico sempre a livelli deliranti causa di un rumore di sottofondo abbastanza annoiante, un po’ per calore intrappolato dagli edifici che rende insopportabile la permanenza in luoghi che non siano più che ombreggiati e accarezzati da un piacevole passaggio di aria, volete vedere se altrove si sta meglio.
Come agite? Prima di tutto consultate il socio in perlustrazioni ateniesi, vi assicurate che condivida i vostri stessi intenti (in caso contrario, ci mettere poco a convincerlo), proponete con fare casuale una studiatissima destinazione, lasciate a lui/lei l’ardua decisione. Il compare, che nella stragrande maggioranza dei casi è d’accordo con voi- altrimenti non sareste inseparabili -, accetta e insieme delineate il percorso per raggiungere il posto agognato.
Probabilmente avete concluso di rivisitare una località già nota ad entrambi ma che tutte e due apprezzate, non molto distante (per non impelagarvi in attese di autobus improponibili e cambi di coincidenze al limite del sopportabile), soprattutto dotata delle caratteristiche sopra descritte.
Vi dirigete dunque in un quartiere centrale della capitale- in questo caso, Exarchia-  con la vostra organizzazione ormai esperta individuate l’orario esatto di transito dell’autobus che vi porterà fin laggiù, arrivate senza troppo sforzo e iniziate a godervi una zona meno congestionata ma pur sempre molto vivace.
Accusando i primi segnali della fame – è comunque ora di pranzo, saranno le 15- effettuate un rapido giro della piazzetta centrale e delle vie limitrofe alla ricerca di qualche locale di buona qualità, magari dove non siete stati, aperto e in posizione strategica cattura-fresco.
Il vostro sguardo ormai allenato cade sull’ Ex Archìs (ovvero, dall’inizio. Il nome gioca con quello della zona dove il locale è ospitato), souvlatzidiko che da tempo volevate provare senza che fino ad ora se ne sia presentata l’opportunità. Proposta dei piatti invitante ed ottime recensioni sui siti dedicati.
Optate per un tavolino all’esterno, gradite all’arredo minimale ma efficace dell’interno del locale; il tempo di sedervi e il cameriere arriva sollecito, lascia la lista, cortesemente versa l’acqua.

Scorrete il katàlogos, siete incuriositi da alcune specialità, ordinate spiedini di salmone, purea di cicerchia, melitzanosalata rustica. Arrivano i piatti, tutto all’altezza delle aspettative. Eravate un po’scettici; un locale nuovo e così lontano dall’aria un po’culturale e trasandata di Exarchia, a cosa doveva il suo successo? Ora l’avete scoperto e ve ne compiacete.
Tra i tavoli gira un individuo che ha tutta l’aria di essere, se non il proprietario, uno dei proprietari; parla volentieri con dei clienti abituali, ha un fare molto coinvolgente e una voce calma e profonda. Uomini o donne che siate non può non cadervi l’occhio su di lui; alto, fisico atletico, un viso con dei bei lineamenti; in gioventù- ora avrà passato la quarantina- sarebbe potuto essere un attore o un modello. Ma, ora che ci pensate, non vi ricorda qualcuno??? Ma sì certo, magari non sapete il suo nome ma vi viene in mente il personaggio che interpretava in una nota serie televisiva perlomeno una decina di anni fa. Ne discutete col socio, spiegate brevemente trama dell’opera e ruolo del nostro, riuscite a suscitare nel compare una giusta curiosità. Lo conoscete, indagherà.
Arrivata la fine del pranzo, leggero ma consistente allo stesso tempo, è ora di un bel caffè in un magazì che già in passato ha attratto la vostra attenzione. Il Revolt ha bei tavolini disegnati, bella posizione, clientela alternativa quanto basta con cani simpatici al seguito.

