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Rebetiko, l’intensa canzone popolare greca

La musica rebetika è sicuramente una costante delle notti ateniesi. Il genere rebetiko si può ascoltare in alcuni locali specializzati (rebetadika) dove si suona esclusivamente questo tipo di canzoni; alcuni dei pezzi più famosi sono inoltre sempre nel programma delle taverne che propongono musica dal vivo. Ma come mai questo genere è così diffuso e quali sono le sue caratteristiche? Senza volere fare una trattazione troppo accurata dell’argomento vediamo cosa si intende per musica rebetika e quali sono state i momenti più importanti della sua evoluzione.

Il termine rebetiko (ρεμπέτικο) definisce il tipo di canzone popolare nato alla fine dell’800 e sviluppatosi fino agli anni 30 del 1900. In particolare, il terreno su cui cresce il genere  è quello delle zone portuali di alcune città greche come il Pireo, Volos e Thessaloniki; in seguito il rembetiko si espande fino a conquistare altre città greche. Un filone simile- ma che presenta proprie diversità- si sviluppa invece dalle parti di Patrasso.

Il rebetiko (o musica rebetika) nasce quindi nei bassifondi della società greca, da persone emarginate che cercano di tramutare i loro disagi in musica. I temi trattati dalle canzoni sono spesso molto seri: povertà, prigione, uso di droghe, storie d’amore contrastato, problemi sociali, prostituzione. Nonostante la gravità degli argomenti non è raro che però i testi parlino agli ascoltatori in modo ironico e talvolta scherzoso.

Gli strumenti tipici della canzone rembetika sono il bouzouki e la chitarra; spesso nelle melodie si può ascoltare il baglamàs (un altro stumento a corda) unitamente al violino, al piano e al contrabbasso.

Uno strano suono che si può udire di tanto in tanto nelle canzoni è quello di un komboloi che sbatte contro un bicchiere di vetro; poiché il pubblico nelle taverne era solito accompagnare in questo modo i musicisti, il suono venne adottato poi in alcune incisioni.

Al pari di altri generi musicali, il rebetiko ha attraversato diverse fasi:

  • fine ‘800- inizi ‘900: origini del movimento
  • 1922-1932: periodo dove dominano i ritmi provenienti da Smirne
  • 1932-1942: periodo della rebetika classica
  • 1942-1952: periodo della diffusione

Il rebetiko, come già accennato, nasce nelle città portuali, in Grecia e nelle colonie greche dell’Asia Minore. La mancanza di testimonianze scritte rende però difficile descrivere dettagliatamente le prime fasi del movimento musicale.

Nelle prime decadi del ‘900 il centro del rebetiko diventa ufficialmente Smirne; in questo periodo i suoni sono fortemente influenzati dalle melodie ottomane. A seguito della catastrofe microasiatica (che vede migliaia di coloni abbandonare le loro abitazioni e tornare in Grecia) sono proprio i compositori provenienti dall’Asia a contribuire in modo determinante allo sviluppo della musica rebetika in Grecia.

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Lo stanziamento dei profughi microasiatici nei centri urbani greci infonde nuova linfa al scena musicale grazie alle componenti anatolitiche giunte insieme a loro. Oltre alle proprie innovazioni, i compositori ed interpreti smirneici, spesso molto preparati musicalmente, apportano un inusuale virtuosismo al genere rebetico. A questo proposito, le figure di Spyros Peristeris e di Panagiotis Toundas, sono capisaldi che hanno enormemente influenzato lo sviluppo successivo del rebetiko.

Dalle città portuali dove la presenza microasiatica è più netta, il rebetiko si sviluppa acquisendo caratteristiche locali e in seguito viene esportato nel resto del Paese. Su una scena prevalentemente maschile si affacciano quindi sulla alcune voci femminili considerate tuttora tra le migliori interpreti della canzone rebetika (Eskenazi, Papagkika, Chaskil, etc…).

Nella fase denominata “classica”, il rebetiko si è ormai affermato come musica popolare di sempre crescente successo. Nel corso degli anni ’30 il genere deve affrontare la censura imposta dal dittatore Metaxas che giudica alcune delle tematiche trattate sconvenienti e quindi impone agli autori di adattare i testi delle proprie canzoni.

Dopo la battuta d’arresto causata dalla censura, il rebetiko torna il voga alla fine del secondo conflitto mondiale, con altri autori e tematiche parzialmente diverse. Il genere ora insegue un successo di pubblico più ampio e per farlo si avvale di testi di portata popolare e di interpreti conosciuti. In questi anni inizia a splendere l’astro di Vassilis Tsitsanis che viene accompagnato, tra le altre cantanti, dall’indimenticabile Sotiria Bellou.

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In quel periodo iniziano gli studi approfonditi sul genere musicale e si rimaneggiano alcune canzoni delle origini del movimento, come quelle di Markos Vamvakaris, attivo negli anni ’30 del secolo scorso.

Negli anni ’70, inoltre, la protesta contro la dittatura della giunta fa proprie le canzone rebetike degli inizi condividendo il messaggio di disagio sociale in esse racchiuso.

In seguito, la musica rebetika diventa- grazie al lavoro di autori ed interpreti moderni – sempre più la musica popolare per eccellenza. Avendo perso in parte la sua carica di protesta per le difficili condizioni sociali degli inizi del secolo, acquisisce però una diffusione che le assicura una popolarità senza precedenti.

Ai giorni nostri la rebetika è suonata in tutte le taverne, turistiche o no, che prevedano un programma musicale. Alcuni capolavori del rebetiko, infatti, sono indiscutibilmente attuali ed ascoltarli rende partecipi di una Grecia lontana nel tempo ma tuttora perfettamente vivida.

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Tradizioni

Komboloi: non un semplice passatempo!

A tutti quelli che sono venuti almeno una volta in Grecia è capitato sicuramente di vedere uomini di ogni età tenere in mano una specie di “collana” formata da piccole pietre e passarla ritmicamente tra le dita.

Questo elemento così particolare della cultura greca- molti di voi lo sapranno- si chiama komboloi (κομπολόι, plurale κομπολόγια komboloya). Si tratta di una fila di perle passate su una sottile corda le cui estremità vengono legate tra di loro e spesso sormontate da un’altra perla.

Ai più questo oggetto più sembrare solo uno strumento contro la noia, un anti-stress o un metodo per evitare di fumare troppo. Il komboloi ha sicuramente tutte queste funzioni ma è comunque, nel suo complesso, molto di più.

Il komboloi non è semplice passatempo per i greci, ma una filosofia; li accompagna in ogni momento della giornata, nei momenti di gioia e di dolore. E’ un fedele compagno che addolcisce la loro anima, li solleva dallo stress, soffre e festeggia insieme a loro.

Il komboloi è composto da perle di diversi materiali (legno, ceramica, vetro, osso) ed è presente in diverse gradazioni di colori. I komboloya più prestigiosi sono comunque quelli in ambra.

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L’origine del komboloi è tuttora incerta poichè assomiglia a strumenti di preghiera presenti in molte religioni e ciò rende difficile l’attribuzione univoca ad una cultura di provenienza. A differenza di questi però il numero delle pietre del komboloi può variare e le perle possono scorrere lungo il filo che le tiene insieme.

Il komboloi è stato dapprima un simbolo di potere delle alte classi sociali: i signori locali portavano con loro un pesante e prezioso komboloi che terminava con un’estremità di seta da poter accarezzare.

Il trascorrere del tempo lo ha reso però un accessorio ad appannaggio di particolari categorie di uomini che vivevano ai margini della società come i rembetes (musicisti di musica rembetika) e di altri personaggi che una volta si guadagnavano il sospetto se non il disprezzo delle classi più elevate. Tra questi i manghes* (μάγκες), che utilizzavano il rumore prodotto dallo schiocco delle pietre le une sulle altre per annunciare in maniera scenografica la loro presenza.

I manghes elaborarono a questo scopo un loro tipo di komboloi togliendone la parte finale in seta in quanto rendeva più difficoltoso il poter girare e far colpire le pietre fra di loro. Questa variante, più funzionale, è quella tuttora più diffusa in commercio.

Il trascorrere del tempo ha fatto in modo che il komboloi conquistasse tutte le classi sociali divenendo molto popolare ma restando comunque un accessorio prettamente maschile.

Acquistare un komboloi è spesso un piccolo investimento, monetario e sentimentale. Non solo perché si tratta di un oggetto che spesso accompagna il proprietario per molto tempo e in ogni situazione ma perché alcuni di questi oggetti possono arrivare a costare cifre non indifferenti se realizzati a mano e con materiali pregiati.

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I komboloya più elaborati, prodotti artiginalmente con pietre semi-preziose o metalli di valore si trovano in appositi negozi chiamata kombologàdika. Questo tipo di sono diffuse in tutta la Grecia ma la città che detiene il primato della produzione è sicuramente Nafplio dove è possibile visitare addirittura il “Museo del komboloi”.

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*Μάγκες (manghes)= si tratta di personaggi dell’Atene degli anni ’70-80 dell’800 provenienti delle classi sociali più basse e caratterizzati da un’esagerata sicurezza di sè mista a prepotenza. Tipico del mangha era l’aspetto che prevedeva lunghi baffi, scarpe con la punta e immancabile komboloi. Alla cintura portavano spesso piccole armi (non erano rari, tra manghes, episodi di violenza). Sono figure molto colorite e hanno lasciato comunque un segno nella cultura greca moderna.

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Cultura e foto, Siti archeologici

Accademia di Platone: connubio perfetto di passato e futuro

Se siete ad Atene e volete visitare uno dei siti archeologici più significativi senza dovervi spostare di molto, provate a programmare un giro all’Accademia di Platone, in zona Metaxourghio.

L’Accademia (in greco, Akadimìa) fu fondata da Platone attorno al 387 a.C accanto a quello che una volta era un piccolo bosco al di fuori della città di Atene. La zona, che diede il nome alla scuola si chiamava Akadimìa, dall’eroe greco Akàdimo; il luogo era sacro per la presenza di alberi di ulivo, simbolo della dea Atena, protettrice della città.

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Il parco dell’Accademia platonica nel tessuto urbano di Atene (Google)

L’Accademia, pur essendo di fatto un’istituzione religiosa votata al culto di Apollo e delle Muse, era- al pari della scuola di Aristotele – un luogo di istruzione per i giovani dei ceti elevati, greci e stranieri.

Alcuni tentativi per individuare la posizione precisia dell’Akadimìa erano stati già fatti all’inizio del secolo scorso ma senza successo. Bisognerà aspettare fino al 1930 perchè si riesca a trovarne l’esatta collocazione e a portare in superficie gran parte del sito archeologico che si può vedere ai giorni nostri.

Attualmente, della scuola di Platone sono visitabili poche ma emblematiche rovine nell’odierna zona di Metaxoughio- Kolonò, su odòs Kratilou. Si possono scorgere le fondamenta del ginnasio- dove i giovani si allenavano nelle discipline fisiche-, del cortile e di diversi altri edifici facenti parte del complesso.

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Le antiche pietre dell’Accademia (Srdk)

Accanto al sito archeologico, è sorto un interessante museo la cui  caratteristica principale è quello di essere quasi interamente virtuale. Attraverso le ricostruzioni al computer si può “passeggiare” nell’antica Accademia, conoscere i fondamenti della dottrina di Platone e capire quale influenza il suo pensiero abbia avuto per le filosofie successive. Il tutto spiegato in maniera semplice e talvolta ludica.

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Il museo digitale (Srdk)

Data la sua particolarità, il museo vale davvero una visita; noi vi consigliamo di passare prima ad ammirare i ritrovamenti archeologici situati nell’adiacente parco per meglio comprendere l’esposizione digitale. 

Una visita a questo sito archeologico ed annesso museo è imprescindibile per gli amanti di Atene e delle antichità greche, non solo per l’importanza che il luogo riveste. La zona di Metaxourghio è un vivace quartiere popolare ed una sortita da queste parti sicuramente verrà apprezzata da chi vuole evitare le solite destinazioni inflazionate. 

Per un’immersione totale  e respirare un’aria davvero ateniese provate infine a ristorarvi all’adiacente “Taverna tou Platona”, un locale semplice con un’ottima cucina tipica, frequentato in gran parte dalla gente del posto.

Sito archeologico dell’Akadimia Platonos

Luogo: Parco Akadimias Platonos, entrata da odòs Kratilou

Orario entrata: sempre aperto

Biglietto: ingresso gratuito

Museo digitale dell’Akadimia

Luogo: odòs Alkmenos 1 

Orario entrata: da martedì a domenica dalle 9.00 alle 16 (lunedì chiuso)

Biglietto: ingresso gratuito

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Cultura e foto

Il significato dei nomi delle stazioni della linea 3

Amici di SRDK, dopo aver visto i significati dei nomi dell’ilektrikòs e della metro 2 non resta che completare la ricerca passando in rassegna le fermate della metro 3.

La linea 3 della metro di Atene, segnata sulle cartine in colore blu, è la più nuova di tutte e corre in direzione ovest- est da Chaidari fino all’aereoporto E. Venizelou; alcuni dei treni, per garantire un servizio più efficiente nella tratta urbana, si fermano però ad un capolinea intermedio, alla fermata Doukissis Plakentias.

La metro 3 è stata inaugurata nel 2000 insieme alla metropolitana 2 ed inizialmente il suo percorso andava solo dalla stazione di Monastiraki a quella di Ethnikì Amyna. In breve tempo è stata allungata da Ethnikì Amyna sino a servire l’aereoporto mentre nel 2007 al tragitto sono state aggiunte alcune fermate da Monastiraki fino a Egaleo.

