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Sofocle: il suo sepolcro quasi dimenticato e non accessibile

Quella della sepoltura di Sofocle è una storia strana e paradossale. Perché a differenza di altre tombe “eccellenti” di quello stesso periodo andate perdute si sa quasi con certezza che esiste e si sa persino dove si trova. In quanti però conoscono la sua ubicazione? Possibile che il luogo dove è giaciuto per millenni uno dei più famosi poeti tragici dell’antichità greca sia quasi del tutto sconosciuto al pubblico? La risposta è purtroppo sì e più oltre vi parlerò di come quello che potrebbe essere considerato un luogo di primissimo interesse per la cultura greca sia stato votato ad un sostanziale oblio.

Partiamo però dall’inizio: della sepoltura di Sofocle non ne sapevo niente nemmeno io fino a che, per puro caso, non mi sono imbattuta in un filmato greco che ne parlava*. Sulle prime pensavo- non avendone mai sentito parlare- che il video andasse alla ricerca di un possibile luogo di sepoltura del famoso tragico partendo da alcune fonti scritte. Invece lo scopo di chi ha realizzato la registrazione era tutt’altro: quello di denunciare- giustamente- lo stato di  abbandono e “occultamento” in cui versa il complesso sepolcrale. Perchè, si scopre scorrendo il video (il cui titolo è “la tomba sconosciuta di Sofocle”), il luogo di sepoltura del tragico è noto, è stato scavato ma…non è mai stato valorizzato a dovere né tanto meno normalmente aperto al pubblico (fanno eccezione alcune sporadiche visite guidate)!

Dove si trova però e come rintracciarlo? Il video in questione parte con un’immagine emblematica: la tabella di una via, in località Varibobi- a nord di Atene- che è stata sovrascritta in tempi recenti con la dicitura “odòs Tymbou Sofoklì” (via della tomba di Sofocle). Nell’abitato di Varibobi, c’è da segnalare, nessun cartello indica questo sito. Procedendo lungo la via si arriva ad un certo punto ad un luogo recintato dove un tabellone della provincia dell’Attica dichiara che sono stati spesi 40.000.000 euro (!) per la copertura del sito- che comunque resta chiuso al pubblico. Questa in teoria doveva essere la prima fase, inaugurata nel 2010, per la valorizzazione e l’apertura del luogo ma a distanza di anni non si vede nessuna progressione nei lavori.

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Le pietre del complesso e la copertura che è stata aggiunta (Archeologikò Acharnes)

Le immagini mostrano poi quello che si riesce a vedere da fuori ovvero parte della struttura restante e la copertura- un gazebo di plexiglass (!!!)- assolutamente fuori contesto rispetto alle millenarie pietre  sottostanti. Oltre al costo illogicamente alto, (visto il lavoro eseguito) l’aggravante dello scempio ambientale. Il punto più dolente resta comunque il perché il sito non venga reso accessibile. Sicuramente la valorizzazione di un luogo di così ampio interesse porterebbe parecchi visitatori- dalle scuole di teatro ai semplici amanti della storia e della cultura greca.

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Il complesso sepolcrale dove è stato trovato il sarcofago di Sofocle in una foto degli scavi del 1888

Il complesso sepolcrale dove si trovava il sarcofago dell’autore dell'”Edipo a Colono” è stato scavato per la prima volta nel 1888. E’ stato possibile risalire alla sua ubicazione grazie agli scritti di un anonimo biografo di Sofocle che riferisce come il tragico fosse stato nel 406/5 a.C. nella sepoltura di famiglia che si trovava sulla strada per Dekelia. All’interno di una di queste sepolture è stato trovato un bastone che, secondo la tradizione, apparteneva proprio a Sofocle. Inoltre, l’analisi dei resti del presunto sarcofago di Sofocle fatta poco dopo il loro ritrovamento ha evidenziato come si trattasse di un uomo piuttosto in là con gli anni (il poeta morì ad oltre 90 anni).

Nonostante tutti questi indizi, una certezza assoluta però che si tratti appunto della sepoltura del tragico tuttora non c’è (c’è infatti chi dubita, con varie argomentazioni, dei risultati della ricerca). Quali sono le ragioni però che hanno spinto i responsabili ai beni archeologici a rendere sostanzialmente non fruibile a pubblico il luogo e a condannarlo  all’abbandono quando non all’incuria o, peggio, all’oblio? Forse problemi legati alla sicurezza del sito? O forse ristrettezze al bugdet dell’ente responsabile della sua eventuale manutenzione? O si ritiene piuttosto che non si possano spendere soldi per far conoscere il luogo dove è stata sepolta una personalità così eminente dell’antichità greca e sfruttarlo per creare manifestazioni culturali e teatrali ? Ebbene, non è dato sapere.

Purtroppo la crisi greca ha colpito in maniera significativa il settore culturale e alcuni tagli nei settori considerati  “deboli”sono comprensibili ma vorrei sottolineare con amarezza quanto la mancata valorizzazione di un luogo come questo (che sicuramente restituirebbe in tempi brevi il denaro investito) sia un’operazione assolutamente inspiegabile e dannosa verso la concezione stessa di bene culturale.

Ai tanti appassionati di antichità e di cultura greca non resta per ora che recarsi a porgere il proprio omaggio all’eccelso poeta al di fuori del suo sepolcro. E sperare che in futuro qualcuno abbia il coraggio e la lungimiranza di restituire ai dovuti onori la sepoltura di uno dei più influenti poeti tragici di tutte le epoche.

Per chi fosse interessato all’argomento alcuni articoli divulgativi in greco sono:

http://www.lifo.gr/articles/archaeology_articles/176744/lifo-now-i-synarpastiki-istoria-tis-anazitisis-toy-tafoy-toy-sofokli

http://www.tovima.gr/culture/article/?aid=340758 

*Il video in greco a cui si fa riferimento nell’articolo, Ο άγνωστος τάφος του Σοφοκλέους, di Γ. Λεκάκης è consultabile al link https://www.youtube.com/watch?v=Q96GEQjNMGw

 

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Cucina

I dolci della tradizione greca

Per concludere il viaggio attraverso i piatti più caratteristici della cucina ellenica non poteva mancare una breve rassegna di dolci greci; nominarli tutti sarebbe stato arduo e così mi limiterò a citare i più importanti e diffusi.

Come in altre ricette viste in precedenza, altrettanto nei dessert l’influenza microasiatica si fa decisamente sentire; i nomi dei dolci, gli ingredienti usati  e i loro sapori sono inoltre spesso di diretta derivazione mediorientale.

Nella pasticceria greca infatti si fa ampio uso di miele, di sciroppo di zucchero e di una pasta chiamata “fyllo” (che è una pasta sfoglia abbastanza leggera).

Tra i dolci  realizzati con la pasta sfoglia un posto d’onore va al kataífi (κανταΐφι; sfoglia ripiena di mandorle tritate e bagnata con sciroppo), e al baklavás (μπακλαβάς; sfoglia con mandorle tritate e miele).

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Irresistibile e croccante: il kadaifi (vasaki.gr)

Sempre con la pasta sfoglia ma senza miele, il galaktoboùreko (γαλακτομπούρεκο), è ripieno di crema di latte e viene talvolta cosparso di pistacchi tritati.

Altrettanto irresistibile è la bougatsa (μπουγάτσα), pasta sfoglia che- nella versione dolce*- racchiude all’interno della crema pasticcera e che, prima di essere servita calda, viene cosparsa di zucchero a velo e cannella. Questo è pero un dolce che però i greci preferiscono consumare quasi esclusivamente a colazione.

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Un profluvio di crema e zucchero a velo: la bougatsa

 

In Grecia ovviamente si possono trovare delle preparazioni simili alle torte, realizzate con ingredienti facilmente reperibili in terra ellenica; si hanno così delle golose tentazioni tra cui le più famose sono la sokolatòpita (σοκολατόπιτα; torta al cioccolato), portokalòpita (πορτοκαλόπιτα; torta all’arancia) karydòpita (καρυδόπιτα, torta alle noci). Unico particolare che le differenzia dalle torte “normali” è che spesso sono preparate, anzichè in stampi rotondi, in teglie quadrate e che poi vengono porzionate in fette rettangolari.

Altro dolce diffusissimo, importato dal Medio Oriente, è il kalvàs (χαλβάς) – realizzato con semolino o pasta di sesamo (nella versione tipica della Macedonia) – che si può trovare nelle varianti alla vaniglia, al cioccolato, alle mandorle o ai pistacchi.

Il ravaní (ραβανί) è invece un dolce dalla consistenza morbida si prepara con zucchero, latte e scorza tritata di arancia.

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Delicato e leggero: il ravanì

Nelle taverne, a fine pranzo, non è infrequente che venga offerto un glykò koutalioù (γλυκό κουταλιού) οvvero una composta di frutta- realizzata di solito con scorza di arancia**- prodotta artigianalmente.

In Grecia ci sono poi dei dolci dedicati ad alcuni importanti momenti dell’anno. Nel periodo di Natale sono irrinunciabili i kourambiédes (κουραμπιέδες), realizzati con burro, farina e mandorle intere e i melomakárona  (μελομακάρονα; con frutta secca triatata e miele ).

Per il primo dell’anno è d’obbligo inoltre preparare la vassilòpita (βασιλόπιτα) mentre a Pasqua si impasta lo tsoureki (τσουρέκι) a forma di treccia in cui viene inserito un uovo rosso.

Una menzione d’onore (più come dessert che come dolce) infine, per il rizogalo (ριζόγαλο) una crema di latte e riso cosparsa di cannella e per il famosissimo yiaourti me meli (γιαούρτι με μέλι), lo yogurt greco servito con miele e, talvolta corredato da noci.

 

* la bougatsa viene preparata in versione dolce e salata (quest’ultima più diffusa nel Nord della Grecia). Ad Atene di solito si gusta quella alla crema pasticcera ma alcuni locali (spesso aperti da persone provenienti da Thessaloniki e dintorni) la prongono altresì ripiena di prosciutto e formaggio, di spinaci  o di carne .

