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Fotografie

Un viaggio nell’Atene del passato

In questa pagina vi presenteremo 21 fotografie dell’Atene del passato, dalla metà del 19°secolo agli anni ’60. Non facciamo mistero che a noi le fotografie antiche di Atene suscitano molta curiosità perché presentano una città completamente diversa da come la conosciamo noi oggi: meno caotica, meno popolata e molto elegante (non che non lo sia ancora oggi in alcuni punti).

Cominciamo allora dalla prima: questa è una pasticceria storica di Atene (che purtroppo ora non esiste più). Si tratta della Pasticceria Giannakis, all’inizio di viale Panepistimiou nel 1947. Lo conoscete vero? È il lungo viale che collega piazza Syntagma a piazza Omonia e 69 anni fa si presentava così.

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Proseguiamo con il secondo documento fotografico: qui viene ritratto un giovane koulourtzis (ovvero un venditore di koulouria , il tradizionale pane a forma rotonda) fuori da una filiale della Banca Commerciale di Grecia sempre in viale Panepistimiou (all’incirca nello stesso punto della prima fotografia) il 15 dicembre 1959. In quel giorno ad Atene fece visita il presidente statunitense Dwight D. Eisenhower ed ecco perché spunta una bandierina americana dietro il ragazzino.

 

12 Marzo 1891: il giornalista americano William Sachtleben insieme al diplomatico statunitense Archibald Loudon Snowden e suo figlio Charles Randolph, davanti al vecchio edificio che ospitava l’ambasciata degli Stati Uniti su viale Vassilissis Sofia 29. (Il palazzo fu poi demolito nel 1938)

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27 Aprile 1941: le truppe tedesche entrano ad Atene dopo aver avuto la meglio sulle forze greche. L’occupazione tedesca durerà fino al 14 ottobre 1944. Questa foto è stata ripresa su viale Vasilissis Sofias: da notare i binari del tram al centro della carreggiata.

 

Continuiamo il nostro viaggio nell’Atene del passato con un’immagine risalente ai primissimi anni del secondo dopoguerra; viale 3 Settembre visto da piazza Omonia. Anche in questo documento si notano i binari del tram in un punto dove oggi non esistono più.

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Exarchia, Fotografie, Mangiare e bere, Monastiraki

Graffiti ad Exarchia e incursione a Monastiraki

Definiteci pure banali ed abitudinari ma non ne neghiamo che quando ci piace una zona torniamo volentieri ad ispezionarla in lungo e in largo.
Un destino questo, di essere la destinazione quasi primaria delle nostre visite mattutine del sabato, che sta toccando in sorte in questo periodo ad Exarchia. Il noto quartiere, per alcuni versi conosciuto come anarchico ed effervescente di tumulti, ci ha sempre attirato per la sua aria popolare e decadente. Nei suoi vicoli stretti è possibile, passeggiando la mattina di buon ora (alle 10.30, che, per intenderci, qui sono considerate un orario antelucano), essere rapiti da una serie distinta di odori da rione paesano. L’aroma di caffè che si sprigiona dai bar appena aperti colpisce tanto quanto quello del bucato steso ad asciugare ed intriso di ammorbidente profumato, mentre in qualche punto le taverne annunciano il menù del mezzogiorno con i loro effluvi di carne in salsa speziata.
Non mancano nella colorata (per via dei murales che la contraddistinguono) e inquieta (per gli scontri tra manifestanti e polizia che la vedono protagonista) Exarchia note di un passato che per un momento, qualche giorno fa, è sembrato stranamente vicino. Il parcheggio che dichiara i prezzi in dracme e non euro (sebbene sia trascorso qualche anno dall’introduzione della moneta unica europea) non si sa bene se sia più terribilmente anacrononistico o tragicamente attuale.