L’ultimo ampliamento, conclusosi pochi anni fa, è stato quello che ha portato alla realizzazione della fermata Agia Marina al confine tra i sobborghi di Aghia Varvara e Chaidari.

Come per la linea 2 la proclamazione di Atene come sede dei giochi olimpici del 2004 ha inoltre aggiunto ulteriore impulso affinchè la tratta iniziale fosse completata in tempi brevi.

Un ampliamento della linea 3 fino al nuovo capolinea del Pireo è attualmente in corso. I lavori, che si concluderanno tra un paio di anni, hanno portato alla scoperta di interessanti reperti.

Passiamo a vedere quindi le varie stazioni e il significato dei loro nomi muovendoci da Spata- dove si trova l’aereoporto verso ovest fino ad arrivare a Chaidari.

Aerodromio: La stazione capolinea non poteva non prendere il nome dell’aeroporto. Si trova in località Spata.

Koropì: La seconda stazione della linea blu prende il nome dall’abitato di Koropì. Koropì è l’ultima stazione dove si può arrivare, partendo dal centro, con il biglietto urbano.

Peania- Kantza: Questa fermata serve due paesi. Quello di Peania è attestato fino dall’antichità con lo stesso nome con cui lo si conosce attualmente. Kantza è un sobborgo di Pallini e prende il nome dal proprietario che tempo addietro possedeva i terreni sui quali l’insediamento si è sviluppato.

Pallini: Il dimos di Pallini, tra i più antichi della zona di Atene, deve il suo nome all’antico sovrano Pallas, membro della famiglia dell’altrettanto mitologico Teseo.

Doukissis Plakentias: La duchessa a cui la stazione è dedicata era una nobile di origini americane vissuta nell’800, grande sostenitrice e finanziatrice della lotta greca per l’indipendenza dal giogo ottomano. Il titolo le era stato assegnato poiché aveva sposato un ufficiale di Napoleone divenuto poi duca di Piacenza.

Chalandri: La fermata serve l’abitato di Chalandri, un sobborgo tra i più verdi e ben tenuti a nord di Atene. L’etimologia del nome non è del tutto sicura. Una teoria la associa al termine “Chiliandrìon” (mille uomini) che indicava la popolazione maschile di un tempo. Un’altra teoria fa derivare la parola dai termini turchi chalà (che designava con rispetto le persone di età avanzata) e derè (ruscello) e quindi stava ad indicare i possedimenti attraversati da acque correnti in questa località.

Agia Paraskevì: Il dimos di Agia Paraskevì, abitato sin dall’antichità, prende il nome dalla chiesa omonima che si trova in posizione centrale rispetto all’insediamento stesso.

Nomismatokopìo: La fermata, situata nell’abitato di Chalandri, è così chiamata dall’edificio del conio di Stato (nomismatokopio, ovvero la zecca) che sorge a poca distanza.

Cholargòs: La stazione serve la zona omonima, abitata dai tempi antichi sino a quelli odierni. Illustre cittadino del dimos è stato Pericle, in onore del quale- pur non essendo sicuri i confini dell’antico Cholargòs – il recente abitato ha preso il nome. Secondo l’etimologia più accreditata il nome in antichità indicava quanto gli abitanti fossero “poco inclini alla collera”.   

Ethnikì Amyna: Il nome della stazione si deve al ministero della Difesa Nazionale che si trova a pochi passi dalla fermata.

Katechaki: La stazione metropolitana si trova sulla strada di grande circolazione dedicata al famoso generale e politico G. Katechakis che prestò servizio come combattente e come parlamentare nelle prime decadi del ‘900.

Panòrmou: La fermata, che serve il quartiere omonimo, prende il nome da Pànormo, una cittadina che si trova in Asia Minore. Come molte altre località della costa turca prima della tragedia microasiatica questa località era abitata da numerosi greci.

Ambelòkipi: La zona ricorda i molteplici vigneti (ambeli è la vite) che si trovavano nei dintorni prima del rapido sviluppo edilizio, nella seconda parte del secolo scorso, di questa parte di Atene.

Megaro Moussikìs: A poca distanza dalla fermata sorge la camera dei concerti (megaro moussikìs, appunto) di Atene dove vengono rappresentate ogni anno diverse opere musicali.

Evanghelismos: La fermata prende il nome dall’adiacente ospedale Evanghelismos che si trova in zona Kolonaki.

Syntagma: Una delle più importanti stazioni di tutte le linee metropolitane prende il nome da Platìa Syntagma o Syntagmatos. Il riferimento è alla “Costituzione”, nome scelto perché qui sorge il Parlamento greco. Fermata di scambio con la metro 2, Syntagma presenta ai passeggeri un piccolo museo che espone i reperti più rinvenuti durante gli scavi per la costruzione della stazione.

Monastiraki: Se dalla stazione si esce nella piazzetta non si può non notare una piccola chiesetta, una volta  piccolo monastero, (“monastiraki”, appunto) che la domina. Piccola curiosità: al livello delle banchine dell’ilektrikos (o linea 1), in direzione Kifissia si possono vedere dei ritrovamenti archeologici molto significativi.

Keramikòs: La fermata si trova a poca distanza dal sito archeologico del Keramikòs, l’antico luogo di  sepoltura per le personalità illustri di Atene che si allungava fino alle porte della città. Il nome deriva dal quartiere usato in epoche remote prima dai vasai che lavoravano la ceramica e poi abbandonato in seguito alle numerose piene del fiume Eridanòs che scorre tuttora tra le rovine.

Eleònas: La zona servita da questa stazione della metropolitana deve il suo nome- che significa uliveto- ai molti alberi di questo genere presenti in passato nei dintorni. Del resto ad Eleonas, poco dopo il Giardino Botanico, pare si trovasse l’”ulivo di Platone”, secondo la leggenda proprietà del filosofo che poco distante teneva lezioni nella sua Accademia. Il presunto albero è conservato all’interno della Facoltà di Agraria dell’Università di Atene.

Egaleo: Il dimos di Egaleo dà il nome al precedente capolinea della linea blu. La zona è stata chiamata così dal monte che la sovrasta; Egaleo sembra significhi, secondo un’interpretazione, “popolo delle capre”. Sul monte Egaleo Serse, nel 480 a.C., assistette alla sconfitta della flotta persiana nella battaglia di Salamina.

Agia Marina: La fermata, capolinea provvisorio della linea in direzione ovest, all’inizio si darebbe dovuta chiamare Chaidari. Non trovandosi però la stazione esattamente in questo dimos si è deciso di attribuirle il nome della chiesa nei pressi della quale sorge la fermata stessa.

Il prolungamento della metropolitana in direzione sud prevede la costruzione di sei nuove stazioni fino a giungere nel centro del Pireo. Le nuove fermate si chiameranno Agia Varvara, Korydallòs, Nikea, Maniatika, Pireas, Dimotikò Theatro.

 

 

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La Grecia sotto l’ombrellone: consigli di lettura/saggi greci

Cari amici, siamo giunti all’ultimo appuntamento con i consigli per le letture estive “Made in Greece” o che comunque parlano di Grecia.

Questa volta SRDK vi propone delle un po’ più “impegnative” ma comunque piacevoli, per approfondire alcune tematiche rilevanti senza cadere nella noia; la scelta è caduta su alcuni saggi che parlano della Grecia contemporanea e su uno dei romanzi che meglio tratta le conseguenze della crisi economica che attanaglia la Grecia. Infine, un libro sull’indiscusso simbolo di Atene e della Grecia, il Partenone, per capire il motivo del suo fascino millenario.

 

Atene in bilico tra passato e presente

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Atene, cannella e cemento armato. Percorsi e riflessioni con Markaris e gli altri, Patrizio Nissirio

Se amate Atene e ne rifiutate quell’immagine un pò sterotipata di Partenone e souvlaki che viene propinata a molti turisti non potrete non apprezzare questo viaggio molto particolare nella “vera” capitale greca. Aiutato da alcuni tra i nomi più in vista della letteratura greca contemporanea (Markaris, Alexakis ed altri) l’autore passeggia tra le vie di questa caotica metropoli cresciuta frettolosamente all’ombra del suo glorioso passato. Un’Atene che reclama, attraverso i sapori della sua cucina, il suo forte legame con l’Oriente. Una città che vive un difficile periodo di assestamento ma che non si piega, a suo modo, alla crisi spietata che la attanaglia da anni.

 

Una Grecia diversa

 

Un’estate in Grecia: 4000 km ai confini dell’Europa nell’anno della crisi, Giuseppe Ciulla
Se volete percorrere la Grecia in modo alternativo e vederla con un’ottica diversa questo libro vi offre quello che cercate. Interessante viaggio attraverso il Paese per mostrare una Grecia fuori dai soliti schemi, per raccogliere testimonianze che aprono gli orizzonti, fisici e mentali. Il cammino tocca località poco note al turismo ma che lasciano il segno in chi si ferma, luoghi che appagano per le bellezze naturali e per la straordinarietà dei loro abitanti.

 

L’antico splendore della città dei filosofi

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Atene, la città inquieta, Mauro Bonazzi

Questo saggio piacerà sicuramente agli amanti della Grecia antica e del pensiero filosofico andato sviluppandosi nell’Atene classica. La città del politico Pericle, del pensatore Socrate e del poeta tragico Eschilo è vista come un luogo di vivo fermento, in ascesa verso una supremazia non solo economica ma soprattutto culturale sulle altre polis greche. Accanto a chi si interroga sulla natura dell’uomo, sulle sue capacità e- soprattutto- sulle sovrastrutture che ha creato c’è chi non manca di sottolinearne le mancanze e i limiti. Un affascinante excursus tra le personalità culturali che più hanno lasciato il segno nell’epoca d’oro di Atene.

 

Fascino inalterato

 

Il Partenone, Mary Beard

Il simbolo più riconoscibile della Grecia suscita ammirazione dopo svariate centinaia di anni dalla sua costruzione. Nonostante i danni- causati dalla natura e dall’uomo-, i rimaneggiamenti, i saccheggi quel che resta del monumento simbolo dell’epoca d’ora di Atene è tuttavia in grado di colpire migliaia di visitatori ogni anno. Questo libro ripercorre piacevolmente la storia del Partenone e spiega a cosa è dovuto il suo fascino senza limiti.

 

Scappare dalla crisi si può?

 

Dal mare verrà ogni bene, Christos Ikonomou

Un gruppo di ateniesi si trasferisce su un’isola dell’Egeo per allontanarsi alla crisi che ha coinvolto la Grecia e la sua capitale. Purtroppo però ad attenderli non c’è la tanto agognata sicurezza ma bensì lo stesso sistema (se non peggiore) a cui erano abituati sulla terraferma. Per cambiare la situazione non resta che iniziare a lottare…

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La Grecia sotto l’ombrellone: consigli di lettura/gialli greci

Nella seconda “puntata” dedicata alle letture greche da spiaggia- ma non solo- SRDK vi consiglia alcuni tra i titoli più rilevanti di gialli greci.

I libri polizieschi greci sono andati, negli ultimi anni, aumentando di numero e di qualità; purtroppo però sono tuttora pochi gli autori tradotti nelle altre lingue e così la scelta per il pubblico straniero resta limitata. Nonostante questo SRDK ha preparato una lista di consigli che uniscono trame convincenti e atmosfere intriganti.

Immancabili, ovviamente, alcuni tra i libri del conosciutissimo giallista Markaris, che offre la sua particolare visione della società greca e sceglie spesso come sottofondo della sua trama la caotica Atene.

Uno scrittore di origini greche, invece, Thodoros Kallifatidis, ci porta coi suoi scritti in Nord Europa ma non perde occasione di parlare, oltre che di delitti, del difficile ambientamento di chi si trasferisce in un diverso Paese.

Infine, a chi vuole perdersi nelle ambientazioni della Grecia antica, consigliamo alcuni titoli della scrittrice Margareth Doodle che ha trasformato in detective niente meno che Aristotele.

 

Un’estate (noir) davvero greca

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La lunga estate calda del commissario Charitos, Petros Markaris

Il più famoso commissario greco- Kostas Charitos, nato dall’inventiva del giallista Markais- si trova in grossa difficoltà quando una sedicente organizzazione terroristica sequestra un traghetto con a bordo alcune centinaia di passeggeri. Dietro il sequestro ovviamente c’ di più, un intrigo fatto di interessi diversi complicato da smascherare. Intanto il commissario indaga su una serie di delitti che insanguinano la capitale. Poliziesco imperdibile per lo spaccato di Atene che trapela dalle pagine e che la trasformano in un inaspettato palcoscenico noir.

 

Un commissario in vacanza

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La balia, Petros Markaris

Il commissario Charitos, decide di concedersi una vacanza e di visitare Costantinopoli. Ma nemmeno fuori dal territorio ellenico pare che per il poliziotto possa esserci riposo. Un greco con cui fa conoscenza chiede il suo aiuto per ritrovare la sua vecchia balia, scomparsa misteriosamente. Charitos, allora, si addentra nel fitto mistero conducendo un’indagine tutt’altro che facile dietro la quale si nascondono insospettabili vendette. Da leggere per assaporare un po’ medioriente.