**sono però diffuse altre preparazioni a partire da materie prime come il melone, la scorza di anguria, l’amarena e melograno

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Tradizioni

Bakaliaros e parate per festeggiare l’indipendenza greca

Oggi, come probabilmente saprete, in Grecia è festa nazionale. Si celebra infatti l’inizio della insurrezione greca contro dominio turco. La giornata odierna è infatti chiamata epétios tis epanàstasis ovvero anniversario della sollevazione.
Secondo la tradizione (ma non vi sono prove a favore di questa leggenda) la ribellione dei greci iniziò a Kalavrita, nel Peloponneso e più precisamente nel monastero di Agia Lavra. Lì il mitropolita Germanòs issò la bandiera greca il 25 Marzo 1821 dando di fatto inizio alla guerra di liberazione da un giogo ottomano durato 400 anni. In realtà però gli episodi di insofferenza verso i turchi quell’anno erano stati già numerosi in diverse parti della Grecia ma si trattava di casi isolati. La consacrazione della bandiera ad Agia Lavra da parte di un’autorità religiosa venne visto come l’avvio ufficiale alla lotta organizzata per l’indipendenza.

 

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La consacrazione della bandiera degli insorti ad Agia Lavra

In Grecia quasi ogni festa ha i suoi piatti tipici e oggi la tavola prevede merluzzo fritto accompagnato da una salsa a base di patate- o pane, a seconda della ricette- e aglio, chiamato appunto “bakaliaros skordalià”.
Ma come è nata l’usanza di servire proprio questa ricetta in questo giorno di festa?
Non bisogna dimenticare che oggi, oltre alla quella nazionale, in Grecia si celebra la festa religiosa dell’Annunciazione. L’importanza della ricorrenza ne fa una delle poche giornate in cui è permesso interrompere il digiuno della Quaresima. Il merluzzo non è sicuramente un pesce autoctono perché proviene dall’Atlantico ma i greci – soprattutto quelli dell’entroterra, che non avevano accesso facilmente al pescato- iniziarono a preferirlo già tempo addietro in quanto economico, di facile reperibilità e conservabilità. 

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Sfilata degli evzones

Oltre alla preparazione di questo piatto l’evento della giornata è sicuramente la parèlasi della mattina ovvero la sfilata degli studenti che avviene pressoché in ogni città o paese. Questo tipo di manifestazione è molto sentita e pittoresca in quanto spesso i bambini e i ragazzi sfilano con abiti tradizionali delle varie zone della Grecia. In piazza Syntagma, alla presenza delle autorità è invece in programma la parata ufficiale dei militari e delle forze dell’ordine. Dopo la sfilata di solito ci si ferma a gustare con calma un caffè in attesa del pranzo che come abbiamo visto ha come portata principale proprio il bakaliaros.

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Ragazzine sfilano con abiti tradizionali della Tracia (xronos.gr)

L’anniversario della ribellione è festeggiato tanto in Grecia quanto all’estero; dovunque si annoveri una comunità greca sono in programma sfilate e manifestazioni; sicuramente un bel modo da parte degli ellenici per tenere vivo il legame con la propria Patria, a volte distante parecchie migliaia di kilometri.

 

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Cucina

Il sugo di carne greco che fa viaggiare in Oriente

Uno degli sapori più caratteristici della cucina greca, a mio parere, è quello  sprigionato dai makaronia me kimà (μακαρόνια με κιμά) ovvero dalla pasta al sugo di carne macinata. Tutto in questo piatto, a partire dall’odore inconfondibile di spezie, promette un viaggio sensoriale che sconfina in Medioriente, soddisfa il palato e riempie il cuore. Si tratta di una ricetta tradizionale, conosciutissima e amata dai bambini per il suo gusto semplice e dai grandi perchè è uno dei piatti con cui ogni greco è cresciuto.

Makaronia me kimà non è solo una ricetta rivisitata del solito sugo e adattata ai gusti ellenici. E’ molto di più…è un esperimento ben riuscito di cucina fusion dove alla carne si incorpora il sapore deciso del bachari e l’olio si stempera delicatamente sulle note impreviste della cannella.

Considerato dai greci un piatto di veloce preparazione (come quasi tutti i sughi che accompagnano la pasta, ma non aprirò qui una polemica) i makaronia me kimà, se realizzati con destrezza sanno offrire un accordo unico ed inaspettato tra ingredienti diversi e a prima vista poco conciliabili tra loro.

Se non vi spaventano gli accostamenti imprevisti e siete amanti della cucina greca, cimentatevi con questa ricetta!

La preparazione non è impegnativa- soprattutto se siete pratici con i sughi di carne. Questa salsa accompagna diversi tipi di pasta ma di solito in Grecia viene preparata con degli spaghetti abbastanza sottili. Di seguito vi fornisco una ricetta che reputo abbastanza tradizionale (sappiate però che ogni cuoca che si rispetti ha la propria) cosicchè con  possiate preparare facilmente una” pasta alla greca”!

Ingredienti (per 4 porzioni):

  • 750 gr di carne macinata (bovina o mista)
  • 4 cucchiai di olio extravergine
  • 2 cipolle medie tagliate finemente
  • 2 spicchi d’aglio
  • 2 carote tagliate finemente
  • 1 bicchiere di vino (a scelta)
  • 1 bicchiere di latte
  • 1 bastoncino di cannella
  • 2 foglie di alloro
  • 1 presa di noce moscata
  • 3 chicchi di bachàri*
  • 1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
  • 300 gr di pomodoro a pezzi
  • 1 presa di sale
  • 1 presa di zucchero
  • Pepe
  • facoltativo: prezzemolo

* è il pepe garofanato (da non confondere coi chiodi di garofano). Poichè al gusto sembra combinare cannella, noce moscata e chiodi di garofano se non lo avete potete aggiungere un paio di questi ultimi alla ricetta!

 

  • In una pentola versare l’olio, aggiungere la carne e farla rosolare qualche minuto cercando di romperne i grumi.
  • Aggiungere la cipolla e l’aglio e far rosolare il composto per circa un paio di minuti.
  • Aggiungere quindi il vino e lasciarlo evaporare.
  • Aggiungere poi il pomodoro, la carota, il concentrato di pomodoro, lo zucchero, il sale, il pepe, l’alloro, la cannella, la noce moscata, il bachari (o i chiodi di garofano), il latte – il prezzemolo se si vuole- ed infine acqua fino a coprire la carne.
  • Coprire la pentola e lasciar cuocere a fuoco lento per circa 40 minuti fino a che la carne non abbia assorbito tutti i liquidi.
  • Si può cospargere la salsa con il tipo di formaggio che più si gradisce; in Grecia si usano il kefalotiri o l’anthotiro.
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Tradizioni

E’ Marzo…intrecciate i braccialetti!

 
Avete mai sentito l’espressione greca, usata per annunciare la fine della stagione fredda, από Μάρτη καλόκαιρι (apò Marti kalokeri) cioè “da Marzo è estate”?
Forse potrebbe sembrarvi esagerato ma qui il sole che porta la primavera può essere già davvero caldo.

All’inizio del mese di marzo alcune persone in Grecia indossano dei braccialetti artigianali realizzati con dei fili di cotone bianco e rosso. Questo braccialetto, che si indossa dal primo all’ ultimo giorno del mese in alcuni Paesi balcanici, in Grecia si chiama “Martis” (Μάρτης) dal nome del mese di Marzo (Martios o Martis).

Secondo l’usanza il Martis va indossato per evitare, soprattutto ai bambini, che il sole primaverile, in alcune zone della Grecia già intenso, possa procurare scottature. Oltre a questo scopo, lo si utilizzava inoltre per tenere lontano il malocchio. Ovviamente questa usanza rimanda ai tempi passati quando si trascorreva molto più tempo all’aria aperta, spesso occupati nei lavori agresti che in primavera riprendono a ritmo intenso.

L’origine di questa tradizione sembra affondare le radici addirittura nella Grecia antica ed essere connessa con le celebrazioni dei Misteri Eleusini. I partecipanti a questi rituali infatti erano soliti legare un filo, chiamato Kroki, alla mano destra e al piede sinistro.

In genere il Martis si realizza (o si acquista, se si desidera una versione più raffinata) l’ultimo giorno di febbraio e si indossa il primo giorno di marzo. Accanto alle versioni più semplici ormai circolano dei braccialetti più elaborati a cui, ad esempio, vengono attaccati dei piccoli portafortuna.

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Un Martis abbellito da un piccolo ornamento (myfavourite.gr)

In epoche passate si attendeva a togliere il braccialetto quando si vedeva la prima rondine e lo si lasciava sopra i fiori di rosa cosicchè questi uccelli potessero raccoglierlo e usarlo per farci il nido. Le rondini sono da sempre rispettate e amate nel contesto rurale soprattutto perchè si cibano di insetti dannosi all’uomo e alle culture.

Oggigiorno, più cittadine o si aspetta che il braccialetto si sleghi da solo oppure lo si toglie indicativamente alla fine del mese.

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Tradizioni

Frutti di mare ed aquiloni per festeggiare Katharà Deftèra

Oggi in tutta la Grecia si festeggia Katharà Deftera (Lunedì Puro), ovvero l’inizio della Quaresima. Il menù dei festeggiamenti è molto caratteristico e comprende tutti i cibi che tradizionalmente erano riservati  alle giornate di digiuno. Nonostante la pratica del digiuno venga sempre meno seguita (perlomeno in modo rigoroso) in Grecia  è tuttora possibile trovare cibi in commercio contraddistinti come “νηστίσιμα” (nistissima) ovvero adatti alla νηστία (nistìa, digiuno). Inoltre non è infrequente che fino alla Pasqua le taverne approntino delle pietanze adatte ai chi vuole seguire il regime del digiuno.

I cibi che vengono “vietati” in questo periodo sono le carni di origine animale (che hanno sangue al loro interno), i latticini, le uova e l’olio (ma sono permesse le olive).

Per questo, il menù di Katharà Deuftera contempla lagàna (pane non lievitato che si prepara solo per l’occasione), taramosalata, molluschi, frutti di mare e zuppa di fagioli senza olio. Al termine del pranzo è usanza servire del χαλβάς (chalvàs), un dolce preparato con del semolino. Alla versione classica del chalvàs, originaria della Macedonia, negli ultimi anni si sono aggiunte quelle più golose al cioccolato, alle mandorle e ad altri gusti.

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Lagàna, il tipico pane di Katharà Deftèra

Quando il tempo lo permette si corre all’aperto a far volare quanto più possibile gli aquiloni. Se si decide di festeggiare all’esterno si prende parte alla Cholouma, una festa di origine ateniese diffusa ormai in tutta la Grecia, il cui nome sembrerebbe derivare da “koloumna”, un richiamo alle colonne del tempio di Zeus Olimpio. Ad Atene da tempo il ritrovo è sulla collina di Filopappo, dove in passato si mangiava e si beveva da mattina a sera, fermandosi solo per ballare qualche danza tradizionale. Se siete ad Atene non dimenticate di farci una visita per gustare dal vivo una festa imperdibile!

