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Komboloi: non un semplice passatempo!

A tutti quelli che sono venuti almeno una volta in Grecia è capitato sicuramente di vedere uomini di ogni età tenere in mano una specie di “collana” formata da piccole pietre e passarla ritmicamente tra le dita.

Questo elemento così particolare della cultura greca- molti di voi lo sapranno- si chiama komboloi (κομπολόι, plurale κομπολόγια komboloya). Si tratta di una fila di perle passate su una sottile corda le cui estremità vengono legate tra di loro e spesso sormontate da un’altra perla.

Ai più questo oggetto più sembrare solo uno strumento contro la noia, un anti-stress o un metodo per evitare di fumare troppo. Il komboloi ha sicuramente tutte queste funzioni ma è comunque, nel suo complesso, molto di più.

Il komboloi non è semplice passatempo per i greci, ma una filosofia; li accompagna in ogni momento della giornata, nei momenti di gioia e di dolore. E’ un fedele compagno che addolcisce la loro anima, li solleva dallo stress, soffre e festeggia insieme a loro.

Il komboloi è composto da perle di diversi materiali (legno, ceramica, vetro, osso) ed è presente in diverse gradazioni di colori. I komboloya più prestigiosi sono comunque quelli in ambra.

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L’origine del komboloi è tuttora incerta poichè assomiglia a strumenti di preghiera presenti in molte religioni e ciò rende difficile l’attribuzione univoca ad una cultura di provenienza. A differenza di questi però il numero delle pietre del komboloi può variare e le perle possono scorrere lungo il filo che le tiene insieme.

Il komboloi è stato dapprima un simbolo di potere delle alte classi sociali: i signori locali portavano con loro un pesante e prezioso komboloi che terminava con un’estremità di seta da poter accarezzare.

Il trascorrere del tempo lo ha reso però un accessorio ad appannaggio di particolari categorie di uomini che vivevano ai margini della società come i rembetes (musicisti di musica rembetika) e di altri personaggi che una volta si guadagnavano il sospetto se non il disprezzo delle classi più elevate. Tra questi i manghes* (μάγκες), che utilizzavano il rumore prodotto dallo schiocco delle pietre le une sulle altre per annunciare in maniera scenografica la loro presenza.

I manghes elaborarono a questo scopo un loro tipo di komboloi togliendone la parte finale in seta in quanto rendeva più difficoltoso il poter girare e far colpire le pietre fra di loro. Questa variante, più funzionale, è quella tuttora più diffusa in commercio.

Il trascorrere del tempo ha fatto in modo che il komboloi conquistasse tutte le classi sociali divenendo molto popolare ma restando comunque un accessorio prettamente maschile.

Acquistare un komboloi è spesso un piccolo investimento, monetario e sentimentale. Non solo perché si tratta di un oggetto che spesso accompagna il proprietario per molto tempo e in ogni situazione ma perché alcuni di questi oggetti possono arrivare a costare cifre non indifferenti se realizzati a mano e con materiali pregiati.

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I komboloya più elaborati, prodotti artiginalmente con pietre semi-preziose o metalli di valore si trovano in appositi negozi chiamata kombologàdika. Questo tipo di sono diffuse in tutta la Grecia ma la città che detiene il primato della produzione è sicuramente Nafplio dove è possibile visitare addirittura il “Museo del komboloi”.

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*Μάγκες (manghes)= si tratta di personaggi dell’Atene degli anni ’70-80 dell’800 provenienti delle classi sociali più basse e caratterizzati da un’esagerata sicurezza di sè mista a prepotenza. Tipico del mangha era l’aspetto che prevedeva lunghi baffi, scarpe con la punta e immancabile komboloi. Alla cintura portavano spesso piccole armi (non erano rari, tra manghes, episodi di violenza). Sono figure molto colorite e hanno lasciato comunque un segno nella cultura greca moderna.

