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Italiani in Grecia

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Italiani in Grecia

In Grecia come a casa nostra? Una ricerca sugli italiani di Atene – Prof. Domenico Maddaloni

E’ con immenso piacere che pubblico questo prezioso articolo del Prof. Domenico Maddaloni, docente di sociologia all’Università di Salerno.

Il Professore, interessato alle dinamiche della nuova emigrazione in Europa, all’inizio di questo autunno si è stabilito per un mese ad Atene per condurre una ricerca qualitativa sul campo. Ha parlato con diversi esponenti della comunità italiana ateniese e ha raccolto le loro disparate testimonianze circa i motivi del loro trasferimento, le loro prospettive future, il loro livello di integrazione e il loro rapporto con la madrepatria.

Il contributo è stato scritto dal Professor Maddaloni per SRDK alla fine della sua permanenza ateniese e trae le prime somme della sua indagine. Ringraziando sentitamente il docente, propongo volentieri la sua prima efficace analisi della comunità italiana di Atene.

 

In Grecia come a casa nostra? Una ricerca sugli italiani di Atene 

Mentre in Italia la politica si dibatte, si contorce e si avvita intorno a tematiche di scarsa o nessuna presa sulla vita quotidiana dei cittadini – a meno che non si tratti di tasse o di tariffe in aumento “perchè ce lo chiede l’Europa” –, molti studiosi di scienze sociali hanno cominciato ad interrogarsi su un fenomeno che appare in grande crescita in questi ultimi tempi. Sempre più Italiani, giovani e anziani, dal Sud e dal Nord, lasciano il Paese. Quello della crescente mobilità delle persone non è un fenomeno limitato all’Italia, perchè in parte è una conseguenza spontanea della globalizzazione. Inoltre un numero crescente di espatri si sta verificando anche negli altri Paesi di questa Europa del Sud tanto colpita da una crisi che si sta prolungando, al punto che non riusciamo più a vederne una conclusione positiva. Ma certamente quello degli espatri è un fenomeno che colpisce l’immaginazione degli studiosi, perchè l’epoca delle migrazioni degli Italiani sembrava ormai conclusa con il decollo economico degli anni ’60, che aveva messo fine alla stagione delle partenze “con la valigia di cartone” in direzione delle miniere o delle fabbriche del Nord America, del Nord Europa e, come sappiamo bene, anche del Nord Italia.

Chi sono questi Italiani nuovamente in cerca di opportunità di lavoro o di vita in altri Paesi? Quali motivi, bisogni o interessi li spingono? Quali difficoltà si trovano a dover affrontare? Che giudizio danno della propria esperienza, in confronto con una possibile permanenza o un possibile ritorno in Italia? E come definiscono se stessi nel mondo di Skype, dei voli low cost e della flessibilità del lavoro e della vita? Queste domande hanno spinto un numero crescente di studiosi a cercare delle risposte attraverso la ricerca empirica. Sono un sociologo dell’Università di Salerno e ho vissuto qui per circa un mese, cercando di creare un rapporto con gli Italiani di Atene e di Halkida, frequentando i luoghi virtuali e reali d’incontro e intervistando tanti connazionali che hanno spontaneamente prestato il loro tempo e la loro attenzione al mio lavoro di ricerca, dedicato al tentativo di rispondere alle domande che ho presentato qui sopra. Ed anche a qualche altra domanda rivolta più specificamente a chi potrebbe vivere qui ma anche altrove, e che tuttavia ha scelto la Grecia come “casa” propria. I mass media del nostro Paese non mancano mai di presentare la Grecia come un esempio negativo nel panorama europeo dell’epoca della crisi. La Grecia è, per definizione, il Paese che “sta peggio di noi”, e rispetto al quale “noi” possiamo sentirci un gradino al di sopra. E allora per quale ragione ci sono oggi comunque così tanti Italiani che continuano a scegliere la Grecia, e in particolare Atene, non per una vacanza, non per un viaggio, ma proprio per viverci, e proprio in questa epoca di crisi?

Al momento in cui scrivo queste brevi note la ricerca non è affatto terminata. I materiali che ho raccolto verranno attentamente studiati con l’aiuto di software di analisi dei dati testuali, e di procedure di interpretazione condivisa tra i ricercatori, che permetteranno di far emergere i principali nodi tematici dei percorsi e delle condizioni di lavoro e di vita degli Italiani ad Atene. E non finisce qui, dal momento che – come è noto dai tempi di John Stuart Mill – la forma più robusta e generalizzabile di conoscenza è quella comparata. Vogliamo confrontare il profilo sociale degli Italiani di Atene con quello degli Italiani di Valencia, o di Francoforte, o di tanti altri luoghi privilegiati dai nostri connazionali per la propria scelta di lavoro e/o di vita “altrove”. Perciò sarebbe presuntuoso, da parte mia, presentarvi ora i risultati di un’indagine che non è finita. Forse però posso dirvi di alcune impressioni che ho ricavato in questo periodo di lavoro, qui ad Atene e dintorni.

Innanzitutto, il profilo sociale degli Italiani che risiedono qui è molto più eterogeneo di quanto non pensassimo all’inizio. C’è la donna (o molto più raramente l’uomo) che si è trasferito qui per amore – un fenomeno noto agli studiosi come marriage migration. Ci sono i pensionati che amando la Grecia hanno deciso di vivere qui almeno una parte dell’anno – questa gli esperti la chiamano invece retirement migration. Ci sono, e sono più numerosi del previsto, i giovani che hanno trovato un’occupazione qui dopo esperienze italiane infruttuose, sia nel lavoro autonomo – in particolare nella ristorazione – sia in quello dipendente, spesso in centri di assistenza “in remoto”. Ma accanto a quelli che sarebbero chiamati migrant workers si trovano anche giovani aspiranti manager globali che vivono una parte della propria carriera in questo Paese – e cioè quanti vengono chiamati dagli esperti expatriates in senso stretto. E non si può assolutamente dimenticare la presenza della second generation – dei figli di coppie formate da un coniuge italiano e da uno invece greco. Insomma, si tratta di una presenza niente affatto marginale – per quanto certamente gli Italiani residenti qui non si contino a milioni – e ramificata in diversi settori ed ambienti della società greca.

Un aspetto invece comune a gran parte degli Italiani che ho incontrato è l’avere un livello culturale piuttosto elevato. Chi ha un titolo di studio “inferiore”, qui, ha il diploma medio superiore, ma la grande maggioranza ha un diploma di laurea. In linea di principio, l’avere un titolo di studio elevato è una risorsa che rende più facile l’inserimento nella società di accoglienza. Questo perchè l’avere un diploma, o meglio ancora una laurea, aumenta quella che i sociologi chiamano capacità riflessiva, e cioè la capacità di comprendere il mondo intorno a sè e di mettersi in relazione con esso per cogliere i propri obiettivi di lavoro o di vita. Che si tratti di imparare il greco, o di muoversi nell’area metropolitana, o di cogliere una nuova opportunità di lavoro, o di partecipare alla vita culturale di una città che è una grande capitale dell’Europa mediterranea: in queste, come in altre circostanze, un livello di istruzione elevato, e di conseguenza una elevata riflessività, risultano di aiuto. E tutto questo a sua volta aiuta a vivere bene in questo Paese e in questa città.

Anche il modo nel quale molti tra gli Italiani residenti ad Atene affrontano il tema dell’identità mi sembra collegato all’elevata istruzione e capacità riflessiva di cui dicevo in precedenza. Non sono molti quelli che si definiscono “emigrati”, la maggioranza delle persone che ho intervistato non si riconosce affatto in questa etichettta. Prevalgono invece due definizioni che mostrano un grado sottostante molto elevato di fiducia in se stessi. Alcuni infatti scelgono di definirsi “Italiani all’estero” – come se dicessero “la mia identità è talmente robusta che mi permette di vivere qui come vivrei in Italia”. Apparentemente all’opposto, altri si definiscono “cittadini del mondo” – come se dicessero “la mia identità è talmente forte che mi permette di vivere qui come vivrei ovunque”. Ma questo, anche più di quelli toccati in precedenza e di tanti altri, è un tema delicato che merita certamente un attento approfondimento.

Non posso non concludere con un omaggio e un ringraziamento. Alla Grecia e in particolare alla città di Atene, che sento ormai un pò anch’io come “casa mia”. A tutte le persone che mi hanno accolto, Italiani e Greci, che non soltanto hanno attivamente partecipato al mio lavoro ma hanno contribuito a far sì che questo periodo all’estero fosse anche per me un fattore di grande crescita e di arricchimento personale. Un’esperienza che non dimenticherò, e che anzi mi farebbe piacere di tenere viva il più possibile.

