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Cultura e foto, Tradizioni

Tradizioni del Primo Maggio in Grecia

Oltre che la festa dedicata al lavoro, in Grecia il Primo maggio o Protomaghià, è un modo per  celebrare la prosperità della natura che in questo mese sboccia in tutto il suo splendore.

Il mese di maggio, secondo la tradizione, prende il nome dalla divinità Maia il cui nome significherebbe nutrimento.

Nell’antica Grecia i festeggiamenti che si svolgevano in questo mese avevano lo scopo di celebrare la rigogliosità della natura, la fertilità dei campi e la prossimità dell’estate.

In Grecia, tuttora, il primo del mese è consuetudine intrecciare delle corone con fiori di campo. Questa abitudine ha radici nell’ambito della festa di Thargilionas- l’antico nome del mese di maggio-, dedicata alla dea dell’agricoltura Dimitra e a sua figlia Persefone che in questo mese, secondo il mito, risaliva dall’Ade e tornava sulla terra per un breve periodo.

I partecipanti prendevano un ramo verde, lo avvolgevano e appendevano pane, fichi, boccette di olio e di vino e miele a simboleggiare la salute, la fortuna, il buon raccolto e la fertilità. Nei corso dei secoli, ovviamente, questa tradizione è andata modificandosi fino ad assumere la veste attuale. Le corone che si preparano il primo di maggio vengono poi appese alla porta di casa o ai balconi dove rimangono fino al 23 di giugno, vigilia della festa di Agios Ioannis tou Klidona quando vengono poi bruciate.

In diverse parti della Grecia questa tradizione assume varianti locali. A Serifos, ad esempio, si appendono alla porta corone di fiori che vengono arrichite con ortiche, steli di orzo e trecce di aglio. Nei villaggi dell’Asia Minore anticamente si aggiungevano ai fiori elementi per evocare protezione o prosperità; aglio contro i sortilegi, una spina per i nemici e una spiga per il buon raccolto.

Ma quella delle corone di fiori non è l’unica usanza legata al Primo maggio. Tra le tante e diverse vogliamo ricordarne alcune.

Nelle isole dell’Egeo le ragazze in passato si recavano presso le sorgenti d’acqua e raccoglievano amilito nerò ovvero l’acqua raccolta senza parlare; una strana modalità se si pensa che una volta andare a prendere l’acqua era un’occasione per scambiare qualche chiacchiera. Quando ritornavano nelle loro dimore, tutti si lavavano con questa particolare acqua in segno di buon auspicio.

Nell’Epiro i bambini escono nei campi sbattendo dei coperchi e pronunciando formule magiche in modo da scacciare i serpenti; un retaggio delle epoche passate quando in questo periodo iniziava stagione dei lavori nei campi.

In altre parti della Grecia si accendono fuochi intorno ai quali si balla o addirittura sopra cui si salta in un rituale benaugurante. Alla fine della festa tutti prendono un tizzone dal fuoco e lo portano via come sorta di amuleto contro le negatività.

 

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