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Altre “stranezze” della cultura greca

Dopo aver visto alcune delle stranezze greche – che altro non sono che consuetudini locali a cui gli stranieri non sono abituati-in questo post parliamo di altre caratteristiche culturali tipicamente elleniche, interessanti per chi vuole approfondire meglio la cultura e trovarsi a proprio agio in ogni situazione!

 

  • Dare del tu con facilità

In greco la forma di cortesia si esprime dando all’interlocutore del “voi”, usato solitamente per comunicare rispetto o deferenza. In teoria, la si dovrebbe usare comunque per sottolineare una certa mancanza di confidenza tra persone di età diverse o che si conoscono poco. In Grecia però capita spesso che le persone si diano e diano del tu nonostante le circostanze e la forma non lo consentano. Di solito non lo fanno per sminuire l’altro ma semplicemente per metterlo a proprio agio e creare una comunicazione più immediata; sono solo poco cerimoniosi, insomma. Non significa però che non si trovino persone che ottemperano agli obblighi dell’etichetta e che usano correttamente il “voi”. Questo modo di fare però può lasciare sbalorditi all’inizio coloro che sono abituati a rispettare una certa cortesia ma una volta fattaci l’abitudine e capiti i motivi che in genere non ci si fa più caso.

 

  • Avere degli auguri per tutto

Nonostante, come abbiamo visto, il greco possa definirsi talvolta una lingua abbastanza“informale”, una delle caratteristiche più impressionanti (in positivo) della cultura greca è quella di aver degli auguri per tutti i momenti e per le situazioni. Importante, in certi casi è la corretta tempistica con cui questi vanno espressi; alcuni si pronunciano prima di un evento, altri dopo. Parlando della quotidianità oltre ai soliti kalimera (buongiorno), kalispera (buonasera) etc…abbiamo auguri insoliti come “kalò ksimeroma” (buon risveglio, si usa augurarlo insieme alla buonanotte, non la mattina), kalì ebdomada (buona settimana), kalo mina (buon mese) che sono usatissimi.

Si esclama me geia (con salute), quando qualcuno compra qualcosa o si taglia i capelli; questo augurio diventa kalò riziko quando si tratta di un acquisto duraturo (come una casa o un’auto).

Quando ci si saluta e uno dei due si allontana la persona che resta augura sto kalò (verso il bene) oppure kalò dromo (buona strada, se l’altro si sposterà con qualche veicolo) oppure kalò taksidi (buon viaggio) se il percorso è davvero lungo. Ogni cerimonia ha poi delle specifiche felicitazioni o formule. Un momento particolare come il matrimonio- per citarne uno- ad esempio ha un’etichetta propria. In genere gli invitati si complimentano con i nubendi e i famigliari stretti usando i ora i kalì (che il momento possa essere propizio agli sposi) prima della cerimonia, terminata la quale sfilano in ordine davanti agli sposi esclamando na zisete (che viviate-assieme a lungo) e a testimoni e genitori pronunciando na sas zisoun (che vi vivano). A loro volta gli sposi e ringraziano semplicemente chi è già sposato e rispondono kai sta dikà sou/sas (che si potrebbe tradurre con “altrettanto quando succederà a te”) a chi invece è single o fidanzato.

 

  • Considerare l’onomastico più importante del compleanno

 

In Grecia la festa personale più sentita non è il compleanno, bensì l’onomastico. Come abbiamo visto nel primo post sulle curiosità greche ,alcuni nomi sono piuttosto diffusi e così capita che, nello stesso giorno, festeggino tantissime persone, magari della stessa famiglia (visto che i nomi si passano spesso dai nonni ai nipoti). L’onomastico di una persona, essendo una ricorrenza importante, non va dimenticato da amici e parenti. Ma come si fa a non commettere errori? Semplice, si segue l’eortologio, uno speciale calendario che indica per ogni giorno, i festeggiati e che ogni greco consulta abbastanza frequentemente. L’eortologio è particolarmente importante nei casi in cui l’onomastico possa variare collocazione nel calendario. Questo succede perché, in alcuni anni, le onomastikès giortès (ovvero gli onomastici) a ridosso del periodo di Pasqua possono cadere durante la Quaresima- dove non sono permessi festeggiamenti- e quindi vengono spostate dopo le celebrazioni pasquali.