Prof. Domenico Maddaloni

 

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Info su Atene, Italiani in Grecia

A Samos per seguire il richiamo della mia Grecia

 

Avete mai pensato di aprire un’attività turistica, magari su un’isola greca? Se ci state ragionando sopra, vi potrebbe essere molto utile leggere l’esperienza di chi ci ha provato ed è riuscito a meraviglia nel suo intento.

Carla, genovese, si è trasferita a Samos seguendo il suo profondo desiderio di Grecia. Sull’isola gestisce un’accogliente struttura ricettiva dal nome evocativo, i Meltemia Studios. Rispondendo alle nostre domande ci parla di come è maturata la decisione di trasferirsi, di quali difficoltà ha dovuto affrontare e di quali sono gli aspetti del vivere a Samos che apprezza di più. Infine, da esperta della realtà greca quale è diventata, regala dei preziosi consigli a chi sta pensando di seguire la sua stessa strada.

Ciao Carla! Innanzitutto ti ringraziamo per il tempo che ci dedicherai! Puoi spiegarci da dove vieni e da quanto tempo sei in Grecia?

Vengo da Genova e sono a Samos con la mia famiglia dal 2008.

Come hai preso la decisione di trasferirti a Samos?  Immaginiamo ci abbiate pensato su un po’ prima di iniziare questo nuovo capitolo.

Sì, l’ abbiamo pensato parecchie volte venendo in vacanza e poi nel 2007, mio marito si è licenziato per avere il tempo di cercare una nuova attività. L’abbiamo trovata dopo quasi un anno di ricerche e ci siamo fermati a Samos, perchè qui c’era la struttura che a noi andava bene. A maggio del 2008 anch’io mi sono licenziata e siamo partiti subito per Samos, svuotando prima una piccola casetta che avevamo in Francia e mettendola in vendita, dopo giugno abbiamo iniziato anche a portare i mobili della casa che avevamo a Genova e che abbiamo messo in vendita. Abbiamo avviato lavori di ristrutturazione subito, nonostante la proprietà fosse attiva dal 1987, la struttura aveva bisogno di una rivisitazione. La prima stagione è partita a fine luglio 2008.

Sull’isola hai aperto una struttura ricettiva, i Meltemia Studios: hai avuto particolari difficoltà nel realizzare questo progetto?

All’inizio ho avuto qualche difficoltà ad avere licenze e atti di vendita in ordine, la struttura aveva due fratelli proprietari, di cui uno proprietario dell’immobile e l’altro della licenza. La licenza si è scoperto al momento della vendita non era completa,aveva una mancanza sulla piscina..era sull’atto di proprietà, ma non sull’attività. Questo ha creato diversi problemi ed io ho dovuto pagare una sorta di penale, ho dovuto far costruire bagni, docce e spogliatoi per avere tutto a norma. Inoltre la struttura è stata completamente ristrutturata nel tempo. Vedendo le foto di allora è quasi irriconoscibile, se non nella parte strutturale. Sono 8 casette, di cui una abitata da noi, intorno ad una bella piscina grande. Siamo vicini alla spiaggia ed usufruiamo di un beach bar attrezzato di un hotel 4 stelle. Ora è completa di tutte le possibili certificazioni e licenze.

La proposta SRDK:

Samos vi attira? Se pensate di visitarla trovate informazioni dettagliate per visitarla sulla guida Isole della Grecia di Lonely Planet, da come arrivare a tutti i modi per girarla al meglio.

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Quali sono i vostri rapporti con la comunità locale? Hai percepito ostilità o apertura?

All’inizio non ho avuto una grande accoglienza, tranne poche persone che ci hanno, in qualche modo, accolto ed adottato, mentre i colleghi hanno forse temuto la concorrenza. Non hanno compreso che i miei possibili clienti, non sarebbero venuti qui senza la nostra spinta. Il nostro “tam tam” ha portato in Grecia, a Samos anche persone che non erano mai state qui e neppure in Grecia. Vecchi amici, ex compagni di scuola e lavoro, parenti..comunque tante persone legate a noi. La mentalità dei samioti è abbastanza chiusa e quindi non è stata, subito, accogliente; ora l’atteggiamento è un po’ cambiato, anche se ci vedono a volte come temibili colleghi.

Samos, seppur abbastanza grande, è comunque un’isola. Quali sono i segreti per passare l’inverno senza particolari patemi?

I patemi al momento sono dati esclusivamente dalla situazione economico-politica, che incide in maniera fortemente negativa sul nostro stato umorale ed economico. D’inverno noi passiamo i mesi  a risistemare le case per l’apertura, aggiungendo spesso qualche novità. La manutenzione e la cura della zona esterna ci impegna comunque. Il problema è vivere di un solo lavoro, in tempi come questi. Quindi in abbinamento cerchiamo sempre di aggiungere anche altre attività. A Natale portiamo su richiesta olio e vino dell’isola, nonché altri prodotti locali. Mio marito cerca sempre di poter fare arrivare anche sul mercato greco prodotti italiani di tipo farmaceutico (suo ex ambiente lavorativo, quando era in Italia). Nonostante questo reggere all’inverno non è facile. Siamo arrivati in un momento complicato e di conseguenza è impensabile trovare lavori invernali che non siano imprenditoriali.

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I tuoi figli hanno avuto problemi ad integrarsi? Sono stati aiutati dalle istituzioni scolastiche e dai compagni?

Ho un figlio, Stefano, che è arrivato qui in Grecia all’età di 11 anni. Aveva fatto la prima media in Italia ed ha iniziato qui il ginnasio, dopo ha fatto il liceo. Ha trovato all’inizio difficoltà per la lingua e l’ambiente dei coetanei, molto chiuso; viviamo in un luogo piccolo come dimensioni e poco abituato ad avere studenti stranieri. La scuola, di per sé, è stata accogliente ed il preside lo ha agevolato nell’inserimento ma gli studenti lo hanno spesso isolato. Ora è integrato più di tutti noi, parla correttamente greco ,italiano ed inglese. La chance che credevo potesse esserci per lui, c’è stata a tutti gli effetti..un po’ come se avesse intrapreso un Erasmus in anticipo e questo lo fa muovere bene all’interno della Grecia in perfetta autonomia, ma anche tra Grecia ed Italia. I  problemi che ha avuto sono soltanto legati al possibile inserimento universitario, ha avuto la difficoltà a superare gli esami  per accedere all’Università con punteggio alto e quindi si è, per ora, fermato. Ha invece frequentato un corso di cucina italiana in Italia e pensa di abbracciare il campo della ristorazione. Ora ha 21 anni e non rimpiange l’Italia, i suoi amici sono per la maggior parte qui e lui sembra più greco che italiano, soprattutto nel modo di pensare. Se pensa al suo futuro lo immagina qui oppure al di fuori di Grecia ed Italia, pertanto immagino che a lui non manchi lo stile di vita che aveva prima..essendo arrivato non ancora adolescente, è riuscito ad adattarsi bene.

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Dopo molti anni qui quali vi sarete sicuramente adattati un po’ alle usanze locali. Quali sono le differenze più grandi nel modo di lavorare o di vivere rispetto a quelli a cui eravate abituati?

Noi forse per nostra esperienza lavorativa, continuiamo ad avere una mentalità italiana e portiamo avanti il nostro stile di lavoro e metodo. I tempi non sono prettamente greci, anche se mi rendo conto che ci siamo rallentati rispetto alla precedente vita in Italia. Abbiamo imparato a prenderci qualche momento per noi, maggiormente durante l’inverno e un po’ meno durante la stagione estiva, ma ci muoviamo anche fisicamente in modo più veloce. Abbiamo più l’occhio alle possibili richieste e non aspettiamo che gli ospiti ci chiedano, andiamo loro incontro dall’accoglienza in aeroporto a tutte le possibili assistenze, rent car, gite e altro. Noto che i nostri colleghi sono molto più tranquilli e spesso si occupano di altri lavori in contemporanea, dall’agricoltura ad altri impieghi. Quasi vedano queste attività legate al turismo come un secondo lavoro e pertanto par-time.

Vi manca qualcosa del vostro vecchio stile di vita? O siete soddisfatti di averlo cambiato?

Da un punto di vista economico abbiamo meno liquidità ed abbiamo investito tutto in un momento,che si è rivelato in seguito, sfavorevole. Lo stile di vita invece  credo sia più sano e corretto quello che viviamo qui. Non è privo di stress perchè l’attività è, comunque da ri-inventarsi ogni anno e trasmette, a volte, una sensazione di precarietà. All’inizio era stimolante, ora crea stanchezza mentale, spesso. Poi parte la stagione e questa stanchezza si trasforma in stanchezza fisica,molto meglio di quella mentale. Eravamo abituati a fare più vacanze ed a viaggiare, in questo abbiamo fatto delle rinunce, sempre per motivi economici. All’inizio siamo riusciti a mantenere qualcosa dello stile che avevamo in quella che definisco la nostra prima vita, ora possiamo solo pensare di muoverci un po’ tra le isole in Grecia e in continente durante il viaggio di Natale verso l’Italia.