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Cucina, Cultura e foto

La vassilopita: tradizione e origine del dolce di Capodanno

Nei giorni precedenti alla fine dell’anno i greci preparano o comprano la vassilòpita (βασιλόπιτα), il tradizionale dolce che verrà poi tagliato (con una elaborata cerimonia) dopo dopo la mezzanotte del Capodanno.
La ricetta della vassilopita è abbastanza semplice e comprende, nella versione più diffusa (e che si può trovare ad Atene, ad esempio) farina, uova, zucchero e latte. 
“Ingrediente” fondamentale per la riuscita di questo dolce è comunque il flourì ovvero una moneta che viene inserita all’interno e che garantisce fortuna per un anno a chi la trova nella propria fetta. Il cerimoniale del taglio della vassilopita è molto solenne; dopo aver disegnato tre volte una croce col coltello il capofamiglia procede al taglio delle prime fette che sono “intoccabili”. In seguito se ne distribuisce un pezzo a tutti i membri della famiglia andando in ordine d’eta (partendo dagli anziani).

La vassilopita presenta comunque diverse varianti di realizzazione. Quella più conosciuta è quella dolce preparata seguendo la ricetta importata dai profughi dell’Asia minore. La vassilopita non è però dolce in tutte le zone della Grecia; in Macedonia, ad esempio, si prepara invece una tiropita (nel cui impasto c’è formaggio) o una prassopita (realizzata con i porri). Nelle zone rurali inoltre è frequente decorare l’esterno della vassilopita con uno stelo di paglia, un rametto di vite o di olivo o un pezzetto di formaggio per propiziare il raccolto o i prodotti agricoli.

Da dove proviene quindi la tradizione della vassilopita?

Nell’antica Grecia non si celebrava un vero capodanno perchè ogni città greca seguiva un calendario proprio. L’anno ateniese iniziava in estate, con alcune feste che celebravano la figura di Crono e il suo periodo di governo, nel quale non esisteva la schiavitù. In queste celebrazioni appunto agli schiavi era consentito non lavorare e potevano sedersi a mangiare con i loro padroni.

L’invenzione della vassilopita è decisamente più recente e sulla sua origine come dolce di capodanno circola comunque una leggenda abbastanza verosimile. Questo dolce prende il nome da Aghios Vassilios, il santo che viene celebrato il primo giorno dell’anno.

Nel periodo in cui Aghios Vassilios era arcivescovo di Kesaria in Asia minore il governatore locale della zona voleva depredare la città. Nonostante gli abitanti fossero poveri e in preda alla fame, il governatore insistette e l’arcivescovo, per evitare il saccheggio, fu costretto a requisire le ricchezze dei pochi benestanti della città.

In seguito però, grazie ad un intervento miracoloso, il saccheggio fu sventato. Aghios Vassilios allora dispose che i beni di valore requisiti fossero restituiti ai cittadini. Non sapendo però più a chi appartenessero con precisione le singole ricchezze decise di far preparare dei pani e di inserire dentro ad essi delle monete o piccoli oggetti di valore. Queste preparazioni vennero poi distribuite tra i poveri della città.

Sembra che la tradizione, che resiste tuttora, di impastare un dolce e di nascondere all’interno come portafortuna abbia proprio questa spiegazione.

Per concludere di seguito la ricetta della vassilopita originale. Gli ingredienti sono facilmente reperibili; per dare all’impasto un tono davvero “greco” servono solamente il machlepi e mastica.

Ho scelto la versione dello chef Akis Petretzikis, ben spiegata e di sicuro successo!

 

Dosi per 10 persone

20’ tempo di preparazione

45’ tempo di cottura

Difficoltà: facile

Ingredienti:

  • 300 gr. burro a temperatura ambiente
  • 250 gr. di zucchero a velo
  • 1 cucchiaio di zucchero semolato
  • 7 gr. di machlepi
  • 2 gr di mastica (solida)
  • ½ cucchiaino di noce moscata
  • 2 cucchiai di farina
  • buccia di 1 o 2 arance
  • 2 bastoncini di vaniglia o 2 cucchiaini di estratto di vaniglia
  • 4 uova a temperatura ambiente
  • 75 ml di latte parzialmente scremato
  • 400 gr di farina
  • 1 cucchiaio di lievito
  • zucchero a velo per decorare

 

  • Preriscaldate il forno a 180° .
  • In un mixer mettete il burro e lo zucchero a velo fino a che il composto non diventa morbido. In seguito pulite le pareti del mixer con una spatola e riprendete ad amalgamare per altri 5 min. Una volta terminato lasciate il composto da parte
  • In un altro mixer (o in un’altro recipiente) aggiungete lo zucchero semolato, il machlepi, la mastica, la noce moscata, i 2 cucchiai di farina e – se non usate l’estratto- i bastoncini di vaniglia e sbattete bene. Quando l’impasto è diventato una polvere omogenea lo aggiungete al primo nel mixer.
  • Aggiungete la buccia di arancia e l’estratto di vaniglia (se non avete usato i bastoncini) e mescolate tutto a bassa velocità.
  • Aggiungete una ad una le uova. Quando il composto ha assorbito un uovo, aggiungete il successivo.
  • Togliete il composto dal mixer e aggiungete il latte, amalgamando con una spatola o con un cucchiaio.
  • In un altro mescolate i 400 gr di farina e il lievito aiutandovi con una spatola o con un cucchiaio.
  • Prendete uno stampo per torte allargabile (25 cm di diametro) e ungetelo con burro e farina.
  • Allargate il composto ottenuto nella forma, livellandolo con una spatola.
  • Non dimenticate di inserire all’interno del composto una moneta, avvolgendola in un po’ di carta d’alluminio.
  • Cuocete per 45’ nella parte alta del forno.
  • Quando la vassilopita è pronta, cospargete con lo zucchero a velo e servite!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Cucina

I dolci della tradizione greca

Arrivati alla fine della nostro ipotetico pranzo greco e giunti quindi alle note dolci, per concludere la nostra rassegna sui più importanti piatti della cucina greca, non possiamo tralasciare i più importanti dessert tradizionali greci.

La pasticceria greca tipica subisce tuttora l’influenza dell’adiacente medio Oriente e questo lo si può riscontrare tanto nei nomi quanto nei sapori. In prevalenza, infatti, questo tipo di dolci sono realizzati con miele e aromatizzati con le spezie. Ovviamente, l’arte pasticcera greca si è arricchita negli ultimi tempi di tanti contributi provenienti da altre cucine e per cui in ogni dove si possono trovare dolci appartenenti ad altre culture. In questo post però l’attenzione verrà data alle creazioni più tipiche della tradizione ellenica.

Tra quelli realizzati con la pasta fyllo (una sfoglia sottilissima)- e tra i più conosciuti- un posto d’onore va al kataífi (κανταΐφι; sfoglia ripiena di mandorle tritate e bagnata con sciroppo) e al baklavás (μπακλαβάς; sfoglia con mandorle tritate e miele).

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Il gustosissimo baklavàs

 

Sempre con la pasta fyllo ma senza miele, il galaktoboùreko (γαλακτομπούρεκο), è ripieno di crema di latte e viene talvolta cosparso di pistacchi tritati.

In Grecia sono inoltre diffusisime delle specie di torte, realizzate in teglie circolari o quadrate; tra queste si possono citare la karydòpita (il cui ingrediente principale sono le noci) , la portokalòpita (fatta con le arance) e la sokolatòpita (una torta morbida al cioccolato).

 

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Kourambiedes

Oltre alle torte i greci consumano volentieri- soprattutto d’inverno- i loukomades, delle frittelle di solito cosparse di miele.

Altri dolci tradizionali ma realizzati per il periodo di Natale sono i kourambiédes (κουραμπιέδες), realizzati con burro, farina e mandorle intere e i melomakárona  (μελομακάρονα; con frutta secca triatata e miele ).

Il kalvàs, (χαλβάς), dolce diffusissimo, realizzato con semolino o pasta di sesamo, è tipico della Macedonia e si trova nelle varianti alla vaniglia, al cioccolato, alle mandorle o pistacchi. Il ravaní (ραβανί) è un altro dolce conosciuto in tutta la Grecia e si prepara con zucchero, latte e scorza tritata di arancia.

 

 

Dalla tradizione provengono inoltre i dolci al cucchiaio (glykà koutalioù), delle specie di composte dove la frutta è lasciata a pezzi e servita insieme al caffè.

Un altro dolce che si prepara di solito in modo casalingo è il rizogalo in cui al latte si aggiunge del riso bollito e della cannella.

Non possiamo esimerci dal nominare, infine, uno dei dessert greci più conosciuti: lo yogurt servito con miele e noci o con qualche composta di frutta prodotta artigianalmente.

 

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Cultura e foto

I fiumi di Atene/3-Kifissos

Dopo aver parlato dell’Ilissos e dell’Iridanos è giunto il momento tanto atteso di dare uno sguardo alla storia e all’evoluzione del fiume più importante dell’Attica, il Kifissos.

Il Kifissos nasce dove il Parnitha si unisce con il Penteli e dopo 27 kilometri si getta nelle acque del golfo Saronico. E’ l’unico fiume della zona ad avere un regime regolare durante tutto l’anno. Sebbene di esigua lunghezza questo fiumiciattolo in antichità è stato innalzato al rango di divinità; una sua rappresentazione si trovava nel frontone occidentale del Partenone. In genere alle statue del Kifissos vengono, dall’età classica in poi, aggiunte delle corna taurine, probabilmente perché il toro era un animale sacro al dio Posidonas, che presiedeva all’elemento acquatico. 

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Statua del Kifissos

In epoca classica, prima di sfociare, il Kifissos percorreva le lunghe mura che correvano da Atene al Pireo.

Sotto l’imperatore Adriano sono stati svolti i primi significativi lavori volti a sfruttare appieno del fiume con la costruzione di un sistema di incanalamento delle sue acque.

Nei secoli successivi il Kifissos è sempre stato una fonte importante di approvvigionamento idrico per le zone circostanti. Nelle foto d’epoca è facile vederlo come un fiume ameno, immerso in una natura idilliaca.