 

  • Rimanere senza nome “ufficiale” fino al battesimo

Abbiamo sottolineato più volte l’importanza del nome di una persona nella cultura greca. Un esempio che rende bene il concetto è legato è l’usanza di non assegnare un nome “ufficiale” al bambino o alla bambina prima del battesimo. In teoria, se i genitori seguono la tradizione, è facile che diano al primogenito o alla primogenita il nome del nonno o della nonna (in genere si inizia con i genitori paterni e poi si passa a quelli materni). Quindi il nome che prenderà il figlio/a è ampiamente prevedibile; ciononostante nessuno chiama il neonato con quel nome prima che esso venga pronunciato al suo battesimo. In sostituzione, per parlare al/del bambino, si usa bebi (per un maschietto) o beba (se si tratta di una femminuccia). Figure importanti nella cerimonia del battesimo sono il nonòs o la nonà ovvero il padrino o la madrina, i primi che pronunciano il nome del piccolo o della piccola durante la funzione battesimale. Solo dopo che il prete ha esclamato a sua volta il nome scelto, questo viene ufficializzato e si può iniziare a chiamare il piccolo con il suo nome.

 

  • Cedere il biglietto dei mezzi pubblici

Se vivete ad Atene vi sarà capitato sicuramente di vedere persone che, una volta uscite dalla metro o scese dai mezzi, lasciano il proprio biglietto sulle obliteratrici o lo offrono a chi sta per salire a bordo. Chi ha completato il proprio percorso e si trova con biglietto valido in mano spesso lo cede volentieri a chi non può permetterselo. Questa è diventata una pratica abbastanza diffusa, nonostante il regolamento dei mezzi lo vieti, soprattutto in questi anni di difficile crisi.

 

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Le divertenti “stranezze” della cultura greca

In Grecia, come del resto altrove, capita di imbattersi in usanze e tradizioni diverse da quelle a cui si è abituati. Aspetti socio-culturali, va precisato, con i quali di solito si convive senza problemi. Visto che ogni tanto ci viene chiesto cosa troviamo di più particolare nella cultura, abbiamo deciso di stilarne una breve lista. Ovviamente quello che vi proponiamo non è un elenco esaustivo perché per trattare questo argomento come si deve ci vorrebbe più di un post. Teniamo a precisare che non vogliamo muovere critiche allo stile di vita o alle tradizioni greche- di cui tra l’altro siamo dei vivaci sostenitori- ma solamente mettere in risalto alcune peculiarità culturali.

  • Dare ai figli lo stesso nome dei nonni

Una delle tradizioni più radicate in Grecia è sicuramente quella, da parte delle coppie, di dare ai figli il nome dei nonni in segno di rispetto e di ringraziamento. Il fatto è che spesso (ma non sempre ovviamente) sono tutti i fratelli della stessa famiglia a farlo. In questo modo alcuni nomi- specialmente maschili- sono diventati frequentissimi. Tanto che Yorgos, Konstantinos, Dimitris, Yannis e Nikolaos raccolgono più della metà dei nomi della popolazione maschile greca. Più libertà e più varietà sembra esserci per le ragazze, sebbene alcuni nomi tradizionali come Maria, Eleni, Georghia e Vassilikì rimangano saldamente in vetta alle preferenze dei genitori. D’altra parte però esistono altri che hanno acquisito dai predecessori un nome più raro, magari di origine antica come Periklis o Afroditi. Tuttavia, ultimamente alcune personalità in vista dello showbiz greco hanno iniziato a rifiutare questa “imposizione” e a dare ai figli dei nomi di loro gusto. Seguendo  questo trend sempre più greci hanno deciso di modernizzare l’assegnazione dei nomi alla propria progenie e quindi forse assisteremo a breve ad una diversificazione dei nomi.

