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Pensieri ateniesi

Il centro trascurato e la strana immagine che Atene dà di sé

Spesso mi è capitato di parlare con persone che sono state ad Atene per turismo o che ci hanno abitato per un breve periodo; accanto a coloro che tornano frequentemente qui  e che amano profondamente la città al punto da passare sopra ai suoi tanti problemi, ci sono quelli, e sono tanti, che si lamentano delle condizioni in cui versa la città. Quando provo a chiedere cosa non gli è piaciuto rispondono di solito che Atene secondo loro è sporca, caotica e maltenuta. In genere, se ci sono venuti da turisti, si tratta di persone che si sono aggirate per lo più in centro e che hanno scelto frettolosamente un hotel a prezzo conveniente a Metaxourghio o- peggio- dalle parti di Omonia e hanno davvero visto la parte peggiore della metropoli.

Se provo a spiegare che Atene non è tutta così e che anzi alcune zone sono così verdi e ben tenute che non pare neppure trovarsi nella stessa città sostengono che quello che hanno visto è bastato a farsi di Atene un’opinione non proprio esaltante.

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Edifici abbandonati in centro

Il punto è: posso dare loro torto? In tutta sincerità, no. Chi mi conosce bene sa quanto ami questa città; ma come si fa a restare indifferenti al degrado in cui versa buona parte del centro? Degrado che è inammissibile per due fattori principali: perché non è degno di una metropoli europea e perché, inaspettatamente, va a colpire proprio quelle zone che di solito, in altre realtà, turistiche o no, sono le meglio tenute- la vetrina del luogo si potrebbe affermare. Ma che vetrina offre Atene ai visitatori oltre all’Acropoli e alla Plaka? Poco lontano da Monastiraki, a Psirrì, ci sono edifici fatiscenti che preannunciano la catastrofe dei dintorni di Omonia. Alcuni di questi sono abbandonati, apparentemente senza proprietario e sono quasi sul punto di crollare. In altri abitano per lo più stranieri che in hanno trasformato la zona in una specie di ghetto multietnico.

Per quanto paradossale, il rapido e a prima vista inspiegabile degrado che avvolge le adiacenze di Omonia un motivo ce l’ha. Atene è una città relativamente nuova costruita quasi interamente dopo il 1830. All’inizio, in zone come Patissia e Kipseli abitavano ovviamente le fasce più benestanti. Gradualmente, col rapido sviluppo della metà del secolo scorso, gli edifici si sono ammassati l’uno addosso all’altro, il centro è diventato caotico e ha perso il suo fascino. Chi poteva si è trasferito fuori dalla città  nei quartieri verdi e ben tenuti del Nord come Kifissià e Maroussi. Una sorta di “gentrificazione”* al rovescio, in altre parole.

*= Il termine gentrificazione  (dalla parola inglese gentrification, derivata da gentry, dapprima la piccola nobiltà inglese e in seguito la borghesia o classe media) ed indica l’insieme dei cambiamenti urbanistici e socio-culturali di un’area urbana abitata da classi operaie, risultanti dall’acquisto di immobili e terreni da parte di una classe sociale più elevata.

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Omonia in un’immagine dei primi anni del secolo scorso

 

Il centro ha subito un lento declino, molti negozi importanti sono stati rilevati e poi chiusi. La zona, non più appetibile, ha iniziato a perdere valore e ad essere trascurata dai proprietari e ignorata dal settore pubblico. I greci si sono allontanati e hanno fatto spazio alla nuova immigrazione del decennio scorso. Passeggiare in alcune strade – un tempo tra le più vivaci (Socratous e Evripidou)- significa trovare una miriade di negozi etnici o gestiti da stranieri; le poche attività commerciali in mano ai greci e sono comunque, tranne rare eccezioni, di basso livello qualitativo ed estetico.

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Degrado e saracinesche abbassate

La sicurezza ad Atene ultimamente è più alta che in altre città di Europa grazie alla creazione di squadre speciali di polizia in moto, rapide ed efficienti. Solo pochi anni fa però intorno ad Omonia non si aggirava nessuno con un minimo di buonsenso, nemmeno di giorno. Gli scippi violenti erano una triste consuetudine a pochissimi passi dal Municipio. Il fenomeno migratorio era stato gestito approssimativamente e aveva creato una terra di nessuno proprio davanti agli edifici istituzionali. Ora, dopo una prima azione delle forze dell’ordine che ha portato all’allontanamento degli elementi più pericolosi, si può circolare senza problemi un po’ perché le pattuglie girano senza sosta e un po’ perché ormai immigrazione si è fatta, per certi versi, più stabile e tranquilla.