Insomma, come avrete capito, nella giornata odierna abbiamo tentato di dare uno sguardo meno superficiale e più incuriosito alla zona che più di tutte ci incuriosisce, passeggiando con particolare attenzione per non farci sfuggire nessun dettaglio rilevante.
Ad aiutarci in questa impresa il nostro fedele nonché esplosivo fan Cristiano che, attirato dalla nomea di Exarchia, non ha voluto perdere l’occasione di verificare di persona la veridicità della fama che circonda il quartiere.
Dopo una breve sosta ristoratrice in uno dei pittoreschi ritrovi della zona (sedie da dopolavoro anni ’70, personaggi improbabili di passaggio e atmosfera rilassata a pochi passi dal caotico centro di Atene) abbiamo tentato di documentare quel che di affascinante si può trovare sulle case poco manutenute e sui muri scalcinati intorno a noi.
Ad attrarci di Exarchia è proprio questo, – ne discutevamo appunto tra noi durante il caffè – la strabiliante capacità di colpire l’ignaro visitatore là dove meno se lo aspetta, facendogli trovare un’opera altamente artistica sulla parete di un negozio ormai chiuso e che cade a pezzi, richiamando il suo sguardo sperduto con i colori sgargianti delle scritte a carattere politico sui muri, rubandogli un momento di contemplazione davanti alle scomode verità tracciate con le bombolette sui ruderi delle antiche dimore dell’Atene bene.

 

Dopo aver camminato per un po’ circondati da entrambi i lati delle strade da strani disegni, impensabili commistioni di bestie varie, incitamenti alla rivolta e quant’altro, ci siamo rifugiati per un momento in un angolo seminascosto  dove su un muro  facevano bella mostra di sé alcuni simpatici animalucci (lasciamo a voi l’interpretazione della specie) reggenti dei cartelli indicanto proprio che quello era inequivocabilmente un parco giochi. Accanto a loro una altrettanto ben riuscita ape svolazzante tra lussureggiante verzura rendeva l’insieme bucolico in giusta misura.

Presa la decisione ad un certo punto si dirigersi verso Omonia per approfittare della linea verde e recarci a Monastiraki per compere varie, l’amico Cristiano ha manifestato il desiderio di visionare il negozio dove all’incirca due settimane fa acquistammo (così si esprimerebbe lui) le fantastiche toppe dei suoi gruppi musicali preferiti.
Fatta man bassa di altre pezze da attaccare alla giacca di jeans ci siamo mossi alla ricerca di una lavanderia-stireria che eseguisse- se possibile, celermente- il lavoro grazie al quale il nostro seguace avrebbe sfoggiato un indumento molto punk-rock.
La disperazione si è dipinta sui nostri volti quando, delusissimi, abbiamo constatato il rifiuto, di ben due negozi da noi interpellati a riguardo, di dar vapore ai loro ferri e permettere a Cristiano di vantarsi della giacca made in Exarchia. La causa del diniego è rimasta sconosciuta e ci spinto ad avanzare le ipotesi più esilaranti. Caldo opprimente e conseguente poca propensione ad abbrustolirsi ulteriormente? Poca o nulla voglia di affaticarsi, da parte di talune categorie di negozianti, in vista del meritato riposo domenicale ? Divieto imprescindibile di attività emanato dal comune per i negozi dopo mezzogiorno?
Con l’amaro verdetto di impossibilità a procedere abbiamo salutato Cristiano che prima di accomiatarsi  sulla banchina della metro (abbiamo preso direzioni opposte) ha approfittato per scattare una foto a piazza Omonia così da poter mostrare il suo coraggio (vista la fama per nulla tranquillizzante della zona) ad amici e conoscenti.
A Monastiraki, finiti i sbrigativi acquisti (il caldo non permetteva prolungati vagabondaggi a vuoto, fortuna che avevamo le idee chiare) abbiamo provato, per sfamarci e dissetarci, un locale attiguo a Odòs Ermoù nella parte in cui questa via sta quasi per confluire nella zona del Keramikòs.
Se sorpassate la piazza Monastirakìou proseguendo appunto su Ermoù e non vi fermate a curiosare nei numerosi e fornitissimi negozietti di antiquariato (o di cianfrusaglie, dipende dalla vostra personale opinione), arriverete lestemente al Dìpilo, mezedopolìo ben fornito di piatti e bevande varie. Un posto insomma dove potete, secondo la mentalità greca, spiluccare qualcosa da accompagnare al beveraggio; οppure dove potete invece, secondo la mentalità italiana che prevede per gli assaggi una quantità sicuramente inferiore di cibo, fare senza indugio pranzo o cena.

