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“Italiani ad Atene; una diaspora molteplice”. Intervista al professor Domenico Maddaloni

Alcuni mesi fa Sullerivedelkifissos ha pubblicato un interessante articolo in cui il professor Domenico Maddaloni, docente di Sociologia presso l’Università di Salerno, illustrava brevemente, in esclusiva per il blog, le prime conclusioni della sua ricerca sugli italiani ad Atene, condotta nell’autunno del 2017.

A distanza di qualche tempo, questa sua analisi si è trasformata nel libro “Italiani ad Atene. Una diaspora molteplice” (Novalogos editore) nel quale il curatore, assieme ai suoi colleghi, presenta frammenti delle interviste da lui realizzate ed esamina nel dettaglio il fenomeno degli espatriati italiani nella capitale greca.

Ho incontrato il prof. Maddaloni a margine della sua ultima visita ad Atene, la scorsa estate, e lui è stato così gentile da concedermi questa intervista in cui parla più approfonditamente dei tratti fondamentali emersi dalla sua indagine.

Ringrazio sentitamente il Professore per il tempo che ha dedicato alle “esclusive” del blog.

Il prof. Maddaloni presenterà i risultati della sua ricerca sugli italiani ad Atene il prossimo 9 dicembre alle ore 19.00 presso la sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene. L’ingresso all’evento è gratuito.

 

Professor Maddaloni, come è nata l’idea di una ricerca sugli italiani ad Atene?

I fenomeni di migrazione recente dei nostri connazionali sono già sotto la lente delle scienze sociali da tempo; altri studi, condotti da miei colleghi, hanno ad esempio già analizzato il trasferimento di italiani verso Paesi ad economia forte, come l’Inghilterra o con prospettive di investimento in determinati settori, come la Spagna.

La Grecia si configurava come un caso peculiare in quanto questa nazione ha recentemente attraversando una crisi economica ben nota e la sfida risiedeva proprio nel capire quali fossero le ragioni che spingono un numero sempre crescente di italiani a ricollocarsi qui.

Ci può parlare di come si è svolta la sua indagine?

La ricerca sul campo si è svolta si è svolta nell’autunno del 2017. Ancor prima di partire ho preso contatti con alcuni residenti ad Atene e in alcune zone limitrofe proponendo loro un’intervista da cui potessero scaturire non solo le motivazioni che li hanno spinti ad emigrare in Grecia, ma anche il loro background, le loro aspettative e le loro prospettive lavorative e di vita.

Siamo riusciti a realizzare 34 interviste ed individuare diverse tipologie di emigrazione. Nonostante la comunità italiana ad Atene non sia molto ampia se paragonata a quella di altre città tipo Londra o Barcellona, presenta un’interessante stratificazione in base all’età degli espatriati, alle loro ragioni di trasferimento, al loro tempo di permanenza nel Paese ecc…

Che tipo di emigrazione si è trovato davanti?

La ricerca prende in considerazione un’emigrazione che abbraccia un ampio spettro temporale. Quella più antica è composta fondamentalmente da persone (in particolare donne) che si sono spostate in Grecia negli anni ’70 e ’80 a seguito di matrimoni con gente del luogo, spesso studenti universitari nel nostro Paese. Quella più nuova, invece, è più orientata alla ricerca di lavoro dipendente o alla creazione d’impresa- soprattutto nel settore ristorativo. C’è insomma chi accetta un impiego a salario più basso che altrove ma con condizioni “esterne” ritenute migliori in quanto a clima, costo della vita, ecc. … Oppure chi ha visto nella Grecia, anche durante gli anni della crisi, un’opportunità di successo imprenditoriale o di cambiamento personale. Infine, c’è anche chi investe in immobili per trasformarli poi in alloggi turistici gestiti in modo diretto o indiretto.

Quali caratteristiche ha la nuova emigrazione in Grecia, e in particolare, ad Atene?

Un elemento interessante è che chi emigra in Grecia ormai ha un livello d’istruzione piuttosto alto, in parecchi casi si tratta di laureati. E’emerso inoltre che durante la crisi la presenza degli italiani ad Atene è aumentata consistentemente, nonostante questo possa apparire per certi versi quasi contraddittorio.

Va sottolineato che la gran parte dei nuovi arrivati è stata reclutata da società che si occupano di servizio clienti; in queste aziende i nostri connazionali lavorano quasi sempre in italiano e all’esterno usano l’inglese per poter comunicare con i locali.

