Siti archeologici

Il tempio “nascosto” di Apollo a Dafnì

Sulla strada che da Atene porta ad Elefsina, poco prima di uscire dalla metropoli greca, si trovano le indicazioni per raggiungere uno dei siti archeologici più interessanti (ma meno conosciuti) dell’Attica, quello racchiuso nel perimetro di magnifico monastero bizantino del 6 secolo.

La Monì Dafnì (questo il nome greco del monastero) è un edificio elegante, circondato dal verde e che all’interno del proprio recinto cela gli inaspettati resti di un tempio di Apollo di età presumibilmente classica.

I resti del tempio di Apollo nel perimetro del monastero

Il tempio di Apollo si trovava in antichità nella parte sud della Ierà Odòs e rappresentava una fermata importante della processione solenne che si svolgeva durante la celebrazione dei misteri eleusini. L’appellattivo con cui il dio veniva adorato in questo luogo era “Dafnifòros, cioè portatore di alloro (la pianta sacra a questa divinità).

Leggi l’articolo sulla Ierà Odòs

Il tempio, oltre che piuttosto imponente, era un unicum per l’Attica in quanto non compaiono testimonianze storiche di altri luoghi di culto apollinei nel resto della regione.

La sua fondazione affonda le radici nella mitologia; i discendenti di Kefalos, esiliato da Atene per aver ucciso la propria moglie, si erano rivolti all’oracolo di Delfi chiedendo ad Apollo di poter tornare nella loro città d’origine. Il dio aveva risposto che avrebbero prima dovuto consacrargli il luogo in Attica dove avessero visto “una triremi correre sulla terra ferma”. Giunti poco oltre il monte Egaleo videro un serpente (lungo e agile come appunto un nave triremi) affrettarsi verso la propria tana; lì sacrificarono al dio e poterono poi tornare ad Atene, dove fu restituito loro lo status di cittadini.

L’impianto architettonico del tempio è pressoché sconosciuto, a causa anche del fatto che parte della struttura è stata coperta in seguito dal monastero. Dagli scritti di Pausania e dalle ricerche sul campo si però arrivati a concludere che l’edificio centrale del luogo di culto ospitasse le statue di Apollo e Atena mentre a poca distanza, in una struttura separata, si trovassero le statue di Demetra e Persefone (collegate ai riti eleusini).

Quello che si sa per certo è che lo stile era dorico e ionico; delle colonne originali rimanenti una è stata utilizzata in un arco di sostegno del monastero mentre tre sono state prelevate e sostituite con delle copie da Lord Elgin (sono ora in esposizione al British Museum). La maggior parte delle pietre che componevano il perimetro, esterno, inoltre, è stata riutilizzata per la costruzione delle mura del monastero.

L’unica colonna originale del tempio è stata inglobata nella struttura del monastero

La datazione esatta del tempio è alquanto incerta poiché, a causa della sua parziale copertura, gli strati più profondi non sono stati ancora scavati. Dallo stile della colonne però si può ipotizzare che sia stato eretto in tarda epoca classica. Questo luogo di culto antico ha subito la stessa triste sorte degli edifici sacri di Eleusi; è stato infatti raso al suo dai Visigoti nel 395 d.C.

Le colonne ioniche provenienti dal tempio e che sono state sostituite

Dei ritrovamenti avvenuti durante gli scavi dell’ultima metà del 1800 una consistente collezione si può ammirare in loco, nella parte sud del monastero.

La visita a questo sito archeologico così unico è impreziosita dalla sontuosa bellezza dell’attuale monastero bizantino di Dafnì, patrimonio dell’UNESCO dal 1990 che però verrà trattato in un post a parte. La finezza dei mosaici per cui la chiesa è famosa lo rendono una delle destinazioni imperdibili per chi vuole assaporare un tocco del passato e un assaggio del presente.

Biglietto: entrata libera

Orari (del monastero Dafnì): da mercoledì a domenica dalle 8.00 alle 15.00

Come arrivare da Atene:

Con i mezzi: autobus 866 e 876 dalla stazione metro Agia Marina della linea 3 in direzione Elefsina (fermata Bizantiou).

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