Prendete due caffè e mentre li sorseggiate ammirate i murales tutt’intorno sui muri e sulle serrande dei negozi limitrofi. La tranquillità è massima, si odono le voci di chi passa nelle vie a poca distanza, la città a quell’ora è in fase di stallo. Rigenerati da tanto silenzio, ripartite soddisfattialla volta del vostro quartiere dopo aver delineato i movimenti della serata. Per la verità niente sconfinamenti al Pireo o vagheggiamenti simili. Meglio rimanere in zona e provare un ristorantino che promette bene. Ora vi dovete solo accordare su orario e luogo d’incontro perchè si è fatto pomeriggio inoltrato. La calura sembra cedere il posto ad una frescura piacevole, le ombre si allungano; aspettate alla fermata l’autobus che vi porta a destinazione, la sera vi si prospetta davanti con le sue luci  che si accendono mentre il tramonto inonda il cielo.

 

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Exarchia

A Exarcheia, ma anche a Lesbo. Miracoli di Atene

Dopo l’ennesima incursione a Gazi del venerdì sera Αττική e io abbiamo deciso – grazie alla sua assenza dal lavoro in questo sabato – di riprendere la tradizione del caffè del sabato mattina. Il caso ha voluto (o meglio, negozi di computer da visitare per il sottoscritto – tutti curiosamente ubicati in via Stournari – nei pressi del Politecnico di Atene) che ci incontrassimo in uno dei nostri quartieri più amati, ovvero la rilassante e anarchica Exarcheia.

Non siamo persone particolarmente abitudinarie, per cui abbiamo deciso di lasciare il nostro simpatico caffè Bilia per lo Spira, ovvero uno dei suoi concorrenti diretti (dal momento che si trova esattamente di fronte) dove ci siamo ripresi dalla canicola già presente di mattina (per gli standard locali, erano quasi le 12..) sorseggiando due frappè, mentre un cane di grossa taglia girava tra i tavoli in cerca di carezze e di una ciotola di acqua fresca data la temperatura e il lungo pelo che ricopriva il simpatico canide.
Onestamente non c’è molto da segnalare per questo locale; è uno dei tanti bar di Exarcheia, coi tavolini all’aperto (in questo caso su una via pedonale, ovvero via Messolonghiou, nelle cui vicinanze tra l’altro il 6 dicembre 2008 venne ucciso da due poliziotti il giovane studente Alexandros Grigoropoulos di soli 15 anni; il fatto poi diede inizio a un periodo di violenti scontri in tutta la Grecia e non solo tra studenti e forze dell’ordine), con clienti (e camerieri) molto rilassati e con prezzi decisamente inferiori rispetto al resto del centro di Atene.
Per il pranzo la scelta poteva ricadere tra una microtaverna sull’adiacente via Koletti, che ci incuriosisce da un po’di tempo, o sull’invitante Ex Archis (Εξ Αρχής– un kafeneio altrettanto invitante su via Themistokleous oppure su una taverna che ci aveva già visto ospiti durante una mia calata nel mese di Maggio su via Emanuel Benaki. Dal momento che la microtaverna era chiusa e ci trovavamo già sulla via Benaki abbiamo optato per la seconda visita nella taverna di cui parlerò tra poco..
Trattasi della taverna (o meglio per la precisione dell’ouzeria) Η Λέσβος (Lesbo) il cui nome non lascia certo dubbi sulla provenienza dei proprietari. Vi siamo ritornati molto volentieri perché ce la ricordavamo come estremamente conveniente e con un’ottima qualità di cibo. (La prima immagine rappresenta un po’il panorama che si apre agli occhi degli avventori una volta seduti ai tavolini esterni..siamo sempre nei dintorni di Exarcheia..)

