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Kifisia, Mangiare e bere

Un compleanno lontano dalla calura

In occasione del nuovo genetliaco del sottoscritto (sì, una volta all’anno capita a tutti di invecchiare..) ci siamo ovviamente posti il problema di dove festeggiare la lieta occasione. Su suggerimento di Αττική la scelta è ricaduta su uno dei cosiddetti Voria Proastia (quartieri settentrionali) dove non abbiamo mai messo piede (almeno non da quando è nato SRDK). Stiamo parlando di Kifisia, comune a nord di Atene e capolinea dell’ilektrikos che conduce al Pireo; si tratta di una delle zone più trendy e dal maggior tenore di vita dell’intero circondario ateniese insieme a Glyfada e a Kolonaki e ciò lo si può facilmente notare dalle auto che percorrono le sue strade, dalle ville moderne e anche dai prezzi dei locali decisamente superiori alla media del centro di Atene.

Il ristorante dove abbiamo deciso di trascorrere la serata non fa eccezione, senza però spingersi a eccessi fuori luogo e da noi difficilmente sostenibili, ma la qualità del cibo e il suo ambiente meritano sicuramente qualche euro in meno nel vostro portafoglio e in più nelle casse del Berdema . Il locale si trova in quel di Nea Erythrea, un ex-comune ora facente parte a tutti gli effetti di Kifisia, nella zona settentrionale di quest’ultima; si trova in un’area periferica ma questo è il suo punto di forza, dal momento che può contare su un ampio cortile con molto verde e decisamente consigliato per le calde serate ateniesi. La scelta si rivelerà essere più che azzeccata poiché la differenza climatica con il centro di Atene è notevole e renderà più che vivibile il tempo trascorso al Berdema.

Dicevamo della qualità del cibo: le portate da noi ordinate si riveleranno essere infatti ottime. Tiropitakia (tortini di formaggio), souzoukakia (salsicciotti cotti al sugo di pomodoro), pastourmadopitakia me kataifi (tortini di pastirma ricoperti con sfoglia kataifi) e siufichto (pasta tradizionale cretese condita con pomodori, olive e capperi)Come degna conclusione ordiamo come dolce un künefer ovvero una ricetta turca che prevede formaggio di capra racchiuso tra due strati pasta kataifi; il tutto cotto al forno e ricoperto con sciroppo di acqua e zucchero con spolverata di pistacchi (in questo caso i migliori della Grecia, quelli di Egina). Porzioni affrontabili ma credeteci che il dolce ci ha veramente messo alla prova e non ci è stato possibile terminarlo.

In totale il conto originario prevede un esborso di circa 50 euro ma, avendo prenotato con E-table (un portale dove effettuare prenotazioni in moltissimi ristoranti in tutta la Grecia), abbiamo accumulato un 10% di offerta del locale riservata ai clienti e-table e 10 euro di coupon per il compleanno; in totale andiamo a spendere una cifra decisamente economica rispetto alla qualità del cibo assaggiato e in generale all’esperienza provata in questa piacevole serata di inizio agosto. Non possiamo che consigliare vivamente il Berdema per le vostre serate all’insegna di cucina di qualità in un ambiente gradevole, tranquillo e fuori dal caos del centro di Atene. Noi ci ritorneremo magari quest’inverno per provare l’ambiente interno (che prevediamo venire riscaldato da un camino, a Kifisia d’inverno può fare decisamente più freddo rispetto ad Atene!)


Indirizzo:

Strofiliou & Skiathou 3, Kifisia, tel. 210 6201108

Come arrivare:

Stazione Kifisia (ilektrikos) poi:

fermata Faros (autobus 503, 507, 509, 535, 536, 560), fermata 1° Charilaou Trikoupi (autobus 523)

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Mangiare e bere, Panormou

Un rebetadiko gremito per ricordare i vecchi tempi

La zona di Panormou, che prende il nome dalla strada a forma di arco che collega viale Kifisias con viale Alexandras è ricca di kafeteries, bar, birrerie ma anche di locali dove mangiare tipica cucina greca a prezzi più che accessibili. Non dovrebbe essere dunque un mistero per i nostri lettori più affezionati che sia una delle nostre mete preferite e che esploreremo maggiormente nel prossimo futuro. In questa calda domenica di inizio giugno, dove solo un leggero venticello smorzava la calura ateniese, abbiamo dunque deciso di provare una taverna che da qualche giorno ci incuriosiva ovvero l’Αδιαχώρητο (Adiachorito) che in italiano significa “gremito”

Punto di forza della taverna è quello di offrire una ricca proposta musicale dal vivo soprattutto nei fine settimana; a essere precisi l’Adiachorito non è una taverna, bensì si definisce rebetadiko ovvero una taverna dove le libagioni sono accompagnate dalle note del rebetiko. L’atmosfera è quella tradizionale di questo genere di  locali; bouzoukia, chitarre e baglamas sono appesi in bella vista sulle mura dell’Adiachorito insieme a vari utensili, pentole e anticaglie che ricordano un’epoca passata.

Dal punto di vista strettamente culinario andiamo subito al sodo: non è certo il posto dove mangerete meglio ad Atene, nemmeno quello dove mangerete peggio. Abbiamo scelto dal comunque vasto menu una tyrokafteri (una salsa a base di feta e peperoncino piccante), dakos (ormai dovreste conoscerlo!), tyropitakia (delle piccole tortine di feta) e delle sardine alla griglia; il tutto accompagnato da un buon rosè. Non ci possiamo lamentare certo delle porzioni (le sardine erano 15, contate) ma nessun piatto ci ha lasciato particolarmente a bocca aperta dal momento che abbiamo provato tutte queste pietanze in altri locali e abbiamo trovato delle versioni migliori.

Siamo però convinti che questo sia un posto dove venire a divertirsi in compagnia di amici o parenti per trascorrere una bella serata a base di rebetiko e non un posto da gourmet o da fini intenditori di cucina. Proprio in base a questo e alla simpatia che ci ha ispirato l’arredamento non possiamo che consigliarvi l’Adiachorito nel caso vogliate vivere una serata da veri greci lasciandovi prendere dalla musica e dall’atmosfera. Altro punto a favore è la gentilezza dei proprietari e il servizio comunque attento e cortese (ci è stata offerta un’ottima chalvas al momento di richiedere il conto).