 

Non è affatto come sembra

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Un semplice delitto, Thodoros Kallifatidis

L’autore di questo giallo, in questo come in altri romanzi, concede ampio spazio ai sentimenti e alla vita privata dei protagonisti; nel farlo però non toglie per nulla sostanza alla trama. In primavera, il disgelo delle acque della baia di Stoccolma porta alla scoperta di un tragico omicidio. Quello che appare come un ordinario caso per la detective che se ne occupa diventa l’occasione per narrare un sottobosco umano intrigante e a tratti sconvolgente.

 

Un filosofo prestato alle indagini

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Aristotele e i veleni di Atene (Aristotele detective), Margaret Doody

Ambientato nel 330 a.C in un’ Atene che sta perdendo pian piano prestigio, questo giallo presenta come detective niente meno che il filosofo greco Aristotele, prestato alle indagini per esigenze di trama. Il famoso personaggio si dovrà misurare con tre diversi casi, tutti a prima vista molto complicati. Corso in aiuto del suo allievo Stefanos si saprà districare  tra assassini, accuse di empietà ed interessi politici striscianti. Nella narrazione entrano personaggi inventati tanto quanto personalità influenti dell’Atene di quel tempo.

 

Rapimenti nella Grecia antica

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Aristotele e la giustizia poetica (Aristotele detective), Margaret Doody

Mentre le truppe di Alessandro marciano alla conquista della Persia, il resto del Mediterraneo, sconvolto dalle devastazioni del macedone, è invaso da un’orda di fuggiaschi. Ad Atene, intanto, durante la festa dei Fiori, i festeggiamenti vengono adombrati dal rapimento di una ricca ereditiera. Aristotele e il suo allievo Stefanos si incaricano di risolvere il caso e si incamminano alla volta di Delfi. Nel percorso si imbattono però in diversi episodi che fanno loro pensare che la sparizione della donna nasconda qualcosa di inquientante. Solo l’oracolo di Delfi sembra poter dare la risposta all’enigma.

 

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Altre “stranezze” della cultura greca

Dopo aver visto alcune delle stranezze greche – che altro non sono che consuetudini locali a cui gli stranieri non sono abituati-in questo post parliamo di altre caratteristiche culturali tipicamente elleniche, interessanti per chi vuole approfondire meglio la cultura e trovarsi a proprio agio in ogni situazione!

 

  • Dare del tu con facilità

In greco la forma di cortesia si esprime dando all’interlocutore del “voi”, usato solitamente per comunicare rispetto o deferenza. In teoria, la si dovrebbe usare comunque per sottolineare una certa mancanza di confidenza tra persone di età diverse o che si conoscono poco. In Grecia però capita spesso che le persone si diano e diano del tu nonostante le circostanze e la forma non lo consentano. Di solito non lo fanno per sminuire l’altro ma semplicemente per metterlo a proprio agio e creare una comunicazione più immediata; sono solo poco cerimoniosi, insomma. Non significa però che non si trovino persone che ottemperano agli obblighi dell’etichetta e che usano correttamente il “voi”. Questo modo di fare però può lasciare sbalorditi all’inizio coloro che sono abituati a rispettare una certa cortesia ma una volta fattaci l’abitudine e capiti i motivi che in genere non ci si fa più caso.

 

  • Avere degli auguri per tutto

Nonostante, come abbiamo visto, il greco possa definirsi talvolta una lingua abbastanza“informale”, una delle caratteristiche più impressionanti (in positivo) della cultura greca è quella di aver degli auguri per tutti i momenti e per le situazioni. Importante, in certi casi è la corretta tempistica con cui questi vanno espressi; alcuni si pronunciano prima di un evento, altri dopo. Parlando della quotidianità oltre ai soliti kalimera (buongiorno), kalispera (buonasera) etc…abbiamo auguri insoliti come “kalò ksimeroma” (buon risveglio, si usa augurarlo insieme alla buonanotte, non la mattina), kalì ebdomada (buona settimana), kalo mina (buon mese) che sono usatissimi.

Si esclama me geia (con salute), quando qualcuno compra qualcosa o si taglia i capelli; questo augurio diventa kalò riziko quando si tratta di un acquisto duraturo (come una casa o un’auto).

Quando ci si saluta e uno dei due si allontana la persona che resta augura sto kalò (verso il bene) oppure kalò dromo (buona strada, se l’altro si sposterà con qualche veicolo) oppure kalò taksidi (buon viaggio) se il percorso è davvero lungo. Ogni cerimonia ha poi delle specifiche felicitazioni o formule. Un momento particolare come il matrimonio- per citarne uno- ad esempio ha un’etichetta propria. In genere gli invitati si complimentano con i nubendi e i famigliari stretti usando i ora i kalì (che il momento possa essere propizio agli sposi) prima della cerimonia, terminata la quale sfilano in ordine davanti agli sposi esclamando na zisete (che viviate-assieme a lungo) e a testimoni e genitori pronunciando na sas zisoun (che vi vivano). A loro volta gli sposi e ringraziano semplicemente chi è già sposato e rispondono kai sta dikà sou/sas (che si potrebbe tradurre con “altrettanto quando succederà a te”) a chi invece è single o fidanzato.

 

  • Considerare l’onomastico più importante del compleanno

 

In Grecia la festa personale più sentita non è il compleanno, bensì l’onomastico. Come abbiamo visto nel primo post sulle curiosità greche ,alcuni nomi sono piuttosto diffusi e così capita che, nello stesso giorno, festeggino tantissime persone, magari della stessa famiglia (visto che i nomi si passano spesso dai nonni ai nipoti). L’onomastico di una persona, essendo una ricorrenza importante, non va dimenticato da amici e parenti. Ma come si fa a non commettere errori? Semplice, si segue l’eortologio, uno speciale calendario che indica per ogni giorno, i festeggiati e che ogni greco consulta abbastanza frequentemente. L’eortologio è particolarmente importante nei casi in cui l’onomastico possa variare collocazione nel calendario. Questo succede perché, in alcuni anni, le onomastikès giortès (ovvero gli onomastici) a ridosso del periodo di Pasqua possono cadere durante la Quaresima- dove non sono permessi festeggiamenti- e quindi vengono spostate dopo le celebrazioni pasquali.

 

  • Rimanere senza nome “ufficiale” fino al battesimo

Abbiamo sottolineato più volte l’importanza del nome di una persona nella cultura greca. Un esempio che rende bene il concetto è legato è l’usanza di non assegnare un nome “ufficiale” al bambino o alla bambina prima del battesimo. In teoria, se i genitori seguono la tradizione, è facile che diano al primogenito o alla primogenita il nome del nonno o della nonna (in genere si inizia con i genitori paterni e poi si passa a quelli materni). Quindi il nome che prenderà il figlio/a è ampiamente prevedibile; ciononostante nessuno chiama il neonato con quel nome prima che esso venga pronunciato al suo battesimo. In sostituzione, per parlare al/del bambino, si usa bebi (per un maschietto) o beba (se si tratta di una femminuccia). Figure importanti nella cerimonia del battesimo sono il nonòs o la nonà ovvero il padrino o la madrina, i primi che pronunciano il nome del piccolo o della piccola durante la funzione battesimale. Solo dopo che il prete ha esclamato a sua volta il nome scelto, questo viene ufficializzato e si può iniziare a chiamare il piccolo con il suo nome.

 

  • Cedere il biglietto dei mezzi pubblici

Se vivete ad Atene vi sarà capitato sicuramente di vedere persone che, una volta uscite dalla metro o scese dai mezzi, lasciano il proprio biglietto sulle obliteratrici o lo offrono a chi sta per salire a bordo. Chi ha completato il proprio percorso e si trova con biglietto valido in mano spesso lo cede volentieri a chi non può permetterselo. Questa è diventata una pratica abbastanza diffusa, nonostante il regolamento dei mezzi lo vieti, soprattutto in questi anni di difficile crisi.

 

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Cucina, Cultura e foto

I primi piatti della cucina greca

Amici di SRDK, qualche tempo fa vi abbiamo aperto l’appetito parlando degli antipasti greci più diffusi; è il momento quindi di proseguire il nostro viaggio all’interno della cucina greca parlando questa volta di primi piatti e di zuppe. Sapete cosa sono le chilopìtes? Ordinereste degli giourvalakia? Provereste del gamopilafo? Se siete indecisi non vi resta che leggere il nostro articolo e i primi piatti greci per voi non avranno più segreti!

Zimarikà

In Grecia, le preparazioni che hanno come ingredienti principali farina di grano o semolino prendono il nome di zimarikà.

In Grecia il concetto di pasta come lo intendiamo noi è arrivato perchè importato proprio dal nostro Paese. Sebbene gli scaffali dei supermercati tracimino di diversi formati di spaghetti, maccheroni, fusilli e quant’altro la pasta non si mai davvero guadagnata un posto di rispetto all’interno dell’alimentazione quotidiana greca. Il più della volte viene consumata in quanto vista come piatto facile e veloce (soprattutto grazie alle salse pronte con cui la si accompagna) senza particolare attenzione alla sua corretta preparazione. In Grecia- nei ristoranti o invitati a casa di amici- è facile mangiare pasta scotta, condita in modo approssimativo e servita  insieme ad un secondo; ad esempio, non è infrequente che gli spaghetti (magari sconditi) facciano da contorno a polpette o a carni al sugo. Insomma, viene vista più come accompagnamento o, nei casi in cui è servita da sola, come un alimento a cui bisogna abbinare qualcosa (non importa se il condimento è più o meno pesante). Questo è in parte dovuto al fatto, di cui abbiamo parlato in Usanze greche a tavola, che l’alimento per eccellenza secondo la mentalità greca è la carne, la sola in grado di assicurare davvero un pasto come si deve.

Ovviamente non vi invitiamo a provare la pasta in versione greca in quanto, come tutti i cibi non autoctoni, è troppo adattata ai gusti locali. Un’eccezione è però costituita dalla garidomakaronada, la pasta ai gamberi, (meglio se condita con salsa all’ouzo) che d’estate, su qualche isola, vi può riservare qualche piacevole sorpresa.

Pasta di dimensioni più piccole, sempre di grano, viene in genere servita insieme allo giouvetsi che può essere di carne (di solito di agnello) o di pesce.

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In Grecia però non circola solamente la pasta di grano duro. Una buona tradizione di pasta all’uovo è presente da secoli ed è particolarmente definita nel Peloponneso. Famose, questo proposito, sono le chilopìtes ovvero dei quadratini (o delle striscioline) di pasta all’uovo da aggiungere a zuppe e minestre. Spesso oltre che gustate in questo modo, vengono servite assieme alla carne.

Oltre alle chilopites un altro ingrediente da aggiungere durante la stagione fredda alle zuppe è il trachanàs, ovvero un preparato di farina e latte che una volta essiccato si agglomera in chicchi di grandezza variabile. Il trachanas può essere impastato in due varianti: dolce o acido (glikòs o ksinòs). In quello acido si aggiunge dello yogurt. Di solito si gusta cuocendolo da solo (aggiungendo all’acqua burro o latte) oppure arricchendolo con un po’ di salsa di pomodoro. La zuppa che se  ne ricava è molto nutriente e corroborante, assolutamente da provare.

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Sempre derivato dal grano ma gustato preferibilmente senza brodo, il pligoùri– proveniente dal Medio Oriente- accompagna in genere piatti di carne in salsa oppure viene utilizzato come ripieno in quelli di pesce e lo si può trovare addirittura dentro alle insalate.

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La proposta SRDK:

Siete amanti della cucina greca? Queste e altre golose ricette le potete trovare nel ricettario di una delle più famose cuoche greche, La cucina di Vefa:

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Soupes

Accanto alle minestre che abbiamo visto sopra la cucina greca- soprattutto quella del Nord- è ricca di zuppe (soupes), in genere preparate con verdure e arricchite con zimarichà o riso (rizi). Sono presenti inoltre alcuni tipi di vellutè ma a differenza che in altri Paesi l’amido che si usa per renderle dense deriva dal riso o da alcuni tipi di legumi.

Le zuppe più consumate sono quelle a base di carne o di pollame: tra le tante la kotosoupa (zuppa di pollo) o la maghiritsa (zuppa di interiora di agnello), tipica della Pasqua.

Tutti i genere di legumi (lenticchie, ceci, etc…) sono poi consumati assieme ad un brodo di verdure ma senza l’aggiunta di pasta o riso. Una delle più famose- e piatto tipico di Katharà Deftera, il giorno in cui inizia la Quaresima- è la fasolada, ovvero la zuppa di fagioli.

Le zuppe sono in genere preferite d’inverno poichè d’estate le temperature sono davvero molto elevate e non esistone delle vere e proprie zuppe da gustare fredde.

Rizi

Il riso in genere non ha molto spazio nella cucina greca, almeno come siamo abituati a gustarlo noi. In genere il riso non viene aggiunto alle minestre e si preferisce consumarlo senza condimenti come contorno della carne. Spesso, in questo caso, la tipologia di riso usata è quella basmati.

Seppur non presente nelle zuppe tradizionali il riso è uno degli ingredienti fondamentali degli giourvalakia (delle palline di carne, riso e spezie) che vengono accompagnati da una salsa avgolemono (cioè con uovo e limone); molti greci considerano questo piatto come una specie di zuppa.

La cucina greca comunque prevede delle specie di risotti che non hanno però come ingrediente “di tostatura” il burro ma l’olio; questo basta a dare ai questi piatti una minore pesantezza ma, altrettanto, un gusto decisamente diverso. Il risotto così preparato viene presentato abbastanza asciutto .Il risotto in greco si chiama pilafi, termine che sta ad indicare il riso cotto in un brodo aromatico.