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Il Kifissos all’inizio del secolo scorso

Purtroppo con il passare del tempo, sopratutto nel periodo post-bellico questo fiume è stato usato sempre di più come scolo per le acque reflue delle tante industrie sorte nel frattempo. Questo fatto, unito ad una sostanziale mancanza di un piano per il depuramento delle sue acque, ha reso il Kifissos un fiume dal colore incerto e ha compromesso la sua natura.

All’inizio di questo secolo, per limitare il pericolo di inondazioni frequenti in occasione di piogge intense, il fiume è stato incanalato in argini di cemento per un lungo tratto (per quasi metà della sua lunghezza) sino al mare. Questa decisione, sebbene abbia centrato lo scopo che si era prefissa, ha portato alla distruzione quasi completa dell’ecosistema residuo che gravitava intorno al fiume.

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Il Kifissos nel tratto verso il Pireo

Ultimamente il Kifissos è tornato al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica; grazie all’impegno di gruppi di volontari che si occupano di pulire le sue rive il Kifissos è tornato in alcuni punti al suo splendore originale, sopratutto nei tratti fuori città.

Dopo aver visto i principali fiumi dell’Attica potrebbe sorgere automaticamente una domanda. Ma se i fiumi di Atene hanno portata così esigua come fa la città ad approvigionarsi di acqua? Questo è un interrogativo di cui vedremo insieme la soluzione in uno dei prossimi post!

 

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Cucina

Birre, vini e liquori della tradizione greca

Negli scorsi post dedicati alla cucina greca abbiamo visto gli antipasti, i primi e i secondi più popolari in terra ellenica. Per completezza, prima di passare ad una sezione più “dolce”, è venuto il momento di dare un’occhiata alle principali bevande che potrete trovare sui menù di taverne e non solo. In questo articolo parleremo brevemente delle tipologie più diffuse di alcolici, analizzando le scelte proposte più frequentemente tra birre, vini e liquori.

BIRRA:

 

Negli ultimi anni la produzione di birra in Grecia ha avuto un deciso incremento, grazie alla nascita di micro laboratori artigianali in tutta la Grecia. Nelle taverne di solito troverete le birre che sono disponibili al supermercato ma non è escluso che sulle isole vi propongano qualcosa di locale. Dato il clima torrido dell’estate le birre prodotte in Grecia sono quasi sempre lager a media gradazione (ma non mancano le Pils e le Ale). Volendo fare un giro veloce (e non esaustivo) delle birre prodotte nelle varie parti della Grecia iniziamo con la Voria prodotta a Serres mentre l’acqua del Parnassos è l’ingrediente principale della birra Eza. In Tessaglia si produce la Argo sulla cui etichetta è presente l’omonima nave degli Argonauti. Nella Messinia la birra Neda prende il nome da un’antica divinità delle acque. Ad Atene, volendo provare qualcosa di locale, si può assaggiare la Peiraikì o la Zorbàs. 

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Passando alle isole, a Santorini si beve la Red Donkey e l’inconfondibile Volcan. A Chios si può gustare la Fresh Beer Chios. A Creta infine la Rethimniakì è disponibile chiara o scura.

VINO:

La qualità del vino in Grecia è molto migliorata negli ultimi anni e quindi è facile bere delle buone varietà di bianco, rosso e rosè locali un po’ dovunque, dalla taverna di pesce dell’isola dell’Egeo al prestigioso ristorante in centro ad Atene.

Le regioni più conosciute per i loro eccellento prodotti vitivinicoli sono a sud la zona di Nemea, nel Peloponneso e quella a nord, in Macedonia, quella di Naousa e della Chalkidiki.

Tra i vini bianchi non si possono non citare la Retsina (Ρετσίνα), un bianco secco resinato, molto particolare e il Boutari, un vino prodotto dalle parti di Mantinea, in Arcadia.

Per i rosati possiamo nominare il Kokkineli, un vino rosato secco leggermente resinato.

Tra i rossi una menzione va al Mantineia di Tripoli, al Naoussa, al Nemea, al Rapsani prodotto nei pressi del Monte Olimpo, e al famoso Agiorgitiko, varietà coltivata nei vigneti dai monaci del Monte Athos.

I vini dolci più diffusi si dividono tra la scura Mavrodafni di Patrasso e il dorato Samos che però non accompagna i dolci ma i formaggi.

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Nemea, vigneti e testimonianze archeologiche

Tra i superalcolici, usati spesso come digestivi, si distingono invece questi famosi distillati:

OUZO: Solitamente è usato per accompagnare gli antipasti o le mezedes.  I greci sono avezzi a pasteggiare con ouzo quando mangiano pesce e in particolare polipo o i calamari grigliati. Diffusissimo, si può consumare liscio o con l’aggiunta di un cubetto di ghiaccio che lo trasforma da trasparente a bianco torbido. Originario dell’isola di Lesbo le marche più famose sono tuttora quelle originarie dell’isola: il Plomariou e il Mitilinis.

Dritta SRDK: A causa del suo sapore dolce è facile consumarne quantità discrete senza accorgersi appieno della sua gradazione alcolica, intorno ai 40°. Fate quindi particolare attenzione!

TSIPOURO: Assomiglia molto alla grappa italiana ed ha un gusto abbastanza secco. Si tratta di un liquore molto forte e diffuso soprattutto nelle regioni più montuose e fredde della Grecia.

RAKI’: Distillato tipico di Creta. Leggermente più morbido e fruttato rispetto al tsipouro.

MASTICHA: Digestivo prodotto sull’isola di Chios dalla resina degli alberi di lentisco. Sapore dolce e gradazione alcolica intorno ai 30°.

 

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Cultura e foto

I fiumi di Atene/2-Iridanos

Dopo aver parlato nello scorso post dell’Ilissos, è ora il momento di occuparci del fiume più segreto di Atene,  che scorre sotto la città e di cui pochi si accorgono, ovvero l’Iridanòs.

L’Iridanòs è un fiumiciattolo a carattere stagionale che sgorga dalle pendici del Likabetto per diventare poi un affluente dell’Ilissòs. Attraverso i secoli le necessità derivanti dalle attività umane hanno fatto in modo che il piccolo fiume venisse quali completamente coperto tanto che ora è possibile scorgerlo solo in pochissimi punti (come in Plateia Monastirakiou, ad esempio).

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L’Iridanòs a Thissio alla metà dell’800

 

Sebbene di esigue dimensioni e portata, l’Iridanòs ha costituito una fonte di approvvigionamento idrico importante sin dall’età antica. Alle sue acque e alle sue frequenti esondazioni  è dovuto però l’abbandono, nel IV secolo, della zona del Keramikos- destinata alla lavorazione della ceramica- da parte dei vasai dell’epoca. Nel sito archeologico è tuttora possibile vedere l’unico tratto scoperto del fiume che scorre accanto all’antica porta di accesso alla città.

 

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L’Iridanòs al sito del Keramikòs

I lavori per la costruzione della metropolitana della linea 3 hanno inoltre portato alla scoperta, nella stazione di Monastiraki, della copertura del secondo secolo d.C. voluta per trasformare il fiume in una specie di canale di scolo.

La presenza dell’Iridanòs ha causato qualche problema nella realizzazione dei lavori della metropolitana ed è stato necessario deviarne le acque in un nuovo tragitto sotterraneo che le conducesse fino al Keramikòs.

Al termine delle opere, la copertura è stata sistemata ed è stato creato un museo in miniatura con tabelloni che mettono in evidenza i vari strati archeologici presenti in loco.

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Cultura e foto

I fiumi di Atene/1-Ilissos

Quando si pensa ad Atene è facile notare come la città si differenzi dalle altre grandi capitali europee perchè non ha un grande fiume che la attraversa. Una domanda che potrebbe sorgere immediatamente è quindi se Atene abbia comunque fiumi di una certa importanza. 

Ovviamente, come tutti sanno, da milleni nella capitale non scorrono certo fiumi di grande portata; l’elemento acquatico è stato però  significativo per la nascita e lo sviluppo della civiltà ateniese al punto che, in epoca antica, alcuni  fiumiciattoli che scorrevano nei dintorni sono stati assunti addirittura a divinità. Sino al secolo scorso inoltre l’attività sulle loro rive era brulicante e vitale per poi declinare quando molti di questi sono stati interrati, deviati o declassati.

Nonostante il clima abbastanza secco, Atene, si può considerare alquanto dotata di fiumi e riserve idriche affini, seppur non di lunghezza o capacità considerevole.

Oltre a tre principali fiumi- Ilissos, Eridanos e Kifissos- ha infatti 700 tra torrenti e altre sorgenti che hanno assicurato un discreto approvvigionamento idrico alla piccola Atene classica prima e alla capitale greca poi. Il bacino idrico di Atene è rappresentato molto bene dall’immagine qui sotto:

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Per meglio approfondire la storia e l’importanza dei tre più significativi fiumi della capitale greca è necessario però trattarli separatamente perchè, sebbene connessi tra di loro, ognuno di essi ha avuto un suo particolare sviluppo e presenta delle caratteristiche peculiari.

Partiamo dunque dall’Ilissos, che sgorga dal versante nord-ovest dell’Imittos e che, dopo un breve tragitto, sfocia nel golfo Saronico dalle parti di Neo Faliro.

Ai tempi dell’Atene classica il fiume scorreva lungo e al di fuori delle mura cittadine. Lungo il suo percorso sorgevano molti luoghi d’istruzione o addirittura sacri; il liceo di Aristotele, il tempio di Zeus Olimpios, il ginnasio del Kinosarghes. In antichità il fiume era inoltre ritenuto la dimora delle Muse alle quali era dedicato un altare che si trovava lungo le sue rive.

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L’ Ilissos in un dipinto di inizio ‘800

I dintorni dell’Ilissos erano ai tempi rigogliosi di vegetazione e vibranti di attività umane. All’altezza dello stad Panathinaiko vi era la famosa Vatrachonisì ovvero l’isola delle rane e dalle parti del tempio di Zeus alle acque delle fiume si univano quelle della fonte Kalliroi.

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L’Ilissos a fine ‘800

Questo spaccato idilliaco, rappresentato da molte raffigurazioni ottocentesche, inizia a cambiare con la designazione di Atene a capitale dello Stato greco. La pressione umana sulle sponde del fiume inizia a farsi pesante a causa dell’espansione dell’abitato cittadino.

Il percorso del fiume inizia dagli anni 30 del secolo scorso ad essere oggetto di lavori che hanno come scopo il suo interramento- voluto dal dittatore Metaxà per evitare il diffondersi presunto di malattie. L’Ilissos viene coperto nel tratto all’aperto che va dal quartiere di Ilissia sino all’odierno Leoforos Syggrou. L’unico tratto in cui tuttora si può vedere il letto originale del fiume è dalle parti della chiesa di Agias Fotinis, all’inizio di Leoforos Vouliagmenis.