Indirizzo:

Doukissis Plakentias 120, telefono 210 699 0920

Come arrivare:

Stazione Panormou (metropolitana blu), fermata Erythros Stavros (filobus 3,10, 14, 18, 19 autobus 550, 602, 610, A7)

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Mangiare e bere, Panormou

Ambiente “agreste” e piatti da intenditori a Panormou

In questo periodo stiamo approfittando di varie occasioni per ritornare a far visita a ristoranti che ci avevano particolarmente colpito all’epoca in cui ancora non avevamo il blog e che quindi erano rimasti ingiustamente senza recensione.

Questa volta il pretesto è stato la necessità di darci appuntamento per una cena con la nostra amica Claudia in luogo a metà strada tra Pangrati e Patissia che fosse comodo per tutti. Dopo un po’ di riflessioni, volendo evitare il centro e i soliti posti affollati nel week-end, ci siamo ricordati della Paranga tou Sotiri, una delle prime taverne in cui io e Albertos siamo stati insieme qui ad Atene, più precisamente a Panormou. C’eravamo trovati davvero bene e quindi abbiamo velocemente dirottato la serata da quelle parti, desiderosi allo stesso tempo di ripetere la piacevole esperienza e di far provare a Claudia un dei nostri locali preferiti.

Visto l’orario più da aperitivo che da cena, non è stato necessario prenotare; anzi, quando siamo arrivati abbiamo trovato molti tavoli disponibili ed è stato quindi facile scegliere una posizione strategica che ci permettesse di cogliere delle suggestive istantanee del locale.

La nostra uscita è stata impostata non come una propria e vera cena ma sull’ordinare piuttosto delle mezedes e accompagnarci del vino. Fortuna ha voluto che, essendo la domenica prima di Pasqua, la tradizione prescrivesse di consumare quasi solo pesce; la taverna in questione, oltre ai piatti del menù aveva appositamente preparato dei nistissima fagità (cibi da digiuno) per adattarsi alla particolarità della giornata; da questi ultimi, nutrendo una debolezza per il pesce, abbiamo scelto degli succulenti gamberi dopo averli letteralmente visti esposti in una vetrina insieme ad altre squisitezze.

Il tratto distintivo del locale è infatti quello di essere una commistione tra una taverna e un maghirio (una specie di rosticceria con i piatti a vista). In aggiunta ai piatti disponibili nel katalogos ce ne sono sempre alcuni in bella mostra davanti alla cucina, preparati di fresco e pronti ad essere serviti agli avventori che ne vengono irresistibilmente attratti. In genere queste specialità giornaliere comprendono legumi in salsa (fagioli, ceci, etc…), pollo o maiale in diverse varianti, riso con carne o con pesce, verdure assortite, moussakas o pastitsio.

Oltre ai gamberi alla brace abbiamo ordinato della fava e un midopilafo, ovvero un risotto alle cozze. Nel frattempo, aspettando i piatti abbiamo scambiato due chiacchiere sull’arredo del locale che richiama molto un ambiente di campagna, con gli attrezzi per il lavoro nei campi alle pareti, inframmezzati da katroutsia, i tipici recipienti metallici con cui  si serve il vino nelle taverne. Insomma, un tocco molto agreste e popolare che ben si adattava all’idea di  paragka (scherzosamente “bettola”).

Le nostre attese sulla cucina non sono state deluse. Orektikò, riso e gamberi erano davvero deliziosi e nonostante non avessimo ordinato molti piatti le porzioni sono state sufficienti a saziarci. Al termine del nostro “aperitivo” c’è stato portato del gustoso chalvàs e ci siamo alzati soddisfatti una volta di più per il cibo, il servizio, la cortesia  e i prezzi sicuramente modici.

Se vi trovate dalle parti di Panormou questa taverna vale veramente una visita. La sera ci è capitato di assistere a musica dal vivo, un momento divertente di cultura popolare che vi consigliamo di sperimentare. La cucina chiude a mezzanotte; come avverte un cartello all’entrata “ noi cuciniamo fino a quell’ora…più tardi se ne occupa vostra moglie”. Un avvertimento molto in sintonia con lo spirito leggero del locale che sicuramente ha tra le sue qualità quella di risultare subito piacevole agli occhi e … al gusto degli avventori.

Indirizzo: 

I Paragka tou Sotiri: Doukissis Plakentias 76

 

Come arrivare:

Metropolitana: linea blu (fermata Panormou)

Autobus: 550, 602

 

 

 

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Mangiare e bere, Panormou

Voglia di Cina in quel di Atene? Basta andare a Panormou

Possiamo affermare con sicurezza che il primo weekend di marzo sia stato (in parte) dedicato alla scoperta di nuovi sapori, diversi da quelli classici ellenici. Dopo l’incursione del sottoscritto in quel dell’Indian Haveli ci dirigeremo infatti verso il quartiere di Panormou per provare un ristorante cinese tra i migliori di Atene per quanto riguarda il rapporto qualità-prezzo.

Raggruppato un buon numero di persone (saremo infatti otto alla fine) ci incontriamo con la sempre fedele Claudia alla stazione della metropolitana di Panormou, fatto che non può non rievocarmi lieti ricordi dal momento che si tratta -oltre che uno dei nostri quartieri preferiti e di cui approfondiremo meglio la scena food&drink nei prossimi mesi- della zona dove ho soggiornato durante il mio primo viaggio ateniese. A differenza però di quel periodo ci inerpicheremo (è il caso di usare questo termine, le salite a Panormou possono essere decisamente ripide) verso la zona alta del quartiere che presenta a dir la verità meno locali rispetto alla vivace parte bassa che pullula di locali adatti sia per mangiare sia per bere.

Giunti al locale possiamo svelarvi il nome di esso, lo Spring Roll che non lascia dubbi sulla tipologia di cucina proposta e sulla provenienza dei gestori. Il locale è pressoché vuoto, ma altresì piccolo per cui la prenotazione è stata provvidenziale. In attesa degli altri commensali ci viene subito proposto il menu, il quale presenta decisamente molte proposte tutte improntate alla cucina cinese più classica e senza molti adattamenti ai gusti locali. come del resto pensiamo che sia giusto.

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Ancora lungi dallo scegliere le pietanze che ordineremo ecco raggiungerci gli altri commensali, tra cui spiccano la new entry delle nostre uscite, Daniela (alessandrina di origine quindi praticamente una conterranea del sottoscritto, ma ateniese di residenza) e il suo compagno greco con cui scopriremo -durante la serata- di condividere la simpatia verso la vera squadra di Atene ovvero il Panathinaikos. Pronti per l’ordinazione quest’ultima non si rivelerà impresa semplice dato il numero di commensali; decidiamo dunque di procedere uno alla volta con bene impressa l’idea di dividere con tutti quanti le pietanze di nostra scelta. Ordineremo piatti a base di riso, pollo, gamberi e maiale ovvero alcuni degli ingredienti principali della cucina cinese, il tutto innaffiato da litri di vino rosé e bianco.

