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I fiumi di Atene/3-Kifissos

Dopo aver parlato dell’Ilissos e dell’Iridanos è giunto il momento tanto atteso di dare uno sguardo alla storia e all’evoluzione del fiume più importante dell’Attica, il Kifissos.

Il Kifissos nasce dove il Parnitha si unisce con il Penteli e dopo 27 kilometri si getta nelle acque del golfo Saronico. E’ l’unico fiume della zona ad avere un regime regolare durante tutto l’anno. Sebbene di esigua lunghezza questo fiumiciattolo in antichità è stato innalzato al rango di divinità; una sua rappresentazione si trovava nel frontone occidentale del Partenone. In genere alle statue del Kifissos vengono, dall’età classica in poi, aggiunte delle corna taurine, probabilmente perché il toro era un animale sacro al dio Posidonas, che presiedeva all’elemento acquatico. 

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Statua del Kifissos

In epoca classica, prima di sfociare, il Kifissos percorreva le lunghe mura che correvano da Atene al Pireo.

Sotto l’imperatore Adriano sono stati svolti i primi significativi lavori volti a sfruttare appieno del fiume con la costruzione di un sistema di incanalamento delle sue acque.

Nei secoli successivi il Kifissos è sempre stato una fonte importante di approvvigionamento idrico per le zone circostanti. Nelle foto d’epoca è facile vederlo come un fiume ameno, immerso in una natura idilliaca.

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Il Kifissos all’inizio del secolo scorso

Purtroppo con il passare del tempo, sopratutto nel periodo post-bellico questo fiume è stato usato sempre di più come scolo per le acque reflue delle tante industrie sorte nel frattempo. Questo fatto, unito ad una sostanziale mancanza di un piano per il depuramento delle sue acque, ha reso il Kifissos un fiume dal colore incerto e ha compromesso la sua natura.

All’inizio di questo secolo, per limitare il pericolo di inondazioni frequenti in occasione di piogge intense, il fiume è stato incanalato in argini di cemento per un lungo tratto (per quasi metà della sua lunghezza) sino al mare. Questa decisione, sebbene abbia centrato lo scopo che si era prefissa, ha portato alla distruzione quasi completa dell’ecosistema residuo che gravitava intorno al fiume.

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Il Kifissos nel tratto verso il Pireo

Ultimamente il Kifissos è tornato al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica; grazie all’impegno di gruppi di volontari che si occupano di pulire le sue rive il Kifissos è tornato in alcuni punti al suo splendore originale, sopratutto nei tratti fuori città.

Dopo aver visto i principali fiumi dell’Attica potrebbe sorgere automaticamente una domanda. Ma se i fiumi di Atene hanno portata così esigua come fa la città ad approvigionarsi di acqua? Questo è un interrogativo di cui vedremo insieme la soluzione in uno dei prossimi post!

 

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Cucina

Birre, vini e liquori della tradizione greca

Negli scorsi post dedicati alla cucina greca abbiamo visto gli antipasti, i primi e i secondi più popolari in terra ellenica. Per completezza, prima di passare ad una sezione più “dolce”, è venuto il momento di dare un’occhiata alle principali bevande che potrete trovare sui menù di taverne e non solo. In questo articolo parleremo brevemente delle tipologie più diffuse di alcolici, analizzando le scelte proposte più frequentemente tra birre, vini e liquori.

BIRRA:

 

Negli ultimi anni la produzione di birra in Grecia ha avuto un deciso incremento, grazie alla nascita di micro laboratori artigianali in tutta la Grecia. Nelle taverne di solito troverete le birre che sono disponibili al supermercato ma non è escluso che sulle isole vi propongano qualcosa di locale. Dato il clima torrido dell’estate le birre prodotte in Grecia sono quasi sempre lager a media gradazione (ma non mancano le Pils e le Ale). Volendo fare un giro veloce (e non esaustivo) delle birre prodotte nelle varie parti della Grecia iniziamo con la Voria prodotta a Serres mentre l’acqua del Parnassos è l’ingrediente principale della birra Eza. In Tessaglia si produce la Argo sulla cui etichetta è presente l’omonima nave degli Argonauti. Nella Messinia la birra Neda prende il nome da un’antica divinità delle acque. Ad Atene, volendo provare qualcosa di locale, si può assaggiare la Peiraikì o la Zorbàs. 

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Passando alle isole, a Santorini si beve la Red Donkey e l’inconfondibile Volcan. A Chios si può gustare la Fresh Beer Chios. A Creta infine la Rethimniakì è disponibile chiara o scura.

VINO:

La qualità del vino in Grecia è molto migliorata negli ultimi anni e quindi è facile bere delle buone varietà di bianco, rosso e rosè locali un po’ dovunque, dalla taverna di pesce dell’isola dell’Egeo al prestigioso ristorante in centro ad Atene.

Le regioni più conosciute per i loro eccellento prodotti vitivinicoli sono a sud la zona di Nemea, nel Peloponneso e quella a nord, in Macedonia, quella di Naousa e della Chalkidiki.

Tra i vini bianchi non si possono non citare la Retsina (Ρετσίνα), un bianco secco resinato, molto particolare e il Boutari, un vino prodotto dalle parti di Mantinea, in Arcadia.

Per i rosati possiamo nominare il Kokkineli, un vino rosato secco leggermente resinato.

Tra i rossi una menzione va al Mantineia di Tripoli, al Naoussa, al Nemea, al Rapsani prodotto nei pressi del Monte Olimpo, e al famoso Agiorgitiko, varietà coltivata nei vigneti dai monaci del Monte Athos.

I vini dolci più diffusi si dividono tra la scura Mavrodafni di Patrasso e il dorato Samos che però non accompagna i dolci ma i formaggi.

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Nemea, vigneti e testimonianze archeologiche

Tra i superalcolici, usati spesso come digestivi, si distingono invece questi famosi distillati:

OUZO: Solitamente è usato per accompagnare gli antipasti o le mezedes.  I greci sono avezzi a pasteggiare con ouzo quando mangiano pesce e in particolare polipo o i calamari grigliati. Diffusissimo, si può consumare liscio o con l’aggiunta di un cubetto di ghiaccio che lo trasforma da trasparente a bianco torbido. Originario dell’isola di Lesbo le marche più famose sono tuttora quelle originarie dell’isola: il Plomariou e il Mitilinis.

Dritta SRDK: A causa del suo sapore dolce è facile consumarne quantità discrete senza accorgersi appieno della sua gradazione alcolica, intorno ai 40°. Fate quindi particolare attenzione!

TSIPOURO: Assomiglia molto alla grappa italiana ed ha un gusto abbastanza secco. Si tratta di un liquore molto forte e diffuso soprattutto nelle regioni più montuose e fredde della Grecia.

RAKI’: Distillato tipico di Creta. Leggermente più morbido e fruttato rispetto al tsipouro.

MASTICHA: Digestivo prodotto sull’isola di Chios dalla resina degli alberi di lentisco. Sapore dolce e gradazione alcolica intorno ai 30°.

 

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I fiumi di Atene/2-Iridanos

Dopo aver parlato nello scorso post dell’Ilissos, è ora il momento di occuparci del fiume più segreto di Atene,  che scorre sotto la città e di cui pochi si accorgono, ovvero l’Iridanòs.

L’Iridanòs è un fiumiciattolo a carattere stagionale che sgorga dalle pendici del Likabetto per diventare poi un affluente dell’Ilissòs. Attraverso i secoli le necessità derivanti dalle attività umane hanno fatto in modo che il piccolo fiume venisse quali completamente coperto tanto che ora è possibile scorgerlo solo in pochissimi punti (come in Plateia Monastirakiou, ad esempio).

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L’Iridanòs a Thissio alla metà dell’800

 

Sebbene di esigue dimensioni e portata, l’Iridanòs ha costituito una fonte di approvvigionamento idrico importante sin dall’età antica. Alle sue acque e alle sue frequenti esondazioni  è dovuto però l’abbandono, nel IV secolo, della zona del Keramikos- destinata alla lavorazione della ceramica- da parte dei vasai dell’epoca. Nel sito archeologico è tuttora possibile vedere l’unico tratto scoperto del fiume che scorre accanto all’antica porta di accesso alla città.

 

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L’Iridanòs al sito del Keramikòs

I lavori per la costruzione della metropolitana della linea 3 hanno inoltre portato alla scoperta, nella stazione di Monastiraki, della copertura del secondo secolo d.C. voluta per trasformare il fiume in una specie di canale di scolo.

La presenza dell’Iridanòs ha causato qualche problema nella realizzazione dei lavori della metropolitana ed è stato necessario deviarne le acque in un nuovo tragitto sotterraneo che le conducesse fino al Keramikòs.

Al termine delle opere, la copertura è stata sistemata ed è stato creato un museo in miniatura con tabelloni che mettono in evidenza i vari strati archeologici presenti in loco.

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I fiumi di Atene/1-Ilissos

Quando si pensa ad Atene è facile notare come la città si differenzi dalle altre grandi capitali europee perchè non ha un grande fiume che la attraversa. Una domanda che potrebbe sorgere immediatamente è quindi se Atene abbia comunque fiumi di una certa importanza. 

Ovviamente, come tutti sanno, da milleni nella capitale non scorrono certo fiumi di grande portata; l’elemento acquatico è stato però  significativo per la nascita e lo sviluppo della civiltà ateniese al punto che, in epoca antica, alcuni  fiumiciattoli che scorrevano nei dintorni sono stati assunti addirittura a divinità. Sino al secolo scorso inoltre l’attività sulle loro rive era brulicante e vitale per poi declinare quando molti di questi sono stati interrati, deviati o declassati.

Nonostante il clima abbastanza secco, Atene, si può considerare alquanto dotata di fiumi e riserve idriche affini, seppur non di lunghezza o capacità considerevole.

Oltre a tre principali fiumi- Ilissos, Eridanos e Kifissos- ha infatti 700 tra torrenti e altre sorgenti che hanno assicurato un discreto approvvigionamento idrico alla piccola Atene classica prima e alla capitale greca poi. Il bacino idrico di Atene è rappresentato molto bene dall’immagine qui sotto:

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Per meglio approfondire la storia e l’importanza dei tre più significativi fiumi della capitale greca è necessario però trattarli separatamente perchè, sebbene connessi tra di loro, ognuno di essi ha avuto un suo particolare sviluppo e presenta delle caratteristiche peculiari.

Partiamo dunque dall’Ilissos, che sgorga dal versante nord-ovest dell’Imittos e che, dopo un breve tragitto, sfocia nel golfo Saronico dalle parti di Neo Faliro.

Ai tempi dell’Atene classica il fiume scorreva lungo e al di fuori delle mura cittadine. Lungo il suo percorso sorgevano molti luoghi d’istruzione o addirittura sacri; il liceo di Aristotele, il tempio di Zeus Olimpios, il ginnasio del Kinosarghes. In antichità il fiume era inoltre ritenuto la dimora delle Muse alle quali era dedicato un altare che si trovava lungo le sue rive.

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L’ Ilissos in un dipinto di inizio ‘800

I dintorni dell’Ilissos erano ai tempi rigogliosi di vegetazione e vibranti di attività umane. All’altezza dello stad Panathinaiko vi era la famosa Vatrachonisì ovvero l’isola delle rane e dalle parti del tempio di Zeus alle acque delle fiume si univano quelle della fonte Kalliroi.

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L’Ilissos a fine ‘800

Questo spaccato idilliaco, rappresentato da molte raffigurazioni ottocentesche, inizia a cambiare con la designazione di Atene a capitale dello Stato greco. La pressione umana sulle sponde del fiume inizia a farsi pesante a causa dell’espansione dell’abitato cittadino.