L’impressione che scaturisce parlando con loro è che si accetti volentieri un lavoro meno qualificato (rispetto al proprio titolo di studio) ma che permette di vivere “dignitosamente” e di rendersi indipendenti. Come accennavo prima, anche avendo più mete europee a disposizione, si sceglie la Grecia perchè unisce un clima favorevole (anche alla vita sociale) a condizioni di vita più agevoli.

Quali sono quindi i tratti salienti che emergono dai colloqui con gli italiani ad Atene?

L’emigrazione recente in Grecia per gli italiani ha caratteristiche decisamente diverse da quella di epoche precedenti, nelle quali tra l’altro il flusso dei nostri migranti era rivolto verso altri Paesi, come ad esempio la Germania o l’America. Una volta a partire erano spesso intere famiglie dei ceti più bassi provenienti da zone economicamente depresse, che però trovavano ad accoglierle altri parenti o altri compatrioti. La loro scelta di partire era il più delle volte definitiva in quanto difficilmente tornavano indietro e di conseguenza si radicavano nel nuovo Paese.

Qui invece ci troviamo di fronte ad una scelta individualista, a percorsi non legati, a motivazioni a partire talvolta distanti tra loro. Non è più solo la necessità di un impiego ad ogni costo che spinge a partire; un peso fondamentale, oltre al costo della vita, lo riveste il lifestyle, cioè la ricerca di una condizione di vita più rilassata ed un approccio più improntato al benessere del singolo. Per alcuni la Grecia rappresenta la possibilità di realizzare un progetto imprenditoriale (spesso basato sull’esportazione della cucina made in Italy) che altrimenti non avrebbe avuto seguito in patria.

Inoltre la volontà di restare stabilmente in Grecia è presente solo in parte nelle testimonianze degli intervistati (ad esempio di ha sposato un greco o una greca o di chi ha aperto un’impresa); per la maggioranza si tratta di una fase di cui non si conosce ancora bene la conclusione o addirittura di un periodo di passaggio che sicuramente porterà da un’altra parte.

La vicinanza con l’Italia riveste sicuramente poi un ruolo decisivo nel mantenimento dei legami affettivi e culturali e questo permette ai nuovi migranti di vivere l’esperienza del distacco con meno ansia.

Qual è il livello di coesione della comunità italiana ad Atene?

L’emigrazione ad Atene, come accennato prima, è in generale di livello “alto”; è una situazione questa in cui non serve “fare sistema” come in precedenza. Chi arriva qui lo fa già con un contratto in tasca o con un progetto in testa. Gli italiani usano per lo più i social per creare eventi di aggregazione o per chiedere informazioni pratiche. In aggiunta, come sottolineavo, la possibilità di mantenere rapporti con l’Italia attraverso le nuove tecnologie o i voli a basso costo fa in modo che comunità, vista come unico punto di riferimento, perda il suo ruolo. Non si tratta quindi di un raggruppamento unitario ma di sotto-gruppi legati ad interessi specifici (ad esempio i colleghi di lavoro o i genitori che mandano i figli alla scuola italiana).

Che visione hanno gli italiani ad Atene del popolo che li ospita?

In genere hanno un parere positivo nei confronti dei greci, visti come un popolo non molto distante dal nostro dal punto di vista culturale. La vicinanza che viene percepita in termini di tradizioni, cibo, clima e temperamento risulta fondamentale nell’adattarsi più facilmente alla nuova realtà.

I nostri espatriati descrivono i greci come calorosi, simpatici ed aperti; ovviamente non mancano tra gli altri anche giudizi non propriamente positivi che scaturiscono per lo più da esperienze personali negative.

Di solito gli italiani non hanno problemi a frequentare la gente del posto ed ad instaurare amicizie;  comunicano per lo più in inglese o in italiano – se trovano greci che padroneggiano la nostra lingua; non mancano comunque esempi di nostri connazionali che abitano da anni ad Atene e parlano fluentemente greco.

Italiani in bilico tra immigrazione di breve e di lunga durata: a suo avviso cosa determina il passaggio dall’una all’altra tipologia?

Secondo quello che ho potuto constatare un passaggio cruciale è la decisione di imparare la lingua greca, per integrarsi più facilmente, per avere più opportunità in ambito lavorativo e per sentirsi più profondamente parte della comunità ospitante. Allo stesso modo potrei citare anche l’instaurarsi di una progettualità che comprenda appunto il vedere la Grecia non solo come un nuovo Paese che offre possibilità di lavoro e di investimento ma anche come una nuova “casa”; bisogna arrivare a vedere insomma la Grecia non come semplice  terra di destinazione ma come opportunità per un nuovo inizio.

 

 

 

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