Che rapporti avete con la “madrepatria”?

Abbiamo ancora le due mamme, i fratelli,sorelle e nipoti, nonché amici che vediamo volentieri una volta all’anno, a Natale. Non amiamo però venire in Italia molto spesso e preferiremmo che il Natale si spostasse qui, ma sembra molto complicato e quindi partiamo noi ad inizio dicembre per fermarci circa 20 giorni. Stiamo ogni anno diminuendo il numero dei giorni di permanenza sul suolo italiano. Ci spostiamo in traghetto per motivi pratici, avendo un cane, oggetti da portare in Italia e mobili da spostare qui e spesso anche il viaggio diventa lungo. Ogni volta cerchiamo di abbinare qualche sosta in Grecia durante il viaggio, sia all’ andata che al ritorno, per godere di una sorta di vacanza. Non viviamo invece la permanenza in Italia, a Genova, come vacanza. Nonostante ciò il bene che vogliamo ai nostri cari, ci porta ogni anno alle nostre origini. I rapporti che invece abbiamo sul piano lavorativo sono continuativi, in quanto i nostri ospiti sono per la maggior parte italiani, inoltre noi vediamo comunque la televisione italiana, leggiamo libri, ascoltiamo musica ed in casa parliamo tra di noi in italiano.

In molti ambiscono a lasciare tutto e trasferirsi su un’isola. Quali consigli daresti a chi volesse seguire la tua strada, sopratutto in un momento delicato come questo?

Direi loro di pensarci bene, che una volta intrapreso il percorso è comunque diverso da quello che uno si immagina. L’isola vista d’estate è molto più vivace, più l’isola è piccola e più si ha l’impressione di poterci vivere in modo libero, ma spesso la realtà non è come l’immaginiamo. L’isola ti porta ad isolarti e d’inverno si svuota molto, quindi potresti avere la sensazione di essere sola ed isolata. Bisogna avere una forte motivazione,una forte capacità di adattamento e di tolleranza. Non sempre si trova quello che cerchi e devi, in qualche modo, fare con quello che hai e che trovi. Inoltre il momento è complicato, non credo che la situazione attuale abbia al momento una via d’uscita o una soluzione, quindi bisogna sapere che non è una “passeggiata”. L’ambiente e la natura sicuramente possono aiutare, ma bisogna mettere in conto che non sempre si riesce a vivere con poco. Le bollette e le tasse ci sono e costano molto. Non sempre si riesce a lavorare sufficientemente per pagare tutto, nonostante la buona volontà. Possono esserci fattori indipendenti da noi che incidono economicamente e non è semplice capire come muoversi. Altro consiglio è comunque quello di imparare la lingua; è difficile per noi, ma è importante per l’integrazione, finché si parla in inglese possiamo vivere qui anche tutta la vita, ma non saremo mai parte del tutto e saremo considerati di passaggio. Riguardo la gestione o la compravendita di un’attività consiglio di avere un bravo mediatore, che analizzi la situazione e metta in guardia da tutti i possibili cavilli burocratici. Lo stesso vale per un bravo commercialista, non sempre di facile individuazione. La materia fiscale è già di per sé complessa, in un’altra lingua lo risulta ancora di più e può creare disguidi, se trattata male. Rimango dell’avviso che se la terra, in qualche modo ci ha chiamato vuol dire che questa terra è la nostra, io ho sempre sentito questo mio legame con la Grecia e immagino che chiunque decida di compiere questo passo lo faccia per una scelta di vita diversa e pertanto lo facciano stando solo un po’ più attenti.

 

 

 

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Italiani in Grecia

Tra difficoltà e successi Atene è diventata la mia seconda città

 

Questa che vi presentiamo è l’esperienza che abbiamo raccolto dalla nostra amica Cristina, trasferitasi da qualche anno ad Atene “complice” suo marito, un ragazzo greco conosciuto nella sua Genova.

Arrivata qui per amore, Cristina ha dovuto però affrontare molte difficoltà iniziali, dalla lingua alla diversa mentalità. Non si è però arresa e con molta determinazione ha cercato di adattarsi al meglio in modo da riuscire a sentire finalmente suo il nuovo Paese dove si trovava. La voglia di farcela l’ha portata a fondare il gruppo Fb “Donne e mamme in Grecia”, un punto di riferimento per donne (ma non solo) che vogliono stringere rapporti di amicizia e di reciproco aiuto nella loro nuova patria.

 

Sperando di non dilungarmi troppo, cercherò di descrivere al meglio la mia esperienza da Italo-greca, precisamente ad Atene!

Mi tocca fare una prefazione: io non sono di quelle che ha sempre amato la Grecia, che è andata in una sua isola, che conosceva il sirtaki ecc… Io ho sempre vissuto fino a 26 anni con la beata ignoranza di cosa e dove fosse la Grecia!
Fino a quando un giorno un mio amico mi presentò lui…
Alto, moro e 100% έλληνας
La cosa buffa era che da ben 5 anni (forse più) io me lo trovavo sull’autobus e mai mi è venuta in mente che potesse un giorno entrare nella mia vita e scombinarmela come un tornado!
Arrivata per la primissima volta nel territorio ellenico, vidi il maestoso Partenone, la passeggiata Οδός Μακρυγιάννη piena di locali dove venivi invitato a sederti  e la gente… tanta e troppo chiassosa per le mie orecchie genovesi. Ma era estate, ero felice perchè finalmente dopo tre mesi rivedevo lui e perchè per la prima volta stavo in un posto sconosciuto e lontano…
La seconda meraviglia che mi fu proposta fu Milos e la consiglio vivamente a tutti i neo innamorati: è l’isola dalle mille spiagge e non si può dire quale sia la più bella, è l’isola del buon cibo, del bel panorama, del famoso paesino di nome Plaka dove puoi girare e percepire quell’atmosfera che sole le isole greche sanno regalare.
Beh devo dire che la mia prima volta fu una meravigliosa esperienza di tutto e rimasi così felice e sicura che la mia vita aveva preso una nuova svolta da fare davvero la mia prima grande pazzia!
A metà dicembre avevo lasciato il mio “bellissimo” lavoro (per lo meno un lavoro davvero sicuro che mi permetteva di vivere da sola, di risparmiare per il futuro pur potendo fare una vita piena di divertimento), amici e famiglia per catapultarmi in quello che sarebbe diventato il mio nuovo mondo!

Credo che tutti sappiano in che situazione si trovasse la Grecia nel dicembre 2010.
Credo che non ci sia molto bisogno di spiegare gli eventi politici di quei giorni e mesi.
So solo che fui destinata ad un qualcosa che non mi aspettavo, per lo meno, non dopo aver vissuto la magia estiva.
Ero confinata in una casa terribilmente umida, buia, fredda, senza telefono, internet e per muovermi ad andare a fare la spesa dovevo scendere per 20 minuti circa e non vi dico quindi per salire con i sacchi pieni di  roba..
Ero praticamente sempre sola perchè lui lavorava al Pireo ed ogni volta che doveva tornare in zona Galatsi, era un’avventura tra autobus sempre in sciopero, idem metro e taxi iper occupati e non parliamo delle strade bloccate dal traffico.

Una volta decisi di andare al Εθνικό Ιστορικό Μουσείο.
Immersa tra monete, costumi antichi, quadri fui avvisata che il museo doveva chiudere urgentemente.
Uscita per strada capii il motivo: tante persone che si tenevano per un braccio mentre dall’altro erano armati di sassi e bastoni si avviavano verso πλατεία Συντάγματος (Syntagma), precisamente al Βουλή των ελλήνων (Parlamento greco). Corsi verso la metro di Syntagma ma era già chiusa e lì, sinceramente ebbi paura… un sasso arrivò velocemente, sfiorandomi i capelli, fino a colpire un fotografo sdraiato per terra che tentava di ripararsi dalla fontana… iniziai a muovermi a zig zag riparandomi dagli alberi e lì lo spettacolo fu ancora peggiore: ogni via era bloccata o da poliziotti armati di scudo, maschere o da cassonetti della spazzatura rovesciati in fiamme. Poi sentii un bruciore alla gola che mi agitò ancora di più… dove potevo andare?

Non fu una bella esperienza e neanche quando una volta per andare alla metro dovetti farmi un ora e più a piedi per arrivare alla stazione più vicina e poi scoprire che niente funzionava e che i taxi non si vedevano perchè anche loro scioperavano e comunque ad essere sinceri non tutti parlano in inglese e non sono neanche greci e si capisce poco di cosa dicono.