Il percorso del fiume inizia dagli anni 30 del secolo scorso ad essere oggetto di lavori che hanno come scopo il suo interramento- voluto dal dittatore Metaxà per evitare il diffondersi presunto di malattie. L’Ilissos viene coperto nel tratto all’aperto che va dal quartiere di Ilissia sino all’odierno Leoforos Syggrou. L’unico tratto in cui tuttora si può vedere il letto originale del fiume è dalle parti della chiesa di Agias Fotinis, all’inizio di Leoforos Vouliagmenis.

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L’Ilissos agli inizi del secolo scorso, prima della copertura

I lavori sull’alveo dell’Ilissos sono stati decisamente significativi; in antichità l’Ilissos, infatti, non sfociava direttamente a mare ma confluiva nel Kifissos dalle parti di Moschato. Ad completamento delle modifiche apportate nei decenni precedenti  è stato scavato un nuovo letto che ha portato il fiume, da emissario, a gettarsi autonomamente nel golfo di Saronico.

Ormai l’Ilissos però, a causa della sua portata d’acqua esigua non arriva normalmente a sfociare a mare ma il suo letto, artificiale e quasi sempre in secca,  è comunque visibile a Neo Faliro.

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Cucina

I secondi piatti (e quelli unici) della cucina greca

Negli scorsi post abbiamo visto gli antipasti e i primi piatti della cucina greca. E’ ora il momento di concentrarci sui secondi e sui piatti “unici”, molto diffusi nella tradizione culinaria ellenica.

Abbiamo accennato nell’articolo sulle usanze greche a tavola che, inaspettatamente per un Paese bagnato dal mare, è la carne a farla da padrona nella cucina greca. Questo si vede abbastanza chiaramente quando si parla dei secondi piatti più diffusi, molti dei quali utilizzano appunto questo ingrediente.

I piatti più frequentemente consumati sono a base di carne come l’agnello o il maiale e la cottura avviene spesso allo spiedo o alla piastra. Alcuni dei cibi più famosi della cucina greca, sono i sovlakia (σουβλάκια; spiedini cotti ai ferri), il gyros (γύρος), una sorta di kebab  di maiale o di pollo che può essere servito da solo o con tzatzíki, pomodoro e cipolla, arrotolata all’interno di una píta (pane schiacciato di forma circolare); in questo ultimo caso prende il nome di píta gýros (πίτα γύρος). I greci di solito consumano questi cibi in una taverna o in un souvlatzidiko o  in qualche psistarià (ovvero un locale dove la carne viene cucinata alla brace); il perchè è presto spiegato: sono preparazioni che richiedono un’attrezzatura e un’abilità particolari che solo i locali appositi possiedono.

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un’inconfodibile porzione di pita

 

 

Molti diffusi per questo genere di cibi sono il take-away o le ordinazioni a domicilio. Spessissimo accade la sera di vedere in giro ragazzi che col loro motorino consegnano souvlakia e pites ai clienti.

Piatti molto comuni della tavola greca sono polpette come le soutzoukákia (σουτζουκάκια; polpettine di carne al sugo di pomodoro), i keftédes o keftedàkia (κεφτέδες; polpettine fritte di carne o di ceci). Non possono mancare sulle tavole greche i famosi biftekia (μπιφτέκια), polpettoni preparati con carne macinata, cipolla e, a seconda della ricetta, spezie o erbe aromatiche.

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Keftedakia

Il pollo è molto diffuso ma non è considerato propriamente “carne”! In genere lo si prepara quando si vuole mangiare qualcosa di leggero. Lo si cucina al forno con le patate oppure lo si usa per preparare gustosi biftekia.

Altrettanto consumata, non solo a Pasqua, è la carne di agnello. Di solito quasi tutte le taverne specializzate in piatti di carne hanno nel menù le paidakia (παϊδάκια), ovvero le costolette di agnello al forno. Altro piatto, consumato soprattutto d’inverno, è lo yiouvetsi (γιουβέτσι), pasta e carne di agnello cotte al forno nello stesso recipiente.

 

Ovviamente la cucina greca non si limita solo alla carne ma ha una varietà di piatti, soprattutto casalinghi, molto ampia. Molti diffusi sono i laderà, ovvero i piatti cucinati con buone quantità di olio. Tra questi molti legumi come i fagioli (ottima la fasolada con le verdure), le lenticchie, o i ceci.

Un altro modo di preparare i fagioli, oltre che in pentola, è al forno; i gigantes sono fagioli bianchi preparati con carote e aneto infornati con una salsa di pomodoro.

Altri piatti tipici, serviti in particolare in estate, sono i gemistà (peperoni o pomodori ripieni di riso e talvolta di carne) e il briam (un insieme di patate, zucchine, melanzane cotte al forno con sugo di pomodoro).

Immancabili sono i dolmádes (impasto di riso o carne tritata con erbe aromatiche) nella loro versione estiva (avvolti in una foglia di vite) o invernale (in una foglia di cavolo).

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Dolmadakia in salsa avgolemono

 

 

Un capitolo a parte va riservato ai cibi “da teglia” cioè quelli realizzati al forno e poi divisi in porzioni.

Tra i piatti cotti al forno non si può non citare il famoso moussakàs (μουσακάς), un gustoso sformato di melanzane, patate, ragù e besciamella. Il pastitsio (παστίτσιο), altro piatto simbolo della cucina caslinga greca è un timballo di pasta, ragù e besciamella.

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Un simbolo della cucina greca: il mousakàs!

La pasta è normalmente consumata in Grecia ma a volte non viene vista come una pietanza a sé stante. Ovviamente le ricette più diffuse sono presenti ma non fanno parte della tradizione greca. La pasta spesso accompagna la carne cucinata con vari intingoli (con i quali viene condita) o le polpette. Stessa sorte per il riso che, di solito in bianco, viene servito per accompagnare piatto di carne.

 

Il pesce, pur meno popolare della carne, è comunque presente nell’alimentazione greca. In particolare, però, lo si trova nei tanti mezedes che abbiamo visto parlando degli antipasti greci.  A proporlo sono spesso, oltre che le psarotaverne, le ouzeri e i mezedopoleia. Visto che le porzioni greche sono sempre generose si può benissimo ordinare un antipasto di pesce e consumarlo come piatto principale; non si resterà sicuramente delusi o affamati. Per chi a tavola predilige il mare alla terraferma è comunque sempre possibile ordinare, nelle taverne specializzate,  crostacei e pesci vari alla griglia.

 

Secondo di carne o pesce, sulle tavole greche non manca quasi mai l’insalata; la più famosa, diventata un simbolo della cucina greca è senza dubbio la khoriátiki, l’insalata preparata con fette di cetriolo, pomodoro e condita con olio extravergine, origano, olive, peperoni verdi, cipolle fresche a fette, e pezzetti di formaggio feta. Altre insalate, più invernali, prevedono come ingredienti il cavolo verza bianco (spesso accompagnato da carote) e viola.

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 lachanosalata: insalata invernale di cavolo

 

Tra i formaggi che accompagnano il pasto il più noto è ovviamente la feta, un formaggio di capra bianco, che a seconda della provenienza può essere più o meno aspro. Una menzione meritano il kaséri (κασέρι), il manouri (μανούρι), tipico  di Creta, che viene spesso cotto alla piastra e l’anthòtiro (una specie di ricotta).

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Rebetiko, l’intensa canzone popolare greca

La musica rebetika è sicuramente una costante delle notti ateniesi. Il genere rebetiko si può ascoltare in alcuni locali specializzati (rebetadika) dove si suona esclusivamente questo tipo di canzoni; alcuni dei pezzi più famosi sono inoltre sempre nel programma delle taverne che propongono musica dal vivo. Ma come mai questo genere è così diffuso e quali sono le sue caratteristiche? Senza volere fare una trattazione troppo accurata dell’argomento vediamo cosa si intende per musica rebetika e quali sono state i momenti più importanti della sua evoluzione.

Il termine rebetiko (ρεμπέτικο) definisce il tipo di canzone popolare nato alla fine dell’800 e sviluppatosi fino agli anni 30 del 1900. In particolare, il terreno su cui cresce il genere  è quello delle zone portuali di alcune città greche come il Pireo, Volos e Thessaloniki; in seguito il rembetiko si espande fino a conquistare altre città greche. Un filone simile- ma che presenta proprie diversità- si sviluppa invece dalle parti di Patrasso.

Il rebetiko (o musica rebetika) nasce quindi nei bassifondi della società greca, da persone emarginate che cercano di tramutare i loro disagi in musica. I temi trattati dalle canzoni sono spesso molto seri: povertà, prigione, uso di droghe, storie d’amore contrastato, problemi sociali, prostituzione. Nonostante la gravità degli argomenti non è raro che però i testi parlino agli ascoltatori in modo ironico e talvolta scherzoso.

Gli strumenti tipici della canzone rembetika sono il bouzouki e la chitarra; spesso nelle melodie si può ascoltare il baglamàs (un altro stumento a corda) unitamente al violino, al piano e al contrabbasso.

Uno strano suono che si può udire di tanto in tanto nelle canzoni è quello di un komboloi che sbatte contro un bicchiere di vetro; poiché il pubblico nelle taverne era solito accompagnare in questo modo i musicisti, il suono venne adottato poi in alcune incisioni.

Al pari di altri generi musicali, il rebetiko ha attraversato diverse fasi:

  • fine ‘800- inizi ‘900: origini del movimento
  • 1922-1932: periodo dove dominano i ritmi provenienti da Smirne
  • 1932-1942: periodo della rebetika classica
  • 1942-1952: periodo della diffusione

Il rebetiko, come già accennato, nasce nelle città portuali, in Grecia e nelle colonie greche dell’Asia Minore. La mancanza di testimonianze scritte rende però difficile descrivere dettagliatamente le prime fasi del movimento musicale.

Nelle prime decadi del ‘900 il centro del rebetiko diventa ufficialmente Smirne; in questo periodo i suoni sono fortemente influenzati dalle melodie ottomane. A seguito della catastrofe microasiatica (che vede migliaia di coloni abbandonare le loro abitazioni e tornare in Grecia) sono proprio i compositori provenienti dall’Asia a contribuire in modo determinante allo sviluppo della musica rebetika in Grecia.

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Lo stanziamento dei profughi microasiatici nei centri urbani greci infonde nuova linfa al scena musicale grazie alle componenti anatolitiche giunte insieme a loro. Oltre alle proprie innovazioni, i compositori ed interpreti smirneici, spesso molto preparati musicalmente, apportano un inusuale virtuosismo al genere rebetico. A questo proposito, le figure di Spyros Peristeris e di Panagiotis Toundas, sono capisaldi che hanno enormemente influenzato lo sviluppo successivo del rebetiko.

Dalle città portuali dove la presenza microasiatica è più netta, il rebetiko si sviluppa acquisendo caratteristiche locali e in seguito viene esportato nel resto del Paese. Su una scena prevalentemente maschile si affacciano quindi sulla alcune voci femminili considerate tuttora tra le migliori interpreti della canzone rebetika (Eskenazi, Papagkika, Chaskil, etc…).

Nella fase denominata “classica”, il rebetiko si è ormai affermato come musica popolare di sempre crescente successo. Nel corso degli anni ’30 il genere deve affrontare la censura imposta dal dittatore Metaxas che giudica alcune delle tematiche trattate sconvenienti e quindi impone agli autori di adattare i testi delle proprie canzoni.

Dopo la battuta d’arresto causata dalla censura, il rebetiko torna il voga alla fine del secondo conflitto mondiale, con altri autori e tematiche parzialmente diverse. Il genere ora insegue un successo di pubblico più ampio e per farlo si avvale di testi di portata popolare e di interpreti conosciuti. In questi anni inizia a splendere l’astro di Vassilis Tsitsanis che viene accompagnato, tra le altre cantanti, dall’indimenticabile Sotiria Bellou.