Tra i risotti più famosi citiamo il midopilafo (risotto con le cozze), il rizoto me garides (con gamberi e cannella, dal gusto piuttosto dolce) e il gamopilafo (pilafi del matrimonio,) cotto nel brodo di capra e di pecora ed originario di Creta dove tempo addietro veniva servito appunto in questa particolare occasione.

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Infine, il riso entra in una delle preparazioni più amate dell’estate greca: i ghemistà, ovvero pomodori, peperoni e zucchine ripieni di riso, erbe aromatiche e, a volte, carne macinata.

 

 

 

 

 

 

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Cultura e foto, Libri

La Grecia sotto l’ombrellone: consigli di lettura/romanzi greci

L’estate è il periodo migliore per darsi alla lettura complici le vacanze e il tempo passato in spiaggia senza troppi pensieri. Se trascorrerete le vostre vacanze in Grecia (lo speriamo!) quale modo migliore di approfondire la cultura locale del rilassarsi leggendo un libro di qualche autore greco?

SRDK apprezza la letteratura ellenica e ha scelto per voi qualche lettura “imprescindibile” in tre categorie: romanzi, gialli e saggi. Ovviamente i nostri sono consigli dettati da gusti personali, quello che vi proponiamo non è che un assaggio della letteratura greca moderna e speriamo, coi nostri suggerimenti, di farvi venire voglia di gustarne dell’altra. Abbiamo tentato di coprire vari settori e di indicare libri facilmente reperibili nelle librerie e on line (ad esempio su Amazon). Iniziamo dai romanzi…buona lettura!

Il classico intramontabile

zorba il greco

 Zorba il greco,  Nikos Kazantzakis

Romanzo dell’immenso Kazantzakis è davvero imperdibile nonostante la sua notorietà; narra del legame di amicizia che si viene ad instaurare a poco a poco tra due uomini- uno dei quali è appunto la figura istrionica di Zorbas- sullo sfondo di una Creta che affascina coi suoi colori e i suoi profumi. Lo stile è scorrevole e possente e la traduzione di Nicola Crocetti ne rende magistralmente la poesia.

 

Poetica ateniese

il loro profumo mi fa piangere

Il loro profumo mi fa piangere, Menis Koumandareas

Uomini di ogni ceto frequentano ad Atene la bottega di Euripide, un barbiere vecchio stile che fa un po’ da confidente. E dalle loro parole, dalle loro esperienze, prendono forma le diverse storie narrate dall’autore. La vera protagonista rimane comunque la metropoli ateniese, palcoscenico perfetto dove si incrociano senza pausa drammi e commedie di tutti i giorni.

 

La crisi (e l’amore) visti dai giovani greci

greco moderno

Greco moderno, Nikos Petrou

Vassilis è uno studente di ingegneria a Salonicco ed è tormentato dalla sua difficile relazione sentimentale con Dimitris. Kostas, liceale dall’ atteggiamento ribelle, è politicamente impegnato contro il regime di austerità imposto alla Grecia. Quando i due si conoscono inizia una serie di avvenimenti che travolgerà i piani che hanno in mente. Uno spaccato della gioventù greca alle prese con le pesanti ripercussioni della crisi sulle loro vite.

 

Un assaggio di Creta sconosciuta

il secolo dei labirinti

Il secolo dei labirinti, Rea Galanaki

A Creta, l’isola diventata celebre per il suo mitologico labirinto, le sorti di una famiglia si intrecciano con le vicende storiche del momento. Le vicissitudini dei protagonisti, che si sviluppano per quasi cento anni, sono aggrovigliate come quelle di un labirinto nel quale non mancano i lati oscuri e i drammi. Da una delle più affermate autrici greche, un libro che unisce il romanzo storico a colpi di scena inaspettati.

 

Piatti sopraffini ed intrighi amorosi

le relazioni culinarie
Le relazioni culinarie, Andreas Staikos

Dimitris e Damocle abitano uno accanto all’altro; ad unirli la passione per la cucina. Dopo un’ iniziale diffidenza a poco a poco diventano amici ma il loro legame pare adombrato da una rivalità amorosa. Entrambi, infatti, desiderano conquistare il cuore di una donna, Nanà e per primeggiare non risparmiano colpi bassi all’avversario-amico. Attraverso i piatti che preparano per far propria la loro innamorata scorrono davanti al lettore tutte le prelibatezze della cucina greca.

E voi, cari amici di SRDK, avete qualche romanziere greco preferito che leggete con piacere? O è la prima volta che vi accostate alla letteratura greca? Pensate potrà piacervi lo stile ellenico? Fatecelo sapere nei commenti qui sotto o sulla pagina Faceboook di Sullerivedelkifissos!

 

 

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Cultura e foto, Tradizioni

Le divertenti “stranezze” della cultura greca

In Grecia, come del resto altrove, capita di imbattersi in usanze e tradizioni diverse da quelle a cui si è abituati. Aspetti socio-culturali, va precisato, con i quali di solito si convive senza problemi. Visto che ogni tanto ci viene chiesto cosa troviamo di più particolare nella cultura, abbiamo deciso di stilarne una breve lista. Ovviamente quello che vi proponiamo non è un elenco esaustivo perché per trattare questo argomento come si deve ci vorrebbe più di un post. Teniamo a precisare che non vogliamo muovere critiche allo stile di vita o alle tradizioni greche- di cui tra l’altro siamo dei vivaci sostenitori- ma solamente mettere in risalto alcune peculiarità culturali.

  • Dare ai figli lo stesso nome dei nonni

Una delle tradizioni più radicate in Grecia è sicuramente quella, da parte delle coppie, di dare ai figli il nome dei nonni in segno di rispetto e di ringraziamento. Il fatto è che spesso (ma non sempre ovviamente) sono tutti i fratelli della stessa famiglia a farlo. In questo modo alcuni nomi- specialmente maschili- sono diventati frequentissimi. Tanto che Yorgos, Konstantinos, Dimitris, Yannis e Nikolaos raccolgono più della metà dei nomi della popolazione maschile greca. Più libertà e più varietà sembra esserci per le ragazze, sebbene alcuni nomi tradizionali come Maria, Eleni, Georghia e Vassilikì rimangano saldamente in vetta alle preferenze dei genitori. D’altra parte però esistono altri che hanno acquisito dai predecessori un nome più raro, magari di origine antica come Periklis o Afroditi. Tuttavia, ultimamente alcune personalità in vista dello showbiz greco hanno iniziato a rifiutare questa “imposizione” e a dare ai figli dei nomi di loro gusto. Seguendo  questo trend sempre più greci hanno deciso di modernizzare l’assegnazione dei nomi alla propria progenie e quindi forse assisteremo a breve ad una diversificazione dei nomi.

 

 

  • Avere un diverso concetto di tempo

Se avete amici o conoscenti greci (soprattutto in Grecia) vi sarà capitato di avere dei problemi per quanto riguarda il darsi un appuntamento. Se un greco vi chiede di vedervi vagamente verso to mesimeri (mezzogiorno) o to apogevma (il pomeriggio) sappiate che non dovrete tenervi liberi verso le 12 o dalle 3 alle 5 come fareste normalmente. La suddivisione della giornata in Grecia, infatti, è leggermente diversa dalla nostra; col termine “mezzogiorno” si definiscono le ore centrali della giornata, dalle 13 alle 16, con pomeriggio dalle 17 alle 20 (qui si mangia in genere verso le 14.00-15.00 quindi l’apogevma, ovvero il dopo- pranzo, arriva più tardi). La sera o vradi, infine, inizia non prima delle 20 (questa suddivisione vale per i mesi estivi come per quelli invernali). Insomma, se volete dare un appuntamento ad un greco tenete a mente questa diversa scansione delle ore ed eviterete spiacevoli inconvenienti.

  • Non considerare il “non ho fame” una risposta valida

L’ospitalità greca prevede che al venga offerto sempre qualcosa da bere o da mangiare. I greci moderni rispettano tuttora l’antico volere di Zeus Xenios e fanno di tutto per mettere a loro agio gli ospiti. Più è alto il grado di confidenza più i padroni di casa insistono in genere perché accettiate qualcosa, soprattutto se si tratta di cibo cucinato da poco. In questo caso risposte tipo “Non ho fame, grazie”, “Ho già mangiato”, “Non prenderti il disturbo” non vengono nemmeno prese in considerazione. A queste parole inizia infatti di solito una negoziazione sulla quantità minima che vi serviranno comunque. Attenzione però: questo non è certo un modo per obbligare qualcuno a mangiare ma un tentativo di occuparsi premurosamente dell’ospite. Visto che la cucina è in genere molto buona vale la pena di aspettare, farsi venire la fame, accettare quanto viene offerto e rendere felice chi ce lo offre.

  • Servire tutti i piatti insieme durante il pasto

Una particolarità che sicuramente colpisce gli stranieri è il fatto che, in casa o fuori, i greci non abbiano una divisione rigorosa delle portate tra antipasti primi, secondi e contorni e che per questo, spesso i cibi vengano serviti tutti insieme. Di solito, durante i pasti informali giornalieri, per mangiare si aspetta infatti che tutti i piatti cucinati  vengano disposti sul tavolo; nelle taverne il servizio fa generalmente in modo che vengano portate al tavolo contemporaneamente più portate possibili tra quelle ordinate. L’unico inconveniente è che in un tavolo così ci si muove a volte  a fatica; d’altra parte però chi vuole solo determinate portate può servirsi subito senza aspettare che gli altri abbiano finito con i loro piatti.

  • Mangiare più cibi contemporaneamente

Una cosa impensabile in altre culture è che i commensali possano passare, durante il pasto, da un cibo all’altro senza problemi. In Grecia non è raro vedere mangiare allo stesso tempo e nello stesso piatto antipasto, insalata e moussakas e carne. Un’abitudine questa che potrebbe far inorridire chi non capisce come si possano così gustare al meglio i sapori. La cosa curiosa è che, dopo un po’ di permanenza qui, vuoi l’influenza dei greci stessi, vuoi la praticità, li si imita senza problemi.

  • Godersi un caffè e una buona chiacchierata per ore

Questa è in assoluto l’usanza a cui ci si abitua più velocemente. Del resto i ritmi più rilassati di questo popolo sono molto attraenti. I greci, infatti sono maestri nello “staccare” completamente dai loro impegni e dal loro lavoro. E lo fanno uscendo e sedendosi a sorseggiare di solito un “caffè” che può durare diverse ore. Non è certo un affare che si può sbrigare in poco tempo! Perché per loro questa non è solo una bevanda, è un rituale sociale. Si chiacchiera del più e del meno fino al momento di salutarsi. Siete avvisati, dunque; se un greco vi invita per un caffè…tenetevi la mattinata o il pomeriggio liberi!

  • Sputare per evitare di passare per menagrami

I greci credono che si possa prendere il malocchio o matiasma dal complimento falso di qualcuno. Lo sputo (simbolico) riesce ad allontanare la sfortuna. Per questo quando fanno un complimento sincero, per non passare da menagrami, hanno l’abitudine di sputare 3 volte pronunciando “ftou ftou ftou”.

  • Non buttare la carta igienica nel wc

Una delle prime cosa che si impara in Grecia nei locali pubblici è che la carta igienica non va assolutamente buttata nello scarico del wc ma che bisogna gettarla negli appositi cestini che si trovano in ogni bagno. Questo vale altrettanto per le abitazioni private, soprattutto quelle di vecchia costruzione. Il motivo è che le tubature si potrebbero facilmente occludere. Sebbene ormai i nuovi edifici abbiamo degli scarichi più efficienti l’abitudine è comunque rimasta e si vedono dovunque i cestini per la carta igienica. All’inizio questa pratica può lasciare confusi ma dopo un po’ diventa però un gesto abituale.

 

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Cucina, Cultura e foto

La cucina greca: gli antipasti tradizionali

La cucina greca è una vera esplosione di sapori e racchiude in sé una varietà davvero ragguardevole di ricette. Dagli antipasti fino ai dolci, i cibi greci riescono a far viaggiare tra i profumi e i colori del Mediterraneo fino ad giungere, con le note più speziate, sino in Medio Oriente.

Un esempio di questo variegato uso degli ingredienti è rappresentato dagli antipasti o, meglio, orektikà. In genere ogni taverna che si rispetti propone una scelta abbastanza ampia di questo genere di piatti; si va della salse cremose alle verdure, dal formaggio fritto alle polpettine. Insomma, possiamo affermare che senza dubbio trovare qualcosa si proprio gradimento non è affatto impossibile.

Tra le salse che spesso vengono gustate insieme al pane le più tradizionali sono la melitzanosaláta (salsa a base di melanzane, con l’aggiunta, a volte di peperoni) e lo tzatziki (salsa allo yogurt con cetriolo, aglio e olio). La taramosalata invece, è una salsa a base di uova di pesce e a seconda della varietà di uova usate si può presentare di color avoiro o rosa. Diffusa è pure la tirokafterì, i cui ingredienti sono il formaggio e il peperone piccante.

 

 

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                                                                                         Fava  

Non esattamente una salsa ma una crema di legumi è la fava, ovvero un purè di cicerchia (il nome può ingannare!) che in genere viene servita con olio, cipolla e prezzemolo. Una versione più complessa è quella della fava padremeni (ovvero “sposata”) dove la crema di legume è abbinata a cipolla caramellata e capperi. Quest’ultima  ricetta è tipica di Santorini, dove questo legume è coltivato da secoli.