Riassumendo i miei tre mesi in Grecia, furono un vero fallimento, non vedevo l’ora di tornare a casa ed ero veramente triste perché amavo quell’ έλληνας e non avevo la forza per lasciarlo.

E così mi complicai ancora di più la vita, per almeno tre anni non facevo altro che fare avanti ed indietro tra Italia e Grecia. Sono stata anche per un breve periodo a Syros ed anche questa la consiglio in quanto credo che sia l’isola più completa tra tutte quelle che stanno relativamente vicino alla costa: aeroporto, ospedale, cibo, paesaggio, è anche un’isola con una percentuale di cattolici ed ha un’ottima pizzeria italiana (i proprietari sono del Veneto) con la pizza come la mangiano quelli del nord, bassa e croccante. Anche lì non è stato il massimo, sempre sola, ma almeno facevo la turista anche se purtroppo lo sciopero dei netturbini non era il massimo: per giorni si rimaneva con i cassonetti pieni di spazzatura.
Ed ad un certo punto arrivarono – ovviamente- le mosche… te le trovavi ovunque così come l’odore di marcio ma –per fortuna- era fine estate e quindi il fresco delle giornate attenuava la puzza.

In generale ebbi anche l’opportunità di girare alcune isole e di conoscere al meglio questo mondo con la sua cultura, filosofia –anche nel vivere- e la gente.
Andai a Creta e non vi nascondo che un pezzettino del mio cuore è ancora là immerso nel mare azzurro confinante con il cielo, la musica, le piazzette dei paesi, i monasteri, το λευκό κρασί, το τυρί, insomma il cibo in generale: credetemi i sapori cretesi sono completamente diversi da qualsiasi altro assaggiato in territorio ellenico!
Beh per diversi motivi, alla fine feci la mia scelta ed arrivai al 2014 dove in una chiesa di Genova dissi il mio ναι e andai verso quel paese che alla fine stava diventando anche mio.
Anche se finché non arrivò il mio bimbo non feci mai la scelta definitiva di rimanere qui con la mente ed il corpo: tornavo sempre nella mia vecchia casa a prendere un pò di aria zeneze e rincontrare tutto ciò che un tempo era mio.
Devo dire che questo fu un errore: inconsciamente e non, non ho mai voluto pensare che sarei rimasta qui per sempre, che sarei dovuta “diventare una italo-greca”.

La nascita di mio figlio che ovviamente è nato a Genova, non ha contribuito tanto a farmi ambientare meglio. Purtroppo trovo che la mentalità greca ed in particolare dei genitori greci non sia così malleabile ed aperta verso gli stranieri e verso le donne.
Qui la donna più grande decide il tutto – per lo meno è nei suoi progetti, forse perché ai tempi anche lei aveva subito tale regola- e vieni guardata quasi come pazza/ingrata se tenti di dire όχι ed io ne ho detti tanti di no perché non ho mai detto si alla prima e neanche alla seconda per quanto sembri una persona docile!
Lui come al solito è sempre stato fuori dalla mia vita, per via del lavoro, per l’educazione ricevuta – la donna se sta a casa si deve arrangiare da sola perché Sua Madre lavorava e riusciva anche ad occuparsi dei Suoi Due Figli Maschi – e poi lui è maschio, cosa si può pretendere da un greco? E’ già una fortuna se si occupa dei bambini e per fortuna il mio è un ottimo padre.
Alla fine però la solitudine era tanta, è sempre stata tanta, la lingua purtroppo non l’ho mai presa in considerazione e quel poco che sapevo (che so) mi bastava per girare ma una volta arrivata la “mia pagnottina” era difficile muoversi…
Così passavo giorni e giorni a casa sola, a guardare internet, fb ed i vari gruppi italo-greci e da lì mi è venuta un’idea.
Nacque così DonnEmamme in Grecia!
L’ho sempre descritto come un gruppo di donne (ora anche di papà e la cosa mi rende veramente orgogliosa anche se non ditemi di cambiare il nome perchè non lo farò) sperdute per il territorio greco o per quello italiano o nel mondo generale – abbiamo anche donne provenienti da zone arabe ed una è arrivata dal Belgio ed ora siamo grandi amiche-  donne che si sentono lontane dalla loro famiglia d’origine, che hanno dovuto combattere per la loro nuova vita, che stanno ancora lottando per crearsi un qualcosa con le proprie forze, perché alla fine noi donne siamo realmente forti e ce la possiamo fare a far tutto se davvero lo desideriamo. E poi una volta diventate mamme siamo ancora più combattive, siamo più testarde nel voler fare anche per i nostri figli.

Questo è ciò che ho sempre voluto far trapelare dal mio gruppo – che alla fine è di tutte noi, anche di quelle che leggono solo e lasciano un mi piace, oppure che non fanno niente ma leggendo si sentono meno sole – e quando mi capita di sentirne parlare, rimango piacevolmente sorpresa perché alla fine sono riuscita a realizzare un piccolo spazio virtuale dove tutte noi ci raduniamo e leggiamo, condividiamo, discutiamo… e poi alla fine non è solo per tenerci legate dietro ad uno schermo a guardare un post ma anche a conoscerci dal vero.

E così ora, alla fine, nonostante tutto, mille difficoltà, tanti pianti, tante litigate contro il destino, tanta solitudine, non dico che la mia vita ellenica sia migliore ma posso capire cosa sia il “malgreco” e tutte le volte che torno nella mia amata Zena, il mio cuore e la mia testa pensano sempre a σπίτι μου, al cielo azzurro che solo qui è così azzurro, a quel calore che la gente greca sa darti…

E concludendo posso dirmi fiera di me stessa perché mi sono costruita da sola una spazio tutto mio e non è stato per niente facile, non lo è ancora adesso ma so che non sono proprio sola, so muovermi, so capire “alla bella e meglio” ciò che mi viene detto, so di essere conosciuta da tante persone, persone che mi vogliono bene, persone che mi rispettano ma anche da persone che mi prendono in giro e che non hanno alcuna considerazione per me ma comunque sanno che esisto. Proprio come quando si è a casa… perché alla fine non si può essere sempre amati da tutti, giusto?

Cristina

 

 

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Italiani in Grecia

A Sifnos faccio conoscere l’isola ai veri viaggiatori

Questa volta, per raccogliere l’esperienza di un nostro amico, ci spostiamo momentaneamente da Atene ed arriviamo a Sifnos, a nostro parere una delle più isole delle Cicladi. Stefano si può definire una persona che ha davvero seguito le sue aspirazioni e ha dato una svolta decisiva alla propria vita. Nella nostra chiacchierata parla della propria scelta di stabilirsi a Sifnos, del suo percorso di inserimento nella società sifniota, dei pro e i contro della vita isolana e della sua quotidianità in questo posto meraviglioso.

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La chiesetta di Chrissopighì a Sifnos

 

Ciao! Prima di tutto vogliamo ringraziarti del tempo che ci dedicherai. Partiamo col chiederti da quanto tempo sei in Grecia, in particolare a Sifnos, dove vivi e come ci sei arrivato.

Non sono arrivato a Sifnos dalla notte alla mattina. Come, penso, sia accaduto a molti sono venuto in Grecia per la prima volta per una vacanza,  esattamente 25 anni fa, quindi da “grande”. Non ero mai venuto prima in Grecia e devo sinceramente dire che questo Paese non aveva mai attratto particolarmente in passato. La vacanza in Grecia è stata anche una necessità economica perché l’Italia iniziava a costare troppo!

Parlaci un po’ di cosa è successo dopo e del perchè hai scelto proprio quest’isola per stabilirti in Grecia…

Io e la mia compagna  diciamo sempre che dobbiamo il cambiamento della nostra vita ad una guida delle isole greche ben fatta con una descrizione accurata delle tante isole. Diciamo che cercavamo un isola non troppo grande ma neanche tanto piccola, con qualcosa in più del solo bel mare. E dalla descrizione Sifnos ci era sembrata l’isola giusta. Fin da quando siamo arrivati ci siamo detti che non avevamo sbagliato! Non c’era solo il mare, c’erano i colori e soprattutto gli odori. In quella vacanza l’abbiamo girato in lungo e largo con il motorino spingendoci spesso verso la parte  nord dove si arrivava con una strada sterrata molto sassosa  e dove ancora non arrivava la corrente elettrica.

Quando si è trattato di ripartire ci siamo detti che saremmo tornati.

Ed in effetti l’anno dopo siamo tornati, dopo una breve sosta in un’ altra isola. Dovevamo fare 7/8 giorni in quest’isola e altrettanti a Sifnos,  ma dopo 4 giorni eravamo già a Sifnos.