La condivisione delle pietanze verrà facilitata da un grosso piatto rotante di legno su cui verranno appoggiati i cibi e fatti girare in modo che tutti possano assaggiare ciò che anche gli altri hanno ordinato; il responso sul cibo è decisamente positivo, comprese le porzioni che anzi risultano essere fin troppo abbondanti ma questo è un aspetto dei ristoranti greci a cui siamo ormai abituati e per il quale non ci stupiamo più. Menzione particolare merita il vino rosé, la cui gradazione alcolica non lascerà certo indifferenti e anzi favorirà il fluire della conversazione tra tutti noi.

Finiremo per pagare una cifra veramente irrisoria, 108 euro per 8 persone che diventeranno 110 con la mancia fanno sì che con meno di 14 euro a testa ci si sia riempiti di succulenti cibi cinesi in un ambiente accogliente, tranquillo ma al tempo stesso caldo. Per alcuni piatti l’attesa è stata superiore al previsto ma è pur sempre comprensibile dal momento che le ordinazioni si sono accavallate quasi nello stesso istante. Per concludere non possiamo che consigliare questo ristorante cinese e per il dopo cena potrete scendere verso la parte bassa di Panormou per proseguire la serata nelle numerose birrerie situate in prossimità della fermata della metropolitana.

Indirizzo:

Trifillias 91, Atene

Come arrivare:

Stazione Panormou (metropolitana linea blu), fermata 4h Psichikou (autobus 036 e 651)

Mangiare e bere, Marousi

A Maroussi con allegria

Archiviata la parentesi Klimataria, di cui vi ha già raccontato ampiamente Attiki, è già ora di pensare a come trascorrere questo sabato sera di tardo febbraio. Non siamo soliti farci trovare impreparati perciò avevamo già preso accordi con la sempre disponibile Nevila per una nostra gita in quel di Maroussi, dove del resto abita la fanciulla. La rete di trasporti pubblici ateniesi fa sì che il luogo migliore dove incontrarsi con Attiki sia ancora una volta Monastiraki e in poco tempo la raggiungiamo dalle nostre rispettive zone di residenza. L’ilektrikos per fortuna non è affollato come potrebbe esserlo in settimana e troviamo addirittura posto a sedere; il tragitto durerà poco più di una mezz’ora durante le quali attraversiamo dapprima il centro e poi i quartieri più settentrionali senza tralasciare la fermata dell’OAKA che è un po’la nostra preferita per ovvi motivi sportivi. Arriviamo in una fredda (rispetto almeno a Nea Smirni, ma c’è da considerare che in questo periodo c’è una marcata escursione termica tra giorno e notte ad Atene) Maroussi in perfetto orario dove troviamo la solerte Nevila ad attenderci. Dopo una discreta camminata nella zona pedonale (e commerciale) del comune ateniese giungiamo al mezedopoleio prenotato dalla nostra amica ovvero lo Spirto. Il locale si presenta pressoché vuoto ma è dovuto all’orario abbastanza antelucano per fare baldoria; trattasi di mezedopoleio ma non vi è dubbio che il locale sia più improntato alla parte drink rispetto a quella food quindi riteniamo che andrà affollandosi nel dopocena che qui vi ricordiamo non cominciare normalmente prima delle 23. Accomodatici ordiniamo praticamente tutti i piatti presenti sul menu, facendo eccezione per quelli non disponibili in giornata; nello specifico scegliamo una tirokafteri (una salsa al formaggio a base di feta piccante), l’immancabile polipo all’aceto, ntakos (una sorta di bruschetta tipica di creta), salsiccia e due insalate di patate. Il tutto innaffiato da un mezzo litro di vino rosso. Le porzioni sono adatte a un mezedopoleio, ovvero da smangiucchiare e dividere tra commensali e non a nuocere alla linea e alla salute dei medesimi commensali come ci è capitato in molti altri mezedopolii. Durante la cena non possiamo che apprezzare l’atmosfera e lo stile dello Spirto, rilassato e minimalista così come il servizio attento e gentile. Data la grande quantità di mezedes ordinate facciamo quasi fatica a terminare tutto ciò che è nei nostri piatti nonostante le porzioni decisamente affrontabili; forse avremmo potuto risparmiarci un’insalata di patate ma il prezzo decisamente economico ci aveva fatto pensare a una quantità di cibo nel piatto inferiore a quanto realmente ci è stata poi offerta. Proprio il prezzo è uno dei punti a favore dello Spirto; dopo avere infatti mangiato e bevuto tutto ciò che vi abbiamo appena elencato la spesa a testa risulterà essere di 10 euro (contando la sempre gradita mancia al cameriere); 27,50 euro per un quartiere non proprio economicissimo come Maroussi è un prezzo decisamente concorrenziale e non facciamo fatica a credere che lo Spirto sia sempre affollato.

Cosa fare nel dopocena? Il desiderio di rakomelo è insito in tutti e tre e ci affidiamo alla sapiente guida di Nevila per indirizzarci a bere una karafaki  di una delle nostre bevande preferite. Percorrendo a ritroso la strada che ci ha condotto allo Spirto dalla stazione dell’ilektrikos giungiamo, dopo una minima deviazione, al Rakobeladiko, che sfrutta un simpatico gioco di parole tra rakomeladiko (locale dove si beve rakomelo) e il belare *. Sebbene Nevila abbia messo le mani avanti, sostenendo di non essere mai stata cliente di questo locale, la prima impressione è ottima. Il Rakobeladiko è quantomeno affollato e questo è sempre un buon segno; dobbiamo addirittura accomodarci in un tavolo appena abbandonato da altri commensali che avevano appena finito di cenare, ma che viene subito ripulito da uno dei camerieri in servizio. Il momento della scelta dell’ordinazione è molto rapido, giacché sappiamo benissimo cosa desideriamo: particolarità del Rakobeladiko è il fatto di dover scrivere a mano la comanda, indicando a penna il numero delle porzioni che si desiderano. Personalmente lo ritengo un metodo molto efficace e che riduce al minimo le possibilità di errore dovuti a eventuali incomprensioni tra camerieri e ospiti. Tempo di scaldare il rakomelo ed eccocelo servito in una karafaki da 250 ml. Il giudizio non è entusiasmante; non che fosse cattivo ma non regge il paragone con il rakomelo bevuto allo Svoura e alla Serbetia tou Psirri ma ci accontenteremo per questa sera. Presi accordi con Nevila per le nostre prossime mosse in quel della capitale ellenica giunge il momento di accomiatarci per essere sicuri di non perdere l’ultimo ilektrikos della giornata che ci ricondurrà a Monastiraki per proseguire con la metropolitana fino a Evangelismos.