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L’Ilissos agli inizi del secolo scorso, prima della copertura

I lavori sull’alveo dell’Ilissos sono stati decisamente significativi; in antichità l’Ilissos, infatti, non sfociava direttamente a mare ma confluiva nel Kifissos dalle parti di Moschato. Ad completamento delle modifiche apportate nei decenni precedenti  è stato scavato un nuovo letto che ha portato il fiume, da emissario, a gettarsi autonomamente nel golfo di Saronico.

Ormai l’Ilissos però, a causa della sua portata d’acqua esigua non arriva normalmente a sfociare a mare ma il suo letto, artificiale e quasi sempre in secca,  è comunque visibile a Neo Faliro.

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Cucina

I secondi piatti (e quelli unici) della cucina greca

Negli scorsi post abbiamo visto gli antipasti e i primi piatti della cucina greca. E’ ora il momento di concentrarci sui secondi e sui piatti “unici”, molto diffusi nella tradizione culinaria ellenica.

Abbiamo accennato nell’articolo sulle usanze greche a tavola che, inaspettatamente per un Paese bagnato dal mare, è la carne a farla da padrona nella cucina greca. Questo si vede abbastanza chiaramente quando si parla dei secondi piatti più diffusi, molti dei quali utilizzano appunto questo ingrediente.

I piatti più frequentemente consumati sono a base di carne come l’agnello o il maiale e la cottura avviene spesso allo spiedo o alla piastra. Alcuni dei cibi più famosi della cucina greca, sono i sovlakia (σουβλάκια; spiedini cotti ai ferri), il gyros (γύρος), una sorta di kebab  di maiale o di pollo che può essere servito da solo o con tzatzíki, pomodoro e cipolla, arrotolata all’interno di una píta (pane schiacciato di forma circolare); in questo ultimo caso prende il nome di píta gýros (πίτα γύρος). I greci di solito consumano questi cibi in una taverna o in un souvlatzidiko o  in qualche psistarià (ovvero un locale dove la carne viene cucinata alla brace); il perchè è presto spiegato: sono preparazioni che richiedono un’attrezzatura e un’abilità particolari che solo i locali appositi possiedono.

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un’inconfodibile porzione di pita

 

 

Molti diffusi per questo genere di cibi sono il take-away o le ordinazioni a domicilio. Spessissimo accade la sera di vedere in giro ragazzi che col loro motorino consegnano souvlakia e pites ai clienti.

Piatti molto comuni della tavola greca sono polpette come le soutzoukákia (σουτζουκάκια; polpettine di carne al sugo di pomodoro), i keftédes o keftedàkia (κεφτέδες; polpettine fritte di carne o di ceci). Non possono mancare sulle tavole greche i famosi biftekia (μπιφτέκια), polpettoni preparati con carne macinata, cipolla e, a seconda della ricetta, spezie o erbe aromatiche.

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Keftedakia

Il pollo è molto diffuso ma non è considerato propriamente “carne”! In genere lo si prepara quando si vuole mangiare qualcosa di leggero. Lo si cucina al forno con le patate oppure lo si usa per preparare gustosi biftekia.

Altrettanto consumata, non solo a Pasqua, è la carne di agnello. Di solito quasi tutte le taverne specializzate in piatti di carne hanno nel menù le paidakia (παϊδάκια), ovvero le costolette di agnello al forno. Altro piatto, consumato soprattutto d’inverno, è lo yiouvetsi (γιουβέτσι), pasta e carne di agnello cotte al forno nello stesso recipiente.

 

Ovviamente la cucina greca non si limita solo alla carne ma ha una varietà di piatti, soprattutto casalinghi, molto ampia. Molti diffusi sono i laderà, ovvero i piatti cucinati con buone quantità di olio. Tra questi molti legumi come i fagioli (ottima la fasolada con le verdure), le lenticchie, o i ceci.

Un altro modo di preparare i fagioli, oltre che in pentola, è al forno; i gigantes sono fagioli bianchi preparati con carote e aneto infornati con una salsa di pomodoro.

Altri piatti tipici, serviti in particolare in estate, sono i gemistà (peperoni o pomodori ripieni di riso e talvolta di carne) e il briam (un insieme di patate, zucchine, melanzane cotte al forno con sugo di pomodoro).

Immancabili sono i dolmádes (impasto di riso o carne tritata con erbe aromatiche) nella loro versione estiva (avvolti in una foglia di vite) o invernale (in una foglia di cavolo).

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Dolmadakia in salsa avgolemono

 

 

Un capitolo a parte va riservato ai cibi “da teglia” cioè quelli realizzati al forno e poi divisi in porzioni.

Tra i piatti cotti al forno non si può non citare il famoso moussakàs (μουσακάς), un gustoso sformato di melanzane, patate, ragù e besciamella. Il pastitsio (παστίτσιο), altro piatto simbolo della cucina caslinga greca è un timballo di pasta, ragù e besciamella.

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Un simbolo della cucina greca: il mousakàs!

La pasta è normalmente consumata in Grecia ma a volte non viene vista come una pietanza a sé stante. Ovviamente le ricette più diffuse sono presenti ma non fanno parte della tradizione greca. La pasta spesso accompagna la carne cucinata con vari intingoli (con i quali viene condita) o le polpette. Stessa sorte per il riso che, di solito in bianco, viene servito per accompagnare piatto di carne.

 

Il pesce, pur meno popolare della carne, è comunque presente nell’alimentazione greca. In particolare, però, lo si trova nei tanti mezedes che abbiamo visto parlando degli antipasti greci.  A proporlo sono spesso, oltre che le psarotaverne, le ouzeri e i mezedopoleia. Visto che le porzioni greche sono sempre generose si può benissimo ordinare un antipasto di pesce e consumarlo come piatto principale; non si resterà sicuramente delusi o affamati. Per chi a tavola predilige il mare alla terraferma è comunque sempre possibile ordinare, nelle taverne specializzate,  crostacei e pesci vari alla griglia.

 

Secondo di carne o pesce, sulle tavole greche non manca quasi mai l’insalata; la più famosa, diventata un simbolo della cucina greca è senza dubbio la khoriátiki, l’insalata preparata con fette di cetriolo, pomodoro e condita con olio extravergine, origano, olive, peperoni verdi, cipolle fresche a fette, e pezzetti di formaggio feta. Altre insalate, più invernali, prevedono come ingredienti il cavolo verza bianco (spesso accompagnato da carote) e viola.

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 lachanosalata: insalata invernale di cavolo

 

Tra i formaggi che accompagnano il pasto il più noto è ovviamente la feta, un formaggio di capra bianco, che a seconda della provenienza può essere più o meno aspro. Una menzione meritano il kaséri (κασέρι), il manouri (μανούρι), tipico  di Creta, che viene spesso cotto alla piastra e l’anthòtiro (una specie di ricotta).

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Cultura e foto

Rebetiko, l’intensa canzone popolare greca

La musica rebetika è sicuramente una costante delle notti ateniesi. Il genere rebetiko si può ascoltare in alcuni locali specializzati (rebetadika) dove si suona esclusivamente questo tipo di canzoni; alcuni dei pezzi più famosi sono inoltre sempre nel programma delle taverne che propongono musica dal vivo. Ma come mai questo genere è così diffuso e quali sono le sue caratteristiche? Senza volere fare una trattazione troppo accurata dell’argomento vediamo cosa si intende per musica rebetika e quali sono state i momenti più importanti della sua evoluzione.

Il termine rebetiko (ρεμπέτικο) definisce il tipo di canzone popolare nato alla fine dell’800 e sviluppatosi fino agli anni 30 del 1900. In particolare, il terreno su cui cresce il genere  è quello delle zone portuali di alcune città greche come il Pireo, Volos e Thessaloniki; in seguito il rembetiko si espande fino a conquistare altre città greche. Un filone simile- ma che presenta proprie diversità- si sviluppa invece dalle parti di Patrasso.

Il rebetiko (o musica rebetika) nasce quindi nei bassifondi della società greca, da persone emarginate che cercano di tramutare i loro disagi in musica. I temi trattati dalle canzoni sono spesso molto seri: povertà, prigione, uso di droghe, storie d’amore contrastato, problemi sociali, prostituzione. Nonostante la gravità degli argomenti non è raro che però i testi parlino agli ascoltatori in modo ironico e talvolta scherzoso.

Gli strumenti tipici della canzone rembetika sono il bouzouki e la chitarra; spesso nelle melodie si può ascoltare il baglamàs (un altro stumento a corda) unitamente al violino, al piano e al contrabbasso.

Uno strano suono che si può udire di tanto in tanto nelle canzoni è quello di un komboloi che sbatte contro un bicchiere di vetro; poiché il pubblico nelle taverne era solito accompagnare in questo modo i musicisti, il suono venne adottato poi in alcune incisioni.

Al pari di altri generi musicali, il rebetiko ha attraversato diverse fasi:

  • fine ‘800- inizi ‘900: origini del movimento
  • 1922-1932: periodo dove dominano i ritmi provenienti da Smirne
  • 1932-1942: periodo della rebetika classica
  • 1942-1952: periodo della diffusione

Il rebetiko, come già accennato, nasce nelle città portuali, in Grecia e nelle colonie greche dell’Asia Minore. La mancanza di testimonianze scritte rende però difficile descrivere dettagliatamente le prime fasi del movimento musicale.

Nelle prime decadi del ‘900 il centro del rebetiko diventa ufficialmente Smirne; in questo periodo i suoni sono fortemente influenzati dalle melodie ottomane. A seguito della catastrofe microasiatica (che vede migliaia di coloni abbandonare le loro abitazioni e tornare in Grecia) sono proprio i compositori provenienti dall’Asia a contribuire in modo determinante allo sviluppo della musica rebetika in Grecia.

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Lo stanziamento dei profughi microasiatici nei centri urbani greci infonde nuova linfa al scena musicale grazie alle componenti anatolitiche giunte insieme a loro. Oltre alle proprie innovazioni, i compositori ed interpreti smirneici, spesso molto preparati musicalmente, apportano un inusuale virtuosismo al genere rebetico. A questo proposito, le figure di Spyros Peristeris e di Panagiotis Toundas, sono capisaldi che hanno enormemente influenzato lo sviluppo successivo del rebetiko.