Poi dopo altri 2 anni di  vacanze a Sifnos abbiamo iniziato a chiedere se si riusciva a prendere in affitto una casa, e abbiamo avuto la fortuna di trovare una casetta proprio dentro Artemonas, località dove avevamo passeggiato spesso e che rappresenta credo l’essenza della Grecia.

Per farla breve,  dopo 9 anni di casa in affitto abbiamo iniziato a maturare l’idea di una casa nostra e di un possibile trasferimento a Sifnos. Anche qui il caso, il destino, il fato, non lo so…dopo tanto cercare avevamo trovato una casa da acquistare sempre dentro Artemonas. Eravamo venuti a Sifnos in primavera apposta  per concludere l’acquisto ma….. sorpresa i proprietari non erano potuti venire causa una grave malattia del figlio ( per inciso siamo diventati molto amici di questa famiglia dopo…). Un po’ delusi da questo imprevisto un giorno un nostro amico ci parlò di un terreno in vendita su quella strada che avevamo percorso sin da quel primo anno di vacanza, per andare verso il nord. Visto il cartello, contattato il numero, fissato l’appuntamento con i proprietari , concordato il prezzo e fissato acquisto: tutto in meno di 24 ore! E anche felicemente impressionati dalla facilità e chiarezza della trattativa.

Siamo curiosi, cosa facevi prima di approdare in Grecia?

Io sono stato sempre un precario, ma per scelta!  Il  mio settore di lavoro comunque è stato nell’ambito dei servizi sociali, ho iniziato nel 1979 in una cooperativa che si interessava di assistenza a persone diversamente abili o con problemi mentali. Ho contribuito a farla crescere ma a quel punto era come stare dentro una grande azienda, non era più  tanto divertente. Mi è sempre piaciuto cambiare e ne ho avuto l’opportunità iniziando a lavorare con incarichi di consulenza sia per enti di formazione professionale sia per Amministrazioni Pubbliche. Poi ho potuto coronare una mia passione che era quella di interessarmi di legge: e così sono stato giudice onorario presso un tribunale minorenni ( il posto di lavoro dove ho resistito di più: 9 anni! Ma non mi pesava anzi qualche volta  ho rischiato di farmi chiudere dentro l’ufficio!) Pian piano mi sono specializzato sul tema delle adozioni e ho quindi avuto il compito di organizzare e coordinare le attività di un ufficio pubblico di una grande città, dedicato proprio al tema delle adozioni e dell’affidamento di minori. E’ stato un periodo di grandi soddisfazioni anche se di grande impegno. Poi dopo una breve esperienza in un’ altra amministrazione pubblica sempre con compiti di una qualche responsabilità, beh era finita la costruzione di casa a Sifnos e si trattava di scegliere, quindi fra il posto fisso nel settore pubblico e Sifnos…non ho avuto dubbi.

Di cosa ti occupi ora a Sifnos? Immaginiamo che tu abbia dovuto “riinventarti”…

Come hai capito non riesco molto a stare fermo quindi dopo un anno in cui mi sono dedicato esclusivamente alla casa e a mettere su l’orto, ho iniziato a pensare a qualche attività da fare. E per un italiano la cose più facile a cui pensare in questo caso qual’è: il mangiare! Dopo un primo pensiero su un negozio di pasta all’uovo, ho frequentato un breve corso per gelatiere e fatto anche del tirocinio presso una gelateria di un mio amico in Italia. Ho fatto il mio bel piano di investimenti e ricavi, e perfino fatto richiesta, con l’aiuto della mia compagna e di un amica greca,  di finanziamento parziale con un programma del governo greco. Accolta la richiesta, avrei avuto anche la consulenza di una famosa gelateria artigianale italiana, e con il finanziamento in mano……. ho cambiato idea. Non mi ci vedevo a stare chiuso a far gelati nel laboratorio oppure a servire coni gelato sino alle 2 di notte a turisti frettolosi.  Allora mi sono chiesto quale aspetto dei diversi lavori  mi aveva sempre gratificato e fosse stato una costante in tutti quelli che avevo affrontato e mi è apparso chiaro  come sempre fosse stata la possibilità di conoscere gli altri, di dialogare con l’altro,  fosse una persona con problemi mentali, fosse un tossicodipendente o un giovane in formazione o una coppia in attesa di adozione.  Parallelamente è scattato il desiderio di far conoscere ad altre persone Sifnos nei suoi aspetti più veri e non superficiali. Di qui l’idea di Slow Sifnos, un servizio di accompagnamento alla conoscenza di Sifnos, dei suoi sentieri, delle sue tradizioni, dei suoi abitanti, per chi non vuole essere solo un turista frettoloso ma un vero viaggiatore. Ho fatto una selezione molto accurata delle strutture da proporre: esclusivamente gestite da abitanti di Sifnos, piccole e a dimensione familiare, rispettose dell’ambiente. Credo che questo serva anche a selezionare chi sceglie di venire in vacanza con Slow Sifnos.

Lasciare tutto e ritirarsi un’isola greca è il sogno di molti; quali sono però i pro e i contro che, secondo te, bisogna valutare prima di fare una scelta del genere?

Come ho detto la mia non è stata una scelta frettolosa ma meditata. Direi che prima di tutto non bisogna lasciarsi trasportare dal facile entusiasmo che può ingenerarsi dopo aver trascorso una bella vacanza! Bisogna fare i conti con la realtà che fra l’altro negli ultimi anni si è fatta, come sappiamo,  molto difficile in Grecia. Anche se la crisi si sente meno sulle isole tuttavia esiste e soprattutto il costo della vita quotidiana è diventato molto alto, sicuramente più del nostro meridione italiano per avere un termine di  paragone. Non a caso si parla del fenomeno dei pensionati italiani che si trasferiscono in Portogallo, non certo in Grecia! Anche l’idea che si possa facilmente lavorare nel turismo non corrisponde alla realtà. Spazio per altre attività ce n’è poco anche se una buona gelateria…avrebbe successo!

Come sempre avere alcune specifiche capacità professionali possono essere utili e vincenti: ad esempio a Sifnos manca un veterinario, sicuramente avrebbe spazio un medico specialista, magari un fisioterapista. Così come un bravo artigiano, anche se ce ne sono già di  bravi,  avrebbe la possibilità di affermarsi.

I vantaggi: credo siano comprensibili a tutti, una vita diversa.

Ti va di parlarci un po’ della tua quotidianità?

Non esiste una giornata tipo a Sifnos, perché quest’isola riserva sempre una sorpresa. Noi “cittadini” tendiamo sempre a programmare ed invece a Sifnos i programmi sono difficili da fare. Magari vai in paese a fare spese, incontri qualcuno e la serata cambia. Una parte del tempo quotidiano la prende sicuramente l’orto e la manutenzione di casa, poi da quando esiste Slow Sifnos in estate c’è sicuramente molto da fare, dallo scorso anno arrivano anche gruppi organizzati da un Tour operator specializzato in Trekking. E poi c’è il bello di poter dedicare il proprio tempo a fare quattro chiacchiere con qualche amico, di regola a Sifnos non si fissano appuntamenti, ma si “passa” a trovare l’amico. E poi ci sono i famosi “Panighiria”, le feste in onore del santo del giorno in cui ci si ritrova tutti insieme per la liturgia e per consumare due dei piatti tradizionali di Sifnos: la revithada (la zuppa di ceci cotta al forno) e il mastelo, agnello o capretto sempre cotto al forno. E tanti altri momenti in cui stare insieme e ritrovarsi. D’altra parte questo è l’aspetto che più mi ha spinto a cambiare vita: avere tempo per dedicarsi a se stessi e al rapporto con gli altri.

Un’isola che vive molto di turismo d’estate si trasforma veramente molto d’inverno; la tua ricetta per sopravvivere fino a primavera?

Ma non direi che non può esistere una ricetta di sopravvivenza altrimenti…meglio andare altrove d’inverno. Detto prima delle difficoltà, il vantaggio di Sifnos e il suo fascino da scoprire è che non è un isola che vive di solo turismo. In questo è molto diversa da quello che vedo di altre isole che si spopolano in inverno, magari perché tante strutture sono gestite o da Ateniesi o da stranieri. A Sifnos quindi d’inverno c’è tanta gente con la quale condividere un caffè o uno scambio di battute. E il segno di questo che dico è il fatto che d’inverno ci sono più “panighiria” che in estate! Ogni settimana almeno un occasione di festa se non più di una. Poi non nego che avere una casa confortevole, Internet e, la sera,  la Tv, aiuti.

Vivi da anni a Sifnos e da quanto sappiamo sei molto integrato nella comunità. Come sei riuscito a raggiungere l’obiettivo di diventare a tutti gli effetti un sifniota?