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In quel periodo iniziano gli studi approfonditi sul genere musicale e si rimaneggiano alcune canzoni delle origini del movimento, come quelle di Markos Vamvakaris, attivo negli anni ’30 del secolo scorso.

Negli anni ’70, inoltre, la protesta contro la dittatura della giunta fa proprie le canzone rebetike degli inizi condividendo il messaggio di disagio sociale in esse racchiuso.

In seguito, la musica rebetika diventa- grazie al lavoro di autori ed interpreti moderni – sempre più la musica popolare per eccellenza. Avendo perso in parte la sua carica di protesta per le difficili condizioni sociali degli inizi del secolo, acquisisce però una diffusione che le assicura una popolarità senza precedenti.

Ai giorni nostri la rebetika è suonata in tutte le taverne, turistiche o no, che prevedano un programma musicale. Alcuni capolavori del rebetiko, infatti, sono indiscutibilmente attuali ed ascoltarli rende partecipi di una Grecia lontana nel tempo ma tuttora perfettamente vivida.

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Tradizioni

Komboloi: non un semplice passatempo!

A tutti quelli che sono venuti almeno una volta in Grecia è capitato sicuramente di vedere uomini di ogni età tenere in mano una specie di “collana” formata da piccole pietre e passarla ritmicamente tra le dita.

Questo elemento così particolare della cultura greca- molti di voi lo sapranno- si chiama komboloi (κομπολόι, plurale κομπολόγια komboloya). Si tratta di una fila di perle passate su una sottile corda le cui estremità vengono legate tra di loro e spesso sormontate da un’altra perla.

Ai più questo oggetto più sembrare solo uno strumento contro la noia, un anti-stress o un metodo per evitare di fumare troppo. Il komboloi ha sicuramente tutte queste funzioni ma è comunque, nel suo complesso, molto di più.

Il komboloi non è semplice passatempo per i greci, ma una filosofia; li accompagna in ogni momento della giornata, nei momenti di gioia e di dolore. E’ un fedele compagno che addolcisce la loro anima, li solleva dallo stress, soffre e festeggia insieme a loro.

Il komboloi è composto da perle di diversi materiali (legno, ceramica, vetro, osso) ed è presente in diverse gradazioni di colori. I komboloya più prestigiosi sono comunque quelli in ambra.

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L’origine del komboloi è tuttora incerta poichè assomiglia a strumenti di preghiera presenti in molte religioni e ciò rende difficile l’attribuzione univoca ad una cultura di provenienza. A differenza di questi però il numero delle pietre del komboloi può variare e le perle possono scorrere lungo il filo che le tiene insieme.

Il komboloi è stato dapprima un simbolo di potere delle alte classi sociali: i signori locali portavano con loro un pesante e prezioso komboloi che terminava con un’estremità di seta da poter accarezzare.

Il trascorrere del tempo lo ha reso però un accessorio ad appannaggio di particolari categorie di uomini che vivevano ai margini della società come i rembetes (musicisti di musica rembetika) e di altri personaggi che una volta si guadagnavano il sospetto se non il disprezzo delle classi più elevate. Tra questi i manghes* (μάγκες), che utilizzavano il rumore prodotto dallo schiocco delle pietre le une sulle altre per annunciare in maniera scenografica la loro presenza.

I manghes elaborarono a questo scopo un loro tipo di komboloi togliendone la parte finale in seta in quanto rendeva più difficoltoso il poter girare e far colpire le pietre fra di loro. Questa variante, più funzionale, è quella tuttora più diffusa in commercio.

Il trascorrere del tempo ha fatto in modo che il komboloi conquistasse tutte le classi sociali divenendo molto popolare ma restando comunque un accessorio prettamente maschile.

Acquistare un komboloi è spesso un piccolo investimento, monetario e sentimentale. Non solo perché si tratta di un oggetto che spesso accompagna il proprietario per molto tempo e in ogni situazione ma perché alcuni di questi oggetti possono arrivare a costare cifre non indifferenti se realizzati a mano e con materiali pregiati.

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I komboloya più elaborati, prodotti artiginalmente con pietre semi-preziose o metalli di valore si trovano in appositi negozi chiamata kombologàdika. Questo tipo di sono diffuse in tutta la Grecia ma la città che detiene il primato della produzione è sicuramente Nafplio dove è possibile visitare addirittura il “Museo del komboloi”.

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*Μάγκες (manghes)= si tratta di personaggi dell’Atene degli anni ’70-80 dell’800 provenienti delle classi sociali più basse e caratterizzati da un’esagerata sicurezza di sè mista a prepotenza. Tipico del mangha era l’aspetto che prevedeva lunghi baffi, scarpe con la punta e immancabile komboloi. Alla cintura portavano spesso piccole armi (non erano rari, tra manghes, episodi di violenza). Sono figure molto colorite e hanno lasciato comunque un segno nella cultura greca moderna.

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Cultura e foto, Siti archeologici

Accademia di Platone: connubio perfetto di passato e futuro

Se siete ad Atene e volete visitare uno dei siti archeologici più significativi senza dovervi spostare di molto, provate a programmare un giro all’Accademia di Platone, in zona Metaxourghio.

L’Accademia (in greco, Akadimìa) fu fondata da Platone attorno al 387 a.C accanto a quello che una volta era un piccolo bosco al di fuori della città di Atene. La zona, che diede il nome alla scuola si chiamava Akadimìa, dall’eroe greco Akàdimo; il luogo era sacro per la presenza di alberi di ulivo, simbolo della dea Atena, protettrice della città.

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Il parco dell’Accademia platonica nel tessuto urbano di Atene (Google)

L’Accademia, pur essendo di fatto un’istituzione religiosa votata al culto di Apollo e delle Muse, era- al pari della scuola di Aristotele – un luogo di istruzione per i giovani dei ceti elevati, greci e stranieri.

Alcuni tentativi per individuare la posizione precisia dell’Akadimìa erano stati già fatti all’inizio del secolo scorso ma senza successo. Bisognerà aspettare fino al 1930 perchè si riesca a trovarne l’esatta collocazione e a portare in superficie gran parte del sito archeologico che si può vedere ai giorni nostri.

Attualmente, della scuola di Platone sono visitabili poche ma emblematiche rovine nell’odierna zona di Metaxoughio- Kolonò, su odòs Kratilou. Si possono scorgere le fondamenta del ginnasio- dove i giovani si allenavano nelle discipline fisiche-, del cortile e di diversi altri edifici facenti parte del complesso.

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Le antiche pietre dell’Accademia (Srdk)

Accanto al sito archeologico, è sorto un interessante museo la cui  caratteristica principale è quello di essere quasi interamente virtuale. Attraverso le ricostruzioni al computer si può “passeggiare” nell’antica Accademia, conoscere i fondamenti della dottrina di Platone e capire quale influenza il suo pensiero abbia avuto per le filosofie successive. Il tutto spiegato in maniera semplice e talvolta ludica.

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Il museo digitale (Srdk)

Data la sua particolarità, il museo vale davvero una visita; noi vi consigliamo di passare prima ad ammirare i ritrovamenti archeologici situati nell’adiacente parco per meglio comprendere l’esposizione digitale. 

Una visita a questo sito archeologico ed annesso museo è imprescindibile per gli amanti di Atene e delle antichità greche, non solo per l’importanza che il luogo riveste. La zona di Metaxourghio è un vivace quartiere popolare ed una sortita da queste parti sicuramente verrà apprezzata da chi vuole evitare le solite destinazioni inflazionate. 

Per un’immersione totale  e respirare un’aria davvero ateniese provate infine a ristorarvi all’adiacente “Taverna tou Platona”, un locale semplice con un’ottima cucina tipica, frequentato in gran parte dalla gente del posto.

Sito archeologico dell’Akadimia Platonos

Luogo: Parco Akadimias Platonos, entrata da odòs Kratilou

Orario entrata: sempre aperto

Biglietto: ingresso gratuito

Museo digitale dell’Akadimia

Luogo: odòs Alkmenos 1 

Orario entrata: da martedì a domenica dalle 9.00 alle 16 (lunedì chiuso)

Biglietto: ingresso gratuito

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Cultura e foto

Il significato dei nomi delle stazioni della linea 3

Amici di SRDK, dopo aver visto i significati dei nomi dell’ilektrikòs e della metro 2 non resta che completare la ricerca passando in rassegna le fermate della metro 3.

La linea 3 della metro di Atene, segnata sulle cartine in colore blu, è la più nuova di tutte e corre in direzione ovest- est da Chaidari fino all’aereoporto E. Venizelou; alcuni dei treni, per garantire un servizio più efficiente nella tratta urbana, si fermano però ad un capolinea intermedio, alla fermata Doukissis Plakentias.

La metro 3 è stata inaugurata nel 2000 insieme alla metropolitana 2 ed inizialmente il suo percorso andava solo dalla stazione di Monastiraki a quella di Ethnikì Amyna. In breve tempo è stata allungata da Ethnikì Amyna sino a servire l’aereoporto mentre nel 2007 al tragitto sono state aggiunte alcune fermate da Monastiraki fino a Egaleo.

L’ultimo ampliamento, conclusosi pochi anni fa, è stato quello che ha portato alla realizzazione della fermata Agia Marina al confine tra i sobborghi di Aghia Varvara e Chaidari.

Come per la linea 2 la proclamazione di Atene come sede dei giochi olimpici del 2004 ha inoltre aggiunto ulteriore impulso affinchè la tratta iniziale fosse completata in tempi brevi.

Un ampliamento della linea 3 fino al nuovo capolinea del Pireo è attualmente in corso. I lavori, che si concluderanno tra un paio di anni, hanno portato alla scoperta di interessanti reperti.

Passiamo a vedere quindi le varie stazioni e il significato dei loro nomi muovendoci da Spata- dove si trova l’aereoporto verso ovest fino ad arrivare a Chaidari.

Aerodromio: La stazione capolinea non poteva non prendere il nome dell’aeroporto. Si trova in località Spata.

Koropì: La seconda stazione della linea blu prende il nome dall’abitato di Koropì. Koropì è l’ultima stazione dove si può arrivare, partendo dal centro, con il biglietto urbano.

Peania- Kantza: Questa fermata serve due paesi. Quello di Peania è attestato fino dall’antichità con lo stesso nome con cui lo si conosce attualmente. Kantza è un sobborgo di Pallini e prende il nome dal proprietario che tempo addietro possedeva i terreni sui quali l’insediamento si è sviluppato.

Pallini: Il dimos di Pallini, tra i più antichi della zona di Atene, deve il suo nome all’antico sovrano Pallas, membro della famiglia dell’altrettanto mitologico Teseo.

Doukissis Plakentias: La duchessa a cui la stazione è dedicata era una nobile di origini americane vissuta nell’800, grande sostenitrice e finanziatrice della lotta greca per l’indipendenza dal giogo ottomano. Il titolo le era stato assegnato poiché aveva sposato un ufficiale di Napoleone divenuto poi duca di Piacenza.

Chalandri: La fermata serve l’abitato di Chalandri, un sobborgo tra i più verdi e ben tenuti a nord di Atene. L’etimologia del nome non è del tutto sicura. Una teoria la associa al termine “Chiliandrìon” (mille uomini) che indicava la popolazione maschile di un tempo. Un’altra teoria fa derivare la parola dai termini turchi chalà (che designava con rispetto le persone di età avanzata) e derè (ruscello) e quindi stava ad indicare i possedimenti attraversati da acque correnti in questa località.

Agia Paraskevì: Il dimos di Agia Paraskevì, abitato sin dall’antichità, prende il nome dalla chiesa omonima che si trova in posizione centrale rispetto all’insediamento stesso.

Nomismatokopìo: La fermata, situata nell’abitato di Chalandri, è così chiamata dall’edificio del conio di Stato (nomismatokopio, ovvero la zecca) che sorge a poca distanza.