Dalle città portuali dove la presenza microasiatica è più netta, il rebetiko si sviluppa acquisendo caratteristiche locali e in seguito viene esportato nel resto del Paese. Su una scena prevalentemente maschile si affacciano quindi sulla alcune voci femminili considerate tuttora tra le migliori interpreti della canzone rebetika (Eskenazi, Papagkika, Chaskil, etc…).

Nella fase denominata “classica”, il rebetiko si è ormai affermato come musica popolare di sempre crescente successo. Nel corso degli anni ’30 il genere deve affrontare la censura imposta dal dittatore Metaxas che giudica alcune delle tematiche trattate sconvenienti e quindi impone agli autori di adattare i testi delle proprie canzoni.

Dopo la battuta d’arresto causata dalla censura, il rebetiko torna il voga alla fine del secondo conflitto mondiale, con altri autori e tematiche parzialmente diverse. Il genere ora insegue un successo di pubblico più ampio e per farlo si avvale di testi di portata popolare e di interpreti conosciuti. In questi anni inizia a splendere l’astro di Vassilis Tsitsanis che viene accompagnato, tra le altre cantanti, dall’indimenticabile Sotiria Bellou.

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In quel periodo iniziano gli studi approfonditi sul genere musicale e si rimaneggiano alcune canzoni delle origini del movimento, come quelle di Markos Vamvakaris, attivo negli anni ’30 del secolo scorso.

Negli anni ’70, inoltre, la protesta contro la dittatura della giunta fa proprie le canzone rebetike degli inizi condividendo il messaggio di disagio sociale in esse racchiuso.

In seguito, la musica rebetika diventa- grazie al lavoro di autori ed interpreti moderni – sempre più la musica popolare per eccellenza. Avendo perso in parte la sua carica di protesta per le difficili condizioni sociali degli inizi del secolo, acquisisce però una diffusione che le assicura una popolarità senza precedenti.

Ai giorni nostri la rebetika è suonata in tutte le taverne, turistiche o no, che prevedano un programma musicale. Alcuni capolavori del rebetiko, infatti, sono indiscutibilmente attuali ed ascoltarli rende partecipi di una Grecia lontana nel tempo ma tuttora perfettamente vivida.

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Tradizioni

Komboloi: non un semplice passatempo!

A tutti quelli che sono venuti almeno una volta in Grecia è capitato sicuramente di vedere uomini di ogni età tenere in mano una specie di “collana” formata da piccole pietre e passarla ritmicamente tra le dita.

Questo elemento così particolare della cultura greca- molti di voi lo sapranno- si chiama komboloi (κομπολόι, plurale κομπολόγια komboloya). Si tratta di una fila di perle passate su una sottile corda le cui estremità vengono legate tra di loro e spesso sormontate da un’altra perla.

Ai più questo oggetto più sembrare solo uno strumento contro la noia, un anti-stress o un metodo per evitare di fumare troppo. Il komboloi ha sicuramente tutte queste funzioni ma è comunque, nel suo complesso, molto di più.

Il komboloi non è semplice passatempo per i greci, ma una filosofia; li accompagna in ogni momento della giornata, nei momenti di gioia e di dolore. E’ un fedele compagno che addolcisce la loro anima, li solleva dallo stress, soffre e festeggia insieme a loro.

Il komboloi è composto da perle di diversi materiali (legno, ceramica, vetro, osso) ed è presente in diverse gradazioni di colori. I komboloya più prestigiosi sono comunque quelli in ambra.

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L’origine del komboloi è tuttora incerta poichè assomiglia a strumenti di preghiera presenti in molte religioni e ciò rende difficile l’attribuzione univoca ad una cultura di provenienza. A differenza di questi però il numero delle pietre del komboloi può variare e le perle possono scorrere lungo il filo che le tiene insieme.

Il komboloi è stato dapprima un simbolo di potere delle alte classi sociali: i signori locali portavano con loro un pesante e prezioso komboloi che terminava con un’estremità di seta da poter accarezzare.

Il trascorrere del tempo lo ha reso però un accessorio ad appannaggio di particolari categorie di uomini che vivevano ai margini della società come i rembetes (musicisti di musica rembetika) e di altri personaggi che una volta si guadagnavano il sospetto se non il disprezzo delle classi più elevate. Tra questi i manghes* (μάγκες), che utilizzavano il rumore prodotto dallo schiocco delle pietre le une sulle altre per annunciare in maniera scenografica la loro presenza.

I manghes elaborarono a questo scopo un loro tipo di komboloi togliendone la parte finale in seta in quanto rendeva più difficoltoso il poter girare e far colpire le pietre fra di loro. Questa variante, più funzionale, è quella tuttora più diffusa in commercio.

Il trascorrere del tempo ha fatto in modo che il komboloi conquistasse tutte le classi sociali divenendo molto popolare ma restando comunque un accessorio prettamente maschile.

Acquistare un komboloi è spesso un piccolo investimento, monetario e sentimentale. Non solo perché si tratta di un oggetto che spesso accompagna il proprietario per molto tempo e in ogni situazione ma perché alcuni di questi oggetti possono arrivare a costare cifre non indifferenti se realizzati a mano e con materiali pregiati.

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I komboloya più elaborati, prodotti artiginalmente con pietre semi-preziose o metalli di valore si trovano in appositi negozi chiamata kombologàdika. Questo tipo di sono diffuse in tutta la Grecia ma la città che detiene il primato della produzione è sicuramente Nafplio dove è possibile visitare addirittura il “Museo del komboloi”.

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*Μάγκες (manghes)= si tratta di personaggi dell’Atene degli anni ’70-80 dell’800 provenienti delle classi sociali più basse e caratterizzati da un’esagerata sicurezza di sè mista a prepotenza. Tipico del mangha era l’aspetto che prevedeva lunghi baffi, scarpe con la punta e immancabile komboloi. Alla cintura portavano spesso piccole armi (non erano rari, tra manghes, episodi di violenza). Sono figure molto colorite e hanno lasciato comunque un segno nella cultura greca moderna.

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Cultura e foto, Siti archeologici

Accademia di Platone: connubio perfetto di passato e futuro

Se siete ad Atene e volete visitare uno dei siti archeologici più significativi senza dovervi spostare di molto, provate a programmare un giro all’Accademia di Platone, in zona Metaxourghio.

L’Accademia (in greco, Akadimìa) fu fondata da Platone attorno al 387 a.C accanto a quello che una volta era un piccolo bosco al di fuori della città di Atene. La zona, che diede il nome alla scuola si chiamava Akadimìa, dall’eroe greco Akàdimo; il luogo era sacro per la presenza di alberi di ulivo, simbolo della dea Atena, protettrice della città.

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Il parco dell’Accademia platonica nel tessuto urbano di Atene (Google)

L’Accademia, pur essendo di fatto un’istituzione religiosa votata al culto di Apollo e delle Muse, era- al pari della scuola di Aristotele – un luogo di istruzione per i giovani dei ceti elevati, greci e stranieri.

Alcuni tentativi per individuare la posizione precisia dell’Akadimìa erano stati già fatti all’inizio del secolo scorso ma senza successo. Bisognerà aspettare fino al 1930 perchè si riesca a trovarne l’esatta collocazione e a portare in superficie gran parte del sito archeologico che si può vedere ai giorni nostri.

Attualmente, della scuola di Platone sono visitabili poche ma emblematiche rovine nell’odierna zona di Metaxoughio- Kolonò, su odòs Kratilou. Si possono scorgere le fondamenta del ginnasio- dove i giovani si allenavano nelle discipline fisiche-, del cortile e di diversi altri edifici facenti parte del complesso.

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Le antiche pietre dell’Accademia (Srdk)

Accanto al sito archeologico, è sorto un interessante museo la cui  caratteristica principale è quello di essere quasi interamente virtuale. Attraverso le ricostruzioni al computer si può “passeggiare” nell’antica Accademia, conoscere i fondamenti della dottrina di Platone e capire quale influenza il suo pensiero abbia avuto per le filosofie successive. Il tutto spiegato in maniera semplice e talvolta ludica.

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Il museo digitale (Srdk)

Data la sua particolarità, il museo vale davvero una visita; noi vi consigliamo di passare prima ad ammirare i ritrovamenti archeologici situati nell’adiacente parco per meglio comprendere l’esposizione digitale. 

Una visita a questo sito archeologico ed annesso museo è imprescindibile per gli amanti di Atene e delle antichità greche, non solo per l’importanza che il luogo riveste. La zona di Metaxourghio è un vivace quartiere popolare ed una sortita da queste parti sicuramente verrà apprezzata da chi vuole evitare le solite destinazioni inflazionate. 

Per un’immersione totale  e respirare un’aria davvero ateniese provate infine a ristorarvi all’adiacente “Taverna tou Platona”, un locale semplice con un’ottima cucina tipica, frequentato in gran parte dalla gente del posto.

Sito archeologico dell’Akadimia Platonos

Luogo: Parco Akadimias Platonos, entrata da odòs Kratilou

Orario entrata: sempre aperto

Biglietto: ingresso gratuito

Museo digitale dell’Akadimia

Luogo: odòs Alkmenos 1 

Orario entrata: da martedì a domenica dalle 9.00 alle 16 (lunedì chiuso)

Biglietto: ingresso gratuito

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Cultura e foto

Il significato dei nomi delle stazioni della linea 3

Amici di SRDK, dopo aver visto i significati dei nomi dell’ilektrikòs e della metro 2 non resta che completare la ricerca passando in rassegna le fermate della metro 3.

La linea 3 della metro di Atene, segnata sulle cartine in colore blu, è la più nuova di tutte e corre in direzione ovest- est da Chaidari fino all’aereoporto E. Venizelou; alcuni dei treni, per garantire un servizio più efficiente nella tratta urbana, si fermano però ad un capolinea intermedio, alla fermata Doukissis Plakentias.

La metro 3 è stata inaugurata nel 2000 insieme alla metropolitana 2 ed inizialmente il suo percorso andava solo dalla stazione di Monastiraki a quella di Ethnikì Amyna. In breve tempo è stata allungata da Ethnikì Amyna sino a servire l’aereoporto mentre nel 2007 al tragitto sono state aggiunte alcune fermate da Monastiraki fino a Egaleo.

L’ultimo ampliamento, conclusosi pochi anni fa, è stato quello che ha portato alla realizzazione della fermata Agia Marina al confine tra i sobborghi di Aghia Varvara e Chaidari.