Non mi mi considero un sifniota, anche se proprio stamattina qualcuno mi ha detto che ero un vero sifniota! Non puoi esserlo, perché non hai vissuto qui da sempre, vieni da altre esperienze e questo conta. Credo lo si debba sempre tenere a mente proprio se si vuole esser accettati nella comunità. Quindi massimo rispetto per quello che esprime questa comunità, per le sue regole e le sue tradizioni, per le sue consuetudini senza volerle imitare o scimmiottare in uno sciocco tentativo di farsi accettare snaturando se stessi. Io sono a cui piace parlare, molto, a Sifnos ho sviluppato una capacità di ascolto che la mia formazione di psicologo non mi aveva dato!

Ci sono comunque delle diversità culturali che fai fatica ad accettare dopo tanti anni?

Ma francamente non ci sono diversità di difficile accettazione, complessivamente quello che mi ha sempre favorevolmente impressionato, è stata l’apertura culturale che respiri a Sifnos. Solo due esempi: il rapporto  fra uomini e donne che  mi sembra molto più evoluto di quello che si riscontra in Italia e il rapporto genitori- figli. E penso di poterlo dire avendo qualche conoscenza sul tema per il mio lavoro “precedente”.

Ha ricambiato l’accoglienza di Sifnos facendole molta buona pubblicità attraverso il tuo bel sito www.slowsifnos.com. Da esperto, cosa non si può perdere assolutamente se viene in vacanza lì?

Provo a dare qualche suggerimento: il tramonto da Aghios Georgios,  la chiesa sulla punta nord di Sifnos vicino Cheronissos; il sorgere della luna con lo sfondo della chiesa di Crissopighì; gli odori che si colgono facendo alcuni sentieri; perdersi nei vicoli di Artemonas; incantarsi di fronte al ceramista che trasforma quel pezzo di argilla in una brocca; e poi certo non può mancare la partecipazione ad un panighiri.

Molti giovani pensano alla Grecia per un’esperienza di lavoro in estate. Quali sono i tuoi consigli a chi  vuole tentare magari su un’isola?

Qualcosa ho già detto riguardo la possibilità di trasferirsi a vivere in Grecia. Per un eventuale impiego estivo ci sono possibilità diverse ma bisogna prepararsi per tempo, non pensare di venire qui a maggio e trovare lavoro. Sicuramente è necessario essere a Sifnos molto prima,  diciamo alla fine della stagione estiva.

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Italiani in Grecia

Qui ho trovato il caldo…ma ho soprattutto dato una svolta alla mia carriera

Silvio Macchiavelli è arrivato in Grecia dall’Irlanda, dove lavorava, e vive ad Atene da ormai tre anni. Poco avvezzo alle nuvole, cercava un Paese caldo, per sfuggire dal clima piovoso dell’ isola dove si trovava. La situazione lavorativa, inoltre, non era in quel periodo delle migliori. Ha deciso quindi di rispondere ad un annuncio che prometteva impiego nella torrida Atene. Ma questo è solo l’inizio…

Ciao e grazie di averci concesso questo breve confronto. Partiamo col chiederti da quanto tempo sei in Grecia e come ci sei arrivato.

Ciao. In Grecia vivo dal Marzo del 2013, arrivato assolutamente per caso dopo aver risposto ad un annuncio di lavoro dall’Irlanda, dove vivevo in quel periodo. Proprio così! Atene fu in quel momento la mia via di fuga da Dublino dove la mia permanenza era appena cominciata da due mesi ma che reputavo già conclusa per le mie difficoltà ad adattarmi lì. In quel momento aver trovato un nuovo lavoro era quasi meno importante che aver trovato una nuova città mediterranea dove ricominciare. Sono metereopatico e quando lessi che Atene era la capitale europea con il maggior numero di giorni di sole in un anno tirai un sospiro di sollievo e pensai che poteva essere il mio posto ideale per un trasferimento.

Cosa facevi prima di approdare in Grecia?

Facevo parte di quel 40% di giovani italiani disoccupati. Ero laureato già da un po’ e il file PDF del mio curriculum vitae aveva già fatto il giro di tutti i siti di offerte di lavoro più importanti. Sembrava di spedirlo nel vuoto, non ho mai ricevuto nessuna risposta se non qualche volta quelle automatiche generate dai loro sistemi dove gentilmente vieni ringraziato di aver spedito la tua candidatura ma “il tuo profilo non è idoneo”.

Sono dell’idea che in un periodo di scarsa occupazione come questo il primo compromesso che bisogna accettare sia quello di non fare tanto gli schizzinosi ed essere pronti a mettere da parte anche i propri titoli di studio. Purtroppo essere laureati non vuol dire avere un titolo nobiliare. Però in realtà io sono sempre stato affascinato dall’idea di andar a cercare fortuna fuori e, anche lasciare la mia città, Napoli, non è mai stato per me un limite. La prima tappa fu Dublino, avevo in mente di migliorare il mio inglese e trovare lavoro in una di quelle tante aziende che cercano personale multilingua, ma sfortunatamente in quel periodo le posizioni per italiani erano tutte chiuse. Non trovai di meglio che un lavoretto da sguattero in un classico pub irlandese vicino casa dove però ero pagato in nero ed il titolare non sembrava intenzionato a mettermi sotto contratto. “Ogni mondo è paese”, pensai, e ricominciai a cercare qualcosa di nuovo. Fu cosi che trovai lavoro ad Atene.

Puoi parlarci brevemente della tua prima esperienza di lavoro qui?

Certo! Lavoravo come agente telefonico in una grossa azienda chiamata Teleperformance, il call-center più grande di Grecia, dove sono richiesti madrelingua italiani e non solo da impiegare nei vari progetti multilingua. Io sono stato sempre impiegato in quello che lavora per il supporto tecnico di Apple. Sembrava di lavorare in un qualsiasi ufficio in Italia poiché nel dipartimento la lingua dominante è l’italiano. La mia esperienza li è terminata nell’Agosto del 2016 e tutto sommato posso parlarne positivamente soprattutto per tutte le amicizie che ho fatto.

Essere a stretto contatto con molti tuoi connazionali nel lavoro e fuori. Lo ritieni un ostacolo o un vantaggio?

Essere a stretto contatto con connazionali all’inizio lo reputo un valore aggiunto, specialmente se arrivi in una città come Atene dove le dimensioni e la lingua locale non aiutano. Cercare l’appoggio dei propri connazionali credo sia per istinto la prima cosa che si fa quando si è all’estero. Io personalmente ricordo che le prime dritte su case, affitti, e burocrazia me le diedero proprio i colleghi italiani. Certo, ad un certo punto però circondarsi di compagnie composte solo da connazionali potrebbe risultare un limite se si ha intenzione di scoprire cose nuove o provare addirittura ad integrarsi in ambienti “autoctoni”. Io ho sempre avuto il desiderio di avere una comitiva completamente “greca”.

 

Ad un certo punto hai deciso di cambiare lavoro. Le condizioni del vecchio non ti appagavano di più?

Ho deciso di cambiare lavoro per due ragioni in particolare. Prima di tutto il lavoro in un call-center è duro e non può essere per sempre. Tre anni e mezzo possono sembrare dieci per quanto riescono a logorarti o annoiarti, ma soprattutto ho cambiato lavoro perché vorrei che una mia grande passione, quella per la pizza, possa diventare una professione. E’ cosi che ho cominciato a lavorare come pizzaiolo in una nuova pizzeria napoletana aperta in città. La mia scelta è stata spinta esclusivamente dalla voglia di imparare un nuovo lavoro e non certo da condizioni migliori e più appaganti. Anzi, per poterlo fare ho dovuto accettare una paga “greca” di 500 Euro al mese, ma ho stretto i denti e ho cominciato a muovere i primi passi in questo settore, magari un giorno avrò una piccola pizzeria tutta mia…

Nonostante tu viva qui da tempo ci sono diversità culturali che fai fatica ad accettare?

Beh, forse il bello di vivere in Grecia è proprio la vicinanza culturale con l’Italia ed in particolare con il meridione. Non ho mai incontrato veri e propri ostacoli alle mie abitudini o ai miei modi di fare. I greci vivono il quotidiano più o meno come facciamo noi napoletani: è il caffè a scandire tutte le fasi delle nostre giornate, dal mattino appena svegli, alla pausa lavoro, all’incontro con gli amici fino a sera, anche se per dirla tutta i tipi di caffè che sono apprezzati qui non hanno nulla in comune con il nostro tradizionale espresso in tazzina. Certo, delle differenze che mi pesano ci sono e spesso riguardano il cibo, per noi italiani sembrano mancare sempre troppi prodotti e la cucina greca non è poi così varia come può sembrare a noi che siamo abituati troppo bene. Dunque, se ormai ho rinunciato all’idea di poter mangiare mozzarella di bufala fresca di giornata, ancora non riesco a spiegarmi come possano piacere tanto tutte quelle sfogliate surgelate che trasudano solo burro e perché la pasta, o meglio le “makaronades”, piacciono in tutti i modi ma a patto che non siano al dente. Ah, una cosa che continua ad essermi ancora oscura è l’orario di apertura e chiusura dei negozi. In Grecia si praticano degli orari per le attività commerciali che non hanno grande logica, per esempio: Domenica assolutamente tutto chiuso (“anche le chiese”, dico io spesso ironicamente), Lunedì mezza giornata, quando per tutto il mondo è una giornata piena, poi altri giorni a caso dove si chiude alle ventuno, ma il più bello è di sicuro il Sabato dove si ritorna a chiudere tutto alle diciotto, anche nei mesi estivi e si è costretti a fare compere con quaranta gradi all’ombra quando magari sarebbe più gradevole uscire verso il tramonto.