 

 

  • Avere un diverso concetto di tempo

Se avete amici o conoscenti greci (soprattutto in Grecia) vi sarà capitato di avere dei problemi per quanto riguarda il darsi un appuntamento. Se un greco vi chiede di vedervi vagamente verso to mesimeri (mezzogiorno) o to apogevma (il pomeriggio) sappiate che non dovrete tenervi liberi verso le 12 o dalle 3 alle 5 come fareste normalmente. La suddivisione della giornata in Grecia, infatti, è leggermente diversa dalla nostra; col termine “mezzogiorno” si definiscono le ore centrali della giornata, dalle 13 alle 16, con pomeriggio dalle 17 alle 20 (qui si mangia in genere verso le 14.00-15.00 quindi l’apogevma, ovvero il dopo- pranzo, arriva più tardi). La sera o vradi, infine, inizia non prima delle 20 (questa suddivisione vale per i mesi estivi come per quelli invernali). Insomma, se volete dare un appuntamento ad un greco tenete a mente questa diversa scansione delle ore ed eviterete spiacevoli inconvenienti.

  • Non considerare il “non ho fame” una risposta valida

L’ospitalità greca prevede che al venga offerto sempre qualcosa da bere o da mangiare. I greci moderni rispettano tuttora l’antico volere di Zeus Xenios e fanno di tutto per mettere a loro agio gli ospiti. Più è alto il grado di confidenza più i padroni di casa insistono in genere perché accettiate qualcosa, soprattutto se si tratta di cibo cucinato da poco. In questo caso risposte tipo “Non ho fame, grazie”, “Ho già mangiato”, “Non prenderti il disturbo” non vengono nemmeno prese in considerazione. A queste parole inizia infatti di solito una negoziazione sulla quantità minima che vi serviranno comunque. Attenzione però: questo non è certo un modo per obbligare qualcuno a mangiare ma un tentativo di occuparsi premurosamente dell’ospite. Visto che la cucina è in genere molto buona vale la pena di aspettare, farsi venire la fame, accettare quanto viene offerto e rendere felice chi ce lo offre.

  • Servire tutti i piatti insieme durante il pasto

Una particolarità che sicuramente colpisce gli stranieri è il fatto che, in casa o fuori, i greci non abbiano una divisione rigorosa delle portate tra antipasti primi, secondi e contorni e che per questo, spesso i cibi vengano serviti tutti insieme. Di solito, durante i pasti informali giornalieri, per mangiare si aspetta infatti che tutti i piatti cucinati  vengano disposti sul tavolo; nelle taverne il servizio fa generalmente in modo che vengano portate al tavolo contemporaneamente più portate possibili tra quelle ordinate. L’unico inconveniente è che in un tavolo così ci si muove a volte  a fatica; d’altra parte però chi vuole solo determinate portate può servirsi subito senza aspettare che gli altri abbiano finito con i loro piatti.

  • Mangiare più cibi contemporaneamente

Una cosa impensabile in altre culture è che i commensali possano passare, durante il pasto, da un cibo all’altro senza problemi. In Grecia non è raro vedere mangiare allo stesso tempo e nello stesso piatto antipasto, insalata e moussakas e carne. Un’abitudine questa che potrebbe far inorridire chi non capisce come si possano così gustare al meglio i sapori. La cosa curiosa è che, dopo un po’ di permanenza qui, vuoi l’influenza dei greci stessi, vuoi la praticità, li si imita senza problemi.

  • Godersi un caffè e una buona chiacchierata per ore

Questa è in assoluto l’usanza a cui ci si abitua più velocemente. Del resto i ritmi più rilassati di questo popolo sono molto attraenti. I greci, infatti sono maestri nello “staccare” completamente dai loro impegni e dal loro lavoro. E lo fanno uscendo e sedendosi a sorseggiare di solito un “caffè” che può durare diverse ore. Non è certo un affare che si può sbrigare in poco tempo! Perché per loro questa non è solo una bevanda, è un rituale sociale. Si chiacchiera del più e del meno fino al momento di salutarsi. Siete avvisati, dunque; se un greco vi invita per un caffè…tenetevi la mattinata o il pomeriggio liberi!