Come per la linea 2 la proclamazione di Atene come sede dei giochi olimpici del 2004 ha inoltre aggiunto ulteriore impulso affinchè la tratta iniziale fosse completata in tempi brevi.

Un ampliamento della linea 3 fino al nuovo capolinea del Pireo è attualmente in corso. I lavori, che si concluderanno tra un paio di anni, hanno portato alla scoperta di interessanti reperti.

Passiamo a vedere quindi le varie stazioni e il significato dei loro nomi muovendoci da Spata- dove si trova l’aereoporto verso ovest fino ad arrivare a Chaidari.

Aerodromio: La stazione capolinea non poteva non prendere il nome dell’aeroporto. Si trova in località Spata.

Koropì: La seconda stazione della linea blu prende il nome dall’abitato di Koropì. Koropì è l’ultima stazione dove si può arrivare, partendo dal centro, con il biglietto urbano.

Peania- Kantza: Questa fermata serve due paesi. Quello di Peania è attestato fino dall’antichità con lo stesso nome con cui lo si conosce attualmente. Kantza è un sobborgo di Pallini e prende il nome dal proprietario che tempo addietro possedeva i terreni sui quali l’insediamento si è sviluppato.

Pallini: Il dimos di Pallini, tra i più antichi della zona di Atene, deve il suo nome all’antico sovrano Pallas, membro della famiglia dell’altrettanto mitologico Teseo.

Doukissis Plakentias: La duchessa a cui la stazione è dedicata era una nobile di origini americane vissuta nell’800, grande sostenitrice e finanziatrice della lotta greca per l’indipendenza dal giogo ottomano. Il titolo le era stato assegnato poiché aveva sposato un ufficiale di Napoleone divenuto poi duca di Piacenza.

Chalandri: La fermata serve l’abitato di Chalandri, un sobborgo tra i più verdi e ben tenuti a nord di Atene. L’etimologia del nome non è del tutto sicura. Una teoria la associa al termine “Chiliandrìon” (mille uomini) che indicava la popolazione maschile di un tempo. Un’altra teoria fa derivare la parola dai termini turchi chalà (che designava con rispetto le persone di età avanzata) e derè (ruscello) e quindi stava ad indicare i possedimenti attraversati da acque correnti in questa località.

Agia Paraskevì: Il dimos di Agia Paraskevì, abitato sin dall’antichità, prende il nome dalla chiesa omonima che si trova in posizione centrale rispetto all’insediamento stesso.

Nomismatokopìo: La fermata, situata nell’abitato di Chalandri, è così chiamata dall’edificio del conio di Stato (nomismatokopio, ovvero la zecca) che sorge a poca distanza.

Cholargòs: La stazione serve la zona omonima, abitata dai tempi antichi sino a quelli odierni. Illustre cittadino del dimos è stato Pericle, in onore del quale- pur non essendo sicuri i confini dell’antico Cholargòs – il recente abitato ha preso il nome. Secondo l’etimologia più accreditata il nome in antichità indicava quanto gli abitanti fossero “poco inclini alla collera”.   

Ethnikì Amyna: Il nome della stazione si deve al ministero della Difesa Nazionale che si trova a pochi passi dalla fermata.

Katechaki: La stazione metropolitana si trova sulla strada di grande circolazione dedicata al famoso generale e politico G. Katechakis che prestò servizio come combattente e come parlamentare nelle prime decadi del ‘900.

Panòrmou: La fermata, che serve il quartiere omonimo, prende il nome da Pànormo, una cittadina che si trova in Asia Minore. Come molte altre località della costa turca prima della tragedia microasiatica questa località era abitata da numerosi greci.

Ambelòkipi: La zona ricorda i molteplici vigneti (ambeli è la vite) che si trovavano nei dintorni prima del rapido sviluppo edilizio, nella seconda parte del secolo scorso, di questa parte di Atene.

Megaro Moussikìs: A poca distanza dalla fermata sorge la camera dei concerti (megaro moussikìs, appunto) di Atene dove vengono rappresentate ogni anno diverse opere musicali.

Evanghelismos: La fermata prende il nome dall’adiacente ospedale Evanghelismos che si trova in zona Kolonaki.

Syntagma: Una delle più importanti stazioni di tutte le linee metropolitane prende il nome da Platìa Syntagma o Syntagmatos. Il riferimento è alla “Costituzione”, nome scelto perché qui sorge il Parlamento greco. Fermata di scambio con la metro 2, Syntagma presenta ai passeggeri un piccolo museo che espone i reperti più rinvenuti durante gli scavi per la costruzione della stazione.

Monastiraki: Se dalla stazione si esce nella piazzetta non si può non notare una piccola chiesetta, una volta  piccolo monastero, (“monastiraki”, appunto) che la domina. Piccola curiosità: al livello delle banchine dell’ilektrikos (o linea 1), in direzione Kifissia si possono vedere dei ritrovamenti archeologici molto significativi.

Keramikòs: La fermata si trova a poca distanza dal sito archeologico del Keramikòs, l’antico luogo di  sepoltura per le personalità illustri di Atene che si allungava fino alle porte della città. Il nome deriva dal quartiere usato in epoche remote prima dai vasai che lavoravano la ceramica e poi abbandonato in seguito alle numerose piene del fiume Eridanòs che scorre tuttora tra le rovine.

Eleònas: La zona servita da questa stazione della metropolitana deve il suo nome- che significa uliveto- ai molti alberi di questo genere presenti in passato nei dintorni. Del resto ad Eleonas, poco dopo il Giardino Botanico, pare si trovasse l’”ulivo di Platone”, secondo la leggenda proprietà del filosofo che poco distante teneva lezioni nella sua Accademia. Il presunto albero è conservato all’interno della Facoltà di Agraria dell’Università di Atene.

Egaleo: Il dimos di Egaleo dà il nome al precedente capolinea della linea blu. La zona è stata chiamata così dal monte che la sovrasta; Egaleo sembra significhi, secondo un’interpretazione, “popolo delle capre”. Sul monte Egaleo Serse, nel 480 a.C., assistette alla sconfitta della flotta persiana nella battaglia di Salamina.

Agia Marina: La fermata, capolinea provvisorio della linea in direzione ovest, all’inizio si darebbe dovuta chiamare Chaidari. Non trovandosi però la stazione esattamente in questo dimos si è deciso di attribuirle il nome della chiesa nei pressi della quale sorge la fermata stessa.

Il prolungamento della metropolitana in direzione sud prevede la costruzione di sei nuove stazioni fino a giungere nel centro del Pireo. Le nuove fermate si chiameranno Agia Varvara, Korydallòs, Nikea, Maniatika, Pireas, Dimotikò Theatro.

 

 

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La Grecia sotto l’ombrellone: consigli di lettura/saggi greci

Cari amici, siamo giunti all’ultimo appuntamento con i consigli per le letture estive “Made in Greece” o che comunque parlano di Grecia.

Questa volta SRDK vi propone delle un po’ più “impegnative” ma comunque piacevoli, per approfondire alcune tematiche rilevanti senza cadere nella noia; la scelta è caduta su alcuni saggi che parlano della Grecia contemporanea e su uno dei romanzi che meglio tratta le conseguenze della crisi economica che attanaglia la Grecia. Infine, un libro sull’indiscusso simbolo di Atene e della Grecia, il Partenone, per capire il motivo del suo fascino millenario.

 

Atene in bilico tra passato e presente

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Atene, cannella e cemento armato. Percorsi e riflessioni con Markaris e gli altri, Patrizio Nissirio

Se amate Atene e ne rifiutate quell’immagine un pò sterotipata di Partenone e souvlaki che viene propinata a molti turisti non potrete non apprezzare questo viaggio molto particolare nella “vera” capitale greca. Aiutato da alcuni tra i nomi più in vista della letteratura greca contemporanea (Markaris, Alexakis ed altri) l’autore passeggia tra le vie di questa caotica metropoli cresciuta frettolosamente all’ombra del suo glorioso passato. Un’Atene che reclama, attraverso i sapori della sua cucina, il suo forte legame con l’Oriente. Una città che vive un difficile periodo di assestamento ma che non si piega, a suo modo, alla crisi spietata che la attanaglia da anni.

 

Una Grecia diversa

 

Un’estate in Grecia: 4000 km ai confini dell’Europa nell’anno della crisi, Giuseppe Ciulla
Se volete percorrere la Grecia in modo alternativo e vederla con un’ottica diversa questo libro vi offre quello che cercate. Interessante viaggio attraverso il Paese per mostrare una Grecia fuori dai soliti schemi, per raccogliere testimonianze che aprono gli orizzonti, fisici e mentali. Il cammino tocca località poco note al turismo ma che lasciano il segno in chi si ferma, luoghi che appagano per le bellezze naturali e per la straordinarietà dei loro abitanti.

 

L’antico splendore della città dei filosofi

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Atene, la città inquieta, Mauro Bonazzi

Questo saggio piacerà sicuramente agli amanti della Grecia antica e del pensiero filosofico andato sviluppandosi nell’Atene classica. La città del politico Pericle, del pensatore Socrate e del poeta tragico Eschilo è vista come un luogo di vivo fermento, in ascesa verso una supremazia non solo economica ma soprattutto culturale sulle altre polis greche. Accanto a chi si interroga sulla natura dell’uomo, sulle sue capacità e- soprattutto- sulle sovrastrutture che ha creato c’è chi non manca di sottolinearne le mancanze e i limiti. Un affascinante excursus tra le personalità culturali che più hanno lasciato il segno nell’epoca d’oro di Atene.

 

Fascino inalterato

 

Il Partenone, Mary Beard

Il simbolo più riconoscibile della Grecia suscita ammirazione dopo svariate centinaia di anni dalla sua costruzione. Nonostante i danni- causati dalla natura e dall’uomo-, i rimaneggiamenti, i saccheggi quel che resta del monumento simbolo dell’epoca d’ora di Atene è tuttavia in grado di colpire migliaia di visitatori ogni anno. Questo libro ripercorre piacevolmente la storia del Partenone e spiega a cosa è dovuto il suo fascino senza limiti.

 

Scappare dalla crisi si può?

 

Dal mare verrà ogni bene, Christos Ikonomou

Un gruppo di ateniesi si trasferisce su un’isola dell’Egeo per allontanarsi alla crisi che ha coinvolto la Grecia e la sua capitale. Purtroppo però ad attenderli non c’è la tanto agognata sicurezza ma bensì lo stesso sistema (se non peggiore) a cui erano abituati sulla terraferma. Per cambiare la situazione non resta che iniziare a lottare…

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La Grecia sotto l’ombrellone: consigli di lettura/gialli greci

Nella seconda “puntata” dedicata alle letture greche da spiaggia- ma non solo- SRDK vi consiglia alcuni tra i titoli più rilevanti di gialli greci.