Il giudizio complessivo sul Maroussi e sui locali è molto buono; eravamo già stati nel sobborgo settentrionale in occasione di un dopo-partita del Panathinaikos e ci aveva fatto un’ottima impressione. Zona tranquilla, con locali interessanti e negozi di rango; cercheremo di tornarci con la luce del giorno per avere un ulteriore conferma sul fatto che sia una meta da consigliare ai nostri lettori.

* = stavamo scherzando, in realtà oltre al belare il gioco di parole è anche grazie alla parola greca o belas (il guaio), quindi il rakobeladiko è un posto dove si beke rakomelo..mettendosi nei guai!

 

Indirizzi:

To spirto, vasilissis sofias 81, maroussi

Rakobeladiko, dimitras 12, maroussi

Come arrivare:

Ilektrikos, stazione Maroussi

 

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Koukaki, Marousi

Calcio, basket, pesce, rakomelo, birra. Atene cosa ti manca?

Weekend intenso quello appena trascorso, grazie alla presenza dei nostri amici Francesco e Mauro giunti appositamente dal Belpaese per un tetraimero, ovvero una quattro giorni di pallacanestro e calcio in quel di Atene e dei suoi paraggi (Pireo tra tutti). Dopo una bougatsa ristoratrice di prima mattina (quindi verso mezzogiorno) non potevamo che proseguire il tour gastronomico di Atene by Sullerivedelkifissos portando i nostri ospiti e la sempre fedele Nevila allo Skoumbri; i più attenti di voi sapranno che si tratta di uno dei primi locali da noi recensiti, in quel di Koukaki; quartiere tra i nostri preferiti di Atene per la sua vita notturna vivace ma al tempo stesso dall’atmosfera rilassata.

Memori della sua qualità e della freschezza del pesce abbiamo avuto pochi dubbi quando ci è stato richiesto un buon ristorante di pesce nel centro di Atene (data la stagione e la mancanza di un automezzo a nostra disposizione abbiamo preferito non spingerci fino al Pireo, anche se in quella zona vi sono forse i migliori ristoranti di pesce della regione ateniese). L’atmosfera è sicuramente diversa da quella estiva e i tavolini all’esterno illuminati da una flebile ma romantica candela sono ormai vuoti (e in quantità notevolmente inferiore all’estate); atmosfera diversa, ma non peggiore, poiché all’interno si è più raccolti e la conversazione viene facilitata dall’assenza del rumore proveniente dall’adiacente via. Dopo una lunga scelta per le pietanze (dovuta al fatto che abbiamo dovuto tradurre quasi tutto il menu) abbiamo ordinato un discreto numero di piatti, la maggior parte dei quali destinata alla condivisione tra i commensali. Da segnalare un ottimo polipo alla griglia e i calamari fritti, senza tralasciare la solita spaghettata ai gamberi che io e Αττική abbiamo riassaporato dopo quasi 6 mesi. Tra piatti di pesce, calici di vino, racconti di vita vissuta abbiamo ben presto fatto venire l’ora di saldare il nostro conto; ricordavamo bene il rapporto qualità-prezzo che è tra i migliori di Atene per questo tipo di ristorante e con circa 18 euro a testa lasciamo il ristorante sazi e soddisfatti.

Non c’è visita a Koukaki che non comprenda però una capatina allo Svoura: ovvero un microscopico bar a pochissima distanza dallo Skoumbri, in direzione viale Syggrou. Non potevamo infatti non fare assaggiare ai nostri due ospiti il rakomelo, che ha avuto un discreto successo soprattutto nei riguardi di Francesco. Locale affollato, tavolini all’esterno inavvicinabili, ma per fortuna un angolino per 5 persone è stato trovato e abbiamo concluso in bellezza un sabato sera rilassato e piacevole tra amici.

L’indomani, volendo prendere i cosiddetti due piccioni con una fava, ci siamo organizzati per compiere visita alla nostra cara amica Nevila in quel di Maroussi. Maroussi è uno dei comuni facenti parte della periferia nord di Atene, a poca distanza da Kifissia e in cui è ubicato il complesso olimpico di Atene, il cosiddetto OAKA. E proprio allo stadio olimpico di Atene si erano diretti nel pomeriggio i nostri Francesco e Mauro, per assistere al big-match (???!) tra AEK Atene e AEL Kalloni Lekanopedio, ovvero la squadra dell’isola di Lesbo. Risultato scontato e grande esperienza di vita vissuta per i due nostri connazionali. Nel frattempo io e Αττική, nel tentativo di raggiungere Maroussi tra un centro di Atene in stato di guerra causa disordini tra anarchici e polizia e un ilektriko gremito all’inverosimile causa chiusura della stazione della metropolitana di Syntagma, veniamo simpaticamente accerchiati sul nostro vagone da dei tifosi gialloneri dell’AEK entusiasti per la vittoria. Presto fattasi ora di scendere e di accomiatarci dai sostenitori kitrinomavroi (gialloneri), troviamo ad accoglierci in quel di Maroussi Nevila e dopo una discreta attesa veniamo raggiunti da Francesco e Mauro.

La destinazione è L’Ambassadeur Bar , un pub dal chiaro stile britannico a poca distanza dalla stazione dell’ilektrikò di Maroussi. Veniamo calorosamente accolti dalla cameriera, anche perché siamo gli unici avventori della serata fino a quel momento. Chiaramente la fa da padrona la birra, ma da buon pub in stile anglosassone non mancano alcuni piatti per placare l’inevitabile stato di ebbrezza che vi coglierà sorseggiando le numerose birre di cui si compone il menu dell’Ambassadeur.

 

Tra birre chiare, scure e una…Fanta (?!) e un succulento piatto di carne destinato alla condivisione tra noi cinque, la conversazione scorre fluente ma essendo domenica sera il weekend giunge al termine e si fa quasi ora di ritornare a casa in vista di un lunedì intenso tra lavoro e altre commissioni. L’Ambassadeur è un pub con un’ottima selezione di birre, quasi del tutto straniere, che non può mancare dal vostro itinerario tra i “sobborghi del nord” di Atene. Ci riserviamo di ritornare quanto prima a Maroussi per scoprire altri locali meritevoli del luogo, ma per il momento ci riteniamo soddisfatti di questa scoperta enogastronomica e non possiamo che ringraziare Nevila per averci condotto in loco.