Cholargòs: La stazione serve la zona omonima, abitata dai tempi antichi sino a quelli odierni. Illustre cittadino del dimos è stato Pericle, in onore del quale- pur non essendo sicuri i confini dell’antico Cholargòs – il recente abitato ha preso il nome. Secondo l’etimologia più accreditata il nome in antichità indicava quanto gli abitanti fossero “poco inclini alla collera”.   

Ethnikì Amyna: Il nome della stazione si deve al ministero della Difesa Nazionale che si trova a pochi passi dalla fermata.

Katechaki: La stazione metropolitana si trova sulla strada di grande circolazione dedicata al famoso generale e politico G. Katechakis che prestò servizio come combattente e come parlamentare nelle prime decadi del ‘900.

Panòrmou: La fermata, che serve il quartiere omonimo, prende il nome da Pànormo, una cittadina che si trova in Asia Minore. Come molte altre località della costa turca prima della tragedia microasiatica questa località era abitata da numerosi greci.

Ambelòkipi: La zona ricorda i molteplici vigneti (ambeli è la vite) che si trovavano nei dintorni prima del rapido sviluppo edilizio, nella seconda parte del secolo scorso, di questa parte di Atene.

Megaro Moussikìs: A poca distanza dalla fermata sorge la camera dei concerti (megaro moussikìs, appunto) di Atene dove vengono rappresentate ogni anno diverse opere musicali.

Evanghelismos: La fermata prende il nome dall’adiacente ospedale Evanghelismos che si trova in zona Kolonaki.

Syntagma: Una delle più importanti stazioni di tutte le linee metropolitane prende il nome da Platìa Syntagma o Syntagmatos. Il riferimento è alla “Costituzione”, nome scelto perché qui sorge il Parlamento greco. Fermata di scambio con la metro 2, Syntagma presenta ai passeggeri un piccolo museo che espone i reperti più rinvenuti durante gli scavi per la costruzione della stazione.

Monastiraki: Se dalla stazione si esce nella piazzetta non si può non notare una piccola chiesetta, una volta  piccolo monastero, (“monastiraki”, appunto) che la domina. Piccola curiosità: al livello delle banchine dell’ilektrikos (o linea 1), in direzione Kifissia si possono vedere dei ritrovamenti archeologici molto significativi.

Keramikòs: La fermata si trova a poca distanza dal sito archeologico del Keramikòs, l’antico luogo di  sepoltura per le personalità illustri di Atene che si allungava fino alle porte della città. Il nome deriva dal quartiere usato in epoche remote prima dai vasai che lavoravano la ceramica e poi abbandonato in seguito alle numerose piene del fiume Eridanòs che scorre tuttora tra le rovine.

Eleònas: La zona servita da questa stazione della metropolitana deve il suo nome- che significa uliveto- ai molti alberi di questo genere presenti in passato nei dintorni. Del resto ad Eleonas, poco dopo il Giardino Botanico, pare si trovasse l’”ulivo di Platone”, secondo la leggenda proprietà del filosofo che poco distante teneva lezioni nella sua Accademia. Il presunto albero è conservato all’interno della Facoltà di Agraria dell’Università di Atene.

Egaleo: Il dimos di Egaleo dà il nome al precedente capolinea della linea blu. La zona è stata chiamata così dal monte che la sovrasta; Egaleo sembra significhi, secondo un’interpretazione, “popolo delle capre”. Sul monte Egaleo Serse, nel 480 a.C., assistette alla sconfitta della flotta persiana nella battaglia di Salamina.

Agia Marina: La fermata, capolinea provvisorio della linea in direzione ovest, all’inizio si darebbe dovuta chiamare Chaidari. Non trovandosi però la stazione esattamente in questo dimos si è deciso di attribuirle il nome della chiesa nei pressi della quale sorge la fermata stessa.

Il prolungamento della metropolitana in direzione sud prevede la costruzione di sei nuove stazioni fino a giungere nel centro del Pireo. Le nuove fermate si chiameranno Agia Varvara, Korydallòs, Nikea, Maniatika, Pireas, Dimotikò Theatro.

 

 

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La Grecia sotto l’ombrellone: consigli di lettura/saggi greci

Cari amici, siamo giunti all’ultimo appuntamento con i consigli per le letture estive “Made in Greece” o che comunque parlano di Grecia.

Questa volta SRDK vi propone delle un po’ più “impegnative” ma comunque piacevoli, per approfondire alcune tematiche rilevanti senza cadere nella noia; la scelta è caduta su alcuni saggi che parlano della Grecia contemporanea e su uno dei romanzi che meglio tratta le conseguenze della crisi economica che attanaglia la Grecia. Infine, un libro sull’indiscusso simbolo di Atene e della Grecia, il Partenone, per capire il motivo del suo fascino millenario.

 

Atene in bilico tra passato e presente

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Atene, cannella e cemento armato. Percorsi e riflessioni con Markaris e gli altri, Patrizio Nissirio

Se amate Atene e ne rifiutate quell’immagine un pò sterotipata di Partenone e souvlaki che viene propinata a molti turisti non potrete non apprezzare questo viaggio molto particolare nella “vera” capitale greca. Aiutato da alcuni tra i nomi più in vista della letteratura greca contemporanea (Markaris, Alexakis ed altri) l’autore passeggia tra le vie di questa caotica metropoli cresciuta frettolosamente all’ombra del suo glorioso passato. Un’Atene che reclama, attraverso i sapori della sua cucina, il suo forte legame con l’Oriente. Una città che vive un difficile periodo di assestamento ma che non si piega, a suo modo, alla crisi spietata che la attanaglia da anni.

 

Una Grecia diversa

 

Un’estate in Grecia: 4000 km ai confini dell’Europa nell’anno della crisi, Giuseppe Ciulla
Se volete percorrere la Grecia in modo alternativo e vederla con un’ottica diversa questo libro vi offre quello che cercate. Interessante viaggio attraverso il Paese per mostrare una Grecia fuori dai soliti schemi, per raccogliere testimonianze che aprono gli orizzonti, fisici e mentali. Il cammino tocca località poco note al turismo ma che lasciano il segno in chi si ferma, luoghi che appagano per le bellezze naturali e per la straordinarietà dei loro abitanti.

 

L’antico splendore della città dei filosofi

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Atene, la città inquieta, Mauro Bonazzi

Questo saggio piacerà sicuramente agli amanti della Grecia antica e del pensiero filosofico andato sviluppandosi nell’Atene classica. La città del politico Pericle, del pensatore Socrate e del poeta tragico Eschilo è vista come un luogo di vivo fermento, in ascesa verso una supremazia non solo economica ma soprattutto culturale sulle altre polis greche. Accanto a chi si interroga sulla natura dell’uomo, sulle sue capacità e- soprattutto- sulle sovrastrutture che ha creato c’è chi non manca di sottolinearne le mancanze e i limiti. Un affascinante excursus tra le personalità culturali che più hanno lasciato il segno nell’epoca d’oro di Atene.

 

Fascino inalterato

 

Il Partenone, Mary Beard

Il simbolo più riconoscibile della Grecia suscita ammirazione dopo svariate centinaia di anni dalla sua costruzione. Nonostante i danni- causati dalla natura e dall’uomo-, i rimaneggiamenti, i saccheggi quel che resta del monumento simbolo dell’epoca d’ora di Atene è tuttavia in grado di colpire migliaia di visitatori ogni anno. Questo libro ripercorre piacevolmente la storia del Partenone e spiega a cosa è dovuto il suo fascino senza limiti.

 

Scappare dalla crisi si può?

 

Dal mare verrà ogni bene, Christos Ikonomou

Un gruppo di ateniesi si trasferisce su un’isola dell’Egeo per allontanarsi alla crisi che ha coinvolto la Grecia e la sua capitale. Purtroppo però ad attenderli non c’è la tanto agognata sicurezza ma bensì lo stesso sistema (se non peggiore) a cui erano abituati sulla terraferma. Per cambiare la situazione non resta che iniziare a lottare…

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La Grecia sotto l’ombrellone: consigli di lettura/gialli greci

Nella seconda “puntata” dedicata alle letture greche da spiaggia- ma non solo- SRDK vi consiglia alcuni tra i titoli più rilevanti di gialli greci.

I libri polizieschi greci sono andati, negli ultimi anni, aumentando di numero e di qualità; purtroppo però sono tuttora pochi gli autori tradotti nelle altre lingue e così la scelta per il pubblico straniero resta limitata. Nonostante questo SRDK ha preparato una lista di consigli che uniscono trame convincenti e atmosfere intriganti.

Immancabili, ovviamente, alcuni tra i libri del conosciutissimo giallista Markaris, che offre la sua particolare visione della società greca e sceglie spesso come sottofondo della sua trama la caotica Atene.

Uno scrittore di origini greche, invece, Thodoros Kallifatidis, ci porta coi suoi scritti in Nord Europa ma non perde occasione di parlare, oltre che di delitti, del difficile ambientamento di chi si trasferisce in un diverso Paese.

Infine, a chi vuole perdersi nelle ambientazioni della Grecia antica, consigliamo alcuni titoli della scrittrice Margareth Doodle che ha trasformato in detective niente meno che Aristotele.

 

Un’estate (noir) davvero greca

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La lunga estate calda del commissario Charitos, Petros Markaris

Il più famoso commissario greco- Kostas Charitos, nato dall’inventiva del giallista Markais- si trova in grossa difficoltà quando una sedicente organizzazione terroristica sequestra un traghetto con a bordo alcune centinaia di passeggeri. Dietro il sequestro ovviamente c’ di più, un intrigo fatto di interessi diversi complicato da smascherare. Intanto il commissario indaga su una serie di delitti che insanguinano la capitale. Poliziesco imperdibile per lo spaccato di Atene che trapela dalle pagine e che la trasformano in un inaspettato palcoscenico noir.

 

Un commissario in vacanza

la balia

La balia, Petros Markaris

Il commissario Charitos, decide di concedersi una vacanza e di visitare Costantinopoli. Ma nemmeno fuori dal territorio ellenico pare che per il poliziotto possa esserci riposo. Un greco con cui fa conoscenza chiede il suo aiuto per ritrovare la sua vecchia balia, scomparsa misteriosamente. Charitos, allora, si addentra nel fitto mistero conducendo un’indagine tutt’altro che facile dietro la quale si nascondono insospettabili vendette. Da leggere per assaporare un po’ medioriente.

 

Non è affatto come sembra

un semplice delitto

Un semplice delitto, Thodoros Kallifatidis

L’autore di questo giallo, in questo come in altri romanzi, concede ampio spazio ai sentimenti e alla vita privata dei protagonisti; nel farlo però non toglie per nulla sostanza alla trama. In primavera, il disgelo delle acque della baia di Stoccolma porta alla scoperta di un tragico omicidio. Quello che appare come un ordinario caso per la detective che se ne occupa diventa l’occasione per narrare un sottobosco umano intrigante e a tratti sconvolgente.

 

Un filosofo prestato alle indagini

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Aristotele e i veleni di Atene (Aristotele detective), Margaret Doody

Ambientato nel 330 a.C in un’ Atene che sta perdendo pian piano prestigio, questo giallo presenta come detective niente meno che il filosofo greco Aristotele, prestato alle indagini per esigenze di trama. Il famoso personaggio si dovrà misurare con tre diversi casi, tutti a prima vista molto complicati. Corso in aiuto del suo allievo Stefanos si saprà districare  tra assassini, accuse di empietà ed interessi politici striscianti. Nella narrazione entrano personaggi inventati tanto quanto personalità influenti dell’Atene di quel tempo.