Ma non ci sono solo salse tra gli antipasti; la frittura è altrettanto apprezzata e richiesta. Le zucchine, ad esempio, vengono fritte in pastella (kolokithàkia tiganità) così come le melanzane (melintzànes tiganitès).

Un altro modo di gustare le verdure fritte è quello di preparare delle polpette; un esempio sono le polpette di zucchine fritte (kolokithokeftèdes) realizzate con zucchine, uovo, aneto, menta e feta. I ceci sono protagonisti invece delle revithokeftèdes, delle polpettine che assomigliano molto ai felafel di origine mediorientale.

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                                                                            Kolokithokeftèdes

Viene fritto addirittura il formaggio: la feta saganaki, un piatto certamente molto diffuso, consiste in un pezzo di feta ricoperto da una panatura sormontata da semi di sesamo.                                                               

A chi non gradisce il fritto o le salse rimangono sempre da provare le tiropitakia (piccole mezzelune ripiene di formaggio) o la spanakòpita (una sfoglia di formaggio e spinaci).

Molti conosciuti sono i dolmadakia, degli involtini di riso, cipolla, aneto e a volte carne macinata di cui esiste una versione invernale con le foglie di cavolo al posto di quelle di vite (lakanodolmàdes).

Tra gli antipasti di pesce un posto d’onore spetta al gustoso ktapodi (polpo) che può essere schàras (alla brace), ksidàto (all’aceto) o krassàto (al vino).

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                                                                                                 Dakos 

Particolarmente gustosa la kavourosalàta ovvero l’insalata di granchio preparata con granchio, maionese e capperi.

Se si capita in un ristorante cretese, infine, non si può non assaggiare il tradizionale dàkos, un pane duro che viene prima ammorbido nell’acqua e poi contonato da pomodori, olive, formaggio e origano.

La proposta SRDK:

Volete imparare tutti i segreti delle migliori piatti greci? Un ottima guida è sicuramente il ricettario di una delle più conosciute cuoche greche, Vefa Alexiadou La cucina di Vefa. Provate le sue ricette tradizionali, molto classiche e di sicura riuscita. Rimarrete senza dubbio soddisfatti!

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Cultura e foto, Tradizioni

Tradizioni del Primo Maggio in Grecia

Oltre che la festa dedicata al lavoro, in Grecia il Primo maggio o Protomaghià, è un modo per  celebrare la prosperità della natura che in questo mese sboccia in tutto il suo splendore.

Il mese di maggio, secondo la tradizione, prende il nome dalla divinità Maia il cui nome significherebbe nutrimento.

Nell’antica Grecia i festeggiamenti che si svolgevano in questo mese avevano lo scopo di celebrare la rigogliosità della natura, la fertilità dei campi e la prossimità dell’estate.

In Grecia, tuttora, il primo del mese è consuetudine intrecciare delle corone con fiori di campo. Questa abitudine ha radici nell’ambito della festa di Thargilionas- l’antico nome del mese di maggio-, dedicata alla dea dell’agricoltura Dimitra e a sua figlia Persefone che in questo mese, secondo il mito, risaliva dall’Ade e tornava sulla terra per un breve periodo.

I partecipanti prendevano un ramo verde, lo avvolgevano e appendevano pane, fichi, boccette di olio e di vino e miele a simboleggiare la salute, la fortuna, il buon raccolto e la fertilità. Nei corso dei secoli, ovviamente, questa tradizione è andata modificandosi fino ad assumere la veste attuale. Le corone che si preparano il primo di maggio vengono poi appese alla porta di casa o ai balconi dove rimangono fino al 23 di giugno, vigilia della festa di Agios Ioannis tou Klidona quando vengono poi bruciate.

In diverse parti della Grecia questa tradizione assume varianti locali. A Serifos, ad esempio, si appendono alla porta corone di fiori che vengono arrichite con ortiche, steli di orzo e trecce di aglio. Nei villaggi dell’Asia Minore anticamente si aggiungevano ai fiori elementi per evocare protezione o prosperità; aglio contro i sortilegi, una spina per i nemici e una spiga per il buon raccolto.

Ma quella delle corone di fiori non è l’unica usanza legata al Primo maggio. Tra le tante e diverse vogliamo ricordarne alcune.

Nelle isole dell’Egeo le ragazze in passato si recavano presso le sorgenti d’acqua e raccoglievano amilito nerò ovvero l’acqua raccolta senza parlare; una strana modalità se si pensa che una volta andare a prendere l’acqua era un’occasione per scambiare qualche chiacchiera. Quando ritornavano nelle loro dimore, tutti si lavavano con questa particolare acqua in segno di buon auspicio.

Nell’Epiro i bambini escono nei campi sbattendo dei coperchi e pronunciando formule magiche in modo da scacciare i serpenti; un retaggio delle epoche passate quando in questo periodo iniziava stagione dei lavori nei campi.

In altre parti della Grecia si accendono fuochi intorno ai quali si balla o addirittura sopra cui si salta in un rituale benaugurante. Alla fine della festa tutti prendono un tizzone dal fuoco e lo portano via come sorta di amuleto contro le negatività.

 

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Cucina, Cultura e foto

Taverna, estiatorio, ouzerì, mezedopolio, rakadiko, maghirìo…che differenza c’è?

Quelli che abbiamo citato sono tutti posti dove potrete dare sfogo ai vostri appetiti, provare dell’ottima cucina e fare un’immersione nella cultura enogastronomica greca. Ma tra questi tipi di locali da ristoro ci sono comunque delle differenze che è meglio conoscere per fare ogni volta la scelta giusta e non rimanere delusi o sopraffatti dal menù o dalla consistenza delle portate.

 

Taverna: si tratta di quella che, con un paragone tra le proposte italiane, si potrebbe definire “trattoria”. Meno pretenziosa di un ristorante nell’arredo e nel menù, propone quasi sempre un ambiente rustico (ma curato) e piatti della tradizione greca più genuina. I piatti tra cui scegliere sono diversi e numerosi, si va dagli antipasti al dolce e le portate sono in genere cuspicue; in genere sono preparate perché possano essere divise tra più persone. Attenzione quindi a non ordinare troppe cose pensando che le porzioni assomiglino a quelle italiane!

Alcune taverne propongono, soprattutto, durante il week-end, musica dal vivo durante il pranzo o la cena; scegliere di assistere ad uno spettacolo del genere- dove ad un certo punto alcuni avventori si potrebbero mettere a ballare- costituisce un’esperienza molto vivida di immersione nella cultura greca. In zona Psirrì, ad esempio, si trovano diversi locali di questo tipo: assolutamente da provare!!!

 

Estiatorio: rispetto alla taverna è un posto un po’ più ricercato, potremmo definirlo un vero e proprio ristorante. Propone in genere dei menù più ricercati, talvolta addirittura cucina fusion o piatti preparati da chef di fama. Le porzioni in genere variano a seconda del locale; in alcuni sono comunque soddisfacenti, in altri- soprattutto in quelli dalla cucina sperimentale- potranno sembrarvi un po’ risicate.

Una menzione  a parte meritano i ristoranti cretesi che, pur innestandosi sul filone della cucina greca, prevedono nel loro menù delle versioni locali di piatti normalmente diffusi nel resto della Grecia o pietanze assolutamente introvabili altrove.

Se siete curiosi di provare la cucina isolana o avete voglia di riassaporarla ma non avete il tempo di spostarvi fino a Creta, Atene propone una vasta scelta di locali di impronta cretese. Imperdibili il dakos (ντάκος, una bruschetta realizzata con uno speciale pane nero ammollato, pomodoro, formaggio ksinomizithra, capperi, origano), il gamopilafo (γαμοπίλαφο- un risotto tradizionalmente servito ai matrimoni e bollito nel brodo di carne di pollo e di capra), i choclì bourbouristì (χοχλιοί μπουμπουριστοί lumache in umido ripiene), insalate e frittata con  stamnagathi (σταμναγκάθι, un erba tipica di Creta) e i kalitsounia (καλιτσούνια, mezzelune ripiene di formaggio e cosparse di miele).

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Ouzerì: Un locale dove si va sostanzialmente per bere ouzo e accompagnare la bevuta con qualche mezedes- ovvero delle portate di dimensioni ridotte. I greci sono avezzi a pasteggiare con ouzo quando mangiano pesce e in particolare polipo o i calamari grigliati. Trattandosi di mezedes le porzioni sono adatte più che a “fare fondo” che non a saziare. I migliori abbinamenti si hanno col pesce per cui spesso, in questo tipo di locali, non troverete molte proposte di carne.

L’ouzo, diffusissimo, si può consumare liscio o con l’aggiunta di un cubetto di ghiaccio che lo trasforma da trasparente a bianco torbido. Originario dell’isola di Lesbo le marche più famose sono tuttora quelle originarie dell’isola: il Plomariou e il Mitilinis.

Le ouzerì più fornite hanno davvero tantissime varietà di questa bevanda, che al palato di chi non è “iniziato”possono sembrare tutte uguali. Ma se il gusto vi piace provate ad assaggiarne (in piccole quantità, ovviamente) alcune varietà; non ne rimarrete delusi e in breve tempo diventerete questi esperti in grado di distinguere le note di sottofondo delle diverse miscele.

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Tsipouradiko e rakadiko: vale lo stesso discorso che per l’ouzerì con la differenza che al tsipouradiko a farla da padrone è il tispouro e al rakadiko la bevanda d’elezione è la rakì di Creta. In questo tipo di locali troverete però proposte di carne più numerose che nelle ouzerì.

 

Mezedopolio: Il nome spiega subito la natura del locale, ovvero un posto dove si gustano delle mezedes. Non fatevi ingannare però: a volte le porzioni dei mezedopolìa sono assolutamente identiche a quelle delle taverne, sicchè distinguerle è quasi impossibile. In linea generale, comunque, questo tipo di locali propone una via di mezzo, per quantità e varietà, tra la cucina della taverna e quella dell’ouzerì. Può non essere specificato ma di solito i mezedopoleia offrono un assortimento di bevande alcoliche- come quelle viste sopra- per pasteggiare.

Scegliete il mezedopolio se non avete voglia di fare gli straordinari a tavola, magari a pranzo per una cucina più leggera. I mezedopolia sono in genere dotati di una buona varietà di bevande da accompagnamento, come vino, raki, tsipouro e ouzo, pur non essendo specializzati però in nessuna di esse.

 

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Maghirìo: Forse il meno conosciuto della categoria “mangiare e bere fuori”, si tratta di una specie di rosticceria che propone piatti della tradizione greca difficile da trovare a volte nelle stesse taverne. La cucina è molto casalinga e mette in scena le portate che non mancano mai nelle case greche; dai legumi alla carne, dalla pasta ai contorni, l’assortimento dei piatti è davvero popolare. La qualità comunque è delle migliori e alcuni maghierìa sono diventati dei punti di riferimento costanti come esempi di buona cucina a prezzi modici nella realtà ateniese.

 Assolutamente consigliati se volete fare l’esperienza culinaria da veri ateniesi, i maghirìa presentano giornalmente piatti diversi. Le porzioni sono più che sostanziose e il rapporto qualità prezzo vi lascerà piacevolmente soddisfatti.

 

 

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Cultura e foto

Georgios Karaiskakis, l’audace liberatore della Grecia

Georgios Karaiskakis è uno dei principali fautori della lotta per l’indipendenza greca. Insieme al vittorioso generale Theodoros Kolokotronis, è una delle figure che più si distingue per i successi riportati in battaglia contro l’esercito ottomano.

Quello di Karaiskakis è un carattere dinamico e indomabile; famose sono le sue colorite risposte agli avversari turchi e il suo linguaggio, spesso volgare. Ma ad una certa rozzezza nel comportamento corrisponde però un acuto senso strategico che lo porterà a diventare l’artefice più importante della liberazione greca.

La sua vita, intensa e tumultuosa, è avvolta da molti misteri, a partire da quello che riguarda la sua nascita.

Karaiskaikis nasce nel 1872, figlio illegittimo di Zoì Dimiski, che, dopo la scomparsa del primo marito, si fa suora. Da qui il soprannome, che accompagnerà Karaiskakis per tutta la vita, di “Yios tis kalogrias”, ovvero figlio della suora. Il padre del futuro eroe non si conosce con certezza. Molte fonti ritengono si tratti dell’armatolos* Dimitrios Karaiskos, da cui l’appellativo Karaiskakis (vezzeggiativo che deriva appunto dall’eponimo paterno) del piccolo Georgios.

Il luogo di nascita è altrettanto discusso. I primi biografi dell’eroe considerano come plausibile una caverna di un villaggio a poca distanza da Karditsa; altri invece preferiscono la versione secondo la quale sarebbe nato in un monastero nei pressi di Arta.

Nei primi difficili anni della sua vita, cresciuto senza la presenza dei genitori, Karaiskaki sviluppa quella personalità ribelle ed indomita che lo contraddistinguerà per il resto della sua esistenza. Entra nei kleftes* si distingue subito tra i ranghi e viene imprigionato per ordine di Alì Pascià, in quegli anni governatore di Iannina; in prigionia, comunque, impara a leggere e a scrivere. Alì Pascià rimane impressionato dal coraggio e dall’intelligenza di Karaiskakis, lo libera e lo mette a capo della sua scorta personale. Karaiskakis serve il sultano per qualche anno- durante la sua permanenza presso il sultano, inoltre, si sposa -e poi decide di dileguarsi per riprendere la sua passata attività di kleftis.