  • Sputare per evitare di passare per menagrami

I greci credono che si possa prendere il malocchio o matiasma dal complimento falso di qualcuno. Lo sputo (simbolico) riesce ad allontanare la sfortuna. Per questo quando fanno un complimento sincero, per non passare da menagrami, hanno l’abitudine di sputare 3 volte pronunciando “ftou ftou ftou”.

  • Non buttare la carta igienica nel wc

Una delle prime cosa che si impara in Grecia nei locali pubblici è che la carta igienica non va assolutamente buttata nello scarico del wc ma che bisogna gettarla negli appositi cestini che si trovano in ogni bagno. Questo vale altrettanto per le abitazioni private, soprattutto quelle di vecchia costruzione. Il motivo è che le tubature si potrebbero facilmente occludere. Sebbene ormai i nuovi edifici abbiamo degli scarichi più efficienti l’abitudine è comunque rimasta e si vedono dovunque i cestini per la carta igienica. All’inizio questa pratica può lasciare confusi ma dopo un po’ diventa però un gesto abituale.

 

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Tradizioni del Primo Maggio in Grecia

Oltre che la festa dedicata al lavoro, in Grecia il Primo maggio o Protomaghià, è un modo per  celebrare la prosperità della natura che in questo mese sboccia in tutto il suo splendore.

Il mese di maggio, secondo la tradizione, prende il nome dalla divinità Maia il cui nome significherebbe nutrimento.

Nell’antica Grecia i festeggiamenti che si svolgevano in questo mese avevano lo scopo di celebrare la rigogliosità della natura, la fertilità dei campi e la prossimità dell’estate.

In Grecia, tuttora, il primo del mese è consuetudine intrecciare delle corone con fiori di campo. Questa abitudine ha radici nell’ambito della festa di Thargilionas- l’antico nome del mese di maggio-, dedicata alla dea dell’agricoltura Dimitra e a sua figlia Persefone che in questo mese, secondo il mito, risaliva dall’Ade e tornava sulla terra per un breve periodo.

I partecipanti prendevano un ramo verde, lo avvolgevano e appendevano pane, fichi, boccette di olio e di vino e miele a simboleggiare la salute, la fortuna, il buon raccolto e la fertilità. Nei corso dei secoli, ovviamente, questa tradizione è andata modificandosi fino ad assumere la veste attuale. Le corone che si preparano il primo di maggio vengono poi appese alla porta di casa o ai balconi dove rimangono fino al 23 di giugno, vigilia della festa di Agios Ioannis tou Klidona quando vengono poi bruciate.

In diverse parti della Grecia questa tradizione assume varianti locali. A Serifos, ad esempio, si appendono alla porta corone di fiori che vengono arrichite con ortiche, steli di orzo e trecce di aglio. Nei villaggi dell’Asia Minore anticamente si aggiungevano ai fiori elementi per evocare protezione o prosperità; aglio contro i sortilegi, una spina per i nemici e una spiga per il buon raccolto.

Ma quella delle corone di fiori non è l’unica usanza legata al Primo maggio. Tra le tante e diverse vogliamo ricordarne alcune.

Nelle isole dell’Egeo le ragazze in passato si recavano presso le sorgenti d’acqua e raccoglievano amilito nerò ovvero l’acqua raccolta senza parlare; una strana modalità se si pensa che una volta andare a prendere l’acqua era un’occasione per scambiare qualche chiacchiera. Quando ritornavano nelle loro dimore, tutti si lavavano con questa particolare acqua in segno di buon auspicio.