 

Rapimenti nella Grecia antica

aristotele giustizia poetica

Aristotele e la giustizia poetica (Aristotele detective), Margaret Doody

Mentre le truppe di Alessandro marciano alla conquista della Persia, il resto del Mediterraneo, sconvolto dalle devastazioni del macedone, è invaso da un’orda di fuggiaschi. Ad Atene, intanto, durante la festa dei Fiori, i festeggiamenti vengono adombrati dal rapimento di una ricca ereditiera. Aristotele e il suo allievo Stefanos si incaricano di risolvere il caso e si incamminano alla volta di Delfi. Nel percorso si imbattono però in diversi episodi che fanno loro pensare che la sparizione della donna nasconda qualcosa di inquientante. Solo l’oracolo di Delfi sembra poter dare la risposta all’enigma.

 

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Altre “stranezze” della cultura greca

Dopo aver visto alcune delle stranezze greche – che altro non sono che consuetudini locali a cui gli stranieri non sono abituati-in questo post parliamo di altre caratteristiche culturali tipicamente elleniche, interessanti per chi vuole approfondire meglio la cultura e trovarsi a proprio agio in ogni situazione!

 

  • Dare del tu con facilità

In greco la forma di cortesia si esprime dando all’interlocutore del “voi”, usato solitamente per comunicare rispetto o deferenza. In teoria, la si dovrebbe usare comunque per sottolineare una certa mancanza di confidenza tra persone di età diverse o che si conoscono poco. In Grecia però capita spesso che le persone si diano e diano del tu nonostante le circostanze e la forma non lo consentano. Di solito non lo fanno per sminuire l’altro ma semplicemente per metterlo a proprio agio e creare una comunicazione più immediata; sono solo poco cerimoniosi, insomma. Non significa però che non si trovino persone che ottemperano agli obblighi dell’etichetta e che usano correttamente il “voi”. Questo modo di fare però può lasciare sbalorditi all’inizio coloro che sono abituati a rispettare una certa cortesia ma una volta fattaci l’abitudine e capiti i motivi che in genere non ci si fa più caso.

 

  • Avere degli auguri per tutto

Nonostante, come abbiamo visto, il greco possa definirsi talvolta una lingua abbastanza“informale”, una delle caratteristiche più impressionanti (in positivo) della cultura greca è quella di aver degli auguri per tutti i momenti e per le situazioni. Importante, in certi casi è la corretta tempistica con cui questi vanno espressi; alcuni si pronunciano prima di un evento, altri dopo. Parlando della quotidianità oltre ai soliti kalimera (buongiorno), kalispera (buonasera) etc…abbiamo auguri insoliti come “kalò ksimeroma” (buon risveglio, si usa augurarlo insieme alla buonanotte, non la mattina), kalì ebdomada (buona settimana), kalo mina (buon mese) che sono usatissimi.

Si esclama me geia (con salute), quando qualcuno compra qualcosa o si taglia i capelli; questo augurio diventa kalò riziko quando si tratta di un acquisto duraturo (come una casa o un’auto).

Quando ci si saluta e uno dei due si allontana la persona che resta augura sto kalò (verso il bene) oppure kalò dromo (buona strada, se l’altro si sposterà con qualche veicolo) oppure kalò taksidi (buon viaggio) se il percorso è davvero lungo. Ogni cerimonia ha poi delle specifiche felicitazioni o formule. Un momento particolare come il matrimonio- per citarne uno- ad esempio ha un’etichetta propria. In genere gli invitati si complimentano con i nubendi e i famigliari stretti usando i ora i kalì (che il momento possa essere propizio agli sposi) prima della cerimonia, terminata la quale sfilano in ordine davanti agli sposi esclamando na zisete (che viviate-assieme a lungo) e a testimoni e genitori pronunciando na sas zisoun (che vi vivano). A loro volta gli sposi e ringraziano semplicemente chi è già sposato e rispondono kai sta dikà sou/sas (che si potrebbe tradurre con “altrettanto quando succederà a te”) a chi invece è single o fidanzato.

 

  • Considerare l’onomastico più importante del compleanno

 

In Grecia la festa personale più sentita non è il compleanno, bensì l’onomastico. Come abbiamo visto nel primo post sulle curiosità greche ,alcuni nomi sono piuttosto diffusi e così capita che, nello stesso giorno, festeggino tantissime persone, magari della stessa famiglia (visto che i nomi si passano spesso dai nonni ai nipoti). L’onomastico di una persona, essendo una ricorrenza importante, non va dimenticato da amici e parenti. Ma come si fa a non commettere errori? Semplice, si segue l’eortologio, uno speciale calendario che indica per ogni giorno, i festeggiati e che ogni greco consulta abbastanza frequentemente. L’eortologio è particolarmente importante nei casi in cui l’onomastico possa variare collocazione nel calendario. Questo succede perché, in alcuni anni, le onomastikès giortès (ovvero gli onomastici) a ridosso del periodo di Pasqua possono cadere durante la Quaresima- dove non sono permessi festeggiamenti- e quindi vengono spostate dopo le celebrazioni pasquali.

 

  • Rimanere senza nome “ufficiale” fino al battesimo

Abbiamo sottolineato più volte l’importanza del nome di una persona nella cultura greca. Un esempio che rende bene il concetto è legato è l’usanza di non assegnare un nome “ufficiale” al bambino o alla bambina prima del battesimo. In teoria, se i genitori seguono la tradizione, è facile che diano al primogenito o alla primogenita il nome del nonno o della nonna (in genere si inizia con i genitori paterni e poi si passa a quelli materni). Quindi il nome che prenderà il figlio/a è ampiamente prevedibile; ciononostante nessuno chiama il neonato con quel nome prima che esso venga pronunciato al suo battesimo. In sostituzione, per parlare al/del bambino, si usa bebi (per un maschietto) o beba (se si tratta di una femminuccia). Figure importanti nella cerimonia del battesimo sono il nonòs o la nonà ovvero il padrino o la madrina, i primi che pronunciano il nome del piccolo o della piccola durante la funzione battesimale. Solo dopo che il prete ha esclamato a sua volta il nome scelto, questo viene ufficializzato e si può iniziare a chiamare il piccolo con il suo nome.

 

  • Cedere il biglietto dei mezzi pubblici

Se vivete ad Atene vi sarà capitato sicuramente di vedere persone che, una volta uscite dalla metro o scese dai mezzi, lasciano il proprio biglietto sulle obliteratrici o lo offrono a chi sta per salire a bordo. Chi ha completato il proprio percorso e si trova con biglietto valido in mano spesso lo cede volentieri a chi non può permetterselo. Questa è diventata una pratica abbastanza diffusa, nonostante il regolamento dei mezzi lo vieti, soprattutto in questi anni di difficile crisi.

 

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I primi piatti della cucina greca

Amici di SRDK, qualche tempo fa vi abbiamo aperto l’appetito parlando degli antipasti greci più diffusi; è il momento quindi di proseguire il nostro viaggio all’interno della cucina greca parlando questa volta di primi piatti e di zuppe. Sapete cosa sono le chilopìtes? Ordinereste degli giourvalakia? Provereste del gamopilafo? Se siete indecisi non vi resta che leggere il nostro articolo e i primi piatti greci per voi non avranno più segreti!

Zimarikà

In Grecia, le preparazioni che hanno come ingredienti principali farina di grano o semolino prendono il nome di zimarikà.

In Grecia il concetto di pasta come lo intendiamo noi è arrivato perchè importato proprio dal nostro Paese. Sebbene gli scaffali dei supermercati tracimino di diversi formati di spaghetti, maccheroni, fusilli e quant’altro la pasta non si mai davvero guadagnata un posto di rispetto all’interno dell’alimentazione quotidiana greca. Il più della volte viene consumata in quanto vista come piatto facile e veloce (soprattutto grazie alle salse pronte con cui la si accompagna) senza particolare attenzione alla sua corretta preparazione. In Grecia- nei ristoranti o invitati a casa di amici- è facile mangiare pasta scotta, condita in modo approssimativo e servita  insieme ad un secondo; ad esempio, non è infrequente che gli spaghetti (magari sconditi) facciano da contorno a polpette o a carni al sugo. Insomma, viene vista più come accompagnamento o, nei casi in cui è servita da sola, come un alimento a cui bisogna abbinare qualcosa (non importa se il condimento è più o meno pesante). Questo è in parte dovuto al fatto, di cui abbiamo parlato in Usanze greche a tavola, che l’alimento per eccellenza secondo la mentalità greca è la carne, la sola in grado di assicurare davvero un pasto come si deve.

Ovviamente non vi invitiamo a provare la pasta in versione greca in quanto, come tutti i cibi non autoctoni, è troppo adattata ai gusti locali. Un’eccezione è però costituita dalla garidomakaronada, la pasta ai gamberi, (meglio se condita con salsa all’ouzo) che d’estate, su qualche isola, vi può riservare qualche piacevole sorpresa.

Pasta di dimensioni più piccole, sempre di grano, viene in genere servita insieme allo giouvetsi che può essere di carne (di solito di agnello) o di pesce.

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In Grecia però non circola solamente la pasta di grano duro. Una buona tradizione di pasta all’uovo è presente da secoli ed è particolarmente definita nel Peloponneso. Famose, questo proposito, sono le chilopìtes ovvero dei quadratini (o delle striscioline) di pasta all’uovo da aggiungere a zuppe e minestre. Spesso oltre che gustate in questo modo, vengono servite assieme alla carne.

Oltre alle chilopites un altro ingrediente da aggiungere durante la stagione fredda alle zuppe è il trachanàs, ovvero un preparato di farina e latte che una volta essiccato si agglomera in chicchi di grandezza variabile. Il trachanas può essere impastato in due varianti: dolce o acido (glikòs o ksinòs). In quello acido si aggiunge dello yogurt. Di solito si gusta cuocendolo da solo (aggiungendo all’acqua burro o latte) oppure arricchendolo con un po’ di salsa di pomodoro. La zuppa che se  ne ricava è molto nutriente e corroborante, assolutamente da provare.

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Sempre derivato dal grano ma gustato preferibilmente senza brodo, il pligoùri– proveniente dal Medio Oriente- accompagna in genere piatti di carne in salsa oppure viene utilizzato come ripieno in quelli di pesce e lo si può trovare addirittura dentro alle insalate.

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La proposta SRDK:

Siete amanti della cucina greca? Queste e altre golose ricette le potete trovare nel ricettario di una delle più famose cuoche greche, La cucina di Vefa:

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Soupes

Accanto alle minestre che abbiamo visto sopra la cucina greca- soprattutto quella del Nord- è ricca di zuppe (soupes), in genere preparate con verdure e arricchite con zimarichà o riso (rizi). Sono presenti inoltre alcuni tipi di vellutè ma a differenza che in altri Paesi l’amido che si usa per renderle dense deriva dal riso o da alcuni tipi di legumi.

Le zuppe più consumate sono quelle a base di carne o di pollame: tra le tante la kotosoupa (zuppa di pollo) o la maghiritsa (zuppa di interiora di agnello), tipica della Pasqua.

Tutti i genere di legumi (lenticchie, ceci, etc…) sono poi consumati assieme ad un brodo di verdure ma senza l’aggiunta di pasta o riso. Una delle più famose- e piatto tipico di Katharà Deftera, il giorno in cui inizia la Quaresima- è la fasolada, ovvero la zuppa di fagioli.

Le zuppe sono in genere preferite d’inverno poichè d’estate le temperature sono davvero molto elevate e non esistone delle vere e proprie zuppe da gustare fredde.

Rizi

Il riso in genere non ha molto spazio nella cucina greca, almeno come siamo abituati a gustarlo noi. In genere il riso non viene aggiunto alle minestre e si preferisce consumarlo senza condimenti come contorno della carne. Spesso, in questo caso, la tipologia di riso usata è quella basmati.

Seppur non presente nelle zuppe tradizionali il riso è uno degli ingredienti fondamentali degli giourvalakia (delle palline di carne, riso e spezie) che vengono accompagnati da una salsa avgolemono (cioè con uovo e limone); molti greci considerano questo piatto come una specie di zuppa.