Tuttavia a meno che non ne abbiano bisogno i greci preferiscono stare lontano da certe strade o, al più, passarci velocemente. Non è infrequente sentire di auto rubate da queste parti- spesso a danno di turisti ignari del posto dove sono capitati.

Ma i problemi non li ha portati solo l’immigrazione deregolamentata. La crisi ha fatto la sua parte chiudendo molte delle attività commerciali che sopravvivevano e questo certo non aumenta la sensazione di tranquillità generale. Un sentore di abbandono e di insicurezza pervade chi percorre Patission; molte saracinesche abbassate e tanti muri sfregiati da improvvisata arte di strada.

Dalle parti di Plateia Lavriou si aggirano personaggi loschi a cui è meglio non prestare troppa attenzione; non è difficile scorgere a pochi metri la prostituzione di strada. Poco distante, in plateia Kannigos, i giovani emaciati che hanno acquistato la loro dose la consumano sotto gli occhi indifferenti dei passanti.

A fare da contorno a tutto questo marciapiedi sconnessi, cassonetti della spazzatura quasi sempre strapieni, strade sporche e maleodoranti, spazi verdi trascurati.

A guardarla nei film della metà del secolo scorso fa Atene era diversa, ben tenuta, ordinata. Ora non la si riconosce più, aggredita com’è dall’incuria e dall’abbandono.

download (1) Omonia come la si vede nei vecchi film

Da molte parti ho sentito affermare che il degrado del centro è voluto; i prezzi degli immobili sono crollati. Una disgrazia per chi li possiede, una fortuna per chi li comprerà tra qualche anno, quando si prevede che i ruderi verranno sgomberati e successivamente sistemati o abbattuti. La zona acquisirà valore nuovamente grazie ad un’enorme speculazione immobiliare.

Nel frattempo l’immagine che Atene dà ai visitatori resta ambivalente; da una parte la gloria del suo passato, dall’altra, in alcune parti, il declino del suo presente. Il problema del degrado è più sentito nel dimos Athinòn, il centro dell’immensa metropoli, lasciato all’indifferenza dilagante; altrove l’iniziativa privata (basti pensare alla fondazione Niarchos a Kallithea) ha realizzato progetti eccelsi.

Nel mezzo quei tanti ateniesi che ogni giorno assistono inermi al declino loro centro, lamentandosi dell’immobilità dei politici, dell’inadeguatezza del sindaco, del poco senso civico dei propri concittadini. 

 

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Il nuovo aspetto di Plateia Vathi; verde e piante su iniziativa privata

Fonte: e-report

A restituire dignità al centro di Atene basterebbe qualche incentivo per la ristrutturazione degli edifici e detrazioni fiscali a favore dei privati che si impegnano a migliorare il decoro urbano (come ha fatto qualche coraggioso in plateia Vathi) e un po’ più di impegno da parte delle istituzioni nel non lasciare decadere completamente quello che già si trova in stato pietoso. Qualcosa si muove dalle parti di Metaxourghio, dove alcuni investitori esteri hanno già iniziato a sistemare alberghi ed edifici. Ma ci vorrebbe di più- un impegno pubblico più deciso-  perché la ripresa di Atene non vada a beneficio solo di alcuni e perché l’irrinunciabile rinnovo diventi finalmente un momento di orgoglio cittadino. Lo sperano tutti coloro, greci e non, ateniesi o “importati” , che sentono Atene come la loro città e i tanti visitatori che, colpiti dal suo fascino millenario, non smettono di ammirarla.

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2 Comments

  • Reply Alexis luglio 14, 2017 at 2:37 pm

    Atene non e’ solo Acropoli …
    Non è solo il singolo monumento storico che va rispettato e conservato ma l’ambiente nel suo insieme, composto da elementi che presi singolarmente sono senza apparente valore ma nell’insieme illustrano e raccontano il percorso storico di una città. E Atene una storia ce l’ha e avrebbe da mostrare… Semplice? … mica tanto …
    … come fare per cancellare la storia di una città e trasformarla in una città anonima fatta di scatole bianche? Eco l’esempio tipico degli effetti di una speculazione edilizia senza limiti …
    Basta vedere la graduale trasformazione di Piazza Omonia attraverso gli ultimi decenni: 1927, 1930, 1950, 1960, 1980, 2016.

    • Reply Attiki luglio 17, 2017 at 12:04 pm

      Caro Alexi, grazie di aver condiviso il tuo punto di vista che tra l’altro mi trova d’accordo. Spero seguirai il blog e ci farai sapere cosa pensi volta per volta degli argomenti trattati. Un saluto!

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