 

Questa volta abbiamo optato per un delle polpettine di patate e un palombo fritto con contorno di skordalià, ovvero una salsa all’aglio che ai più potrebbe apparire come non molto invitante ma che con certi tipi di pesce si sposa alla perfezione; per fortuna non era molto carica di aglio (almeno per i miei standard) e si è lasciata mangiare senza particolari problemi. Con 17 euro e 50 ce la siamo cavata (con il nostro classico mezzo litro di vino) e abbiamo salutato il simpatico proprietario, certi che la sua ouzeria ci rivedrà ancora ospiti quanto prima. La specialità della casa sono pesce e naturalmente l’ouzo, ovvero uno dei liquori nazionali ellenici che vede Lesbo come una delle eccellenze nella sua produzione (chi non conosce l’ouzo di Plomari?)
Scesi -facilitati anche dall’orografia della via Benaki che come molte vie ateniesi non è propriamente in piano – verso l’Università statale di Atene ovvero in via Panepistimou ci siamo recati nei meandri della metropolitana di Atene in cerca di qualche refrigerio per le ultime commissioni in un’assolata ma semi-deserta (rispetto alla normalità di un qualunque sabato pomeriggio NON di agosto) piazza Syntagma.
Vi preannuncio, anche a nome di Αττική, che purtroppo non vi saranno recensioni per la serata..dal momento che questo sabato sera ci ha visti restare comodamente a casa per una cenetta tranquilla poiché l’indomani (ovvero oggi per chi ci legge di domenica) saremmo stati protagonisti di un’indimenticabile escursione nei pressi di Atene e la sveglia avrebbe suonato abbastanza presto. Ma questa è un’altra storia…
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Exarchia, Fotografie, Mangiare e bere, Monastiraki

Graffiti ad Exarchia e incursione a Monastiraki

Definiteci pure banali ed abitudinari ma non ne neghiamo che quando ci piace una zona torniamo volentieri ad ispezionarla in lungo e in largo.
Un destino questo, di essere la destinazione quasi primaria delle nostre visite mattutine del sabato, che sta toccando in sorte in questo periodo ad Exarchia. Il noto quartiere, per alcuni versi conosciuto come anarchico ed effervescente di tumulti, ci ha sempre attirato per la sua aria popolare e decadente. Nei suoi vicoli stretti è possibile, passeggiando la mattina di buon ora (alle 10.30, che, per intenderci, qui sono considerate un orario antelucano), essere rapiti da una serie distinta di odori da rione paesano. L’aroma di caffè che si sprigiona dai bar appena aperti colpisce tanto quanto quello del bucato steso ad asciugare ed intriso di ammorbidente profumato, mentre in qualche punto le taverne annunciano il menù del mezzogiorno con i loro effluvi di carne in salsa speziata.
Non mancano nella colorata (per via dei murales che la contraddistinguono) e inquieta (per gli scontri tra manifestanti e polizia che la vedono protagonista) Exarchia note di un passato che per un momento, qualche giorno fa, è sembrato stranamente vicino. Il parcheggio che dichiara i prezzi in dracme e non euro (sebbene sia trascorso qualche anno dall’introduzione della moneta unica europea) non si sa bene se sia più terribilmente anacrononistico o tragicamente attuale.

Insomma, come avrete capito, nella giornata odierna abbiamo tentato di dare uno sguardo meno superficiale e più incuriosito alla zona che più di tutte ci incuriosisce, passeggiando con particolare attenzione per non farci sfuggire nessun dettaglio rilevante.
Ad aiutarci in questa impresa il nostro fedele nonché esplosivo fan Cristiano che, attirato dalla nomea di Exarchia, non ha voluto perdere l’occasione di verificare di persona la veridicità della fama che circonda il quartiere.
Dopo una breve sosta ristoratrice in uno dei pittoreschi ritrovi della zona (sedie da dopolavoro anni ’70, personaggi improbabili di passaggio e atmosfera rilassata a pochi passi dal caotico centro di Atene) abbiamo tentato di documentare quel che di affascinante si può trovare sulle case poco manutenute e sui muri scalcinati intorno a noi.
Ad attrarci di Exarchia è proprio questo, – ne discutevamo appunto tra noi durante il caffè – la strabiliante capacità di colpire l’ignaro visitatore là dove meno se lo aspetta, facendogli trovare un’opera altamente artistica sulla parete di un negozio ormai chiuso e che cade a pezzi, richiamando il suo sguardo sperduto con i colori sgargianti delle scritte a carattere politico sui muri, rubandogli un momento di contemplazione davanti alle scomode verità tracciate con le bombolette sui ruderi delle antiche dimore dell’Atene bene.