La cucina greca comunque prevede delle specie di risotti che non hanno però come ingrediente “di tostatura” il burro ma l’olio; questo basta a dare ai questi piatti una minore pesantezza ma, altrettanto, un gusto decisamente diverso. Il risotto così preparato viene presentato abbastanza asciutto .Il risotto in greco si chiama pilafi, termine che sta ad indicare il riso cotto in un brodo aromatico.

Tra i risotti più famosi citiamo il midopilafo (risotto con le cozze), il rizoto me garides (con gamberi e cannella, dal gusto piuttosto dolce) e il gamopilafo (pilafi del matrimonio,) cotto nel brodo di capra e di pecora ed originario di Creta dove tempo addietro veniva servito appunto in questa particolare occasione.

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Infine, il riso entra in una delle preparazioni più amate dell’estate greca: i ghemistà, ovvero pomodori, peperoni e zucchine ripieni di riso, erbe aromatiche e, a volte, carne macinata.

 

 

 

 

 

 

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La Grecia sotto l’ombrellone: consigli di lettura/romanzi greci

L’estate è il periodo migliore per darsi alla lettura complici le vacanze e il tempo passato in spiaggia senza troppi pensieri. Se trascorrerete le vostre vacanze in Grecia (lo speriamo!) quale modo migliore di approfondire la cultura locale del rilassarsi leggendo un libro di qualche autore greco?

SRDK apprezza la letteratura ellenica e ha scelto per voi qualche lettura “imprescindibile” in tre categorie: romanzi, gialli e saggi. Ovviamente i nostri sono consigli dettati da gusti personali, quello che vi proponiamo non è che un assaggio della letteratura greca moderna e speriamo, coi nostri suggerimenti, di farvi venire voglia di gustarne dell’altra. Abbiamo tentato di coprire vari settori e di indicare libri facilmente reperibili nelle librerie e on line (ad esempio su Amazon). Iniziamo dai romanzi…buona lettura!

Il classico intramontabile

zorba il greco

 Zorba il greco,  Nikos Kazantzakis

Romanzo dell’immenso Kazantzakis è davvero imperdibile nonostante la sua notorietà; narra del legame di amicizia che si viene ad instaurare a poco a poco tra due uomini- uno dei quali è appunto la figura istrionica di Zorbas- sullo sfondo di una Creta che affascina coi suoi colori e i suoi profumi. Lo stile è scorrevole e possente e la traduzione di Nicola Crocetti ne rende magistralmente la poesia.

 

Poetica ateniese

il loro profumo mi fa piangere

Il loro profumo mi fa piangere, Menis Koumandareas

Uomini di ogni ceto frequentano ad Atene la bottega di Euripide, un barbiere vecchio stile che fa un po’ da confidente. E dalle loro parole, dalle loro esperienze, prendono forma le diverse storie narrate dall’autore. La vera protagonista rimane comunque la metropoli ateniese, palcoscenico perfetto dove si incrociano senza pausa drammi e commedie di tutti i giorni.

 

La crisi (e l’amore) visti dai giovani greci

greco moderno

Greco moderno, Nikos Petrou

Vassilis è uno studente di ingegneria a Salonicco ed è tormentato dalla sua difficile relazione sentimentale con Dimitris. Kostas, liceale dall’ atteggiamento ribelle, è politicamente impegnato contro il regime di austerità imposto alla Grecia. Quando i due si conoscono inizia una serie di avvenimenti che travolgerà i piani che hanno in mente. Uno spaccato della gioventù greca alle prese con le pesanti ripercussioni della crisi sulle loro vite.

 

Un assaggio di Creta sconosciuta

il secolo dei labirinti

Il secolo dei labirinti, Rea Galanaki

A Creta, l’isola diventata celebre per il suo mitologico labirinto, le sorti di una famiglia si intrecciano con le vicende storiche del momento. Le vicissitudini dei protagonisti, che si sviluppano per quasi cento anni, sono aggrovigliate come quelle di un labirinto nel quale non mancano i lati oscuri e i drammi. Da una delle più affermate autrici greche, un libro che unisce il romanzo storico a colpi di scena inaspettati.

 

Piatti sopraffini ed intrighi amorosi

le relazioni culinarie
Le relazioni culinarie, Andreas Staikos

Dimitris e Damocle abitano uno accanto all’altro; ad unirli la passione per la cucina. Dopo un’ iniziale diffidenza a poco a poco diventano amici ma il loro legame pare adombrato da una rivalità amorosa. Entrambi, infatti, desiderano conquistare il cuore di una donna, Nanà e per primeggiare non risparmiano colpi bassi all’avversario-amico. Attraverso i piatti che preparano per far propria la loro innamorata scorrono davanti al lettore tutte le prelibatezze della cucina greca.

E voi, cari amici di SRDK, avete qualche romanziere greco preferito che leggete con piacere? O è la prima volta che vi accostate alla letteratura greca? Pensate potrà piacervi lo stile ellenico? Fatecelo sapere nei commenti qui sotto o sulla pagina Faceboook di Sullerivedelkifissos!

 

 

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Le divertenti “stranezze” della cultura greca

In Grecia, come del resto altrove, capita di imbattersi in usanze e tradizioni diverse da quelle a cui si è abituati. Aspetti socio-culturali, va precisato, con i quali di solito si convive senza problemi. Visto che ogni tanto ci viene chiesto cosa troviamo di più particolare nella cultura, abbiamo deciso di stilarne una breve lista. Ovviamente quello che vi proponiamo non è un elenco esaustivo perché per trattare questo argomento come si deve ci vorrebbe più di un post. Teniamo a precisare che non vogliamo muovere critiche allo stile di vita o alle tradizioni greche- di cui tra l’altro siamo dei vivaci sostenitori- ma solamente mettere in risalto alcune peculiarità culturali.

  • Dare ai figli lo stesso nome dei nonni

Una delle tradizioni più radicate in Grecia è sicuramente quella, da parte delle coppie, di dare ai figli il nome dei nonni in segno di rispetto e di ringraziamento. Il fatto è che spesso (ma non sempre ovviamente) sono tutti i fratelli della stessa famiglia a farlo. In questo modo alcuni nomi- specialmente maschili- sono diventati frequentissimi. Tanto che Yorgos, Konstantinos, Dimitris, Yannis e Nikolaos raccolgono più della metà dei nomi della popolazione maschile greca. Più libertà e più varietà sembra esserci per le ragazze, sebbene alcuni nomi tradizionali come Maria, Eleni, Georghia e Vassilikì rimangano saldamente in vetta alle preferenze dei genitori. D’altra parte però esistono altri che hanno acquisito dai predecessori un nome più raro, magari di origine antica come Periklis o Afroditi. Tuttavia, ultimamente alcune personalità in vista dello showbiz greco hanno iniziato a rifiutare questa “imposizione” e a dare ai figli dei nomi di loro gusto. Seguendo  questo trend sempre più greci hanno deciso di modernizzare l’assegnazione dei nomi alla propria progenie e quindi forse assisteremo a breve ad una diversificazione dei nomi.

 

 

  • Avere un diverso concetto di tempo

Se avete amici o conoscenti greci (soprattutto in Grecia) vi sarà capitato di avere dei problemi per quanto riguarda il darsi un appuntamento. Se un greco vi chiede di vedervi vagamente verso to mesimeri (mezzogiorno) o to apogevma (il pomeriggio) sappiate che non dovrete tenervi liberi verso le 12 o dalle 3 alle 5 come fareste normalmente. La suddivisione della giornata in Grecia, infatti, è leggermente diversa dalla nostra; col termine “mezzogiorno” si definiscono le ore centrali della giornata, dalle 13 alle 16, con pomeriggio dalle 17 alle 20 (qui si mangia in genere verso le 14.00-15.00 quindi l’apogevma, ovvero il dopo- pranzo, arriva più tardi). La sera o vradi, infine, inizia non prima delle 20 (questa suddivisione vale per i mesi estivi come per quelli invernali). Insomma, se volete dare un appuntamento ad un greco tenete a mente questa diversa scansione delle ore ed eviterete spiacevoli inconvenienti.

  • Non considerare il “non ho fame” una risposta valida

L’ospitalità greca prevede che al venga offerto sempre qualcosa da bere o da mangiare. I greci moderni rispettano tuttora l’antico volere di Zeus Xenios e fanno di tutto per mettere a loro agio gli ospiti. Più è alto il grado di confidenza più i padroni di casa insistono in genere perché accettiate qualcosa, soprattutto se si tratta di cibo cucinato da poco. In questo caso risposte tipo “Non ho fame, grazie”, “Ho già mangiato”, “Non prenderti il disturbo” non vengono nemmeno prese in considerazione. A queste parole inizia infatti di solito una negoziazione sulla quantità minima che vi serviranno comunque. Attenzione però: questo non è certo un modo per obbligare qualcuno a mangiare ma un tentativo di occuparsi premurosamente dell’ospite. Visto che la cucina è in genere molto buona vale la pena di aspettare, farsi venire la fame, accettare quanto viene offerto e rendere felice chi ce lo offre.

  • Servire tutti i piatti insieme durante il pasto

Una particolarità che sicuramente colpisce gli stranieri è il fatto che, in casa o fuori, i greci non abbiano una divisione rigorosa delle portate tra antipasti primi, secondi e contorni e che per questo, spesso i cibi vengano serviti tutti insieme. Di solito, durante i pasti informali giornalieri, per mangiare si aspetta infatti che tutti i piatti cucinati  vengano disposti sul tavolo; nelle taverne il servizio fa generalmente in modo che vengano portate al tavolo contemporaneamente più portate possibili tra quelle ordinate. L’unico inconveniente è che in un tavolo così ci si muove a volte  a fatica; d’altra parte però chi vuole solo determinate portate può servirsi subito senza aspettare che gli altri abbiano finito con i loro piatti.

  • Mangiare più cibi contemporaneamente

Una cosa impensabile in altre culture è che i commensali possano passare, durante il pasto, da un cibo all’altro senza problemi. In Grecia non è raro vedere mangiare allo stesso tempo e nello stesso piatto antipasto, insalata e moussakas e carne. Un’abitudine questa che potrebbe far inorridire chi non capisce come si possano così gustare al meglio i sapori. La cosa curiosa è che, dopo un po’ di permanenza qui, vuoi l’influenza dei greci stessi, vuoi la praticità, li si imita senza problemi.

  • Godersi un caffè e una buona chiacchierata per ore

Questa è in assoluto l’usanza a cui ci si abitua più velocemente. Del resto i ritmi più rilassati di questo popolo sono molto attraenti. I greci, infatti sono maestri nello “staccare” completamente dai loro impegni e dal loro lavoro. E lo fanno uscendo e sedendosi a sorseggiare di solito un “caffè” che può durare diverse ore. Non è certo un affare che si può sbrigare in poco tempo! Perché per loro questa non è solo una bevanda, è un rituale sociale. Si chiacchiera del più e del meno fino al momento di salutarsi. Siete avvisati, dunque; se un greco vi invita per un caffè…tenetevi la mattinata o il pomeriggio liberi!

  • Sputare per evitare di passare per menagrami

I greci credono che si possa prendere il malocchio o matiasma dal complimento falso di qualcuno. Lo sputo (simbolico) riesce ad allontanare la sfortuna. Per questo quando fanno un complimento sincero, per non passare da menagrami, hanno l’abitudine di sputare 3 volte pronunciando “ftou ftou ftou”.

  • Non buttare la carta igienica nel wc

Una delle prime cosa che si impara in Grecia nei locali pubblici è che la carta igienica non va assolutamente buttata nello scarico del wc ma che bisogna gettarla negli appositi cestini che si trovano in ogni bagno. Questo vale altrettanto per le abitazioni private, soprattutto quelle di vecchia costruzione. Il motivo è che le tubature si potrebbero facilmente occludere. Sebbene ormai i nuovi edifici abbiamo degli scarichi più efficienti l’abitudine è comunque rimasta e si vedono dovunque i cestini per la carta igienica. All’inizio questa pratica può lasciare confusi ma dopo un po’ diventa però un gesto abituale.