Skoumbri:

Indirizzo: Drakou 14, Atene

Come raggiungerlo: fermata Syggrou-fix (metropolitana linea rossa), fermata Fix (tram linea 4,5), fermata Gargaretta (filobus 1,5,15)

Svoura:

Indirizzo: Drakou 8, Atene

Come raggiungerlo: vedere Skoumbri

L’Ambassadeur Bar:

Indirizzo: Dimitras 1, Maroussi

Come raggiungerlo: fermata Maroussi (ilektrikò)

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Zografou e Ilisia

Sapori di Costantinopoli e di Antiochia..a Ilisia

Un paio di settimane di lontananza forzata da Atene; voi penserete che le buone abitudini vadano irrimediabilmente perse durante l’assenza, invece basta rimettere piede sul suolo ellenico che pare non essere mai andati via. Il sabato sera, come d’uopo, si va alla ricerca di locali nuovi sia per noi ateniesi, sia per voi visitatori. L’unico dilemma era la zona da battere alla ricerca di qualcosa di interessante da recensire; dilemma presto risolto perché il direttivo del blog ha convenuto molto celermente sul dirigersi nuovamente nel dimos di Zografou, questa volta nella zona di Ilisia.

Ilisia sorge in prossimità delle facoltà di scienza, filosofia e teologia dell’Università Capodistriana di Atene e questa sua ubicazione la rende ovviamente un quartiere vivace, giovane e molto ben fornito per quanto riguarda locali e luoghi di ritrovo dove gli studenti possono bere e mangiare a prezzi onesti; a tal proposito segnaliamo una delle vie principali del quartiere, via Grigoriou Afxentiou, peraltro sul tragitto necessario a raggiungere il mezedopoleio di cui parleremo a breve.

Sottoposto alla compagna una breve lista di tre locali ove recarsi a mangiare, conveniamo sul più particolare ovvero un mezedopoleio microasiatico; come avrete ormai imparato il termine microasiatico denota i greci originari dell’Asia Minore, forzatamente immigrati in Grecia nella prima metà del ventesimo secolo e di cui Atene è una delle città che può vantare il maggior numero tra i suoi abitanti. Il locale non si sforza molto di nascondere le sue origini e infatti il nome è semplicemente Mikrasiatiko Mezedopoleio .

Veniamo accolti da una temperatura quasi estiva al suo interno, merito (o colpa) di due enormi funghi a gas il cui compito è riscaldare la zona esterna del mezedopoleio; sebbene ci sia un leggero vento da nord, il clima è tutt’altro che autunnale e non giustifica affatto tale calura all’interno del locale. Purtroppo gli unici tavoli non prenotati da due sono in prossimità di questi funghi, per cui ce ne faremo una ragione e sopporteremo. La velocità del servizio non è il forte di questo mezedopoleio, ve lo diciamo subito, giacché aspettiamo qualche minuto sia per ricevere il menu sia per la proverbiale acqua offerta dalla casa; ma soprattutto aspettiamo un’eternità per poter ordinare.

Il menu ovviamente racchiude al suo interno molti piatti della cosiddetta politiki kouzina (ovvero la cucina di Costantino-poli) che ammettiamo di non conoscere al 100% ; infatti alcuni delle pietanze proposte erano per noi totalmente sconosciute, sebbene il nome fosse invitante. Scegliamo saganaki di pomodoro, feta e olio di oliva, sheftalia, humus e soutzoukakia di Smirne; le noti dolente riguardanti i tempi del servizio vengono subito cancellate dalla bontà dei piatti. Il saganaki è eccezionale e ottimo è l’accostamento tra formaggio e pomodoro condito da un buonissimo olio di oliva; lo sheftalia (che poi scoprirò essere piatto di origine cipriota) è una sorpresa -del resto ammetto di aver ordinato alla cieca, incuriosito dal nome- e su questo piatto merita di essere spesa qualche parola. Si tratta di piccole salsicce di maiale (o agnello, ma non era questo il caso) speziate e avvolte nella retina dello stomaco del suino servite con contorno di verdure oppure come in questo mezedopoleio con pita e patatine fritte. Degni di nota anche l’humus ordinato dalla socia così come le soutzoukakia. Il tutto ovviamente condito da un buon vino rosso che sposa molto bene la cena a base di carne di questa sera.

Per un conto finale di 30 euro in due (con annesso dolce offerto dalla casa e arrotondato con mancia) si mangia e si beve più che a sufficienza a base di piatti della tradizione microasiatica, da Costantinopoli ad Antiochia, in un ambiente rilassato e con un servizio non rapidissimo ma connotato da camerieri gentili e precisi. Sicuramente da provare se siete in zona Ilisia, zona che merita di essere ancora oggetto delle nostre indagini e lo sarà sicuramente in futuro.

Indirizzo:

Odos Galini 10, Zografou

Come arrivare:

fermata bus 5η Ilision (linea bus 220, 221)

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Zografou e Ilisia

Casa è…uno tsipouradiko a Zografou

Dopo aver letto la sempre avvincente recensione, o meglio, il racconto sulle nostre avventure ateniesi del sabato mattina/pomeriggio da parte di Αττική è giunto il momento di rendervi partecipi di ciò che abbiamo fatto il sabato sera.

Niente di scandaloso o turpe, semplicemente la nostra idea era quella di esplorare il dimos di Zografou che sorge appena a est di Atene; questo comune prese il nome dall’omonimo politico Ioannis Zografos il quale venne in possesso di una cospicua porzione di territorio dell’allora quartiere ateniese di Goudi e la mise in vendita dopo averla divisa per lotti. Nella prima metà dello scorso secolo l’espansione urbanistica dell’odierna Zografou fu notevole tant’è che nel 1929 divenne unità municipale autonoma da Atene.

La Zografou odierna è caratterizzata dall’esistenza di un campus molto importante dell’Università Capodistriana di Atene e dalla conseguente presenza di un gran numero di locali e di giovani che li frequentano e che abitano in questo comune; proprio il carattere vivace e studentesco di Zografou è l’aspetto che ci incuriosisce e che ci ha spinti a esplorare questa ennesima parte della capitale.