 

Dopo aver camminato per un po’ circondati da entrambi i lati delle strade da strani disegni, impensabili commistioni di bestie varie, incitamenti alla rivolta e quant’altro, ci siamo rifugiati per un momento in un angolo seminascosto  dove su un muro  facevano bella mostra di sé alcuni simpatici animalucci (lasciamo a voi l’interpretazione della specie) reggenti dei cartelli indicanto proprio che quello era inequivocabilmente un parco giochi. Accanto a loro una altrettanto ben riuscita ape svolazzante tra lussureggiante verzura rendeva l’insieme bucolico in giusta misura.

Presa la decisione ad un certo punto si dirigersi verso Omonia per approfittare della linea verde e recarci a Monastiraki per compere varie, l’amico Cristiano ha manifestato il desiderio di visionare il negozio dove all’incirca due settimane fa acquistammo (così si esprimerebbe lui) le fantastiche toppe dei suoi gruppi musicali preferiti.
Fatta man bassa di altre pezze da attaccare alla giacca di jeans ci siamo mossi alla ricerca di una lavanderia-stireria che eseguisse- se possibile, celermente- il lavoro grazie al quale il nostro seguace avrebbe sfoggiato un indumento molto punk-rock.
La disperazione si è dipinta sui nostri volti quando, delusissimi, abbiamo constatato il rifiuto, di ben due negozi da noi interpellati a riguardo, di dar vapore ai loro ferri e permettere a Cristiano di vantarsi della giacca made in Exarchia. La causa del diniego è rimasta sconosciuta e ci spinto ad avanzare le ipotesi più esilaranti. Caldo opprimente e conseguente poca propensione ad abbrustolirsi ulteriormente? Poca o nulla voglia di affaticarsi, da parte di talune categorie di negozianti, in vista del meritato riposo domenicale ? Divieto imprescindibile di attività emanato dal comune per i negozi dopo mezzogiorno?
Con l’amaro verdetto di impossibilità a procedere abbiamo salutato Cristiano che prima di accomiatarsi  sulla banchina della metro (abbiamo preso direzioni opposte) ha approfittato per scattare una foto a piazza Omonia così da poter mostrare il suo coraggio (vista la fama per nulla tranquillizzante della zona) ad amici e conoscenti.
A Monastiraki, finiti i sbrigativi acquisti (il caldo non permetteva prolungati vagabondaggi a vuoto, fortuna che avevamo le idee chiare) abbiamo provato, per sfamarci e dissetarci, un locale attiguo a Odòs Ermoù nella parte in cui questa via sta quasi per confluire nella zona del Keramikòs.
Se sorpassate la piazza Monastirakìou proseguendo appunto su Ermoù e non vi fermate a curiosare nei numerosi e fornitissimi negozietti di antiquariato (o di cianfrusaglie, dipende dalla vostra personale opinione), arriverete lestemente al Dìpilo, mezedopolìo ben fornito di piatti e bevande varie. Un posto insomma dove potete, secondo la mentalità greca, spiluccare qualcosa da accompagnare al beveraggio; οppure dove potete invece, secondo la mentalità italiana che prevede per gli assaggi una quantità sicuramente inferiore di cibo, fare senza indugio pranzo o cena.

Ad un prezzo onesto e che contempla ancora un IVA al 13% sul cibo fino a nuovo ordine del governo, abbiamo assaggiato taramosalata, purea di cicerchia e gemistà (pomodori e peperoni ripeni di riso e erbe aromatiche), sorseggiando un più che piacevole vino rosè. Dopo il dolcino offerto dalla proprietà ci siamo incamminati sazi verso le rispettive magioni, dandoci appuntamento per la sera. C’era già un programma per come trascorrerla ma di questo vi parlerà a breve il socio Αλβέρτος, grande organizzatore di eventi del fine settimana.