Nei primi anni di guerra Karaiskakis serve la causa greca nella milizia di Morea, nel Peloponneso. Le sue azioni durante la guerra di indipendenza sono numerose ed efficaci. La sua partecipazione alle manovre a Messologi, nel 1823, è fondamentale per evitare che la città ricada in mano turca. Nello stesso anno è nominato comandante in capo dell’esercito della Grecia interna e inizia a raccogliere un successo dopo l’altro nella lotta contro gli ottomani. Leggendaria è la sconfitta inferta dalla sue truppe all’esercito turco, molto superiore in numero, nel 1826 ad Arachova.

L’anno successivo, dopo aver liberato quasi tutto il centro Grecia, sposta la sua guarnigione nei pressi di Keratsini, poco distante dal Pireo.

Il 22 aprile 1827 viene ferito durante battaglia di Faliro da un proiettile di non accertata provenienza. Molti biografi sono concordi nel pensare che non si tratti di un colpo sparato dai nemici, bensì da qualcuno arruolato tra le file greche. Negli ultimi anni, infatti, i successi e le posizioni del generale non sono graditi ad alcuni dei rivoltosi; tra questi, nomi molto in vista della guerra di indipendenza divenuti suoi avversari. L’ipotesi del complotto ai suoi danni è stata lungamente discussa senza però essere completamente convalidata.

Karaiskakis muore il 23 aprile 1827 a seguito della ferita subita. Il lutto per il Paese è immenso e particolarmente sentito per coloro che gli sono stati accanto nella battaglia, come il generale Kolokotronis. Viene tumulato in un primo tempo, secondo la propria volontà, a Salamina. A metà degli anni ’30 del 1800, la sua sepoltura viene spostata, insieme a quelli di altri combattenti, sul luogo della battaglia del Faliro, dove viene eretto un monumento visibile tutt’ora.

Purtroppo, durante gli anni della Giunta Militare, vengono condotti dei lavori di ristrutturazione del monumento che portano alla misteriosa scomparsa dei resti del condottiero e indipendentista greco.

Attualmente non c’è città o villaggio della Grecia che non ricordi il valoroso generale attraverso un’ odòs o una plateìa che porti il suo nome. 

In tempi recenti, al generale Georgios Karaiskakis è stato intitolato l’impianto calcistico del Faliro, in cui gioca la squadra dell’Olympiakos Pireo.

 

Armatolos: il termine che significa uomo d’arme, sta ad indicare i soldati di origine rumena assoldati dall’impero ottomano per controllare le regioni più ostiche e difficilmente accessibili. In Grecia furono usati soprattutto per combattere il fenomeno dei kleftes. Allo scoppiare della guerra di liberazione però si unirono a questi ultimi nella lotta per l’indipendenza dai Turchi.

Kleftes: una milizia irregolare greca – dal termine kleftis che significa ladro- anti-turca che si sostentava attaccando insediamenti isolati. Sotto la Turcocratia gli uomini abili alle armi potevano servire i sultano o arruolarsi in bande ostili all’impero. I kleftes operavano soprattutto sulle impervie zone della Tessaglia conducendo azioni di guerriglia contro l’impero.

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Cucina, Cultura e foto

Usanze greche a tavola

La cucina greca ha una decisa impostazione mediterranea ma non dimentica il proprio periodo di influenza ottomana.

In genere, si consumano ingenti quantità di verdura e di frutta- di cui la Grecia è un buon produttore- e la dieta bilanciata è aiutata dalla grande varietà di alimenti a disposizione. Dai cereali all’olio di oliva, dalle verdure fino al pesce passando per carne e latticini, non è difficile seguire un regime alimentare che fornisca tutti i nutrienti senza eccessi di grasso.

Nonostante la ricchezza di prelibate ricette che contemplano di diversi ingredienti, sicuramente però il cibo che la fa da padrone è la carne. Non si mangia “davvero” se il pranzo o la cena non prevedono una portata di carne, che può essere cucinata in diverse maniere.

Sembrebbe strano per una penisola come quella greca, dove ci si aspetterebbe una più larga preferenza verso il pesce. Eppure, sebbene il pescato risulti presente sulle tavole dei greci piuttosto spesso, l’influenza secolare dell’adiacente Turchia ha fatto in modo che la carne prendesse il sopravvento in gran parte del Paese. Non è un caso  in Grecia il gyros, un cibo nazionale, è arrivato proprio dai profughi greci rientrati in patria dopo la crisi dell’Asia Minore insieme ad altre ricette come quella del kebab “politikò” (cioè della “Poli”, ovvero di Constantinopoli).

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Va considerato inoltre, che per secoli l’accesso alle risorse della pesca è stato, per gli abitanti delle zone montuose (che in Grecia costituiscono gran parte del territorio) molto limitato. Sulle isole, ovviamente, parte dell’economia e della cucina ha sempre ruotato intorno sicuramente più intorno ai prodotti ittici.

La carne è consumata in molte maniere diverse; dalla griglia al kokkinistò (in salsa di pomodoro), dalla padella (tiganitò) fino al forno, ogni tipo di carne ha le sue ricette con cui dare il meglio. Inoltre entra in preparazioni molto conosciute, come quella del moussakàs o del pastitsio, che hanno in realtà altri ingredienti principali.

La carne insomma non manca quasi mai dalla tavola dei greci, che mangino a casa o fuori. Unica eccezione è la festa di Katharà Deftèra quando si consumano solo pesce, crostacei e legumi. A Pasqua però la grande festa è celebrata con quantitativi enormi di carne allo spiedo.

 

La caratteristica della cucina greca non è ovviamente solo quella di essere incentrata sulla carne; ci sono delle peculiarità che certamente possono lasciare incuriositi coloro che conoscono poco la cultura di questo Paese.

Primo fra tutti l’orario dei pasti; in genere i greci tendono a mangiare ad orari che altri popoli definirebbero “tardi”. D’estate, a causa del caldo, si preferisce rimandare il pasto della sera il più possibile arrivando tranquillamente a cenare alle 22. D’inverno, comunque, la situazione non cambia di molto un po’ per abitudine ormai radicata, un po’ perchè molte persone finiscono di lavorare a sera inoltrata (i negozi in alcuni giorni della settimana chiudono dopo le 20).

Una particolarità che sicuramente colpisce gli stranieri è il fatto che, in casa o fuori, i greci non abbiano una divisione rigorosa delle portate e che per questo, spesso i cibi vengano serviti tutti insieme. I commensali di solito possono passare da un cibo all’altro senza problemi e quindi non è raro vedere mangiare allo stesso tempo antipasto, insalata e moussakas.

Essere invitati a cena a casa di qualcuno in Grecia è comunque una delle esperienze conviviali più intense che si possano immaginare; una volta serviti non c’è quasi bisogno di scomodarsi a riempire tutte le volte il piatto o a rabboccare il bicchiere. Gli ospiti sono sempre attenti a che i propri invitati abbiano abbastanza cibo e bevande a loro disposizione e fanno di tutto perché passino dei momenti piacevoli durante la loro permanenza.

Altra caratteristica tipica che si comprende bene quando si mangia fuori con qualche greco è l’uso di ordinare le portate non singolarmente ma collettivamente; ognuno, cioè, non prende un piatto diverso e lo gusta da solo; dopo una breve consultazione, infatti, vengono scelti dei piatti- che piacciano possibilmente a tutti- da dividere tra i presenti.

Un’altra particolare abitudine è l’abbinamento, di bevande a forte gradazione con piatti o assaggi di pesce; mentre con la carne si può sorseggiare tranquillamente del vino rosso o rosè (o della birra), in genere con il pesce e coi crostacei si può preferire dell’ouzo liscio o con ghiaccio e quindi di fatto si pasteggia con un superalcolico.

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Oltre che d’estate- quando il consumo di pesce aumenta- questa abitudine è in voga soprattutto in alcuni locali chiamati appunto ouzerì; particolarmente diffusi in prossimità del mare o sulle isole le ouzerì servono diversi tipi di ouzo a cui si accompagnano molto bene delle mezedes (delle portate di dimensioni ridotte) spesso, appunto, di pesce.

Siete curiosi di sapere cosa mangiano i greci a tavola tutti i giorni e nelle feste? Nei prossimi articoli vi porteremo a fare un viaggio gastronomico tra tutte le specialità della cucina ellenica dalle più note a quelle meno conosciute!

 

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Cultura e foto, Tradizioni

Uova rosse e maghiritsa: è arrivata la Pasqua!

La Pasqua è sicuramente la festa religiosa più sentita in Grecia. I preparativi per questa importante ricorrenza iniziano settimane prima; si comprano allegre decorazioni per abbellire le dimore e si scelgono con cura gli ingredienti per il pranzo più atteso dell’anno.

I greci che abitano in città tornano al proprio paese per qualche giorno e dagli agglomerati urbani parte una vera e propria fuga; la settimana di Pasqua- addirittura più che a Ferragosto- Atene si svuota al punto da diventare quasi irriconoscibile! Addirittura i siti archeologici e i musei fanno orario ridotto per permettere ai lavoratori di seguire le funzioni e la sera del sabato Santo è impossibile pensare di trovare qualche locale aperto; insomma, tutta la Grecia si ferma per qualche ora!

La Pasqua in qualche villaggio o sulle isole è sicuramente più caratteristica ma nella stessa Atene vengono mantenute vivi gli usi secolari. Tra le tante tradizioni pasquali che si tramandano di anno in anno alcune sono davvero particolari e meritano di essere citate.

Le uova colorate di rosso sono sicuramente una di queste; il giovedì Santo le uova vengono fatte bollire insieme a del colorante alimentare rosso. Vengono poi consumate il giorno di Pasqua con un rituale molto peculiare chiamato tsoukrisma. I commensali, a due a due, prendono un uovo e lo sbattono, l’uno contro l’altro, facendone collidere le estremità; uno dei due esclama “Christòs Anesti” (Cristo è risorto) e l’altro risponde “Alithòs o Kyrios” (davvero -è risorto- il Signore). Il possessore dell’uovo rimasto intero dallo “scontro” prosegue e ripete la stessa scena con tutti i partecipanti. Vince la sfida chi ha ha scelto l’uovo più resistente, che rimane indenne a più a lungo. Ma perché si rompono le uova una contro l’altra? Le uova colorate di rosso (come il sangue versato da Cristo) sono chiuse come lo era il Santo sepolcro. Quando vengono sbattute e si frantuma il loro guscio ricordano il momento della Resurrezione. 

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Nel frattempo, qualche giorno o qualche settiamana prima della Pasqua, si sono già sicuramente preparate a mano (o acquistate) le candele con cui partecipare alla liturgia del sabato sera; queste particolari candele si chiamano lambades e vengono realizzate in diversi colori e in diverse forme. A quelle destinate ai bambini vengono applicati degli ornamenti o addirittura dei piccoli giochi che si possono poi conservare.

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La processione che si svolge la sera del venerdì Santo è uno poi dei momenti più intensi del clima pasquale. L’epitaffio di Cristo, avvolto dai fiori, viene portato per le strade del quartiere alla fine della liturgia vespertina. Ogni chiesa ne prepara uno e il venerdì ci si può imbattere in molteplici processioni nel giro di pochi isolati. Ad Atene le processioni della chiese più centrali convergono tutte a Syntagma.

Un’altra usanza diffusa in tutta la Grecia è quella di realizzare un fantoccio di paglia che simboleggia Giuda e di bruciarlo poi prima dell’annuncio della Resurrezione di Cristo. A seconda delle città la cerimonia può avvenire il venerdì oppure il sabato sera prima della mezzanotte. Sulle isole questa cerimonia è molto suggestiva perchè in genere si svolge in qualche luogo accanto al mare e lo spettacolo, soprattutto di notte, è davvero particolare.

Il sabato sera, poco prima della mezzanotte, i fedeli si recano in chiesa per assistere alla proclamazione di Cristo risorto. La folla è in genere talmente numerosa che in parecchi rimangono fuori dall’edificio. Ognuno porta con sè una candela che verrà poi accesa con la fiamma santa (agio fos) proveniente da Gerusalemme. Il momento dell’annuncio della Resurrezione di Cristo è davvero toccante; le campane suonano a festa in ogni dove. In quel momento, non si augura- come si potrebbe pensare- “Kalò Paska” ma, come spiegato poco sopra,  viene esclamato “Christòs Anesti” (Cristo è risorto) e la risposta è  “Alithòs o Kyrios” o “Alithòs anesti” (davvero -è risorto- il Signore).

La candela accesa con la fiamma santa non deve essere spenta. Tornati a casa, si fa il segno della croce sullo stipite della porta d’ingresso usando proprio questa candela. Fatto questo, si è pronti per mangiare la tradizionale cena pasquale, un piccolo assaggio dei festeggiamenti dell’indomani. Il piatto forte è la maghiritsa, una zuppa preparata con interiora di agnello, aneto e riso e condita con avgolemono, una salsa di uova e limone.

La domenica di Pasqua l’aria viene invasa dall’odore della souvla, dell’agnello –appunto- allo spiedo. La preparazione del pranzo coinvolge tutti ed è un momento di grande festa.

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La tavola viene imbandita molto riccamente; oltre alla carne allo spiedo l’altra specialità pasquale è il kokoresti, uno spiedino fatto di interiora di agnello. Come dolce si mangia dello tsoureki, un impasto semplice a forma di treccia a cui viene aggiunto, per l’occasione un uovo rosso. Il pranzo pasquale può durare diverse ore e in genere, dopo aver mangiato, si prosegue la festa ballando all’aperto.