Il tragitto da Pangrati a Zografou non richiede molto tempo, nemmeno con i mezzi di trasporto; un veloce cambio di autobus all’altezza del celeberrimo hotel Hilton presso Evangelismos e siamo già quasi arrivati, tra vie a senso unico e strette curve che l’autista del 622 affronta molto allegramente sicuro delle doti di tenuta stradale (??) dell’obsoleto mezzo di cui è alla guida. Già dai finestrini possiamo ammirare la gran quantità di kafeteries, bar, pub e taverne che costella Zografou ma in poco più di 10 minuti arriviamo nella graziosa Plateia Eleftherias (Piazza della Libertà) dove ha sede lo tsipouradiko che abbiamo scelto come meta del nostro sabato sera. Stiamo parlando dell’ Elaikon (che scopriremo avere una “succursale” anche a Vyronas, a poca distanza dal nostro amato quartiere di Pangrati).

Veniamo accolti da una cameriera intenta a degustare la sua cena (e per averla disturbata ci avrà maledetto per tutta la serata) ma che ci fa accomodare in men che non si dica in uno dei tavoli esterni dal momento che la temperatura lo consente ancora sebbene siano le 21 passate di una serata di quasi metà ottobre. Quasi subito ci porta la consueta bottiglia di acqua (del rubinetto) offerta dal 99% dei locali greci e un menu dallo stile retro che a noi piace tanto (e che si intonerebbe perfettamente con quello del Barbadimos di Drapetsona frequentato poche ore prima).

 

Come avrete notato tra l’altro non può mancare l’immancabile felino ormai presente in molti dei locali da noi frequentati in questi mesi; dev’essere accudito dai proprietari dello tsipouradiko o quanto meno essere abituato alla frequentazione dei clienti perché non si fa problemi ad accomodarsi sulle panche destinate ai commensali. Il menu è composto da molti piatti interessanti e da una lunga lista di tsipouro e ouzo, come farebbe pensare il tipo di locale. Sotto a quasi ogni pietanza vi è una frase che caratterizza il piatto. Per esempio sotto i calamari fritti che ordinerà il sottoscritto vi è citato “cozze e calamari li mangiano quelli che se la passano bene” così come vi sono massime di famosi autori greci del passato tra cui segnalerei la massima “fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo” di Ippocrate.

Decidiamo come detto per i calamari fritti, keftedakia (polpette di carne) e soprattutto per un piatto inusuale: bucce di patate fritte. In realtà lo strato di buccia si rivelerà molto sottile e saranno in pratica patate. Il risultato è pero gradevole al palato ed è un piatto che -almeno per quanto mi riguardava era una novità- ordinerei di nuovo qualora lo ritrovassi in un altro menu in giro per la Grecia.
L’atmosfera invoglia alla conversazione e al relax, nonostante il locale si riempia in poco tempo e lo spazio tra i tavoli non sia enorme; nel frattempo sorseggiamo un buon rosé e una volta terminate le nostre portate e finita la caraffa di vino decidiamo di affrontare il dolce. Ordiniamo un’invitante panna cotta che con nostra somma gioia verrà offerta dalla casa; probabilmente ci avrebbero chiesto se avessimo voluto un dolce quando si sarebbe trattato di saldare il conto, ma avendolo ordinato prima noi ce l’hanno portato al tavolo in men che non si dica.

Per un totale di poco più di 20 euro abbiamo mangiato molto bene, con porzioni decisamente adeguate (abbiamo purtroppo dovuto avanzare molte bucce di patate perché già sazi) per non dire quasi abbondanti. Servizio cortese e preciso senza sbavature; atmosfera invitante e tranquilla nonostante sia un locale molto frequentato il sabato sera (se siete in più di due consigliamo la prenotazione per il weekend). Ritorniamo verso Pangrati su un altro 622 dalla guida sempre molto allegra (sarà lo stesso conducente di prima?) attraversando Goudi e Ilissia ovvero due quartieri di una Zografou che non ci ha affatto deluso e in cui anzi vorremmo ritornare quanto prima per provare altri locali.

Indirizzo:

Ifestionos 12 (Plateia Eleftherias), Zografou

Come arrivare:

Fermata Plateia Eleftherias (autobus 32, 230, 622, 815)

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Kesariani

Attenti al gatto (e alla sua cantina)

Domanda: se il direttivo di questo blog trascorre la mattinata e pranza a Kipseli, dove potrà mai recarsi la sera? La risposta a questo quesito tra poche righe. Fattosi pomeriggio e recatici molto rapidamente sulla prestigiosa (per la presenza di numerosi negozi griffati) via Ermou per compiere veloci acquisti, dobbiamo decidere la meta delle nostre peregrinazioni di questo ennesimo sabato sera ateniese, nessuno mai uguale a quello precedente tra l’altro. Αττική e il sottoscritto hanno l’innata capacità di raggiungere un accordo in tempi brevissimi, un po’su tutto e non sarà da meno anche il luogo delle nostre libagioni.

Decidiamo infatti di provare una taverna che ci incuriosisce da un paio di mesi e che non si trova nemmeno distante da dove abitiamo. Stiamo parlando del To kelari tou gatou ovvero “la cantina del gatto”, oinomagereio (letteralmente cucina a base di vino) che si trova a Kesariani a poca distanza dalla vivace piazza centrale del dimos dove due settimane fa ci siamo recati a provare il ristorante cretese To rakaki.
 
L’insegna parla da sola: la zona (molto residenziale; To kelari tou gatou è l’unico esercizio commerciale nel giro di 200 metri circa) pullula di gatti ed è per questo, probabilmente, che il proprietario della taverna ha deciso di chiamare così la sua “creatura”.
Prendiamo subito posto nel minuscolo cortile della taverna (cortile condiviso con dei condomini peraltro) nell’unico tavolo da due presente e libero; nonostante sia ancora abbastanza presto per i canoni greci della cena vi sono altre due tavolate di persone.
Quello che crediamo sia il proprietario viene (non proprio celermente) a portarci il menu da cui scegliere le pietanze di nostro gradimento e non possiamo che soffermarci su questa immagine, nella pagina dedicata al pesce.
Reduce dall’hamburger mangiato a Kipseli avrei voluto proprio mangiare pesce, peccato che per la mia somma insoddisfazione l’unico piatto di pesce disponibile fosse baccalà con salsa all’aglio; normalmente l’avrei ordinato, ma l’aglio presente nell’hamburger odierno si fa ancora sentire per cui viro su un altro hamburger, stavolta di vitello, e su delle zucchine alla griglia decisamente di ottimo livello, mentre la compagna di blog si butta su delle polpette di pomodoro che in realtà saranno più delle polpette di zucchine. Come al solito, pensando che vogliamo dividere TUTTI i piatti che ordiniamo, le porzioni sono degne di nota e l’hamburger di vitello ordinato si moltiplica misteriosamente nel tragitto cucina>tavolo di Sullerivedelkifissos.it per cui ho davanti a me ben due hamburger e nemmeno tanto piccoli, accompagnati da un riso alle verdure molto saporito e che nonostante tutto riesco, col prezioso aiuto di Αττική, a finire.
Tra gattini neri che passano di fianco al nostro tavolo e bambini che vanno alla ricerca di gatti, si fa ora di saldare il conto e andare via; per meno di 20 euro abbiamo mangiato decisamente bene (e bevuto altrettanto bene). Piccola nota di demerito per il pesce quasi del tutto non disponibile e per il fatto che non venga offerta l’acqua come in tutte le altre taverne che abbiamo visitato; non pensiamo sia però assolutamente il caso di sconsigliarvi questo posto. Ci sentiamo anzi di consigliarvelo, soprattutto se siete amanti dei gatti perché la location è davvero piacevole e degna di visita. Non sappiamo quanto sia grande il locale all’interno, ma di sicuro non è enorme per cui una prenotazione potrebbe essere necessaria soprattutto nel weekend e nel caso siate più di due persone.
Nel tragitto di ritorno verso la nostra bella Atene (a piedi ovviamente, questo è il bello..su un lato di via Formionos si è a Kesariani, dall’altro nel comune di Atene) prepariamo il piano di azione per la domenica; ma questa è un’altra storia..
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Kesariani