Ad un prezzo onesto e che contempla ancora un IVA al 13% sul cibo fino a nuovo ordine del governo, abbiamo assaggiato taramosalata, purea di cicerchia e gemistà (pomodori e peperoni ripeni di riso e erbe aromatiche), sorseggiando un più che piacevole vino rosè. Dopo il dolcino offerto dalla proprietà ci siamo incamminati sazi verso le rispettive magioni, dandoci appuntamento per la sera. C’era già un programma per come trascorrerla ma di questo vi parlerà a breve il socio Αλβέρτος, grande organizzatore di eventi del fine settimana.

 

 

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Testimonianze fotografiche dal centro di Atene

Per riprendere l’ottimo post della mia compare Αττική, in cui narrava delle nostre mirabolanti avventure nel non proprio ameno centro storico (e geografico) di Atene..una serie di immagini scattate dal sottoscritto nella giornata di ieri, mentre percorreva la medesima via Sofokleous.

Chiariamoci, Atene è una città mediamente più sicura di Milano e Roma e aggiungerei anche di Parigi (la cito per esperienza personale, per averla visitata non troppo tempo fa); si possono prendere i mezzi pubblici anche a notte inoltrata senza che vi succeda nulla di male e sono tante anche le ragazze/donne di tutte le età che lo fanno. L’importante è, come sempre, prendere le precauzioni valide per tutte le grandi città del mondo. Inutile negare però che la zona nei dintorni di piazza Omonia sia tra le meno piacevoli da percorrere, nonostante vi siano ubicati diversi hotel della capitale ellenica e alcuni nemmeno disprezzabili dal punto di vista della qualità (e del prezzo). Non arriviamo decisamente al degrado e alla pericolosità di città che ho visitato (Pretoria e Johannesburg, dove il centro è decisamente off-limits per i bianchi, di giorno e di notte; ma parliamo di città dove si corre il rischio di venire aggrediti con armi da fuoco mentre si è in sosta sulla propria auto a un semaforo, fantascienza qui) e in cui ho vissuto (vi assicuro che a Milano in periferia neanche poi così decentrata mi sono sentito molto più in pericolo che non qui ad Atene) ma il consiglio che modestamente mi sento in grado di darvi è quello di evitare questa zona, soprattutto la sera. Di giorno è possibile farci un giro..per dire di avere visitato quello che una volta era il centro nevralgico della Atene “bene” e che ora, causa principalmente l’abbandono di questa parte di città da parte dei proprietari di immobili greci dopo l’inizio dell’ondata migratoria che ha interessato la Grecia i decenni passati, è la parte più degradata della nostra meravigliosa città. L’unica raccomandazione nel caso vogliate passare per queste vie è quella di non sembrare troppo dei turisti (via quelle mappe pieghevoli del centro di Atene più grandi di voi) e di non ostentare gadget tecnologici assai costosi perché qui il livello medio di povertà è abbastanza alto e rischierete di attirare su di voi attenzioni poco piacevoli.

Per concludere, un’immagine della famosa piazza Omonia. Tristemente oggi sede di bivacco dei molti migranti che continuano ad arrivare ad Atene dalle isole più vicine alla Turchia (che da buon vicino ben si guarda dall’almeno tentare di ostacolare questa ondata migratoria verso la non (per loro) adorata Grecia) e che non hanno un posto dove andare; o meglio, sanno bene che la Grecia non è terra dove possano aspirare a una vita agiata e vorrebbero raggiungere i paesi del Nord Europa, ma sono bloccati qui per le note “incomprensioni” sulle quote migranti tra gli stati europei.