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Cucina, Cultura e foto

Fare colazione in Grecia

Se qualche anno fa aveste chiesto a dei  greci cosa prendevano per colazione molto probabilmente alcuni vi avrebbero risposto: caffè e sigaretta! Fino a non molti anni addietro infatti il concetto di colazione dolce o salata come la intendiamo noi era abbastanza sconosciuto da queste parti. Fortunatamente però da qualche tempo un regime alimentare più consapevole si sta facendo strada nelle famiglie e nelle scuole e la colazione inizia ad essere vista come un pasto all’altezza degli altri.

Ma cosa mangiano quindi i greci a colazione? Dipende; se la fanno in casa di solito scelgono cereali da abbinare al latte, semplice o al cioccolato. Molto diffuse sono le fette di pane spalmate con marmellata o con burro e miele. I biscotti vengono visti più che altro come snack per altri momenti della giornata. Alcuni si preparano semplicemente un caffè con le moderne macchine per il caffè espresso. In alternativa, chi preferisce una colazione salata mangia un tost o un’omelette. In questo caso il caffè può essere sostituito con un succo di frutta.

I greci, come magari vi sarà capitato di notare, adorano bere caffè che lo sorseggino in una kafeteria o che lo ordinino take-away in qualche anapsiktirio (un negozio dove si vende caffè e snack dolci e salati). Se scelgono la seconda formula è probabile che la mattina abbinino qualcosa da mangiare al freddo espresso o al cappuccino. Di solito la scelta varia tra una tiropita, una spanakopita e una brioche dolce.

Nonostante la diffusione di altre miscele per molti il caffè della mattina non può essere che l’ellinikòs- ovvero quello greco,”che lascia il fondo sulla tazza”- meglio se servito con l’apposito pentolino di metallo. Provatelo se volete vivere un’esperienza altamente greca ma ricordatevi di sorseggiarlo piano per far depositare il fondo!

Una vera istituzione delle mattinate greche sono i venditori di koulouria in strada; il koulouri (ciambella) è una striscia di pane arrotolata a forma circolare il cui impasto può essere semplice o farcito con altri ingredienti (ad esempio con uvetta). Di solito viene venduto in una piccola postazione molto particolare nei punti strategici della città (centro, fermate dalla metropolitana…). Non vi sarà difficile trovarne una e vedere con quale ritmo veloce i clienti si avvicinino per prendere il loro koulouri: è uno degli street food per eccellenza!

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                                                                                  Koulouri tradizionale

Consigli SRDK per la vostra colazione greca:

  • Se avete affittato un appartamento e non volete fare colazione fuori potrete trovare tranquillamente al supermercato o ad un fournos tutto il necessario per una soddisfacente colazione dolce o salata. Provate, ad esempio, ad abbinare alla vostra colazione abituale dello yogurt greco con miele. In alternativa alla marmellata spalmata su fette di pane o fette biscottate gustatela piuttosto su dello tsoureki (un dolce impastato a forma di treccia che assomiglia al pan brioche).
  • Se siete in albergo e la vostra formula non prevede la prima colazione inclusa non avete che da scegliere. Nei vari anapsiktiria sparsi un po’ dovunque potrete ordinare il vostro caffè (espresso, cappuccino, etc…) freddo o caldo e abbinarci qualcosa da mangiare. Tra le opzioni più diffuse citiamo:

 

Gusti salati:

  • tiropita (sfoglia ripiena di feta e uovo); viene venduta a porzioni o come sfogliata a forma di mezzaluna
  • kaseropita (variante dalla tiropita con il formaggio kaseri al posto della feta)
  • spanakopita (sfoglia ripiena di spinaci); spanakotiropita (ripiena di spinaci e tiropita)
  • bougatsa salata (sfoglia ripiena di formaggio e prosciutto)
  • peinirlì: una pita a forma ovale sopra cui si stendono diversi ripieni (formaggio, prosciutto, verdure)

 

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          Tiropita a forma di mezzaluna                                    Tiropita tradizionale

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                     Peinirlì                                                                           Bougatsa dolce

Gusti dolci:

  • bougatsa dolce (sfoglia ripiena di crema pasticcera, cosparsa di zucchero a velo e cannella)
  • brioche semplice (croissant voutirou, sfoglia al burro) o al cioccolato (croissant sokolatas)

 

  • Ultimamente hanno aperto in tutta la Grecia delle catene di pasticcerie dove è possibile scegliere per la propria colazione tra dolce e salato. Lì potrete trovare, accanto ai prodotti già citati, una vasta scelta di torte (al cioccolato, all’arancia, etc…) vendute in teglie a porzione singole. Questo tipo di negozio offre inoltre un’ampia scelta di dolci più convenzionali tra cui sicuramente vi sarà possibile trovare qualcosa che soddisfi i vostri gusti. Alcune di queste hanno diversi posti a sedere dove poter consumare i propri acquisti una volta effettuati.

 

  • Se scegliete di prendere un caffè in una kafeteria e non volete solo il caffè ma desiderate qualcosa da mangiare sappiate che in genere questo tipo di locali serve solo le bevande ed è sprovvisto di cibo. In Grecia infatti chi va a in una kafeteria la mattina lo fa solo per sorseggiare il caffè. Ci sono ovviamente delle eccezioni nelle zone centrali delle grandi città e sulle isole, dove i locali si sono attrezzati per far fronte alle richieste dei clienti. Spesso però il prezzo per una colazione in questi posti è veramente esorbitante. Se volete gustarvi il vostro caffè comodamente seduti senza spendere troppo una soluzione però c’è. Acquistate qualcosa da mangiare magari in un fournos: in una kafeteria nessuno vi farà reclami se, una volta ordinata la vostra bevanda, estrarrete la vostra tiropita ed inizierete a mangiarla.

 

DA PROVARE:

Bougatsadiko “I Thessaloniki”, Pl. Iroon 1, Psirri

Un vero top per gli amanti della bougatsa, originaria del Nord della Grecia e particolarmente diffusa a  Salonicco. Oltre alla versione dolce con cannella e zucchero a velo potrete gustare quelle  salate con prosciutto e formaggio, erbette, salsiccia e carne macinata. Ampia scelta tra tiropite, kaseropite e altri dolci.

MAM, Pesmasoglou & Stadiou

Storico negozio di Atene, troverete tutto quelli che abbiamo descritto  e una qualità insuperabile! Il genere della sfogliata dolce o salata qui raggiunge il suo top; se arriverete fino a qui di sicuro per gustare le prelibatezze in vendita di sicuro non ve ne pentirete.

Meliartos, Ermou 65 & Ailou

Qui gusti di sfogliata per gli amanti del formaggio e non solo: in vendita ci sono infatti prodotti ripieni di melanzane e di pomodoro, davvero imperdibili. In generale troverete molti abbinamenti abbastanza insoliti (come quelli con il moussakas!) che richiedono coraggio ma che valgono il tentativo.

 

 

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Cultura e foto, Siti archeologici

La Scuola di Aristotele: un sito archeologico di valore

Le belle giornate primaverili – quelle col clima giusto e non troppo caldo-sono una buona opportunità per visitare qualche gioiello meno conosciuto ma pur sempre importante del vasto patrimonio archeologico ateniese.

Questa volta vogliamo portarvi a scoprire uno dei siti sicuramente più importanti per la storia di Atene e della sua fama come centro nevralgico del pensiero filosofico antico.

Le rovine del Lykio (in greco Λύκειο, Liceo) sorgono sul luogo dove nel 335 a.C. venne fondata da Aristotele la Scuola Peripatetica. Attualmente si trovano in centro- su Leoforos Vasileos Konstantinou- nei pressi della fermata metro di Evangelismos. Il complesso ai tempi della sua costruzione era situato però al di fuori delle mura di Atene. Nella zona si trovavano due importanti templi: quello di Iraklìs Pangratios e quello di Apollonas “Lykio” da cui la Scuola prese il nome. Insieme all’Accademia di Platone e al Ginnasio del Kynosargo, il Lykio costituiva uno dei centri dell’educazione superiore dell’Atene antica.  

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In un ambiente verde e, ai tempi, rigoglioso di acque gli allievi di livello avanzato seguivano le lezioni filosofiche alla mattina, mentre quelli che erano agli inizi frequentavano gli insegnamenti di retorica la sera.

Il sito, seppur noto da tempo agli specialisti, è stato aperto al pubblico solo pochi anni fa e, nell’ottica di una sua valorizzazione più efficace, è stato da circa un anno inserito nella lista dei siti compresi nel biglietto cumulativo da € 30  (acquistando il quale si possono visitare, oltre all’Acropoli, numerosi altri siti: http://www.sullerivedelkifissos.it/category/info-su-atene/visitare-atene/ )

Entrando nel sito si possono ammirare le rovine degli edifici principali, tra i quali la palestra, la  zona dove si svolgevano le lezioni, le cisterne e un pozzo. Diverse tabelle esplicative lungo il percorso ricostruiscono la struttura della Scuola e l’uso delle varie parti della costruzione. L’esperienza della visita è resa inoltre molto piacevole dalla presenza di piante aromatiche endemiche che danno colore e vivacizzano i ritrovamenti.

 

 

Vista l’importanza che il luogo riveste per lo sviluppo del pensiero greco vi consigliamo sicuramente di andare a dare un’occhiata; trovandosi circondato da luoghi di sicura attrazione  potreste abbinare la visita al sito a qualche altro museo o attrazione (il museo Benaki e lo stadio Panathinaiko si trovano  poco distante). Non dimenticate di dare un’occhiata sul nostro sito ai locali consigliati in zona Pangrati nel caso voleste fermarvi da quelle parti per un apertivo o un pranzo…e buona visita!

 

Info utili:

Luogo: entrata da odòs Righillis

Orario entrata: 8.00-15.00 da lunedì a venerdì (ultimo accesso 14.45)

Biglietto: intero 4, ridotto 2

Entrata al sito compresa nel biglietto cumulativo da €30 valido per Acropoli ed altri siti

Ingresso gratuito:

6 marzo: Giornata “Melina Merkouri”; 18 aprile: Giornata dei Monumenti; 18 maggio: Giornata Mondiale dell’Ambiente; 28 ottobre: Festa Nazionale Greca. Ogni prima domenica del mese dal 1° novembre al 31 marzo. Ogni ultimo weekend di settembre (Giornata Europea del Patrimonio Culturale).

Giornate di chiusura:

1 gennaio, 25 marzo, 1 maggio, Domenica di Pasqua (greca), 25 dicembre, 26 dicembre.

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Cultura e foto

Il significato dei nomi delle stazioni della linea 2

La linea 2 della metro di Atene corre da Anthoupoli ad Ellinikò; sulle cartine della città è segnalata con il colore rosso. E’stata inaugurata nel 2000 insieme alla metropolitana 3 ed inizialmente il suo percorso andava solo dalla stazione di Sepolia a quella di Syntagma. In breve tempo è stata allungata fino a servire Dafni mentre nel 2004 al tragitto sono state aggiunte le fermate di Agios Dimitrios da una parte e di Agios Antonios dall’altra.

L’ultimo ampliamento, conclusosi pochi anni fa, è stato quello che ha portato alla realizzazione delle fermate di Peristeri ed Anthoupoli in direzione nord e di Ilioupolis, Alimos, Arghiroupoli ed Ellinikò verso sud.

Sebbene il progetto della costruzione della linea fosse in discussione da moltissimi anniè solo da poco più che un ventennio che si è arrivati ad una svolta decisiva per la sua realizzazione. La proclamazione di Atene come sede dei giochi olimpici del 2004 ha inoltre aggiunto un ulteriore impulso affinchè la linea fosse completata in tempi brevi.

Passiamo a vedere quindi le varie stazioni e il significato dei loro nomi muovendoci da nord (da Anthoupoli) verso sud fino ad arrivare al capolinea Ellinikò.

 

Anthoupoli: La stazione capolinea a nord prende il nome dal quartiere di Anthoupoli dove la fermata si trova; Anthoupoli significa “città dei fiori”.

Peristeri: Peristeri è molto vasto ed uno dei dimoi più estesi e popolati della grande Atene. E’stato fondato, all’inizio degli anni ’20 del secolo scorso, da profughi greci provenienti dall’Asia Minore. Il nome, che significa “piccione” sembra derivi dall’enorme quantità di volatili selvatici che si poteva avvistare da quelle parti durante la dominazione turca.

Agios Antonios: La fermata, che si trova a Peristeri, prende il nome dall’adiacente chiesa di Agios Antonios. La stazione è un prototipo architettonico molto avanzato,  è dotata di ampie vetrate per migliorare l’illuminazione e di piante decorative per un impatto estetico più gradevole.

Sepolia: Sino al ‘900 Sepolia, che ora è un insediamento poco lontano dal centro, si trovava all’esterno di Atene. Il suo nome è dovuto all’alterazione in greco moderno dell’espressione antica eso polis (fuori dalla città).

Attikì: Punto importante di scambio con la metro della linea 1 la fermata trae il nome dalla poco lontana Platìa Attikìs, ovvero dell’Attica, la regione dove si trova Atene.

Stathmòs Larissis: Stathmòs Larissis, servita dalla metropolitana 2, è la principale stazione ferroviaria di Atene. Il nome deriva dal fatto che molti treni che partono da qui hanno come destinazione città del Nord della Grecia, tra le quali figura appunto Larissa.

Metaxourghio: Il nome della fermata si rifà ad un stabilimento per la lavorazione della seta (in greco, metàxi) in funzione nella zona alla metà dell’800.