 

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La cucina greca: gli antipasti tradizionali

La cucina greca è una vera esplosione di sapori e racchiude in sé una varietà davvero ragguardevole di ricette. Dagli antipasti fino ai dolci, i cibi greci riescono a far viaggiare tra i profumi e i colori del Mediterraneo fino ad giungere, con le note più speziate, sino in Medio Oriente.

Un esempio di questo variegato uso degli ingredienti è rappresentato dagli antipasti o, meglio, orektikà. In genere ogni taverna che si rispetti propone una scelta abbastanza ampia di questo genere di piatti; si va della salse cremose alle verdure, dal formaggio fritto alle polpettine. Insomma, possiamo affermare che senza dubbio trovare qualcosa si proprio gradimento non è affatto impossibile.

Tra le salse che spesso vengono gustate insieme al pane le più tradizionali sono la melitzanosaláta (salsa a base di melanzane, con l’aggiunta, a volte di peperoni) e lo tzatziki (salsa allo yogurt con cetriolo, aglio e olio). La taramosalata invece, è una salsa a base di uova di pesce e a seconda della varietà di uova usate si può presentare di color avoiro o rosa. Diffusa è pure la tirokafterì, i cui ingredienti sono il formaggio e il peperone piccante.

 

 

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                                                                                         Fava  

Non esattamente una salsa ma una crema di legumi è la fava, ovvero un purè di cicerchia (il nome può ingannare!) che in genere viene servita con olio, cipolla e prezzemolo. Una versione più complessa è quella della fava padremeni (ovvero “sposata”) dove la crema di legume è abbinata a cipolla caramellata e capperi. Quest’ultima  ricetta è tipica di Santorini, dove questo legume è coltivato da secoli.

Ma non ci sono solo salse tra gli antipasti; la frittura è altrettanto apprezzata e richiesta. Le zucchine, ad esempio, vengono fritte in pastella (kolokithàkia tiganità) così come le melanzane (melintzànes tiganitès).

Un altro modo di gustare le verdure fritte è quello di preparare delle polpette; un esempio sono le polpette di zucchine fritte (kolokithokeftèdes) realizzate con zucchine, uovo, aneto, menta e feta. I ceci sono protagonisti invece delle revithokeftèdes, delle polpettine che assomigliano molto ai felafel di origine mediorientale.

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                                                                            Kolokithokeftèdes

Viene fritto addirittura il formaggio: la feta saganaki, un piatto certamente molto diffuso, consiste in un pezzo di feta ricoperto da una panatura sormontata da semi di sesamo.                                                               

A chi non gradisce il fritto o le salse rimangono sempre da provare le tiropitakia (piccole mezzelune ripiene di formaggio) o la spanakòpita (una sfoglia di formaggio e spinaci).

Molti conosciuti sono i dolmadakia, degli involtini di riso, cipolla, aneto e a volte carne macinata di cui esiste una versione invernale con le foglie di cavolo al posto di quelle di vite (lakanodolmàdes).

Tra gli antipasti di pesce un posto d’onore spetta al gustoso ktapodi (polpo) che può essere schàras (alla brace), ksidàto (all’aceto) o krassàto (al vino).

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                                                                                                 Dakos 

Particolarmente gustosa la kavourosalàta ovvero l’insalata di granchio preparata con granchio, maionese e capperi.

Se si capita in un ristorante cretese, infine, non si può non assaggiare il tradizionale dàkos, un pane duro che viene prima ammorbido nell’acqua e poi contonato da pomodori, olive, formaggio e origano.

La proposta SRDK:

Volete imparare tutti i segreti delle migliori piatti greci? Un ottima guida è sicuramente il ricettario di una delle più conosciute cuoche greche, Vefa Alexiadou La cucina di Vefa. Provate le sue ricette tradizionali, molto classiche e di sicura riuscita. Rimarrete senza dubbio soddisfatti!

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Tradizioni del Primo Maggio in Grecia

Oltre che la festa dedicata al lavoro, in Grecia il Primo maggio o Protomaghià, è un modo per  celebrare la prosperità della natura che in questo mese sboccia in tutto il suo splendore.

Il mese di maggio, secondo la tradizione, prende il nome dalla divinità Maia il cui nome significherebbe nutrimento.

Nell’antica Grecia i festeggiamenti che si svolgevano in questo mese avevano lo scopo di celebrare la rigogliosità della natura, la fertilità dei campi e la prossimità dell’estate.

In Grecia, tuttora, il primo del mese è consuetudine intrecciare delle corone con fiori di campo. Questa abitudine ha radici nell’ambito della festa di Thargilionas- l’antico nome del mese di maggio-, dedicata alla dea dell’agricoltura Dimitra e a sua figlia Persefone che in questo mese, secondo il mito, risaliva dall’Ade e tornava sulla terra per un breve periodo.

I partecipanti prendevano un ramo verde, lo avvolgevano e appendevano pane, fichi, boccette di olio e di vino e miele a simboleggiare la salute, la fortuna, il buon raccolto e la fertilità. Nei corso dei secoli, ovviamente, questa tradizione è andata modificandosi fino ad assumere la veste attuale. Le corone che si preparano il primo di maggio vengono poi appese alla porta di casa o ai balconi dove rimangono fino al 23 di giugno, vigilia della festa di Agios Ioannis tou Klidona quando vengono poi bruciate.

In diverse parti della Grecia questa tradizione assume varianti locali. A Serifos, ad esempio, si appendono alla porta corone di fiori che vengono arrichite con ortiche, steli di orzo e trecce di aglio. Nei villaggi dell’Asia Minore anticamente si aggiungevano ai fiori elementi per evocare protezione o prosperità; aglio contro i sortilegi, una spina per i nemici e una spiga per il buon raccolto.

Ma quella delle corone di fiori non è l’unica usanza legata al Primo maggio. Tra le tante e diverse vogliamo ricordarne alcune.

Nelle isole dell’Egeo le ragazze in passato si recavano presso le sorgenti d’acqua e raccoglievano amilito nerò ovvero l’acqua raccolta senza parlare; una strana modalità se si pensa che una volta andare a prendere l’acqua era un’occasione per scambiare qualche chiacchiera. Quando ritornavano nelle loro dimore, tutti si lavavano con questa particolare acqua in segno di buon auspicio.

Nell’Epiro i bambini escono nei campi sbattendo dei coperchi e pronunciando formule magiche in modo da scacciare i serpenti; un retaggio delle epoche passate quando in questo periodo iniziava stagione dei lavori nei campi.

In altre parti della Grecia si accendono fuochi intorno ai quali si balla o addirittura sopra cui si salta in un rituale benaugurante. Alla fine della festa tutti prendono un tizzone dal fuoco e lo portano via come sorta di amuleto contro le negatività.

 

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Taverna, estiatorio, ouzerì, mezedopolio, rakadiko, maghirìo…che differenza c’è?

Quelli che abbiamo citato sono tutti posti dove potrete dare sfogo ai vostri appetiti, provare dell’ottima cucina e fare un’immersione nella cultura enogastronomica greca. Ma tra questi tipi di locali da ristoro ci sono comunque delle differenze che è meglio conoscere per fare ogni volta la scelta giusta e non rimanere delusi o sopraffatti dal menù o dalla consistenza delle portate.

 

Taverna: si tratta di quella che, con un paragone tra le proposte italiane, si potrebbe definire “trattoria”. Meno pretenziosa di un ristorante nell’arredo e nel menù, propone quasi sempre un ambiente rustico (ma curato) e piatti della tradizione greca più genuina. I piatti tra cui scegliere sono diversi e numerosi, si va dagli antipasti al dolce e le portate sono in genere cuspicue; in genere sono preparate perché possano essere divise tra più persone. Attenzione quindi a non ordinare troppe cose pensando che le porzioni assomiglino a quelle italiane!

Alcune taverne propongono, soprattutto, durante il week-end, musica dal vivo durante il pranzo o la cena; scegliere di assistere ad uno spettacolo del genere- dove ad un certo punto alcuni avventori si potrebbero mettere a ballare- costituisce un’esperienza molto vivida di immersione nella cultura greca. In zona Psirrì, ad esempio, si trovano diversi locali di questo tipo: assolutamente da provare!!!

 

Estiatorio: rispetto alla taverna è un posto un po’ più ricercato, potremmo definirlo un vero e proprio ristorante. Propone in genere dei menù più ricercati, talvolta addirittura cucina fusion o piatti preparati da chef di fama. Le porzioni in genere variano a seconda del locale; in alcuni sono comunque soddisfacenti, in altri- soprattutto in quelli dalla cucina sperimentale- potranno sembrarvi un po’ risicate.

Una menzione  a parte meritano i ristoranti cretesi che, pur innestandosi sul filone della cucina greca, prevedono nel loro menù delle versioni locali di piatti normalmente diffusi nel resto della Grecia o pietanze assolutamente introvabili altrove.

Se siete curiosi di provare la cucina isolana o avete voglia di riassaporarla ma non avete il tempo di spostarvi fino a Creta, Atene propone una vasta scelta di locali di impronta cretese. Imperdibili il dakos (ντάκος, una bruschetta realizzata con uno speciale pane nero ammollato, pomodoro, formaggio ksinomizithra, capperi, origano), il gamopilafo (γαμοπίλαφο- un risotto tradizionalmente servito ai matrimoni e bollito nel brodo di carne di pollo e di capra), i choclì bourbouristì (χοχλιοί μπουμπουριστοί lumache in umido ripiene), insalate e frittata con  stamnagathi (σταμναγκάθι, un erba tipica di Creta) e i kalitsounia (καλιτσούνια, mezzelune ripiene di formaggio e cosparse di miele).

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Ouzerì: Un locale dove si va sostanzialmente per bere ouzo e accompagnare la bevuta con qualche mezedes- ovvero delle portate di dimensioni ridotte. I greci sono avezzi a pasteggiare con ouzo quando mangiano pesce e in particolare polipo o i calamari grigliati. Trattandosi di mezedes le porzioni sono adatte più che a “fare fondo” che non a saziare. I migliori abbinamenti si hanno col pesce per cui spesso, in questo tipo di locali, non troverete molte proposte di carne.

L’ouzo, diffusissimo, si può consumare liscio o con l’aggiunta di un cubetto di ghiaccio che lo trasforma da trasparente a bianco torbido. Originario dell’isola di Lesbo le marche più famose sono tuttora quelle originarie dell’isola: il Plomariou e il Mitilinis.

Le ouzerì più fornite hanno davvero tantissime varietà di questa bevanda, che al palato di chi non è “iniziato”possono sembrare tutte uguali. Ma se il gusto vi piace provate ad assaggiarne (in piccole quantità, ovviamente) alcune varietà; non ne rimarrete delusi e in breve tempo diventerete questi esperti in grado di distinguere le note di sottofondo delle diverse miscele.

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Tsipouradiko e rakadiko: vale lo stesso discorso che per l’ouzerì con la differenza che al tsipouradiko a farla da padrone è il tispouro e al rakadiko la bevanda d’elezione è la rakì di Creta. In questo tipo di locali troverete però proposte di carne più numerose che nelle ouzerì.

 

Mezedopolio: Il nome spiega subito la natura del locale, ovvero un posto dove si gustano delle mezedes. Non fatevi ingannare però: a volte le porzioni dei mezedopolìa sono assolutamente identiche a quelle delle taverne, sicchè distinguerle è quasi impossibile. In linea generale, comunque, questo tipo di locali propone una via di mezzo, per quantità e varietà, tra la cucina della taverna e quella dell’ouzerì. Può non essere specificato ma di solito i mezedopoleia offrono un assortimento di bevande alcoliche- come quelle viste sopra- per pasteggiare.