E i tratti della cultura greca che ti affascinano di più?

Di sicuro le contaminazioni con l’oriente. La Grecia è terra di mezzo, ponte tra due culture, e se ne percepisce subito la sensazione passeggiando per le vie del centro di Atene, per la Plaka dove il neoclassico degli edifici si alterna con gli ori e i colori porpora delle chiese ortodosse. Atene è una città molto più orientale di quanto mi aspettassi prima di arrivarci. Le musiche suonano troppo arabe al nostro orecchio e le spezie vendute in grossi sacchi al mercato mi ricordano ancora troppo Istanbul, η Πόλη” (“la città”) come viene chiamata da queste parti. Vivere ad Atene mi fa sentire con un piede già in oriente ma pur sempre in una grande capitale europea dove la presenza del Partenone sopra la testa mi ricorda da dove tutto ebbe inizio. La Grecia mi affascina perché è e rimane la culla della cultura europea, Atene questo te lo ricorda ogni giorno con le sue bellezze eterne ma c’è anche tutto un lato popolare, il folklore del popolo greco che non può non affascinare. Mi piace perché le tradizioni sono conservate dai più giovani, i ragazzi conoscono i balli tradizionali perché gli vengono insegnati già a scuola, sembrano avere un senso della famiglia ancora forte e tutti conservano un rapporto viscerale con il proprio paesino o l’isola d’origine, tant’è che per il Natale ma soprattutto per la Pasqua, Atene si svuota poiché tutti ritornano al paese dei nonni.

Ritieni importante imparare la lingua locale per lavorare qui? Secondo te è un vantaggio spendibile?

Ritengo assolutamente importante imparare la lingua se si ha intenzione di rimanere in Grecia, al contrario per il lavoro dipende da cosa si fa. Ad esempio, per il mio primo lavoro era richiesto solo l’italiano e un discreto livello d’inglese, mentre per lavorare in ambienti solo greci saper parlare la lingua è stato assolutamente cruciale. Io dico che la lingua è il primo veicolo di integrazione sociale, la lingua vi apre porte tra la gente che altrimenti rimarrebbero chiuse. Anche l’inglese, qui in Grecia, può rimanere solo una lingua di scorta.

Dopo aver fatto un cambiamento così importante nel lavoro, quali sono i tuoi progetti nel breve termine?

Ormai sono in Grecia da quattro anni ed il mio “breve termine” è finito. Ho in mente solo un unico progetto a lungo termine che è quello di vivere in Grecia per sempre ma alle condizioni che dico io. Con questo voglio dire che la Grecia non abbonda per opportunità di lavoro come dipendente, per questo sono giunto a conclusione che il lavoro me lo devo inventare da solo diventando l’unico responsabile di me stesso. Questa la vedo l’unica strada percorribile per coronare il mio sogno di vivere qui per sempre.

Tanti nostri connazionali vorrebbero tentare la tua stessa strada. Te la sentiresti di incoraggiarli?

Appunto come ho detto, le occasioni non fioccano oggigiorno in Grecia; solo il turismo offre le opportunità più numerose ma resta pur sempre un settore stagionale. Ma al di la di tutto io mi sentirei di consigliare la Grecia prima di tutto come alternativa di vita alle mete più tradizionali come Inghilterra o Germania che di sicuro offrono una routine diversa. Se vi dovesse mai capitare un’opportunità lavorativa qui tenetela in considerazione poiché potrete vivere una bella esperienza mediterranea.

 

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Italiani in Grecia

Arrivato quasi per caso, ho imparato ad apprezzare questa città

Christian Salussolia, che lavora come addetto al servizio clienti per il mercato italiano di una multinazionale, ci parla delle proprie impressioni su Atene.

Da quanto tempo sei ad Atene? Di cosa ti occupi?

Sono ad Atene da un anno, lavoro nel customer care di un’importante azienda.

Sei arrivato qui per caso o per passione?

Abbastanza per caso, a settembre 2016 ho cominciato a cercare lavoro in Europa, senza una meta precisa.

Eri già stato in Grecia o ad Atene?

No, mai. Questa è la prima volta.

Cosa facevi prima di approdare in Grecia?

Ero disoccupato, in precedenza lavoravo in una ditta che avrebbe dovuto occuparsi di automazione industriale.

Hai fatto altre esperienze all’estero prima di questa?

No, questa è stata la prima esperienza.

Quale è stato il tuo percorso per trovare lavoro qui?

Non avevo lavoro, ho messo il CV in un sito internazionale, e sono stato contattato da un’agenzia di Malta per un lavoro ad Atene!

Quali sono le condizioni del tuo lavoro? Ce ne puoi parlare brevemente?

Le condizioni sono buone, sicuramente ho lavorato in posti peggiori! L’unica cosa che mi da fastidio e’ avere solo 30 minuti in pausa pranzo. Anche il fatto di lavorare in una grande azienda non mi piace granchè, non fanno niente per nascondere che sei solo un numero.

Trovare un alloggio che ti soddisfacesse è stato facile? In quali zone consigli di cercare?

Ho cambiato quattro case ad Atene, per motivi sempre diversi. Trovare un alloggio non e’ stato comunque difficile. Kallithea e’ una zona tranquillissima, e anche carina se si vive nel “centro”. Exarcheia sicuramente molto particolare, non per tutti. Io mi sono trovato bene perché avevo qualche amico li in zona. Koukaki e’ un quartiere interessante, e’ un quartiere popolare, ma essendo cosi vicino al centro, ci sono anche tanti turisti e qualche area pedonale dove si può bere e mangiare qualcosa. Queste sono le zone in cui ho vissuto e che conosco un po’ meglio. Sono stato più volte al Pireo, e mi e’ sembrato interessante, anche se costoso.

Il tuo ambiente di lavoro è prevalentemente italiano. E’un vantaggio o uno svantaggio ai fini di un’esperienza all’estero?

Non saprei se si tratta di un vantaggio e meno. Non credo che a lavoro gli italiani siano migliori o peggiori di altri. In questo caso penso che dipenda da individuo a individuo.

Hai dovuto difficoltà particolari da affrontare nel trasferirti qui?

Solo per la dichiarazione per le tasse, che infatti alla fine non ho fatto. Non sono stato informato chiaramente e soprattutto, con anticipo, su quali fossero i documenti che dovevo portare e dove.

Che impressione ti sei fatto della cultura greca? Gli stereotipi (positivi o meno) sono validi o sono solo generalizzazioni?

Personalmente mi e’ piaciuta molto Atene e gli ateniesi. Non ho mai avuto problemi particolari di alcun tipo, credo che siano simpatici e gentili. Parlano tutti inglese e la cucina e’ buona. Ci sono solo due cose che mi danno fastidio, e cioè il loro stile di guida e il comportamento quando salgono sui mezzi pubblici. Se in Italia un pedone può sentirsi ignorato, ad Atene, cercando di attraversare la strada, mi sono sentito talvolta un bersaglio da abbattere! Per quanto riguarda i mezzi pubblici, credo che non ci voglia un genio a capire che e’ meglio far uscire le persone da un bus / tram / metro e poi entrare. Qui spesso e volentieri chi aspetta un mezzo, si butta in vettura appena vede aprirsi le porte, e chi scende deve fare a spallate per uscire.

Cosa ti è mancato di più del tuo Paese in questo periodo all’estero? E cosa, al contrario, per nulla?

Al di là delle mie cose e delle “mie persone”, non ho sentito particolare nostalgia dell’Italia. Certamente mi e’ mancata la cucina, in particolare alcuni piatti tipici della mia città. Sono contento di aver staccato per un po dal depresso clima di rabbia e vecchiume che sentivo nella società italiana.

Quali sono i tuoi consigli a chi volesse venire in Grecia per lavorare nel tuo settore?