Nell’Epiro i bambini escono nei campi sbattendo dei coperchi e pronunciando formule magiche in modo da scacciare i serpenti; un retaggio delle epoche passate quando in questo periodo iniziava stagione dei lavori nei campi.

In altre parti della Grecia si accendono fuochi intorno ai quali si balla o addirittura sopra cui si salta in un rituale benaugurante. Alla fine della festa tutti prendono un tizzone dal fuoco e lo portano via come sorta di amuleto contro le negatività.

 

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Uova rosse e maghiritsa: è arrivata la Pasqua!

La Pasqua è sicuramente la festa religiosa più sentita in Grecia. I preparativi per questa importante ricorrenza iniziano settimane prima; si comprano allegre decorazioni per abbellire le dimore e si scelgono con cura gli ingredienti per il pranzo più atteso dell’anno.

I greci che abitano in città tornano al proprio paese per qualche giorno e dagli agglomerati urbani parte una vera e propria fuga; la settimana di Pasqua- addirittura più che a Ferragosto- Atene si svuota al punto da diventare quasi irriconoscibile! Addirittura i siti archeologici e i musei fanno orario ridotto per permettere ai lavoratori di seguire le funzioni e la sera del sabato Santo è impossibile pensare di trovare qualche locale aperto; insomma, tutta la Grecia si ferma per qualche ora!

La Pasqua in qualche villaggio o sulle isole è sicuramente più caratteristica ma nella stessa Atene vengono mantenute vivi gli usi secolari. Tra le tante tradizioni pasquali che si tramandano di anno in anno alcune sono davvero particolari e meritano di essere citate.

Le uova colorate di rosso sono sicuramente una di queste; il giovedì Santo le uova vengono fatte bollire insieme a del colorante alimentare rosso. Vengono poi consumate il giorno di Pasqua con un rituale molto peculiare chiamato tsoukrisma. I commensali, a due a due, prendono un uovo e lo sbattono, l’uno contro l’altro, facendone collidere le estremità; uno dei due esclama “Christòs Anesti” (Cristo è risorto) e l’altro risponde “Alithòs o Kyrios” (davvero -è risorto- il Signore). Il possessore dell’uovo rimasto intero dallo “scontro” prosegue e ripete la stessa scena con tutti i partecipanti. Vince la sfida chi ha ha scelto l’uovo più resistente, che rimane indenne a più a lungo. Ma perché si rompono le uova una contro l’altra? Le uova colorate di rosso (come il sangue versato da Cristo) sono chiuse come lo era il Santo sepolcro. Quando vengono sbattute e si frantuma il loro guscio ricordano il momento della Resurrezione. 

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Nel frattempo, qualche giorno o qualche settiamana prima della Pasqua, si sono già sicuramente preparate a mano (o acquistate) le candele con cui partecipare alla liturgia del sabato sera; queste particolari candele si chiamano lambades e vengono realizzate in diversi colori e in diverse forme. A quelle destinate ai bambini vengono applicati degli ornamenti o addirittura dei piccoli giochi che si possono poi conservare.

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La processione che si svolge la sera del venerdì Santo è uno poi dei momenti più intensi del clima pasquale. L’epitaffio di Cristo, avvolto dai fiori, viene portato per le strade del quartiere alla fine della liturgia vespertina. Ogni chiesa ne prepara uno e il venerdì ci si può imbattere in molteplici processioni nel giro di pochi isolati. Ad Atene le processioni della chiese più centrali convergono tutte a Syntagma.

Un’altra usanza diffusa in tutta la Grecia è quella di realizzare un fantoccio di paglia che simboleggia Giuda e di bruciarlo poi prima dell’annuncio della Resurrezione di Cristo. A seconda delle città la cerimonia può avvenire il venerdì oppure il sabato sera prima della mezzanotte. Sulle isole questa cerimonia è molto suggestiva perchè in genere si svolge in qualche luogo accanto al mare e lo spettacolo, soprattutto di notte, è davvero particolare.