Scegliete il mezedopolio se non avete voglia di fare gli straordinari a tavola, magari a pranzo per una cucina più leggera. I mezedopolia sono in genere dotati di una buona varietà di bevande da accompagnamento, come vino, raki, tsipouro e ouzo, pur non essendo specializzati però in nessuna di esse.

 

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Maghirìo: Forse il meno conosciuto della categoria “mangiare e bere fuori”, si tratta di una specie di rosticceria che propone piatti della tradizione greca difficile da trovare a volte nelle stesse taverne. La cucina è molto casalinga e mette in scena le portate che non mancano mai nelle case greche; dai legumi alla carne, dalla pasta ai contorni, l’assortimento dei piatti è davvero popolare. La qualità comunque è delle migliori e alcuni maghierìa sono diventati dei punti di riferimento costanti come esempi di buona cucina a prezzi modici nella realtà ateniese.

 Assolutamente consigliati se volete fare l’esperienza culinaria da veri ateniesi, i maghirìa presentano giornalmente piatti diversi. Le porzioni sono più che sostanziose e il rapporto qualità prezzo vi lascerà piacevolmente soddisfatti.

 

 

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Georgios Karaiskakis, l’audace liberatore della Grecia

Georgios Karaiskakis è uno dei principali fautori della lotta per l’indipendenza greca. Insieme al vittorioso generale Theodoros Kolokotronis, è una delle figure che più si distingue per i successi riportati in battaglia contro l’esercito ottomano.

Quello di Karaiskakis è un carattere dinamico e indomabile; famose sono le sue colorite risposte agli avversari turchi e il suo linguaggio, spesso volgare. Ma ad una certa rozzezza nel comportamento corrisponde però un acuto senso strategico che lo porterà a diventare l’artefice più importante della liberazione greca.

La sua vita, intensa e tumultuosa, è avvolta da molti misteri, a partire da quello che riguarda la sua nascita.

Karaiskaikis nasce nel 1872, figlio illegittimo di Zoì Dimiski, che, dopo la scomparsa del primo marito, si fa suora. Da qui il soprannome, che accompagnerà Karaiskakis per tutta la vita, di “Yios tis kalogrias”, ovvero figlio della suora. Il padre del futuro eroe non si conosce con certezza. Molte fonti ritengono si tratti dell’armatolos* Dimitrios Karaiskos, da cui l’appellativo Karaiskakis (vezzeggiativo che deriva appunto dall’eponimo paterno) del piccolo Georgios.

Il luogo di nascita è altrettanto discusso. I primi biografi dell’eroe considerano come plausibile una caverna di un villaggio a poca distanza da Karditsa; altri invece preferiscono la versione secondo la quale sarebbe nato in un monastero nei pressi di Arta.

Nei primi difficili anni della sua vita, cresciuto senza la presenza dei genitori, Karaiskaki sviluppa quella personalità ribelle ed indomita che lo contraddistinguerà per il resto della sua esistenza. Entra nei kleftes* si distingue subito tra i ranghi e viene imprigionato per ordine di Alì Pascià, in quegli anni governatore di Iannina; in prigionia, comunque, impara a leggere e a scrivere. Alì Pascià rimane impressionato dal coraggio e dall’intelligenza di Karaiskakis, lo libera e lo mette a capo della sua scorta personale. Karaiskakis serve il sultano per qualche anno- durante la sua permanenza presso il sultano, inoltre, si sposa -e poi decide di dileguarsi per riprendere la sua passata attività di kleftis.

Nei primi anni di guerra Karaiskakis serve la causa greca nella milizia di Morea, nel Peloponneso. Le sue azioni durante la guerra di indipendenza sono numerose ed efficaci. La sua partecipazione alle manovre a Messologi, nel 1823, è fondamentale per evitare che la città ricada in mano turca. Nello stesso anno è nominato comandante in capo dell’esercito della Grecia interna e inizia a raccogliere un successo dopo l’altro nella lotta contro gli ottomani. Leggendaria è la sconfitta inferta dalla sue truppe all’esercito turco, molto superiore in numero, nel 1826 ad Arachova.

L’anno successivo, dopo aver liberato quasi tutto il centro Grecia, sposta la sua guarnigione nei pressi di Keratsini, poco distante dal Pireo.

Il 22 aprile 1827 viene ferito durante battaglia di Faliro da un proiettile di non accertata provenienza. Molti biografi sono concordi nel pensare che non si tratti di un colpo sparato dai nemici, bensì da qualcuno arruolato tra le file greche. Negli ultimi anni, infatti, i successi e le posizioni del generale non sono graditi ad alcuni dei rivoltosi; tra questi, nomi molto in vista della guerra di indipendenza divenuti suoi avversari. L’ipotesi del complotto ai suoi danni è stata lungamente discussa senza però essere completamente convalidata.

Karaiskakis muore il 23 aprile 1827 a seguito della ferita subita. Il lutto per il Paese è immenso e particolarmente sentito per coloro che gli sono stati accanto nella battaglia, come il generale Kolokotronis. Viene tumulato in un primo tempo, secondo la propria volontà, a Salamina. A metà degli anni ’30 del 1800, la sua sepoltura viene spostata, insieme a quelli di altri combattenti, sul luogo della battaglia del Faliro, dove viene eretto un monumento visibile tutt’ora.

Purtroppo, durante gli anni della Giunta Militare, vengono condotti dei lavori di ristrutturazione del monumento che portano alla misteriosa scomparsa dei resti del condottiero e indipendentista greco.

Attualmente non c’è città o villaggio della Grecia che non ricordi il valoroso generale attraverso un’ odòs o una plateìa che porti il suo nome. 

In tempi recenti, al generale Georgios Karaiskakis è stato intitolato l’impianto calcistico del Faliro, in cui gioca la squadra dell’Olympiakos Pireo.

 

Armatolos: il termine che significa uomo d’arme, sta ad indicare i soldati di origine rumena assoldati dall’impero ottomano per controllare le regioni più ostiche e difficilmente accessibili. In Grecia furono usati soprattutto per combattere il fenomeno dei kleftes. Allo scoppiare della guerra di liberazione però si unirono a questi ultimi nella lotta per l’indipendenza dai Turchi.

Kleftes: una milizia irregolare greca – dal termine kleftis che significa ladro- anti-turca che si sostentava attaccando insediamenti isolati. Sotto la Turcocratia gli uomini abili alle armi potevano servire i sultano o arruolarsi in bande ostili all’impero. I kleftes operavano soprattutto sulle impervie zone della Tessaglia conducendo azioni di guerriglia contro l’impero.

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Usanze greche a tavola

La cucina greca ha una decisa impostazione mediterranea ma non dimentica il proprio periodo di influenza ottomana.

In genere, si consumano ingenti quantità di verdura e di frutta- di cui la Grecia è un buon produttore- e la dieta bilanciata è aiutata dalla grande varietà di alimenti a disposizione. Dai cereali all’olio di oliva, dalle verdure fino al pesce passando per carne e latticini, non è difficile seguire un regime alimentare che fornisca tutti i nutrienti senza eccessi di grasso.

Nonostante la ricchezza di prelibate ricette che contemplano di diversi ingredienti, sicuramente però il cibo che la fa da padrone è la carne. Non si mangia “davvero” se il pranzo o la cena non prevedono una portata di carne, che può essere cucinata in diverse maniere.

Sembrebbe strano per una penisola come quella greca, dove ci si aspetterebbe una più larga preferenza verso il pesce. Eppure, sebbene il pescato risulti presente sulle tavole dei greci piuttosto spesso, l’influenza secolare dell’adiacente Turchia ha fatto in modo che la carne prendesse il sopravvento in gran parte del Paese. Non è un caso  in Grecia il gyros, un cibo nazionale, è arrivato proprio dai profughi greci rientrati in patria dopo la crisi dell’Asia Minore insieme ad altre ricette come quella del kebab “politikò” (cioè della “Poli”, ovvero di Constantinopoli).

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Va considerato inoltre, che per secoli l’accesso alle risorse della pesca è stato, per gli abitanti delle zone montuose (che in Grecia costituiscono gran parte del territorio) molto limitato. Sulle isole, ovviamente, parte dell’economia e della cucina ha sempre ruotato intorno sicuramente più intorno ai prodotti ittici.

La carne è consumata in molte maniere diverse; dalla griglia al kokkinistò (in salsa di pomodoro), dalla padella (tiganitò) fino al forno, ogni tipo di carne ha le sue ricette con cui dare il meglio. Inoltre entra in preparazioni molto conosciute, come quella del moussakàs o del pastitsio, che hanno in realtà altri ingredienti principali.

La carne insomma non manca quasi mai dalla tavola dei greci, che mangino a casa o fuori. Unica eccezione è la festa di Katharà Deftèra quando si consumano solo pesce, crostacei e legumi. A Pasqua però la grande festa è celebrata con quantitativi enormi di carne allo spiedo.

 

La caratteristica della cucina greca non è ovviamente solo quella di essere incentrata sulla carne; ci sono delle peculiarità che certamente possono lasciare incuriositi coloro che conoscono poco la cultura di questo Paese.

Primo fra tutti l’orario dei pasti; in genere i greci tendono a mangiare ad orari che altri popoli definirebbero “tardi”. D’estate, a causa del caldo, si preferisce rimandare il pasto della sera il più possibile arrivando tranquillamente a cenare alle 22. D’inverno, comunque, la situazione non cambia di molto un po’ per abitudine ormai radicata, un po’ perchè molte persone finiscono di lavorare a sera inoltrata (i negozi in alcuni giorni della settimana chiudono dopo le 20).

Una particolarità che sicuramente colpisce gli stranieri è il fatto che, in casa o fuori, i greci non abbiano una divisione rigorosa delle portate e che per questo, spesso i cibi vengano serviti tutti insieme. I commensali di solito possono passare da un cibo all’altro senza problemi e quindi non è raro vedere mangiare allo stesso tempo antipasto, insalata e moussakas.

Essere invitati a cena a casa di qualcuno in Grecia è comunque una delle esperienze conviviali più intense che si possano immaginare; una volta serviti non c’è quasi bisogno di scomodarsi a riempire tutte le volte il piatto o a rabboccare il bicchiere. Gli ospiti sono sempre attenti a che i propri invitati abbiano abbastanza cibo e bevande a loro disposizione e fanno di tutto perché passino dei momenti piacevoli durante la loro permanenza.

Altra caratteristica tipica che si comprende bene quando si mangia fuori con qualche greco è l’uso di ordinare le portate non singolarmente ma collettivamente; ognuno, cioè, non prende un piatto diverso e lo gusta da solo; dopo una breve consultazione, infatti, vengono scelti dei piatti- che piacciano possibilmente a tutti- da dividere tra i presenti.

Un’altra particolare abitudine è l’abbinamento, di bevande a forte gradazione con piatti o assaggi di pesce; mentre con la carne si può sorseggiare tranquillamente del vino rosso o rosè (o della birra), in genere con il pesce e coi crostacei si può preferire dell’ouzo liscio o con ghiaccio e quindi di fatto si pasteggia con un superalcolico.

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Oltre che d’estate- quando il consumo di pesce aumenta- questa abitudine è in voga soprattutto in alcuni locali chiamati appunto ouzerì; particolarmente diffusi in prossimità del mare o sulle isole le ouzerì servono diversi tipi di ouzo a cui si accompagnano molto bene delle mezedes (delle portate di dimensioni ridotte) spesso, appunto, di pesce.

Siete curiosi di sapere cosa mangiano i greci a tavola tutti i giorni e nelle feste? Nei prossimi articoli vi porteremo a fare un viaggio gastronomico tra tutte le specialità della cucina ellenica dalle più note a quelle meno conosciute!