I libri polizieschi greci sono andati, negli ultimi anni, aumentando di numero e di qualità; purtroppo però sono tuttora pochi gli autori tradotti nelle altre lingue e così la scelta per il pubblico straniero resta limitata. Nonostante questo SRDK ha preparato una lista di consigli che uniscono trame convincenti e atmosfere intriganti.

Immancabili, ovviamente, alcuni tra i libri del conosciutissimo giallista Markaris, che offre la sua particolare visione della società greca e sceglie spesso come sottofondo della sua trama la caotica Atene.

Uno scrittore di origini greche, invece, Thodoros Kallifatidis, ci porta coi suoi scritti in Nord Europa ma non perde occasione di parlare, oltre che di delitti, del difficile ambientamento di chi si trasferisce in un diverso Paese.

Infine, a chi vuole perdersi nelle ambientazioni della Grecia antica, consigliamo alcuni titoli della scrittrice Margareth Doodle che ha trasformato in detective niente meno che Aristotele.

 

Un’estate (noir) davvero greca

estate charistos

La lunga estate calda del commissario Charitos, Petros Markaris

Il più famoso commissario greco- Kostas Charitos, nato dall’inventiva del giallista Markais- si trova in grossa difficoltà quando una sedicente organizzazione terroristica sequestra un traghetto con a bordo alcune centinaia di passeggeri. Dietro il sequestro ovviamente c’ di più, un intrigo fatto di interessi diversi complicato da smascherare. Intanto il commissario indaga su una serie di delitti che insanguinano la capitale. Poliziesco imperdibile per lo spaccato di Atene che trapela dalle pagine e che la trasformano in un inaspettato palcoscenico noir.

 

Un commissario in vacanza

la balia

La balia, Petros Markaris

Il commissario Charitos, decide di concedersi una vacanza e di visitare Costantinopoli. Ma nemmeno fuori dal territorio ellenico pare che per il poliziotto possa esserci riposo. Un greco con cui fa conoscenza chiede il suo aiuto per ritrovare la sua vecchia balia, scomparsa misteriosamente. Charitos, allora, si addentra nel fitto mistero conducendo un’indagine tutt’altro che facile dietro la quale si nascondono insospettabili vendette. Da leggere per assaporare un po’ medioriente.

 

Non è affatto come sembra

un semplice delitto

Un semplice delitto, Thodoros Kallifatidis

L’autore di questo giallo, in questo come in altri romanzi, concede ampio spazio ai sentimenti e alla vita privata dei protagonisti; nel farlo però non toglie per nulla sostanza alla trama. In primavera, il disgelo delle acque della baia di Stoccolma porta alla scoperta di un tragico omicidio. Quello che appare come un ordinario caso per la detective che se ne occupa diventa l’occasione per narrare un sottobosco umano intrigante e a tratti sconvolgente.

 

Un filosofo prestato alle indagini

aristotele veleni

Aristotele e i veleni di Atene (Aristotele detective), Margaret Doody

Ambientato nel 330 a.C in un’ Atene che sta perdendo pian piano prestigio, questo giallo presenta come detective niente meno che il filosofo greco Aristotele, prestato alle indagini per esigenze di trama. Il famoso personaggio si dovrà misurare con tre diversi casi, tutti a prima vista molto complicati. Corso in aiuto del suo allievo Stefanos si saprà districare  tra assassini, accuse di empietà ed interessi politici striscianti. Nella narrazione entrano personaggi inventati tanto quanto personalità influenti dell’Atene di quel tempo.

 

Rapimenti nella Grecia antica

aristotele giustizia poetica

Aristotele e la giustizia poetica (Aristotele detective), Margaret Doody

Mentre le truppe di Alessandro marciano alla conquista della Persia, il resto del Mediterraneo, sconvolto dalle devastazioni del macedone, è invaso da un’orda di fuggiaschi. Ad Atene, intanto, durante la festa dei Fiori, i festeggiamenti vengono adombrati dal rapimento di una ricca ereditiera. Aristotele e il suo allievo Stefanos si incaricano di risolvere il caso e si incamminano alla volta di Delfi. Nel percorso si imbattono però in diversi episodi che fanno loro pensare che la sparizione della donna nasconda qualcosa di inquientante. Solo l’oracolo di Delfi sembra poter dare la risposta all’enigma.

 

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Cultura e foto, Tradizioni

Altre “stranezze” della cultura greca

Dopo aver visto alcune delle stranezze greche – che altro non sono che consuetudini locali a cui gli stranieri non sono abituati-in questo post parliamo di altre caratteristiche culturali tipicamente elleniche, interessanti per chi vuole approfondire meglio la cultura e trovarsi a proprio agio in ogni situazione!

 

  • Dare del tu con facilità

In greco la forma di cortesia si esprime dando all’interlocutore del “voi”, usato solitamente per comunicare rispetto o deferenza. In teoria, la si dovrebbe usare comunque per sottolineare una certa mancanza di confidenza tra persone di età diverse o che si conoscono poco. In Grecia però capita spesso che le persone si diano e diano del tu nonostante le circostanze e la forma non lo consentano. Di solito non lo fanno per sminuire l’altro ma semplicemente per metterlo a proprio agio e creare una comunicazione più immediata; sono solo poco cerimoniosi, insomma. Non significa però che non si trovino persone che ottemperano agli obblighi dell’etichetta e che usano correttamente il “voi”. Questo modo di fare però può lasciare sbalorditi all’inizio coloro che sono abituati a rispettare una certa cortesia ma una volta fattaci l’abitudine e capiti i motivi che in genere non ci si fa più caso.

 

  • Avere degli auguri per tutto

Nonostante, come abbiamo visto, il greco possa definirsi talvolta una lingua abbastanza“informale”, una delle caratteristiche più impressionanti (in positivo) della cultura greca è quella di aver degli auguri per tutti i momenti e per le situazioni. Importante, in certi casi è la corretta tempistica con cui questi vanno espressi; alcuni si pronunciano prima di un evento, altri dopo. Parlando della quotidianità oltre ai soliti kalimera (buongiorno), kalispera (buonasera) etc…abbiamo auguri insoliti come “kalò ksimeroma” (buon risveglio, si usa augurarlo insieme alla buonanotte, non la mattina), kalì ebdomada (buona settimana), kalo mina (buon mese) che sono usatissimi.

Si esclama me geia (con salute), quando qualcuno compra qualcosa o si taglia i capelli; questo augurio diventa kalò riziko quando si tratta di un acquisto duraturo (come una casa o un’auto).

Quando ci si saluta e uno dei due si allontana la persona che resta augura sto kalò (verso il bene) oppure kalò dromo (buona strada, se l’altro si sposterà con qualche veicolo) oppure kalò taksidi (buon viaggio) se il percorso è davvero lungo. Ogni cerimonia ha poi delle specifiche felicitazioni o formule. Un momento particolare come il matrimonio- per citarne uno- ad esempio ha un’etichetta propria. In genere gli invitati si complimentano con i nubendi e i famigliari stretti usando i ora i kalì (che il momento possa essere propizio agli sposi) prima della cerimonia, terminata la quale sfilano in ordine davanti agli sposi esclamando na zisete (che viviate-assieme a lungo) e a testimoni e genitori pronunciando na sas zisoun (che vi vivano). A loro volta gli sposi e ringraziano semplicemente chi è già sposato e rispondono kai sta dikà sou/sas (che si potrebbe tradurre con “altrettanto quando succederà a te”) a chi invece è single o fidanzato.

 

  • Considerare l’onomastico più importante del compleanno

 

In Grecia la festa personale più sentita non è il compleanno, bensì l’onomastico. Come abbiamo visto nel primo post sulle curiosità greche ,alcuni nomi sono piuttosto diffusi e così capita che, nello stesso giorno, festeggino tantissime persone, magari della stessa famiglia (visto che i nomi si passano spesso dai nonni ai nipoti). L’onomastico di una persona, essendo una ricorrenza importante, non va dimenticato da amici e parenti. Ma come si fa a non commettere errori? Semplice, si segue l’eortologio, uno speciale calendario che indica per ogni giorno, i festeggiati e che ogni greco consulta abbastanza frequentemente. L’eortologio è particolarmente importante nei casi in cui l’onomastico possa variare collocazione nel calendario. Questo succede perché, in alcuni anni, le onomastikès giortès (ovvero gli onomastici) a ridosso del periodo di Pasqua possono cadere durante la Quaresima- dove non sono permessi festeggiamenti- e quindi vengono spostate dopo le celebrazioni pasquali.

 

  • Rimanere senza nome “ufficiale” fino al battesimo

Abbiamo sottolineato più volte l’importanza del nome di una persona nella cultura greca. Un esempio che rende bene il concetto è legato è l’usanza di non assegnare un nome “ufficiale” al bambino o alla bambina prima del battesimo. In teoria, se i genitori seguono la tradizione, è facile che diano al primogenito o alla primogenita il nome del nonno o della nonna (in genere si inizia con i genitori paterni e poi si passa a quelli materni). Quindi il nome che prenderà il figlio/a è ampiamente prevedibile; ciononostante nessuno chiama il neonato con quel nome prima che esso venga pronunciato al suo battesimo. In sostituzione, per parlare al/del bambino, si usa bebi (per un maschietto) o beba (se si tratta di una femminuccia). Figure importanti nella cerimonia del battesimo sono il nonòs o la nonà ovvero il padrino o la madrina, i primi che pronunciano il nome del piccolo o della piccola durante la funzione battesimale. Solo dopo che il prete ha esclamato a sua volta il nome scelto, questo viene ufficializzato e si può iniziare a chiamare il piccolo con il suo nome.

 

  • Cedere il biglietto dei mezzi pubblici

Se vivete ad Atene vi sarà capitato sicuramente di vedere persone che, una volta uscite dalla metro o scese dai mezzi, lasciano il proprio biglietto sulle obliteratrici o lo offrono a chi sta per salire a bordo. Chi ha completato il proprio percorso e si trova con biglietto valido in mano spesso lo cede volentieri a chi non può permetterselo. Questa è diventata una pratica abbastanza diffusa, nonostante il regolamento dei mezzi lo vieti, soprattutto in questi anni di difficile crisi.