Il sabato sera, poco prima della mezzanotte, i fedeli si recano in chiesa per assistere alla proclamazione di Cristo risorto. La folla è in genere talmente numerosa che in parecchi rimangono fuori dall’edificio. Ognuno porta con sè una candela che verrà poi accesa con la fiamma santa (agio fos) proveniente da Gerusalemme. Il momento dell’annuncio della Resurrezione di Cristo è davvero toccante; le campane suonano a festa in ogni dove. In quel momento, non si augura- come si potrebbe pensare- “Kalò Paska” ma, come spiegato poco sopra,  viene esclamato “Christòs Anesti” (Cristo è risorto) e la risposta è  “Alithòs o Kyrios” o “Alithòs anesti” (davvero -è risorto- il Signore).

La candela accesa con la fiamma santa non deve essere spenta. Tornati a casa, si fa il segno della croce sullo stipite della porta d’ingresso usando proprio questa candela. Fatto questo, si è pronti per mangiare la tradizionale cena pasquale, un piccolo assaggio dei festeggiamenti dell’indomani. Il piatto forte è la maghiritsa, una zuppa preparata con interiora di agnello, aneto e riso e condita con avgolemono, una salsa di uova e limone.

La domenica di Pasqua l’aria viene invasa dall’odore della souvla, dell’agnello –appunto- allo spiedo. La preparazione del pranzo coinvolge tutti ed è un momento di grande festa.

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La tavola viene imbandita molto riccamente; oltre alla carne allo spiedo l’altra specialità pasquale è il kokoresti, uno spiedino fatto di interiora di agnello. Come dolce si mangia dello tsoureki, un impasto semplice a forma di treccia a cui viene aggiunto, per l’occasione un uovo rosso. Il pranzo pasquale può durare diverse ore e in genere, dopo aver mangiato, si prosegue la festa ballando all’aperto.

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Ferragosto alla greca tra religione e feste

Anche in Grecia oggi è una giornata festiva, uno dei tanti weekend lunghi che il calendario ha regalato in questo 2016. Mentre in Italia e in altri paesi dell’Europa occidentale i cattolici festeggiano l’Assunzione della Vergine Maria i greci e gli ortodossi festeggiano la Dormizione di Maria (in greco Κοίμηση της Θεοτόκου). Tralasciando volutamente le varie distinzioni tra questi due termini per non addentrarci in dispute teologiche, possiamo però dire che le due ricorrenze sono simili ma non certo uguali.

Come tutte le feste religiose ortodosse anche la Dormizione è molto sentita in Grecia, dal momento che viene definita la “Pasqua dell’estate”. Nonostante venga celebrata la morte della Vergine Maria la ricorrenza è tutto fuorché triste. In molte isole dell’Egeo vengono organizzate cerimonie con l’Epitaffio (come a Pasqua) in onore di Maria, mentre in moltissimi altri paesi le parrocchie organizzano feste e celebrazioni locali. Il 15 agosto inoltre festeggiano l’onomastico le persone che si chiamano Panagiotis (Mariano così come i suoi diminutivi Panos, Panagis, Giotis ecc. e la forma femminile Panagiota), Maria e Despina (nome che significa regina ma col quale ci si riferisce anche alla Vergina Maria)

Buona dormizione e se siete in vacanza buone vacanze da SRDK!

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Lunedì di Pentecoste alla Greca

Oggi in Grecia si festeggia lo Spirito Santo (greco Άγιο Πνεύμα, Aghio Pnevma) dal momento che è il Lunedì di Pentecoste (eh sì, sono già passati 50 giorni dalla Pasqua!). Si tratta di una festività molto sentita all’interno della comunità ortodossa poiché si festeggia l’appartenenza la venuta dello Spirito Santo e del compimento della Salvezza. Tutti gli uffici pubblici sono chiusi, così come la stragrande maggioranza dei negozi; il 2016 è un anno molto proficuo dal punto di vista dei triimeri (i ponti costituiti da 3 giorni festivi, di solito sabato e domenica più venerdì o lunedì) poiché dopo quello di Kathara Deftera del 12/13/14 marzo, della festa nazionale (25,26,27 marzo) e questo dello Spirito Santo vi saranno quelli del 13,14 e 15 agosto e della giornata del No (28,29 e 30 ottobre).