Sabato sera a Creta? Sì, ma a Kesariani

Qualche ora dopo esserci salutati Αττική e io ci ritroviamo per la nostra solita cena del sabato sera. Come già preannunciato per questa volta non volevamo spostarci eccessivamente dal nostro quartiere, dal momento che la sveglia sarebbe suonata presto per entrambi la domenica mattina. Su consiglio di Αττική dirigiamo le nostre attenzioni verso Kesariani, ovvero un quartiere (anzi, comune) letteralmente confinante con il comune di Atene al punto che una via può cominciare nel comune di Atene e finire in quello di Kesariani. Sul grande e trafficato viale Ethnikis Antistaseos (resistenza nazionale), che porta alla circonvallazione chiamata Periferiaki Ymittou e da qui all’Attiki Odos – una sorta di tangenziale nord di Atene che conduce tra l’altro all’aeroporto – vi è una piazzetta pedonale piena zeppa di taverne di pesce, mezedopoleio, kafeneio e locali vari. Una vera sorpresa per una zona della grande Atene tutto fuorché turistica.

Se Αττική si è occupata di scegliere la zona dove recarci, a me è toccato scegliere il locale -e dopo essermi accertato in mattinata che non fosse ancora chiuso per le interminabili vacanze estive ateniesi- ovvero il ristorante cretese Rakaki. Dopo quasi un anno di assenza da Creta per il sottoscritto la voglia infatti di mangiare piatti cretesi era tanta.
Ci accomodiamo nei tavolini esterni, dal momento che la serata era gradevole grazie al solito meltemi che spira forte da nord; meno male che non siamo arrivati troppo tardi perché molti tavoli erano riservati e quelli liberi da prenotazione si sarebbero riempiti non molto tempo dopo il nostro arrivo.
Il menù è decisamente invitante, ma vuoi per la temperatura che non consigliava ancora abbuffate di carne, vuoi perché abbiamo pranzato all’incirca alle 15, non avevamo una fame da lupi. Dopo aver ricevuto la classica acqua e due bicchierini di raki come tipico benvenuto cretese, optiamo per peperoni ripieni, foglie di vite ripiene e un filetto di pollo alla griglia con contorno di verdure e patate. Degni di nota i peperoni, con una nota dolce che fa da contraltare a una piccantezza non troppo eccessiva e la carne cotta al punto giusto. Gradevole anche il vino bianco servito in una caraffa di una tonalità di azzurro molto piacevole alla vista.
Il vero clou della serata è stata però la crostata alla banana da noi scelta come dessert; si è fatta attendere per molto tempo, tanto che volevamo addirittura desistere e andarcene, ma l’attesa è stata ripagata perché si è rivelata essere uno dei dolci più buoni da noi mangiati in Grecia.
In conclusione: non è sicuramente il più economico ristorante cretese della zona di Atene (ma i veri ristoranti cretesi sono leggermente più cari degli altri, dal momento che le materie prime arrivano direttamente da Creta con le navi) ma la qualità è indiscutibile. Servizio non rapidissimo, ma cortese; apprezzabile che si siano scusati per l’attesa del dolce e in effetti il locale era pressoché pieno. Con 18 euro a testa non abbiamo mangiato da riempirci allo sfinimento, ma abbiamo mangiato molto bene. Un locale da provare, a nemmeno venti minuti da piazza Syntagma e dalle attrazioni turistiche del centro di Atene.
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Chalandri

Roventi sabati sera e taverne popolari

Come promesso dall’altra metà che compone questo blog, tocca a me raccontarvi il nostro sabato sera ateniese. La scelta su dove recarci è caduta sulla locanda Mpakalotaverna, scoperta dalla collega di Αττική Silvia, che si trova nel quartiere settentrionale di Chalandri. La zona era nuova per tutti e due ed entrambi siamo rimasti sorpresi nel constatare che si tratta di una parte della Grande Atene (perché Chalandri in realtà è comune a sé stante) piena di vita e costellata di locali di vario tipo. Sapevamo che, come quasi tutti i quartieri settentrionali di Atene, la qualità di vita non era certo di basso livello ma vedere così tanta gente in giro il sabato sera ci ha sorpreso e messo di buon umore.

Trovata facilmente la locanda (in una deliziosa via pedonale – peraltro dedicata al buon Tucidide – dove era quasi impossibile camminare data la quantità di tavolini all’aperto delle varie caffetterie e ristoranti) veniamo fatti accomodare al piano terra di fianco a un’imponente brace che darà il meglio di sé nei mesi invernali. L’arredamento è classico, sui muri campeggiano le foto di famiglia dei proprietari e molti dischi di cantautori ellenici degli anni passati, soprattutto ’50 e ’60. Il servizio è molto rapido e i piatti arrivano in men che non si dica, anche se io farei notare come il font scelto per la stampa del menu sia alquanto incomprensibile.

La cucina è tipica greca e non vi è la minima traccia di pesce sul menù, quindi se non siete ghiotti di carne potrebbe non essere la taverna giusta per voi anche se qualche piatto vegetariano lo si trova e viene comunque proposto tra i piatti del giorno (i menù sono due: uno più generico e uno specifico dove vengono menzionati i piatti che sicuramente troverete nella giornata in cui visiterete il locale; nota di merito per la taverna è che se un piatto è avanzato dal giorno prima il prezzo viene diminuito come conseguenza) Il clima rovente che attanaglia Atene anche la sera si fa sentire e nonostante un refolo di aria condizionata si sudano le famose sette camicie, anche perché mi sono lasciato ingolosire da una salsiccia di Kalamata, speziata e ripiena di formaggio, che si fa sentire come calore procurato.