Credo che la Grecia sia uno splendido Paese e che vivere ad Atene sia un privilegio. Purtroppo la situazione politico – economica non e’ delle migliori, e questo fa si che sia difficile pensare di venire a vivere qui per più di qualche anno.

 

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Italiani in Grecia

Entusiasmo e cucina creativa

Alessandro Ruberi, chef del “Pantòs Kairoù”, locale che propone cucina fusion ad Ano Patissia ci parla del suo percorso nella ristorazione greca, dai propri esordi in terra ellenica fino ad oggi.

Partiamo dall’inizio della tua esperienza qui. Da quanto tempo sei ad Atene? Come ci sei arrivato?

Sono ad Atene da ormai 3 anni. Arrivato dopo un progetto di volontariato europeo della durata di 9 mesi, ho deciso, per  varie ragioni, di prolungare la mia avventura a tempo indeterminato….ed eccomi ancora qui dopo 3 anni.

Cosa facevi prima di approdare in Grecia?

Onestamente stavo rientrando nella Categoria dei cosiddetti NEET, dopo disparate esperienze lavorative (dalla guida turistica a scaricare merci dai camion, all’ Operatore McDonald, fino a fare le stagioni in colonie estive). A metà della mia carriera universitaria (decorosa per quanto è durata) ho preso in considerazione l’idea di cambiare aria.

Avrei preferito lavorare, guadagnare, essere un pelo più indipendente (avevo 22-23 anni) e libero dalle pressioni di studio. Quindi mi son ritagliato qualche raro spazio lavorativo, ahimè, raramente soddisfacente e duraturo. E poi un giorno tutto è cambiato….

Hai fatto altre esperienze all’estero (non solo di lavoro)?

Allora… si dà il caso che io viaggi parecchio per turismo più che per lavoro o necessità: non ho mai fatto altre esperienze di soggiorno estero prolungate per ragioni lavorative o di studio. Tuttavia sto notando come gli stimoli derivati dalla mia permanenza qui congiunti alla mia crescita personale e professionale, mi stiano decisamente invitando a spingermi su nuovi orizzonti geografici. Quindi direi che quando arriverà il momento giusto per una nuova avventura extra Ellenica….beh sarò pronto a ripartire.

Quale è stato il tuo percorso per trovare lavoro qui?

E’ stato un percorso causa-effetto continuo: con lo SVE ho avuto la possibilità di andare ad interagire e migliorare il mio inglese giorno per giorno, e questo già ti apre alcune porte. Avevo già qualche risicata esperienza nel settore della ristorazione e mi sono messo subito a cercare. Ho trovato impiego in un Ostello della gioventù a Monastiraki per la stagione, in seguito in un Irish pub lì vicino, sempre in cucina. Per un periodo di circa tre mesi mi sono trovato in difficoltà poiché ho perso il lavoro a causa di misteriose “calamità naturali”. Fortunatamente sono entrato successivamente in altri due ristoranti italiani che mi hanno dato la possibilità di addentrarmi nel meraviglioso “mestiere” del cuoco, e da lì, anche e soprattutto per meriti miei, il mio percorso ha assunto positivamente una dinamica inaspettata. Insomma è stato un susseguirsi di effetti e cause che ora mi portano a fare ciò che amo senza temere il domani.

Come sono le condizioni del tuo lavoro? C’è molta diversità con i tuoi impieghi precedenti?

Anche qui bisogna valutare diversi aspetti. Mediamente con la crescita anagrafica si è evoluta anche quella economica e professionale come normale che sia: più migliori, più hai soddisfazioni sotto ogni profilo. Culturalmente, nelle cucine greche vi è molta diffidenza verso cuochi o chef giovani  mentre si predilige una presenza più matura anagraficamente con annessi vantaggi e svantaggi. Ad ogni modo le possibilità di lavoro non sono rare, anzi. Nella fattispecie chi si occupa di cucina italiana classica in ogni dove troverà pane per i suoi denti. La difficoltà, tuttavia qui, sta nel far emergere la vera italianità gastronomica circondata da stridenti compagnie ”vendipasta” che di italiano hanno solo il nome, pure sgrammaticato. Ripeto non è una passeggiata, ma con attenzione cura e tanta passione arrivano i risultati. Gli stipendi medi non sono alti, anzi. Tuttavia ritengo questi ben proporzionati al costo della vita medio e congrui ad un sistema economico settorialmente non ancora collassato.

Quanto hai dovuto adattare il tuo stile ai gusti greci?

Relativamente a questo avrei ore da scrivere. Inizialmente mi ero impuntato nello stare sul puro stile classico privo di adattamenti per il greco, non a caso la maggio parte delle controversie con i miei boss arriva da questo. Poi ho provato ad adattarmi al gusto greco. Il problema è che se dai ad un cliente greco il dito poi ti chiederà tutto il braccio. In sostanza se un cliente un giorno ti chiede una carbonara con la panna e per qualche ragione e tu gliela fai, tornerà… ma in questi caso ritengo l’esperimento apertura mentale fallimentare, eccetto che in rare eccezioni. Ecco perché nel posto che sono ora, con una filosofia di cucina italiana fusion, riesco a sviare oramai questo problema: io ti offro questa varietà, che ti piaccia o meno te la servo così (pasta al dente e tendenzialmente poco salata, per esempio). Sta a te in qualsiasi caso poi giudicare il prodotto, ma quello è. Dietro il piatto c’è un idea e credo che essa indiscutibilmente debba essere rispettata come tale da ogni cliente.

Quali sono le diversità culturali che fai più fatica ad accettare?

Per esperienza personale, una cosa che davvero mi infastidisce dei Greci, eccetto il loro folle stile di guida, è la loro incapacità (non parlo di tutti, sia ben chiaro) di mantenere la parola data, sia nelle piccole cose che in quelle più importanti. Diciamo che li ritengo meno affidabili di noi italiani. Talvolta mi infastidisce anche il razzismo verso il diverso, che si parli di cibo che di persone. Infine faccio fatica ad accettare il fatto che la maggioranza degli ellenici ami Eros Ramazzotti, inconcepibile!

E i tratti della cultura greca che ti attirano di più?

Le tradizioni. Credo che La Grecia sia uno degli ultimi paesi al mondo dove nei mesi caldi così  come d’inverno nonni e nipoti trovino i momenti per  danzare  insieme sulle stesse note (spesso anche per strada). Amo vedere gli uomini danzare. Amo i profumi della Pasqua. Amo tagliare la Vasilopita sotto Natale. Amo le tavole imbandite delle taverne durante le feste patronali nelle isole. Amo il suono del Buzuki. Amo il silenzio dell’Acropoli ed il caos di Ambelokipi. Amo persino la Koliva. Amo il fatto che i greci,  così come noi italiani d’altronde, nonostante tutto, ritengano di essere i migliori in ogni cosa da essi prodotta, materiale od intellettuale che sia. Ecco, tutto ciò mi fa sentire a casa.

Quali sono le difficoltà più grandi che hai dovuto affrontare nel trasferirti qui?

La lingua locale e la burocrazia assurda. Sulla prima, ci ho messo una pezza con l’inglese e qualche frase qui e là in greco. Sulla burocrazia…..ehhh lasciamo stare.

Perchè, nonostante tutto, hai deciso di fermarti qui?

Principalmente una scelta affettiva, poi come ripeto, ritengo la Grecia solo una tappa, fontamentale, della mia avventura. Ho costruito dal nulla praticamente una famiglia, amicizie e lavoro dignitoso. Di tutto ciò vado molto orgoglioso, ma sono ancora molto giovane ed  affamato di esperienza, conoscenze ed obiettivi.

Quali sono i tuoi consigli a chi volesse venire in Grecia per lavorare nel tuo settore?

Sarò impopolare: sconsiglio la Grecia ai grandi Chef alla Cracco che ne sanno troppo o credono di saperne, perché l’ellenico è un uomo “de sostanza” che preferisce un piatto di sostanziosi  spaghetti al pesto ad Arie e Ghirigori perché fa figo. Sconsiglio la Grecia a chi vuole guadagnare tanto con la ristorazione: non siamo nè a Milano nè a Dubai. Sconsiglio la Grecia a chi patisce il caldo. Sconsiglio la Grecia a chi vuole fare grossi investimenti aprendo un ristorante perché non è periodo, e perché siamo saturi di ristorazione italiana. Sconsiglio la Grecia ai carrieristi formato Masterchef. CONSIGLIO la Grecia a chi vuole provare a svoltare, perché sbaglia chi dice che qui si sta peggio che in italia (le possibilità ci sono e non poche), la consiglio ai giovani dopo l’alberghiero per sviluppare uno stile contaminato molto apprezzato nel mondo. La consiglio a chi ha  già con un po’ di esperienza alle spalle ed un buon inglese per affinare un proprio stile. La consiglio a chi ha il coraggio di cambiare.