Il fatto che quest’anno la Pasqua Ortodossa sia caduta così tardi ha fatto sì che il Lunedì di Pentecoste coincida con il primo grande esodo di vacanzieri dalle grandi città verso le spiagge; fatto facilitato anche dall’ondata di calura che sta attanagliando la Grecia con temperature che superano i 40 gradi e si mantengono elevate anche di sera.

In moltissime città e isole vi sono mercatini e manifestazioni per celebrare questi 3 giorni di festeggiamenti religiosi; l’appuntamento quindi -se volete scoprire come si festeggia questa giornata in Grecia- è per il 5 giugno 2017 per il prossimo lunedì di Pentecoste che, come a volte succede, si festeggerà in contemporanea con il lunedì di Pentecoste cattolico!

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Purifichiamoci in questo lunedì di Marzo

Sarete forse incuriositi da questo titolo un po’ bizzarro; non dovreste esserlo in realtà perché oggi in Grecia si festeggia il cosiddetto Lunedì puro (Καθαρά Δευτέρα, Kathara Deftera in greco) ovvero una delle festività più sentite dai greci in tutto il mondo. Ma in cosa consiste questa ricorrenza? Ebbene oggi, o meglio la notte della domenica precedente, comincia il periodo della Quaresima ortodossa (la Pasqua ortodossa quest’anno cadrà il 1°maggio) e il nome è dovuto al fatto che questa è una giornata dedicata alla “purificazione” in senso spirituale.

Ma cosa si fa durante il Lunedì puro? Innanzitutto oggi è una festività pubblica quindi scuole, uffici e la maggior parte dei negozi sono chiusi. Si sta in famiglia, di solito si va o in spiaggia (se il tempo lo permette ovviamente) o in campagna per dei luculliani pic-nic; ad Atene una meta molto gettonata è la collina del Licabetto per esempio. Caratteristica di questa giornata di festa sono i molti aquiloni che i bambini (ma anche i più grandicelli) fanno volare in cielo, così come gli stessi bambini sono soliti disegnare la cosiddetta κυρά σαρακοστή (kirà sarakostì, signora Quaresima) una sorta di bambola con sette gambe che rappresentano le sette settimane del periodo quaresimale.

Cosa si mangia oggi? Il cibo ha un’importanza fondamentale durante il periodo della Quaresima per gli ortodossi; i più osservanti infatti da oggi osservano un rigoroso periodo di astensione da ogni cibo derivante da animali (sono ammessi solo crostacei e molluschi) inclusi uova e latticini, olio d’oliva e alcool (per queste due categorie di cibi le regole sono più elastiche e variano dal giorno e in quale settimana della Quaresima ci si trovi). Va da sé quindi che il menu tipico del Lunedì puro consista generalmente nella τάραμοσαλατα, (taramosalata, salsa a base di uova di carpa in salamoia), nella λαγάνα (laganaun tipo di pane azimo che si prepara e si mangia solamente in questa giornata; un’antichissima tradizione vorrebbe che questo pane venga spezzettato con le mani piuttosto che tagliato a fette con un coltello, per allontanare gli spiriti maligni), μαρουλοσαλάτα (maroulosalata, insalata a base di lattuga romana), γίγαντες πλακί  (gigantes plaki, una fagiolata con aglio, cipolle, pomodori), χταπόδι στη σχάρα (chtapodi sti schara, polipo alla griglia) e l’immancabile xαλβάς (halva, un dolce a base di sesamo o di semolino).

Cosa mangeremo noi due che non siamo ortodossi ma che sentiamo ugualmente molto questa festività? Lo scoprirete solo leggendo il racconto di questa giornata..

 

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