Nel frattempo, arrivato a destinazione il noto imprenditore del Nord-Est Matteo che era erroneamente finito da tutt’altra parte di Atene nel tentativo di raggiungere Chalandri, conversiamo amabilmente davanti a uno-due-tre bicchieri di ottimo vino rosso della casa del più e del meno finché non arriva il momento di pagare il conto ai simpatici camerieri che ci hanno accompagnato durante il servizio di questa serata. In quattro andiamo a spendere ben 47,50 euro ovvero nemmeno 12 euro a testa; vi assicuro che non abbiamo lesinato sul cibo e tanto meno sul vino, anzi ci è stato pure offerto il dolce. I prezzi ultrapopolari di questa gemma che è la Mpakalotaverna ne fanno automaticamente una delle mete preferite di questo blog e tra le più meritevoli di visite per voi futuri visitatori di Atene e la stessa Chalandri sarà sicuramente oggetto di più approfondite visite in futuro da parte del direttivo di questo blog.

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Panormou

Per quartieri sconosciuti e gatti famelici

Come trascorrere una domenica pomeriggio in un modo migliore se non quello di esplorare zone sconosciute a entrambi della nostra bella Atene? È con questa intenzione che i nostri eroi hanno sfidato la canicola ateniese (a dir la verità oggi il clima era migliore di ieri, meno umidità e più ventilato) per dirigersi nel quartiere di Neo Psychikò (Νέο Ψυχικό), nella zona settentrionale della capitale, alla ricerca di posti nuovi da recensire per voi, cari lettori.

Sapevamo fin dall’inizio che si trattava di una delle zone più benestanti della città, e con tale animo eravamo pronti a farci “spennare” in una delle caffetterie in cui saremmo stati ospiti. La zona in effetti si presenta davvero elegante e vivibile; assomiglia indicativamente a una cittadina del Nord Italia con molto verde, villette e condomini non troppo elevati. Si fa davvero fatica a immaginare di essere nella stessa città di piazza Omonia, via Kapodistriou, via Menandrou e altre vie degradate del centro di Atene ma tale è la realtà e purtroppo la disparità di condizioni sociali risulta notevole ai nostri occhi.

Scesi al capolinea del filobus 3 (che collega Neo Psychikò a piazza Syntagma e al centro) ci siamo diretti verso la zona dei bar e delle caffetterie e attirati dalla folta clientela e dall’aria un po’intellettuale del locale ci siamo seduti al Gaspar Food’n’mood.



Come supponevamo i prezzi sono adeguati al tenore di vita del quartiere e un frappè + caffè freddo ci sono costati ben 8 euro e 10 centesimi. Niente da dire sulla qualità, ma si paga più la zona che altro. Il locale si presenta sicuramente bene; divanetti in pelle, sedie ergonomiche, cameriere di bella presenza (ma poco utili al servizio vero e proprio, dal momento che una di loro non faceva nulla se non sorridere ai nuovi avventori) e una collezione di liquori davvero notevole. Se siete alla ricerca di un bar trendy e di una zona “in” diversa dalle inflazionate Glyfada, Kolonaki, Kifissià allora Neo Psychikò fa per voi.

Il nostro piano avrebbe previsto un caffè e poi visitare un mezedopoleio per sorseggiare un ouzo sgranocchiando qualcosa, ma il locale da noi prescelto stava per chiudere e i camerieri ci hanno gentilmente respinto. Ci chiediamo a che cosa serva agli affari chiudere alle 19 di domenica, ma questo aprirebbe una serie di considerazioni che preferiamo rimandare ad altra sede. Sconsolati, ma non troppo, decidiamo di abbandonare la tranquilla Neo Psychikò per riavvicinarci al cuore di Atene non prima di aver però raggiunto il Nirvana.

Alla sempre attenta Αττική viene in mente di visitare la zona di Panormou, sia perché di strada per il ritorno nel quartiere in cui viviamo, sia perché trattasi di quartiere già ben noto a entrambi;per me dal momento che lì presi in affitto il mio primo appartamento ateniese nel lontano novembre 2014 e per la mia compagna perché aveva già frequentato i locali della zona nelle sue frequenti scorribande ateniesi negli anni passati.

La scelta non è difficile; ci sediamo alla trattoria Filadelfi su consiglio di Αττική, dove mettiamo in atto l’idea originaria di cenare dividendo qualche piatto.

Dobbiamo essere sinceri; cameriere (o proprietario, o meglio figlio di proprietario) molto gentile e affettuoso -pure troppo nei miei confronti, ehm..- ma un po’sbadato dato che (ed eravamo gli unici clienti) tempo cinque minuti dopo l’ordinazione e si era già dimenticato la nostra comanda. Rispedita al mittente un’inutile e non richiesta insalata, i piatti hanno cominciato ad arrivare al nostro tavolo e ne abbiamo apprezzato la qualità. Non solo noi, a dirla tutta.

La gatta in questione ci ha infatti aiutato a mangiare il filetto di pollo in questione, con buona soddisfazione di tutti. Apprezzabile il fatto che a fronte comunque di un conto irrisorio per quanto ordinato (26 euro per mezzo litro di vino, polpette di zucchine, filetto di pollo e moussaka) ci è stata offerta un’anguria e un’ulteriore caraffa di vino.

Salutati gatta e cameriere ci siamo incamminati verso casa, non prima di avvertire i sentori di una nuova manifestazione a Syntagma dal momento che facevano capolinea nei pressi della fermata della metropolitana di Evangelismos alcuni autobus assolutamente fuori zona, quale il diretto X95 per l’aeroporto. Dopo l’estenuante camminata di venerdì sera ci siamo assolutamente rifiutati di sorbirci un’ulteriore scarpinata e abbiamo contribuito al benessere della categoria dei tassisti per il solito tragitto, finora esclusiva del sabato sera, fino alle vicinanze delle nostre abitazioni.

Per alcuni giorni lascerò il blog nelle ottime mani di Αττική, dato che improrogabili impegni di vario genere mi attendono nel Belpaese ma questione di qualche giorno e sarò di ritorno -sempre che la Grecia esista ancora come Stato indipendente e non come protettorato tedesco- per la seconda parte di questa lunga e strana estate 2015.