Omonia: Proveniendo da nord questa è la seconda stazione di scambio con la metro 1 o “ilektrikòs”.  La fermata riprende il nome della “platìa” in cui è situata,  chiamata così in riferimento alla “concordia”, che si è voluta intendere come fattore importante per la crescita e la prosperità dello Stato.

Panepistimio: La stazione è stata realizzata a poca distanza dall’edificio che ospita una delle prime sedi  dell’Università (Panepistimio in greco), progettata negli anni 30 del 1800 dall’architetto Hansen. Al crescere del numero degli studenti è stati necessario spostare le facoltà in strutture più ampie (come la cittadella universitaria di Zografou), lasciando alla vecchia costruzione un ruolo unicamente di rappresentanza.

Syntagma: Una delle più importanti stazioni di tutte le linee metropolitane prende il nome da Platìa Syntagma o Syntagmatos. Il riferimento è alla “Costituzione” il nome scelto perchè qui sorge il Parlamento greco. Fermata di scambio con la metro 3, Syntagma presenta ai passeggeri un piccolo museo che espone i reperti più rinvenuti durante gli scavi per la costruzione della stazione.

Akropoli: L’unica fermata che non ha bisogno di spiegazioni; quando si esce in superficie e si ammira l’Acropoli lo spettacolo è tanto grandioso da bastare da solo.

Syggrou-Fix: Stazione dal nome che si divide equamente tra Leoforos Syggroù (in ricordo del benefattore Andreas Syggroù che cofinanziò la sua realizzazione) e il vecchio stabilimento della birra Fix sorto alla fine  dell’800 nell’edificio sede ora del Museo Nazionale di Arte Contemporanea.

Neos Kosmos: La fermata prende il nome dal quartiere che serve, Neos Kosmos, edificato da profughi greci provenienti dall’Asia Minore. La zona ha cambiato moltissimi nomi dalla fondazione in epoca greca antica fino ai tempi attuali. Una delle ultime definizioni è stato Neos Ellinikòs Sunikismòs (nuovo insediamento greco) da cui si è passati poi al recente Neos Kosmos (nuovo mondo).

Agios Ioannis: La stazione metropolitana si rifà alla chiesa di Agios Ioannis che domina la platià dove è ubicata la fermata.

Dafni: La zona di Dafni è stata chiamata così dagli arbusti di alloro (dafni, appunto)  piantati in passato dal sindaco Petroupoleas, originario tra l’altro di un paesino della Laconia dal nome Dafni. Prima di prendere questo nome la zona era chiamata “Katsipodi” (piede di capra), dai segni lasciati sul terreno da questi animali, che un tempo pascolavano nei dintorni.

Agios Dimitrios: Il nome deriva dalla zona Agios Dimitrios che la stazione serve, chiamata così per la chiesa omonima che si trova poco distante dalla fermata.

Ilioupoli: Ilioupoli è stata abitata sin dall’antichità col nome Evominou. All’inizio degli anni ’20 del secolo scorso si trasferirono qui degli imprenditori di origine greca ma di provenienza egiziana (“Egiptiotes”). Tra loro il commerciante Drandakis che, dopo aver acquistato una vasta distesa di terreno edificabile, volle dare alla nuova zona un nome che ricordasse quello della città egiziana Ilioupoli “(città del sole”) che si trovava nei pressi del Cairo.

Alimos: Fermata che si trova nel dimos Alimos (conosciuto inoltre come Kalamaki). Il nome deriva secondo una versione dall’antico greco als che definiva il mare (e in alternativa il chicco di sale). Secondo un’altra, la denominazione deriverebbe dall’arbusto della tamerice (alimià) che cresce sul terreno costiero della zona.

Arghiroupoli: Il nome della fermata e della zona rivelano la provenienza dei primi abitanti del dimos. Essi infatti erano profughi greci del Ponto, stabilitisi nella zona negli anni’20 del secolo scorso che hanno voluto dare al nuovo insediamento un nome che richiamasse la loro città di provenienza (Arghiroupoli in greco, Gümüşhane in turco). Arghiroupoli significa “città dell’argento”.

Ellinikò: La fermata si rifà alla zona che serve, quella di Ellinikò, sede in passato del vecchio aeroporto. Fino alla metà del secolo scorso il nome di Ellinikò era Chasani, dal nome di una torre turca che si chiamava Chasàn. In antichità i dintorni si chiamavano Limikò, dalla parola limokatharistirio che indicava la zona di quarantena dove venivano fatti passare i viaggiatori sospettati di veicolare qualche malattia. La zona all’inizio del secolo scorso ha cambiato nome in Ellinikò (“greco”) che è parsa un’alternativa più gradevole delle precedenti.

Arrivati ad Ellinikò il nostro viaggio sulla linea 2 completa il suo tragitto. Noi vi aspettiamo a breve per scoprire insieme i significati dei nomi delle stazioni della metro 3. A presto!

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Cultura e foto

Il significato dei nomi delle stazioni dell’ilektrikòs

La linea 1, o ilektrikòs, unisce, attraverso 24 fermate, i quartieri di Kifissià e Maroussi, a Nord della capitale, con il Pireo. E’ stata la prima ad essere progettata e realizzata e per molti anni ha avuto il carattere più di una linea ferroviaria che di una vera a propria metropolitana. Un po’ perché scorre per buona parte del suo percorso in superficie, un po’ per la sua velocità limitata, l’ilektrikòs non è mai stato assimilato del tutto dagli ateniesi alle altre linee di metrò. Ne è prova il fatto che nessuno chiama linea 1 quella da Kifissià al Pireo (basta sentire le conversazioni dei passeggeri, tutti lo definiscono solo “ilektrikòs”)  proprio perché nessuno lo considera una metropolitana.

Prima di partire alla scoperta dei significati dei nomi delle stazioni dell’Ilektrikòs ricordiamo brevemente che la prima stazione ad essere inaugurata è stata quella del Pireo nel 1869; successivamente furono aperte nel 1882 quelle di Neo Faliro e Moschato. Per vedere in funzione Omonia e Monastiraki bisognerà aspettare fino al 1895. L’ultima stazione in ordine cronologico è quella di Neratziotissa, che vede la propria apertura nel 2004.

E ora vediamo le fermate partendo da nord e quindi da Kifissià e muovendoci verso sud fino ad arrivare al Pireo.

 

 

Kifissia: la stazione capolinea a nord prende il nome dall’omonimo dimos (cioè “comune”) di Kifissià che a sua volta riprende quello del fiume Kifissòs che la attraversa.

Kat: la stazione prende il nome dall’ospedale adiacente K.A.T. (Κέντρο Αποκατάστασης Τραυματιών) specializzato in ortopedia.

Maroussi: il nome è la versione moderna dell’omonimo dimos (una volta Amaroussio) nell’interno del quale si trova la fermata. L’antico Amaroussio starebbe ad indicare i seguaci della dea Artemide la quale era particolarmente venerata in una località dell’isola di Evia (davanti alle coste attiche) chiamata Amarinthos (da qui il termine (Artemide) Amarissia > Amaroussia) il cui culto poi fu importato da lì dagli abitanti di questo antico insediamento.

Neratziotissa: la fermata si rifà alla chiesa della Madonna Neratziotissa (da “neratzi”, una specie di agrume molto diffuso nella zona) che sorge poco distante.

Irini: la fermata serve il complesso sportivo olimpico di Atene (O.A.K.A). Il nome è volutamente simbolico ed inneggia all’importanza dello sport nel mantenimento della pace mondiale.

Irakleio: il nome deriva dal dimos Irakleio che la fermata serve. In antichità il nome dell’agglomerato si chiamava Ifistiade ed ospitava un tempio dell’eroe Eracle che in seguito ha dato la denominazione alla zona.

Nea Ionia: il circondario è stato così chiamato dai profughi greci fuggiti dall’Asia Minore che fondarono questo dimos nel 1923 in ricordo delle terre che furono costretti a lasciare. Le città da cui provenivano infatti, erano antiche colonie ioniche (fondate tempo addietro dagli Ioni, un popolo di stirpe greca).

Pefkakia: la fermata si trova a Nea Ionia. Il nome significa letteralmente “pinetti” e si riferisce ai numerosi alberi che caratterizzano il paesaggio dei dintorni.

Perissòs: il nome della zona deriva da un piccolo corso d’acqua che in antichità scorreva da quelle parti  e nel quale ,durante il medioevo, erano rilasciasciate le acque superflue (perissòs in greco significa “superfluo”) dell’acquedotto di Adriano.

Ano Patissia: la prima fermata che si trova nel dimos Athinòn (quindi entriamo ad Atene). Il riferimento è ovviamente alla parte nord  (ano significa in questo caso “alta, che sta più in alto”) della zona Patissia. Il nome di Patissia deriva dall’originario Paradeisia- come i paradisiaci e rigogliosi erano i giardini presenti in epoche antiche;  il toponimo si è in seguito trasformato in Patissia per l’impossibilità degli Ottomani di pronunciare questa parola. 

Agios Elefthèrios: la fermata prende il nome dall’adiacente Ieròs Naòs (tempio sacro, chiesa) di Agios Elefthèrios.

Kato Patissia: la denominazione si riferisce alla parte sud o bassa (kato) della zona Patissia.

Agios Nikòlaos: similmente a quanto sopra, la fermata prende il nome dall’adiacente Ieròs Naòs (tempio sacro, chiesa) di Agios Nikòlaos.

Attikì: punto importante di scambio con la metro della linea, la fermata trae il nome dalla poco lontana Platìa Attikìs, ovvero dell’Attica, la regione dove si trova Atene.

Victoria: stazione sotterranea costruita al posto di una più vecchia delle ferrovie, inaugurata nel 1889, che si chiamava “Platià Kiriakoù”. Il nome moderno è un omaggio alla sovrana del Regno Unito; il pretesto fu la concessione delle isole dello Ionio alla Grecia da parte degli inglesi come regalo per la salita la trono greco del nipote di Sua Maestà britannica, il Principe di Danimarca Guglielmo.

Omonia: la stazione, una volta esterna, fu inaugurata nel 1895 e solo nel 1930 divenne sotterranea. La si è voluta chimare così in riferimento alla “concordia”, vedendo in questa un fattore importante per la crescita e la prosperità dello Stato.

Monastiraki: se dalla stazione si esce nella piazzetta non si può non notare una piccola chiesetta, una volta  piccolo monastero, (“monastiraki”, appunto) che la domina. Piccola curiosità: al livello delle banchine dell’ilektrikos, in direzione Kifissia si possono vedere dei ritrovamenti archeologici molto significativi.

Thissio: il percorso da Monastiraki a Thisseio è il più breve ma il più scenografico in quanto passa attraverso le rovine dell’antica agorà. La fermata prende il nome dalla zona che serve, chiamata così dal tempio di Efesto che in passato era erroneamente definito “di Thissio” dalle sculture raffigurate sulle metope che rappresentavano le fatiche dell’eroe.

Petralona: il nome deriva dalle aie costruite in pietra che in passato erano usate dagli abitanti del circondario per lavorare le granaglie. Fino al 1950, prima di subire una rapida cementificazione, la zona era infatti prevalentemente agricola come dimostra l’altro nome con cui si definiva fino agli anni ’20 la parte ovest di Petralona ovvero “Katsikakia” (caprette, dagli animali che pascolavano su quei terreni).

Tavros: qui si esce nuovamente dal dimos Athinòn. Il nome deriva dal fatto che i profughi greci che si insediarono qui dopo il loro allontamento dalla Turchia provenivano dalla zona montagnosa del Tavros. La fermata ha una seconda denominazione, Eleftherios Venizelos, in omaggio al grande politico greco che si mosse a favore della costruzione dell’abitato di Tavros per i profughi.

Kallithea: il nome significa “bella veduta”. Il dimos di Kallithea ha nel suo stemma Thissio che, secondo la mitologia, di ritorno dalla spedizione a Creta, approdò sulla costa proprio nella località Tzitzifiès che fa parte del dimos di Kallithea.

Moschato: l’ilektrikòs che attraversa Moschato corre esattamente sul percorso della grandi mura che in età antica proteggevano la strada che dal Pireo arrivava ad Atene. Il dimos, che si trova nella circoscrizione del Pireo,  ha cambiato parecchi nomi durante il corso degli anni fino ad arrivare a quello recente che ricorda proprio la varietà di vite che era presente a tutto l’800 in questi luoghi.

Faliro: la stazione di Faliro serve l’abitato adiacente nonchè gli stadi di basket e di calcio della squadra dell’Olympiakos. In realtà la zona servita sarebbe più correttamente quella di Neo Faliro (cioè nuovo Faliro) perchè l’altro Faliro, cioè Palìo Faliro (ovvero antico) si trova un po’ più a sud sulla costa.

Pireo: la scenografica stazione capolinea a sud dell’ilektrikòs arriva fino a pochi metri dal porto. Qui ci si trova proprio in un’altra città! Il Pireo infatti è un dimos a sé,  separato da Atene, nonostante a prima vista non lo si penserebbe. Il nome della città non è cambiato dall’antichità e deriva da “pireevs” che significa “chi costeggia dal Faliro fino alla penisola (del Pireo)”.

E arrivati al Pireo il nostro viaggio sull’ilektrikòs è giunto al termine. Speriamo che questa breve “escursione” vi abbia fatto piacere e vi aspettiamo a breve per scoprire gli altri nomi delle stazioni della metro di Atene!