 

 

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Exarchia, Mangiare e bere

Meriggiare a Exarcheia

Come consuetudine sabato mattina Αττική e il sottoscritto si sono incontrati per un piacevole caffè mattutino, causa le nostre incombenze di vita quotidiana. Nella fattispecie, dopo due sabati in cui piazza Agias Eirinis ci ha visti protagonisti, questa volta il desiderio di far visita ai sempre ben forniti negozi underground della zona di Exarcheia la ha fatta da padrone e ci ha portato ad aggirarci nei vicoletti del quartiere più anarchico della capitale.

Datoci appuntamento di buon’ora alla fermata Panepistimiou ci siamo incamminati sotto un sole non ancora rovente in direzione dei nostri rivenditori di “metallume” preferiti. La zona, ancora tranquilla a quell’ora, ci ha accolto con pochi avventori nei bar e qualche sparuto gatto che rovistava nei cassonetti, come di norma. Ci siamo fermati per un attimo a contemplare le colorate e colorite magliette in esposizione presso un negozio specializzato nella stampa di sagaci slogan su capi di abbigliamento e abbiamo ammirato l’inarrestabile creatività dello spirito satirico ellenico. Avvistata da lontana la nostra destinazione principale, ci siamo diretti con impeto ad acquistare alcune simpatiche toppe (su commissione del nostro amico – e fedele fan – Cristiano) di band musicali.

Terminati i nostri obblighi e bisognosi di caffeina, abbiamo fatto tappa presso un colorato bar già conosciuto in precedenza e in cui siamo tornati data la positiva impressione avuta la prima volta.
Trattasi del bar Μπίλια (Bilia) che ci ha accolto con le sue sedie multicolore un po’ stile anni ’70 e il suo servizio celere ma discreto.

 

Come si può intuire dall’esorbitante scontrino abbiamo consumato due caffè greci a un prezzo decisamente competitivo rispetto agli altri locali del centro. L’atmosfera rilassata, favorita anche dal notevole numero di strade pedonali che tengono lontano il traffico, era testimoniata dalla clientela molto “easy” che frequenta i bar del quartiere. Se è vero il greco il sabato mattina  esce per il solito rilassante e rilassato caffè, questo rito trova l’apoteosi a Exarcheia che con i suoi ritmi un po’ fuori dal tempo fa dimenticare per un attimo di trovarsi al centro di una frenetica metropoli.

Giacché a noi piace seguire (o almeno tentiamo di seguire) un filo logico nelle nostre azioni e cerchiamo di organizzare in anticipo le nostre mosse del weekend, dovete sapere che avevamo già deciso di trasformare la giornata di ieri nella giornata “Exarcheia”. La sera siamo pertanto tornati, questa volta a colpo sicuro, nella “famigerata” piazza Exarcheion – che come potrete intuire dà il nome al quartiere – per sorseggiare in compagnia delle birre gelate al punto giusto.
Nelle nostre intenzioni ricadeva anche la possibilità di fumare del narghilè presso uno dei locali che si affaccia sulla medesima piazza, attrezzati di tutto punto col necessario.

Come si evince dal menù e dal nome del locale (Alì Baba e i 40 gusti) vi è un chiaro riferimento ai gusti di narghilè aromatico tra cui si può scegliere. La nostra scelta è caduta sul soddisfacente gusto mela che ha contribuito ad allietare la serata e che per qualche ora ci ha distratti dalle poco rassicuranti notizie che arrivavano dagli organi di informazione.

Sulla strada del ritorno ci siamo imbattuti in un originale portone di un edificio (assolutamente avulso dal contesto architettonico della via in cui si trovava) di cui mostriamo la foto, invitandovi a riconoscere il simbolo disegnato su di esso.